La vita segreta delle meduse

Recentemente sono riuscito a fuggire con la mia compagna in Sardegna per una breve vacanza dedicata ad una serie di immersioni subacquee nelle splendide acque dell’area marina protetta dell’isola di Tavolara – Punta Coda Cavallo.

Come sempre siamo tornati dal nostro amico Fabio Dolino del Blu Infinito Diving Center di Capo Coda Cavallo (http://www.bluinfinito.it/che ci ha preparato una serie di doppi tuffi giornalieri nei più prestigiosi siti di immersione attorno alle isole di Tavolara, Molara, e Molarotto.

Come spesso accade, questo tipo di vacanza diventa quasi un lavoro, specialmente per chi come me ha il vizio della fotografia subacquea. Sveglia presto alla mattina, preparazione dell’attrezzatura subacquea e fotografica, uscita in mare in gommone con due immersioni consecutive e ritorno a terra nel primo pomeriggio. Il tempo per dedicarsi ad altro diventa limitato, la sera e la stanchezza arrivano presto ed è già ora di risistemare l’attrezzatura per il giorno successivo, specialmente se nel pomeriggio la straordinaria bellezza del luogo ti “costringe” a dedicarti anche alla fotografia terrestre.

Nei dintorni della Tavolara lo scenario emerso è veramente spettacolare: spiagge incredibili, dune di sabbia, stagni e stagnoni ricchi di vita, macchia mediterranea strepitosa, paesaggi costieri mozzafiato, insomma ……un vero esempio della bellezza e della diversità del nostro territorio costiero. Vi propongo qualche scatto che spero riesca a rendere l’idea.

Una suggestiva visuale della Tavolara e delle coste limitrofe ripresa da una torretta di avvistamento (Foto di M. Faimali)

Una suggestiva visuale dell’arcipelago della Tavolara e delle coste limitrofe ripresa da una torretta di avvistamento (Foto di M. Faimali)

Uno scorcio della splendida spiaggia "La Cinta" che separa il mare aperto dallo stagno di S. Teodoro. (Foto di M. Faimali)

Uno scorcio della splendida spiaggia “La Cinta” che separa il mare aperto dallo stagno di S. Teodoro. (Foto di M. Faimali)

Lo stagnone di San Teodoro (Foto di M.Faimali)

Lo stagnone di San Teodoro (Foto di M.Faimali)

Un gruppo di cormorani si asciugano al sole (Foto di M. Faimali).

Un gruppo di cormorani si asciugano al sole (Foto di M. Faimali).

Ma torniamo nel blu, sott’acqua, dove nonostante la mia lunga esperienza subacquea, solo durante questo ultimo viaggio ho vissuto per la prima volta l’esperienza che mi ha spinto a scrivere questo articolo.

Durante una delle ultime immersioni alla secca del Papa ci siamo ritrovati in un area battuta da una forte e regolare  corrente che trasportava del particellato biancastro in sospensione che assomigliava ad una “bufera di neve” in grado di disturbare la vista donando un senso di fastidio alla maggior parte dei subacquei che formavano il nostro gruppo. Quello che per i più era un inutile e fastidiosa sospensione è stata per me, la mia compagna e la nostra guida (Fabio) un’incredibile esperienza che ci ha permesso di assistere ad un fenomeno ecologico straordinario: la riproduzione asessuata delle meduse.

Le microscopiche particelle trasportate dalla corrente in questo infinito fiume iridescente non erano altro che milioni e milioni di larve di medusa appena nate che iniziavano il loro lungo viaggio nel pianeta blu. Bastava infatti fermarsi un attimo ad osservare da vicino questa “nevicata marina” per rendersi conto, mettendo a fuoco nel dettaglio, che le particelle in sospensione erano in realtà delle Efire, lo stadio giovanile della fase natante delle meduse, piccoli organismi a forma stellata (in effetti molto simili geometricamente ai fiocchi d neve!) in perenne e frenetica pulsazione nel disperato tentativo di non affondare.

Un immagine al microscopio ad epifluorescenza di una efira di medusa. Le particelle visualizzate in rosso sono microalghe simbionti (Foto ISMAR-CNR)

Un immagine al microscopio ad epifluorescenza di una efira di medusa. Le particelle visualizzate in rosso sono microalghe simbionti (Foto ISMAR-CNR) presenti in alcune specie.

Non tutti sanno che le meduse hanno un ciclo vitale estremamente complesso che generalmente prevede fasi di vita profondamente diverse. La forma più conosciuta delle meduse (quella con ombrello e tentacoli) è generalmente lo stadio adulto della fase planctonica (e quindi natante) di questi meravigliosi organismi marini.

A questo stadio generalmente le meduse hanno i sessi separati e si riproducono sessualmente rilasciando uova e spermatozoi in acqua che, a fecondazione avvenuta, generano una microscopica larva piatta semitrasparente chiamata Planula. La Planula nel giro di poco tempo arriverà in contatto con un substrato sul fondo ed originerà la fase “non natante” del ciclo vitale di questi animali, il polipo, che resterà ancorato al substrato generando asessualmente una vera e propria colonia che può apparire come un “tappetino” di microscopici e fluttuanti polipi tentacolati. Ogni singolo polipo della colonia, generalmente in base a numerosi fattori fisiologici e ambientali (specie, temperatura, ambiente, età, alimentazione ecc) è in grado di generare, grazie ad un fenomeno riproduttivo chiamato strobilazione, il primo stadio della fase planctonica (Efire) che verranno rilasciate in un preciso periodo dell’anno.

Immagine al microscopio ottico di un polipo di medusa durante la fase di strobilazione e di rilascio delle efire (Foto ISMAR-CNR).

Immagine al microscopio ottico di un polipo di medusa durante la fase di strobilazione e di rilascio delle efire (Foto ISMAR-CNR).

Noi, quel giorno, ci siamo immersi esattamente durante questo magico momento ed abbiamo assistito in diretta al rilascio delle efire da parte dei polipi.

Le Efire sono destinate a diffondersi, crescere e diventare la forma adulta delle meduse che noi conosciamo. Ovviamente solo poche di loro riusciranno a concludere il ciclo vitale e la maggior parte sarà cibo (plancton) per i livelli superiori della catena trofica marina.

Per darvi un idea realistica delle Efire e del loro movimento vi allego un breve filmato registrato utilizzando un microscopio ottico di alcuni esemplari di Efire di una medusa che, dallo scorso anno, alleviamo per scopi di ricerca presso il laboratorio di ISMAR l’istituto del CNR presso il quale lavoro.

Video delle pulsazioni delle efire al microscopio (video ISMAR.CNR).

Video delle pulsazioni delle efire al microscopio (video ISMAR.CNR).

Da circa un paio di anni stiamo sviluppando un progetto di ricerca, in collaborazione con l’Acquario di Genova, per standardizzare una metodologia di laboratorio per poter utilizzare le efire come modello biologico per test ecotossicologici in grado di valutare la qualità dell’acqua ed evidenziare la tossicità di composti chimici tradizionali ed emergenti. L’inizio di questa ricerca era stato annunciato durante una trasmissione televisiva durante la quale le meduse e le efire erano state portate in studio durante una mia intervista insieme a Dario Vergassola.

Non appena il protocollo metodologico del test ecotossicologico sarà standardizzato le efire, con le loro pulsazioni, potranno diventare delle vere e proprie “sentinelle del mare” in grado di farci capire se un campione di acqua è inquinato o meno.

Se le meduse vi affascinano e volete approfondire l’argomento consiglio di cercare in rete notizie sul Prof. Ferdinando Boero, il maggior esperto nazionale di meduse ed ecologo di fama internazionale che ho il piacere di poter considerare come amico oltre che collega. Tanto per cominciare vi propongo subito una recente intervista televisiva che Nando ha rilasciato durante una puntata di Geo-Magazine su Rai 3.

Inoltre vi segnalo che anche quest’anno prosegue l’attività di Meto-Meduse il progetto di monitoraggio delle meduse, in collaborazione con la rivista Focus, che consente di verificarne in rete la la loro distribuzione nel Mar Mediterraneo.

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