“Micro e Nano” inquinamento marino: il piccolo grande rischio

Le microplastiche e le nanoparticelle sono le nuove preoccupanti forme “invisibili” di inquinamento marino delle quali non si conosce ancora il reale destino ambientale.

Sono circa 260 i milioni di tonnellate di plastica prodotti ogni anno, dei quali circa il 10 % finiscono in mare e a seguito di un lento processo di degradazione possono, frammentandosi, trasformarsi in micro-particelle di dimensioni variabili tra gli 0,3 e 5 mm, le microplastiche, un problema di cui si è sempre parlato poco ma che sta finendo sotto la lente d’ingrandimento degli operatori di settore.

Questi microframmenti possono arrivare, attraverso la catena trofica, fino ai nostri piatti?

Probabilmente si. Per ora arrivano ad interessare negativamente i grandi mammiferi marini e quindi il rischio di contaminazione anche della catena trofica umana è reale.

Infinitamente piccoli…infinitamente pericolosi? (Illustrazione di F. Gambale)

Le microplastiche impattano pesantemente sul plancton e quindi, a cascata, sugli organismi marini che di esso si nutrono. A questi risultati giunge il primo studio al mondo, appena pubblicato sulla rivista scientifica Marine Pollution Bulletin, finanziato dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare e condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Siena.

Le microplastiche però non sono le uniche particelle di piccole dimensioni che minacciano la salute dell’ecosistema marino.

In questi ultimi anni la capacità di manipolare la materia realizzando materiali e dispositivi di piccolissime dimensioni (nanotecnologia) ha prodotto una grande varietà di nanomateriali e nanoparticelle ingenerizzate utilizzate in diversi settori che appartengono ad una scala dimensionale nanometrica. Un nanometro corrisponde ad un milionesimo di millimetro cioè un miliardesimo di metro.

Per farsi un’idea di cosa significhino tali infinitesime dimensioni basti pensare che un normale globulo rosso ha un diametro medio pari a 7000 nanometri (nm).

Nonostante l’entusiasmo per queste grandi “nano-opportunità”, una serie di domande nascono spontanee se si pensa che molto probabilmente, così come la maggior parte dei prodotti di origine industriale, questo esercito di nanoparticelle ingegnerizzate raggiungerà prima o poi il grande serbatoio del nostro pianeta: il mare.

Che fine fanno le minuscole particelle che finiscono in mare? Come si comportano nell’ambiente marino e qual è il loro livello di tossicità? Possono finire anche loro nella catena trofica umana?

E’ un destino ancora poco (o per niente) indagato, quello delle nanoparticelle in mare e le ricadute ambientali in termini di effetti ecotossicologici a carico degli organismi marini e dell’ecosistema risultano quindi di interesse prioritario per la ricerca nazionale ed internazionale.

La presenza di nanoparticelle di carbonio (di colore nero) nel dotto intestinale di un crostaceo marino (plancton) durante un esperimento di tossicità in laboratorio (Foto di G. Greco ISMAR-CNR)

E’ questo appunto il messaggio lanciato dai ricercatori italiani riuniti a Livorno durante la quinta edizione delle giornate di studio “Ricerca e applicazione di metodologie eco tossicologiche in ambienti acquatici e matrici contaminate” concluse la scorsa settimana e che hanno visto nascere un primo gruppo di lavoro nazionale sulla “nanoecotossicologia marina”, nell’ambito della Società Italiana di Nanotossicologia (SIN), composto da ricercatori di università, enti di ricerca, enti governativi, ARPA e laboratori privati.

Alla fine di questo mese molti dei membri di questo nuovo gruppo si troveranno a discutere come attuare questa strategia di sensibilizzazione anche nei confronti del Ministero dell’Ambiente italiano durante la prima edizione del “Marine NanoEcotox Workshop” che si terrà a Palermo presso l’Area della Ricerca del CNR dal 27 al 28  November 2012 durante l’ultima edizione dell’incontro bilaterale Italia-Giappone (BSIJ 2012).

La consapevolezza di un utilizzo sostenibile e privo di rischi delle nanotecnologie deve essere un obiettivo per le prossime generazioni, non dovremmo ripetere gli errori di valutazione fatti in passato per molte delle sostanze chimiche che ancora oggi minacciano la salute del nostro pianeta.

Invito a fare domande e dibattito sull’argomento e vi anticipo che da domani, nella sezione “In primo piano” di Rinnovabili.it, verrà pubblicato un articolo di approfondimento.

2 commenti per ““Micro e Nano” inquinamento marino: il piccolo grande rischio

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