La piccola pesca nel mare europeo

In un articolo precedente avevo già affrontato brevemente l’argomento ma ora, l’imminente voto alla Commissione pesca del Parlamento europeo, legato all’utilizzo dei fondi pubblici per il settore pesca previsto per il 10 Luglio, mi ha stimolato ad approfondire nuovamente la problematica della sostenibilità della pesca nel mare europeo.

Quale è il mare d’europa?

L’Europa è circondata da diversi bacini (mari e oceani) che bagnano i 70 000 km di costa sulla quale vive quasi la metà della popolazione europea: a nord il Mar Glaciale Artico, a nord-ovest e ovest l’Oceano Pacifico, a est il Mar Nero e a sud il Mar Mediterraneo.

Le regioni marittime generano circa il 40% del PIL dell’UE e il 90% del commercio con l’estero avviene per mare.

Il mare nostrum è quindi il “mare del sud” del continente europeo e viene spesso dimenticato dalle nordiche decisioni del Parlamento Europeo. Il prossimo 10 luglio la Commissione Pesca del Parlamento europeo è impegnata in un voto che potrebbe generare un impatto negativo per la gestione del nostro mare considerando che attualmente oltre l’80% delle sue risorse ittiche sono abbondantemente sovrasfruttate.

Soprattutto per il mar Mediterraneo, in questi tempi di crisi occupazionale, bisognerebbe puntare verso dei finanziamenti in grado di sostenere un maggiore sviluppo della piccola pesca costiera a basso impatto ambientale e non tornare ai finanziamenti pubblici per la pesca industriale come previsto da questo pericoloso voto del Parlamento Europeo.

Oltre l’80 per cento dei pescherecci della flotta europea (circa 70.000 imbarcazioni) esercita infatti la “piccola pesca costiera” che si contraddistingue per i bassi valori di stazza lorda, lunghezza e potenza motore delle imbarcazioni utilizzate. L’articolo 26 del Regolamento (CE) n° 1198/2006 del Consiglio dell’Unione Europea descrive la “piccola pesca costiera” come la pesca praticata da navi di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 metri che non utilizzano attrezzi trainati.

Quando si parla di “pesca artigianale” o “piccola pesca”, ci si riferisce a quella tipologia di pescatori che hanno tre principali caratteristiche in comune: usano attrezzi a basso impatto ambientale (riducendo al minimo gli scarti di pesca); sono spesso i proprietari delle imbarcazioni su cui lavorano e pescano quanto necessario per sostenere le loro famiglie ho quelle delle loro cooperative. Gli attrezzi tipici della “piccola pesca” sono le “reti da posta”, i “palangari” e le “nasse”. La flotta della piccola pesca italiana è una delle flotte più importanti in Europa, dopo Spagna e Inghilterra.

La pesca con la lampara un tipico esempio di piccola pesca costiera (Foto M. Faimali)

La pesca con la lampara un tipico esempio di piccola pesca costiera (Foto M. Faimali)

Generalmente, questa tipologia di pesca rispetta i limiti naturali del mare, seguendo criteri di gestione suggerite, oltre che dalla normativa, dalle tradizioni e consuetudini del mestiere che impongono comportamenti impliciti di sostenibilità mirati ad una particolare attenzione nei confronti delle risorse ittiche del mare di cui vivono: se il pesce finisse questi pescatori non potrebbero andare “altrove” come i grandi pescherecci industriali. Anche in questo settore il concetto del “chilometro zero” può generare sostenibilità.

Purtroppo, nonostante il comparto “piccola pesca” comprenda la maggior parte dei pescatori europei e dovrebbe avere un accesso privilegiato alle risorse europee, riceve solo il 20% delle quote di pesca. Il rimanente 80% va alle grandi flotte industriali che pescano in modo distruttivo.

La piccola pesca costiera rappresenta una formidabile opportunità per il Mediterraneo (Foto M. Faimali)

La piccola pesca costiera rappresenta una formidabile opportunità per il Mediterraneo (Foto M. Faimali)

Per troppo tempo questi pescatori sono stati penalizzati dalle politiche della pesca: ecco perché l’accordo raggiunto a fine maggio dal Consiglio della Pesca e dal Parlamento Europeo, dopo quasi due anni di negoziazioni, che ha rappresentato un inaspettato passo avanti verso un testo finale della riforma della Politica Comune della Pesca, rischia di regredire se l’imminente voto permetterà nuovamente l’utilizzo dei fondi pubblici europei per la costruzione di nuovi pescherecci alimentando la sovracapacità di pesca.

Se questo accadrà, l’Europa farà un passo indietro nelle politiche di gestione della pesca proseguendo nella miope direzione di una pesca sempre più insostenibile.

I sussidi, dovrebbero essere utilizzati per organizzare strategie per il recupero degli stock ittici e finanziare la piccola pesca garantendo un maggiore, quanto sostenibile, aumento delle catture nel lungo periodo per i pescatori, piuttosto che finanziare la costruzione di nuovi super-pescherecci aumentando la potenzialità di fuoco della pesca industriale.

È infatti sempre più necessaria una politica comunitaria volta al rilancio della piccola pesca costiera, ancora debole nei tavoli tecnici e politici, ma fondamentale per la conservazione della memoria storica delle tradizioni, per il prezioso contributo all’alimentazione, per la tenuta occupazionale nel settore (e come conseguenza la sua valenza sociale) e per la gestione sostenibile delle risorse ittiche costiere.

Vedremo tra pochi giorni quale sarà la logica che prevarrà in Europa.

Per un ulteriore approfondimento: leggi il report di Greenpeace.

Una fase della "levata" della Tonnarella di Camogli (Foto di M. Faimali)

Una fase della “levata” della Tonnarella di Camogli (Foto di M. Faimali)

7 commenti per “La piccola pesca nel mare europeo

  1. Gentile Signore Faimali,
    La scrivo da parte della nostra rivista per viaggi ecologici „Verträglich Reisen“ http://www.vertraeglich-reisen.eu/ che pubblicamo per lettori in Germania, Svizzera e Austria. Durante la ricerca per la prossima edizione abbiamo scoperto il suo blog „Rinovabili.it“ e le foto che sono pubblicate nel articolo sulla presca di Camogli. Ci sarebbe un piacere se potremmo utilizzarla come illustrazione d’un articolo che descrive la Tonnarella che si pratica ancora oggi in Liguria. Certamente faremo anche un link al blog „Rinovabili.it“ nel articolo.

    Ci servirebbe anche una breve presa di posizione di parte sua sul’ argomento della piccola pesca e la situazione nel Mare Mediterraneo in Italia.

    La ringrazio molto per l´aiuto!

    Con distinti saluti

    Robert Sedlak

  2. Chinese fishing nets are a type of stationary lift net in India. They are fishing nets that are fixed land installations for fishing. While commonly known as “Chinese fishing nets” in India, the more formal name for such nets is “shore operated lift nets”.[1] Huge mechanical contrivances hold out horizontal nets of 20 m or more across. Each structure is at least 10 m high and comprises a cantilever with an outstretched net suspended over the sea and large stones suspended from ropes as counterweights at the other end. Each installation is operated by a team of up to six fishermen. While such nets are used throughout coastal southern China and Indochina, in India they are mostly found in the Indian cities of Kochi and Kollam, where they have become a tourist attraction. This way of fishing is unusual in India and almost unique to the area, as it was introduced by Chinese explorers who landed there in the 14th century. Indeed, one interpretation of the city name Kochi is ‘co-chin’, meaning ‘like China.personalized gifts for her dubai

  3. According to the constitution, the fishing and other the power of enacting laws is split between India’s central government and the Indian states. The state legislatures of India have the power to make laws and regulations with respect to a number of subject-matters, including water (i.e., water supplies, irrigation and canals, drainage and embankments, water storage and water power), land (i.e., rights in or over land, land tenure, transfer, and alienation of agricultural land), fisheries, as well as the preservation, protection and improvement of stock and the prevention of animal disease.Commercial cleaning Brisbane interested your article.

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