Il mondo è blu

Non è casuale aver selezionato diverse sfumature di blu per lo sfondo di questo blog dedicato alla parte sommersa del nostro pianeta. 

Se fossimo dei viaggiatori dello spazio con il compito di produrre la prima mappa dell’universo e ci imbattessimo per la prima volta nel nostro pianeta, sicuramente non ci verrebbe mai in mente di chiamarlo “pianeta terra” ma, senza ombra di dubbio, annoteremmo con il nome di “pianeta acqua” quel corpo celeste la cui superficie risulta ricoperta da oceani per la maggior parte della sua estensione. 

Illustrazione di Franco Gambale

Il blu degli oceani, che ricoprono il 70% della superficie terrestre e il 98% del volume complessivo degli ecosistemi, rappresenta il colore del più grande sistema ecologico presente sul nostro pianeta.

Al contrario, noi, gli abitanti apparentemente più evoluti del pianeta, abbiamo chiamato il posto in cui viviamo con il nome del restante 30% della sua superficie, alla quale, ovviamente, siamo maggiormente abituati. Sono circa 1330 milioni di chilometri cubici di acqua quelli che ricoprono i 360 milioni di chilometri quadrati della superficie della Terra, che solo da qualche decennio abbiamo faticosamente iniziato a esplorare e conoscere.

Possiamo definire il mare come “il pianeta ignorato”. Infatti, nonostante la sua fondamentale importanza per il mantenimento di tutta la vita del globo, il mare è tuttora un luogo sottovalutato dai governi di quasi tutti i paesi che, paradossalmente, hanno da sempre investito molto di più nell’esplorazione spaziale che nell’esplorazione della frontiera profonda del nostro pianeta.

Questa miope visione politico-strategica può essere spiegata dalla consapevolezza che l’essere umano, se non è spinto da una profonda sete di conoscenza, non è in grado di apprezzare quello che non vede abitualmente. Di conseguenza, inconsapevolmente, l’uomo tende a considerare poco importante o addirittura inesistente tutta la parte sommersa del pianeta. L’ignoranza ha fatto si che l’uomo potesse vivere completamente slegato dal mondo acquatico, un posto sempre più spesso inteso solo come eventuale luogo di svago o di sfruttamento. 

Questo paradosso ambientale ha portato ad una cronica perdita della consapevolezza del nostro percorso terrestre e ad una pericolosa superficialità nei confronti del ruolo ecologico del più grande e importante ecosistema dell’universo fino ad ora conosciuto.

Il mare sostiene la vita della Terra: genera ossigeno (gli oceani producono infatti oltre il 50% dell’ossigeno nell’atmosfera), assorbe anidride carbonica e regola processi importantissimi che coinvolgono il clima. Oceani e mari non sono solo una riserva di acqua e di calore ma rappresentano anche le principali riserve di cibo, minerali ed energia, si inizia solo ora a capire la loro potenzialità come sorgente di queste risorse, si stima infatti che nel 2050 oltre il 50% delle risorse energetiche e minerarie verranno estratte dal mare. È stato quantificato che gli ecosistemi globali forniscono servizi per un valore di almeno 33.000 miliardi di dollari all’anno. Circa il 63% di questo valore stimato deriva dagli ecosistemi marini mentre solo il 38% deriva da ecosistemi terrestri. 

Il mare è la più grande risorsa del nostro futuro. Il blu sarà la tonalità delle prossime generazioni. 

Anche la Commissione Europea, recentemente, con la comunicazione “Una politica marittima integrata per l’Unione Europea” (COM2007/575, del 10 ottobre 2007), detta Libro Blu, espone la consapevolezza del fatto che gran parte del nostro futuro dipenda dal potenziale ancora inutilizzato degli oceani. Tuttavia, dal Libro Blu emerge come in Europa l’antropizzazione del mare sia più che mai intensa e manifesti allarmanti segnali di degrado ambientale, in un contesto di cambiamenti climatici e di rapida globalizzazione.

Per questo esiste la necessità di porre rapidamente in essere una strategia marittima integrata rigettando l’approccio settoriale fino ad allora seguito dall’Unione Europea e dagli Stati membri (una politica per gli armatori, una per i porti, una per i cantieri, una per l’ambiente, una per la pesca, una per il diporto, ecc.), per affermare invece l’esigenza di una visione “olistica”, che affronti in modo globale ed inter-settoriale tutti gli aspetti delle problematiche marittime (“Programma per una politica marittima integrata”, COM2010/0494, del 29 settembre 2010).

Il nostro Paese, con i suoi 8.000 km di coste, l’eccellenza della sua tradizione marinara, la sua peculiare posizione nel Mediterraneo e l’ampiezza delle proprie attività industriali e di ricerca, è legato inscindibilmente al mare. In questo contesto il trasporto, la cantieristica, i porti e la logistica portuale, la pesca restano le attività marittime di base, e il turismo costiero e marittimo costituiscono sempre più significative fonti del reddito nazionale.

I mari che circondano il nostro Paese coprono circa il 40% del territorio nazionale e forniscono infatti beni e servizi di rilevanza fondamentale sia alla nostra economia che per il nostro benessere complessivo. Praterie marine, ricchezza di biodiversità, qualità del paesaggio delle nostre coste: anche gli ecosistemi marini hanno un grande valore economico. Il nostro Paese vanta oltre un terzo della ricchezza prodotta dai servizi ambientali forniti dal mare, il 35% del totale (ossia 9 miliardi di euro contro i complessivi 26 miliardi di beni ecologici prodotti ogni anno dal Mediterraneo), più del doppio della Grecia o della Spagna.

Un primato assoluto che le Nazioni Unite ci riconoscono tra le nazioni dell’area mediterranea. La Blue Economy in Italia coinvolge i tre principali settori (primario, secondario e terziario) producendo oltre il 2,7% del PIL e coinvolgendo l’1,6% dell’occupazione totale con una attività trasversale ai grandi temi della crescita del Paese: mobilità sostenibile, efficienza energetica, qualità del prodotto made in Italy, qualità della filiera alimentare, occupazione, sicurezza, turismo e qualità ambientale.

L’attività complessiva dell’industria marittimo-marina italiana ha acquisito importanti posizioni di leadership (costruzione di navi passeggeri, produzione di yacht, una flotta tra le più giovani a livello mondiale e un patrimonio costiero di grandissimo valore paesaggistico e turistico) che possono essere mantenute solo tramite un flusso costante di innovazione dei prodotti e dei processi produttivi, mediante azioni di ricerca e sviluppo di nuove prospettive tecnologiche, capaci di tradursi da subito in scelte strategiche e nel prossimo futuro in soluzioni d’avanguardia per rispondere alle sfide poste dal mercato e dalla società.

L’Italia, perciò, sembra essere pienamente titolata a svolgere un ruolo leader nella definizione e nell’attuazione delle politiche afferenti al Libro Blu, con particolare attenzione allo sviluppo progressivo di una politica marittima che deve basarsi sull’eccellenza nella ricerca, nella tecnologia e nell’innovazione in campo Marino-Marittimo.  

2 commenti per “Il mondo è blu

  1. iniziativa interessante. finalmente un po’ di articoli scientifici utili al grande pubblico e non solo agli specialisti. nota particolare per i disegni e le foto stupende…colgono nel segno! complimenti

    • Cara Paola, sono contento del tuo commento. Lo spirito con cui è stato intrapreso questo percorso è proprio questo. Grazie e continua a seguire il blog “BluLab” e tutti quelli di Rinnovabili.it. A presto

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *


*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>