Iniziato il viaggio verso l’Antartide della XXIX spedizione Italiana

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Un sogno che si avvera. Uno di quei viaggi al limite della realtà immaginati da bambino che all’improvviso diventa imminente realtà. Il 14 Agosto arriva la comunicazione ufficiale che il nostro progetto “RAISE – Ricerche integrate sulla ecologia dell’AntartIc Silverfish nel MarE di Ross” presentato al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) è stato valutato positivamente ed è passato alla fase operativa per la prossima XXIX Campagna Antartica Italiana che inizierà alla fine di Ottobre. Potete capire meglio di cosa si tratta dando un occhiata a questa recente video-intervista.

La notizia mi arriva come un fulmine a ciel sereno durante le ferie in piena pigrizia estiva. Non riesco ancora a capire bene cosa, dove, quando…con chi…che il vortice di richieste tecnico/scientifiche in arrivo dagli organizzatori del PNRA mi assale. Dobbiamo preparare tutto il materiale e la strumentazione di ricerca entro il 23 Agosto: missione possibile? Credevo di no visto il periodo non felice….ma dopo due settimane deliranti per cercare fornitori aperti in agosto siamo riusciti a preparare le casse di alluminio con quasi tutto l’occorrente e spedirle in tempo per il loro lungo viaggio verso il sud del mondo.

Dopo le visite mediche specialistiche (presso l’Istituto Medico Legale dell’Aeronautica Militare) necessarie per ottenere l’idoneità per la campagna antartica vengono comunicate le date del corso di addestramento dei “neofiti” organizzato come sempre dall’ENEA – Unità Tecnica Antartica ed indispensabile per poter partecipare alle campagne antartiche italiane.

Senza neanche rendermene conto mi ritrovo una delle prime domeniche di settembre, nel piazzale della stazione ferroviaria di Bologna con uno zaino colmo di attrezzature semisconosciute sulle spalle.

Non dimenticherò facilmente le facce interrogative e pensierose degli altri 50 neofiti che ho incontrato appena arrivato, soprattutto perché nei giorni successivi ho condiviso in assoluta intimità un esperienza unica.

Quelle espressioni, quei visi, quelle storie mi hanno accompagnato nella prima fase del viaggio verso l’Antartide e sono diventate ….a poco a poco…..facce amiche……visi di persone delle quali ti puoi fidare.

Cinquantun sconosciuti provenienti da tutta Italia, catalogati in base alle loro potenziali attività in Antartide come “scientifici” o “logistici”, prelevati all’improvviso dalla loro normale vita e trasportati (via autobus) verso un avventura inaspettata: il corso di addestramento per la XXIX Campagna Antartica organizzato grazie alla collaborazione di ENEA-UTA con personale dei Vigili del Fuoco, degli incursori del 9° reggimento d’assalto Col Moschin e degli Alpini dell’Esercito Italiano.

Due settimane di corso intensivo organizzato ad hoc per preparare il personale tecnico e scientifico ad un ambiente estremo come quello antartico. La prima settimana del corso è stata svolta al centro ENEA sul lago Brasimone, situato sull’appennino tosco-emiliano; dove le giornate sono passate frenetiche tra sessioni orali e prove pratiche dedicate ad alcune delle attività indispensabili per “sopravvivere” in un ambiente estremo e peculiare come il continente antartico. Tuffi dal gommone con le tute protettive, arrampicate tecniche su scale a pioli, corse nel tunnel di fuoco, percorsi ad ostacoli in totale presenza di fumo, spegnimento di incendi e simulazioni di scenari di interventi di pronto soccorso sono solo alcune delle attività alle quali tutti sono stati sottoposti.

Alcuni dei corsisti durante l'esercitazione con i Vigili del Fuoco

Alcuni dei corsisti durante l’esercitazione con i Vigili del Fuoco

Una serie infinita di prove in grado di far emergere anche le paure e i limiti (fisici e psicologici), spesso inconsapevoli, dei potenziali viaggiatori antartici.

Come spesso accade in queste condizioni la prova più dura è stata la convivenza in situazioni volutamente di disagio. Non è stata l’oggettiva difficoltà ad arrampicarsi ad una scaletta a pioli a metterci in difficoltà….ma soprattutto quella di condividere la quotidianità e gli spazi con degli sconosciuti.

Il gruppo ha reagito bene e dopo pochi giorni le facce spaesate ed interrogative hanno lasciato il posto a visi increduli, entusiasti e spesso divertiti nell’affrontare, condividendole, esperienze per molti uniche e si spera irripetibili.

La temuta prova del passaggio nel tunnel di fuoco

La temuta prova del passaggio nel tunnel di fuoco

Tutto è stato affrontato con serietà e professionalità, indipendentemente dai rispettivi ruoli nella vita reale, cercando di calarsi con consapevolezza negli scenari che gli istruttori del corso avevano predisposto per noi.

La percezione di partecipare ad un avventura unica e di inestimabile valore si è fatta strada dentro di noi poco a poco regalandoci momenti emozionali molto intimi e personali. La prima settimana è passata in un attimo e quasi senza accorgercene ci siamo ritrovati sull’autobus verso la sessione montana….verso il grande freddo…..verso il ghiacciaio del Monte Bianco……per una serie di prove dedicate alla simulazione del disagio ambientale e logistico dovuto all’isolamento quasi totale dalle certezze e consuetudini del mondo reale.

Il campo base presso il lago del Verney.

Il campo base presso il lago del Verney.

Dopo una notte ospiti della Caserma “Monte Bianco”, con le guide alpine del Centro Addestramento Alpino (CAA) abbiamo preparato il materiale necessario per allestire il campo remoto di tende dove proseguire il nostro corso di addestramento. Arrivati a 2.100 metri di altitudine, presso il lago del Verney (uno dei più grandi laghi della Valle d’Aosta e situato vicino al passo del piccolo San Bernardo), le condizioni climatiche hanno subito ribadito la peculiarità del luogo selezionato: nevicata e vento freddissimo a circa 40 nodi. Nonostante il tempo tiranno le lezioni della settimana precedente e la presenza delle guide alpine hanno consentito, al gruppo di neofiti, di allestire prima del tramonto il campo completo di tende per dormire da quattro persone, tende bagno e le fondamentali “tenda magazzino” e “tenda cucina/sala lezioni”.

Per chi come me non ha mai avuto esperienza di questo tipo è stata una giornata particolarmente strana ed innovativa che è culminata, dopo il pranzo a base di razioni di sopravvivenza, in una lunga notte da incubo.

Devo ammettere che verso le quattro di notte dopo aver passato a lottare con il freddo ed un vento oltre ai 90 all’ora che ti sbatteva la parete laterale della tenda in faccia per ore come un infinita raffica di schiaffi gelati……mi sono effettivamente domandato …..ma cosa diavolo ci faccio io qui????

La nostra "casa" durante la permanenza nel campo remoto.

La nostra “casa” durante la permanenza nel campo remoto.

Devo dire che è stato l’unico momento di potenziale cedimento psico-fisico che ho provato, durato solo poche indimenticabili ore notturne, passate in una sorta di “condivisa solitudine” con altri tre compagni di tenda.

Anche le facce stravolte di tutti gli altri corsisti incontrati durante la prima colazione del giorno seguente nella tenda comune raccontavano la difficile “prima notte”.

Successivamente, l’adattabilità della nostra specie ha, come sempre, preso il sopravvento e nei giorni seguenti tutto il gruppo, me compreso, ha vissuto con serenità la vita di campo senza più manifestare particolari problemi.

Le giornate sono passate veloci scandite dalle numerose attività di addestramento (tecniche di scalata su roccia, nodologia, manovre sul ghiaccio, tecniche di sopravvivenza) e di gestione del campo.

Vivere scollegati dalle consuetudini quotidiane ci ha fatto apprezzare aspetti che troppo spesso diamo per scontati. L’uomo tecnologico, privato dei vantaggi ai quali è abituato, ha dovuto affrontare nuovamente problemi basilari quasi dimenticati, condividere gli spazi vitali, nutrirsi, lavarsi ed andare in bagno sono di colpo ritornate ad essere attività importanti per la sopravvivenza giornaliera.

Una sessione di lezione di nodologia con le guide alpine.

Una sessione di lezione di nodologia con le guide alpine.

Tutto il gruppo di incerti e impacciati “neofiti” si è trasformato in breve tempo in una vera e propria squadra ben organizzata in grado di affrontare con consapevolezza le diverse problematiche che la vita in un campo remoto imponeva.

Una delle giornate che sicuramente non dimenticherò facilmente è quella passata sul Monte Bianco a oltre 3000 metri di altitudine. L’emozione del trasporto in elicottero in quota e il paesaggio straordinario delle Alpi viste dal ghiacciaio rimarrà un’immagine indelebile nella mia memoria.

La fatica della cordata in quota e delle esercitazioni su ghiaccio sono state ripagate da un esperienza unica e indimenticabile.

Insomma la mia avventura verso il profondo sud del mondo è iniziata con una esperienza formativa fondamentale in grado di avvicinarmi con maggior consapevolezza al grande viaggio della XXIX Campagna Antartica.

Desidero per questo ringraziare tutto lo staff dell’ENEA-UTA e tutti gli istruttori militari che da sempre organizzano questo fondamentale corso di formazione.

Per gentile concessione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide.

12 commenti per “Iniziato il viaggio verso l’Antartide della XXIX spedizione Italiana

  1. Bravo Marco.
    Ho ri-vissuto in pieno le emozioni che hai raccontato così bene. Una esperienza indimenticabile. A presto, Giacomo

  2. Bravo Marco, hai colto emozioni e timori in maniera egregia. Mi auguro di potervi rincontrare presto o tardi. In bocca al lupo per la vera esperienza antartica.

  3. deve essere un’esperienza fantastica e mi piacerebbe partecipare ma ho un’età troppo avanzata io ai miei tempi ho partecipato a molti
    viaggi con Beppe Tenti di Overland.Con lui sono stato sul Kilimanyaro,d’istinto sono stato uno
    alpinista tra Dolomiti e Valle d’Aosta.Vi auguro
    buon viaggio, saluti e abbracci da arnaldo.bavicchi@gmail.com

    • Caro Arnaldo,

      grazie per l’incoraggiamento specialmente da un esperto come te. Continua a seguire il blog…..faremo dei collegamenti settimanali direttamente dall’Antartide!….sarà un pochino come partecipare!

      A presto

  4. Marco sei proprio bravo, desideravo farti i miei più sinceri complimenti. Tra un po’ si parte, io sarò a completa disposizione di voi tutti, mi dovete solo chiamare e nelle mie capacità soddisferò tutti. Grazie marco

  5. Ciao Marco!!come già ti ho detto io ed Alois potremmo anke odiarti,ma aspettiamo la prossima spedizione.Skerzi a parte siamo orgogliosi di avere 1 cugino così.Aspettiamo il tuo ritorno con tanta curiosità:vogliamo ke ci racconti tutto di questa stupenda esperienza.In bocca al lupo.Bacioni

  6. concordo con marco anche io ho avuto la fortuna di
    affrontare e realizzare il mio più grande sogno
    Saluti a tutti

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