Rinnovabili per l’inclusione e lo sviluppo commerciale in Uganda

di Tommaso Andreani

Il mondo delle mini grid sta subendo una grande evoluzione negli ultimi anni. Sono molte le aziende che cominciano a dare il loro contributo nell’elettrificazione rurale. In Uganda ad esempio è possibile trovare degli esempi di impianti solari off grid sulle isole nel lago Vittoria. Queste isole abitate per lo più da pescatori stanno diventando un nuovo fulcro per investire nel business dell’elettrificazione rurale. Gli impianti sono costituiti da un solare con annesso stoccaggio in batterie e un generatore diesel di backup.

L’isola di Bukasa è prossima alla messa in funzione del suo impianto. L’impianto è stato studiato in maniera molto particolare, infatti i pannelli sono stati posizionati sopra delle strutture in mattoni, che potranno essere adibite ad attività per la comunità, uffici e alla Power house.

Uno degli obiettivi è quello di spostare la centralità de villaggio verso l’impianto per rendere la distribuzione più efficace e poter sfruttare a pieno le potenzialità dell’impianto. Una delle idee è quella di mettere i collegamenti in trifase proprio nelle strutture o a ridosso di esse ì, così da essere certi che queste siano in funzione senza rischiare di non poter raggiungere la tensione richiesta.

L’impianto potrà essere ampliato in futuro se aumenterà la domanda, con l’inserimento di nuove strutture identiche a quelle già installate e il possibile inserimento di nuove batterie; in questo modo sarà possibile anche aumentare la rete di distribuzione.

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KITOBO E BUKASA, un confronto tra due esempi di sviluppo economico e sociale, basati sull’energia rinnovabile.

di Andrea Barbaresi

Nel corso dei primi giorni del 2019 il gruppo del Field Study Abroad #13 si è recato nel Kalangala district, un arcipelago a nord del lago Victoria, in Uganda. In due isole di questo arcipelago, Kitobo e Bukasa, sono state costruite due mini-grid attraverso un partenariato di vari enti, aventi in entrambi i casi come Project Developer Absolute Energy. Absolute è un’azienda che si occupa di impianti di potenza basati su energie rinnovabili, con un focus particolare sull’elettrificazione rurale, soprattutto in East Africa. Nel caso specifico l’elettrificazione di queste isole ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Sia Kitobo che Bukasa sono principalmente basate sulla pesca, attraverso l’energia sarà possibile migliorare l’attività dei pescatori e al tempo stesso creare nuove opportunità di impiego. Una differenziazione delle tipologie di impiego rende il villaggio economicamente più stabile nel suo complesso e resistente a imprevisti che potrebbero causare l’interruzione di un particolare tipo di attività.

Sebbene gli impianti installati sulle due isole siano simili, entrambi del tipo solare fotovoltaico, il progetto di sviluppo che si vuole portare a partire dall’ energia è differente.

A Kitobo è in funzione già da un paio di anni un impianto da 230 kW . Sul lato tecnico si può dire che questo impianto è molto innovativo dal punto di vista dello storage in quanto utilizza batterie a flusso al vanadio. Queste batterie sono estremamente performanti, sia dal punto di vista della profondità di scarica che della durata della vita,per via del loro costo sono utilizzate quasi esclusivamente in ambito industriale. Dal punto di vista della ricerca è estremamente interessante analizzare il loro comportamento in un piccolo impianto off-grid come questo.

Qui l’’utilizzo dell’energia elettrica corre su due fronti, da un lato è utile alle abitazioni civili (quasi interamente elettrificate) e alle piccole attività commerciali del villaggio, dall’altro è utilizzata da una macchina particolare, in grado di ottenere un ghiaccio di buona qualità, necessario per preservare il pesce che poi andrà venduto sulla terraferma.

Al di là dello sviluppo nella pesca l’energia ha apportato un miglioramento anche alle condizioni delle altre attività commerciali tramite l’acquisto di piccoli macchinari e soprattutto al tenore di vita della popolazione stessa, che adesso ha l’accesso alla luce nella propria casa e la possibilità di utilizzare elettrodomestici. Partendo da piccoli investimenti abbiamo notato come attraverso l’energia si è avuto un innesco di un piccolo ciclo virtuoso per l’economia locale che proseguirà nei prossimi anni espandendo sempre di più i propri orizzonti.

Per farne un esempio concreto con il quale il gruppo è venuto in contatto si cita un uomo che,attraverso l’acquisto di una lavatrice, è riuscito a far nascere un servizio di lavanderia molto florido, parlando con lui abbiamo capito che la sua intenzione è quella di mettere dei soldi da parte per poter comprare un’altra lavatrice e quindi far crescere la sua attività.

È importante sottolineare come attraverso questi risultati positivi in pochi mesi stia nascendo una mentalità di crescita tra gli abitanti del villaggio che prima era estremamente debole.

Nell’isola di Bukasa invece si sta puntando sull’idea di un fotovoltaico comunitario. Qui sono stati costruiti otto edifici aventi 100 kW di pannelli solari fotovoltaici sopra i vari tetti. In ognuno di questi edifici si svilupperanno attività commerciali di vario tipo, dal panificio alla lavanderia, dal trattamento del pesce al cinema, dalla macina per la farina ad un internet cafè e altro ancora, con la possibilità di ampliamento.Qui l’obiettivo è quello di creare un luogo di incontro e crescita per la comunità, nel quale grazie all’ energia elettrica sarà anche possibile organizzare assemblee, riunioni e anche perchè no feste o eventi di vario tipo. In tal modo a fianco allo sviluppo per le attività economiche e a quello della qualità della vita  dovuto all’elettrificazione civile si avrà soprattutto un incremento del livello di coesione sociale, aspetto di immenso valore in un villaggio di questo tipo.

A prescindere dal diverso tipo di input iniziale allo sviluppo, la cosa più importante è rendere gli abitanti di questi villaggi consapevoli delle enormi potenzialità che si hanno con l’accesso all’energia, in modo tale da far scegliere alla popolazione stessa in che direzione portare il proprio percorso di crescita.barbaresi

FSA ALLA RICERCA DELLE INNOVAZIONI DEL C.R.E.E.C.

di Federico Fava

La tappa prevista per il 5/1/2019 dal Field Study Abroad #13 è stata la Makerere University, situata a Kampala (Uganda). il professor Francis Mujjuni ci ha accolto dopo il nostro lungo viaggio in pullman da Kigali (Rwanda) nella facoltà della tecnologia e ci ha illustrato un quadro generale sulla situazione energetica ugandese attuale, pregressa e prevista per il futuro.

In seguito a questa breve e chiara introduzione, siamo passati ad un capitolo molto interessante della giornata: il laboratorio di ricerca del CREEC (Centre of Research in Energy and Energy Consumption). Qui si testano dispositivi elettrici già in commercio per verificarne le qualità. L’Uganda infatti è un paese molto sensibile nel campo delle energie rinnovabili, e fornisce agevolazioni a chi vuole usufruirne, tuttavia il problema sta nella qualità dei dispositivi che arrivano nelle mani dei cittadini: il lavoro del CREEC si muove proprio sul controllo di questa qualità e sul test e lo studio dei dispositivi. Molti strumenti di misura innovativi sono all’interno di questo laboratorio.

Il TRI-KA ad esempio permette di tracciare la curva caratteristica di un pannello fotovoltaico tramite un simulatore di sole artificiale.

Lo SPEKTRON invece è usato per osservare le performance di diverse lampadine tramite durata, spettro emesso, consumi…

Fiore all’occhiello è il gassificatore portatile prodotto dalla “allpowerlabs” (azienda produttrice di mini-gassificatori), a cui sono state apportate alcune modifiche nei filtri per lo studio sperimentale volto a migliorare le prestazioni del syngas prodotto. (allpowerlabs.it).

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Il funzionamento è il seguente: il combustibile è inserito in un serbatoio; passa poi al reattore dove avviene l’ignizione, controllata da degli ugelli, che regolano la quantità d’aria per la combustione e la conseguente produzione di syngas tra i 600°C e i 900°C (se si superano i 1200°C i silicati contenuti nel combustibile solidificano e ostruiscono il reattore); il syngas prodotto passa nei vari filtri per liberarsi così da tutte quelle particelle che ne abbassano il PCI o che creano problemi al motore che lo utilizzerà per generare energia elettrica. I gas combusti prodotti vengono poi fatti ricircolare sia per essiccare il combustibile nella tanca, sia per preriscaldare quello in entrata nel reattore.

Il particolare che più ci ha colpito è il fatto che il complesso è montato su un cassone attaccato al retro di una moto, per essere trasportato agevolmente ovunque ce n’è necessità (ovviamente si tratta di un progetto in fase sperimentale).

Infine ci sono stati mostrati i diversi combustibili testati in loco (che possono essere torsoli di pannocchia, bucce di arachidi o altri scarti agroalimentari), utilizzabili non solo nel gassificatore ma anche per le “cookstoves”, un tipo di fornello attualmente usato nei villaggi per cucinare, per il quale si vuole trovare un’alternativa al carbone ancora troppo utilizzato oggi nonostante i problemi legati alla deforestazione e all’inquinamento.

La visita si è conclusa con il pranzo nella mensa universitaria insieme ai ragazzi che ci hanno accompagnato nei loro laboratori.

Entrare a contatto con la realtà di questo continente e osservare come vengono studiate le varie soluzioni per migliorare la vita di tutti i giorni, ci ha dato la consapevolezza del nostro ruolo di studenti di ingegneria e di quanto sia importante il nostro contributo nello studio e nella ricerca per il futuro del nostro pianeta.

 

Green Energy a Kitobo

di Tommaso Del Moro e Alessandra Vannoni

La tappa del 9 gennaio 2019 del tredicesimo Field Study Abroad è stata Kitobo, un’isola off-grid dell’arcipelago ugandese delle Kalangala Islands (lago Vittoria) a pochissimi chilometri a sud dell’equatore.

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Per l’elettrificazione del villaggio è stato scelto il solare come fonte di energia rinnovabile. Dopo uno studio sulle necessità della popolazione e su un possibile sviluppo dell’economia locale, si è optato per l’installazione di 880 pannelli fotovoltaici per una potenza di picco complessiva di 230 kWp. Attualmente la potenza viene utilizzata per usi residenziali e alcuni usi produttivi, tra cui un sistema di produzione di ghiaccio, indispensabile per la conservazione e trasporto ottimali del pesce, che è la principale risorsa economica dell’isola. Tra gli obiettivi della gestione di Absolute Energy c’è proprio l’”educazione” della comunità attraverso dei tecnici che siano in grado di manutenere e preservare la centrale elettrica e gli altri apparati. L’impianto risulta attualmente dimensionato in previsione di una crescita commerciale ed economica dell’isola: sono già partite delle attività risalenti alla prima fase di operatività della rete nell’ottobre 2016 (lavanderia e forno) e si stimano altre aperture a breve.

Nonostante all’equatore sia suggerita una disposizione pressoché orizzontale dei pannelli (non più di 5-10°), la loro inclinazione è di 20° per garantirne la pulizia automatica, ad esempio grazie alla pioggia. Tuttavia questa peculiarità non incide significativamente sulla produzione.

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Di supporto alla generazione fotovoltaica è installato un generatore diesel da 80 kVA, in grado di garantire continuità di esercizio e di ricaricare il sistema di accumulo durante emergenze o piogge prolungate.

Alle innovative batterie al flusso di vanadio è affidata la funzione di accumulo dell’energia non richiesta dai carichi e di alimentazione degli stessi in caso di non produzione PV (manutenzione, avverse condizioni climatiche o di notte). Quattro batterie, di cui una ricopre il ruolo di ‘master’, da 15 kW e 130 kWh ciascuna, compongono il sistema di storage. La particolarità di questa tecnologia è la possibilità di sfruttare una profondità di scarica del 100% con 15000 cicli nominali attesi. All’interno di ogni ‘box batteria’ tre inverter bidirezionali regolano i flussi energetici in entrata e in uscita. Eventuali futuri aumenti di potenza erogabile ed energia accumulata sono svincolati l’uno dall’altro: è possibile rispettivamente aumentare la prima installando più inverter (in questo caso fino a un massimo complessivo di 6 per ogni box) e incrementare la seconda con un numero maggiore di tank (maggior numero di reazioni elettrochimiche) contenenti l’elettrolita.

IL progetto è stato realizzato dal promotore Absolute Energy, con il contributo di EEP (Energy and Environment Partnership) e le partnership tecniche con AVSI Ong e CIRPS – Sapienza.

Uno sguardo sulla situazione energetica ugandese

di Beatrice Mari

Dopo un lungo viaggio in autobus da Kigali (Rwanda) passando la dogana in uno scenario notturno confusionario, il 5 gennaio 2019 il Field Study Abroad #13 arriva finalmente in Uganda, nella Makerere University, situata a Kampala, la capitale.

Ad accoglierci nella Facoltà di Tecnologia c’è il professor Francis Mujjuni che ci illustra il quadro generale della situazione energetica ugandese attuale e prevista per il futuro.

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Gruppo FSA accompagnato dal prof. Micangeli (sulla sinistra) con il prof. Mujjuni (primo da destra)

Con l’ ”electricity act” del 1999, l’Uganda è risultata essere uno dei primi paesi africani ad adottare la separazione della gestione del ciclo dell’energia elettrica tra diverse compagnie competenti: 21 produttori di potenza indipendenti per quanto riguarda la generazione, il governo gestisce la trasmissione e 6 compagnie si occupano invece della distribuzione.

Ad oggi la potenza elettrica installata è di 972 MW che permette, oltre agli utilizzi industriali, l’accesso all’energia solo al 23% della popolazione totale (15% connessa alla rete nazionale, 8% con connessioni off-grid). Il 20% della potenza totale è prodotta da sistemi cogenerativi, impianti fotovoltaici e combustibili fossili, mentre il restante 80% è prodotta da centrali idroelettriche: questo è evidente essendo l’Uganda il paese che ospita le sorgenti del fiume Nilo e centinaia di fiumi minori.

Il 70% dei consumi di energia elettrica si concentra però solo nelle 3 città principali: Kampala, Entebbe e Jinja. Come si osserva quindi, l’accesso all’energia elettrica nei villaggi è ancora molto limitato. Questo per 2 motivi principali: costi elevati e densità di popolazione molto bassa (che implica difficoltà nella realizzazione delle linee per la trasmissione).

Grazie ai 3GW già firmati con i PPA (contratti in cui un‘azienda acquista elettricità da un produttore ad un prezzo fisso per kWh in modo da evitare variazioni di prezzo durante gli anni) questo Paese mostra di essere in forte crescita e prevede di assicurare l’accesso all’elettricità a tutti i cittadini entro il 2040. Inoltre questi contratti vengono firmati in modo da poter rispettare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e questo è motivo di orgoglio per l’Uganda perché dimostra di volersi sviluppare in modo sostenibile non solo sul piano ambientale ma anche economico e sociale.

Questa introduzione del prof. Mujjuni ci è stata di grande aiuto perché, per poter operare in un paese nuovo e contribuire al suo sviluppo, è molto importante conoscere la situazione attuale e le previsioni per il futuro. Solo in questo modo, anche nei lavori fatti sul campo successivamente, abbiamo potuto ragionare su nuove soluzioni sostenibili che possono solo che fare del bene all’Uganda e alla sua popolazione. Tutto questo ci ha dato la consapevolezza di quanto sia importante il nostro studio e soprattutto il nostro lavoro in loco.

Un capodanno luminoso

Di Sara Mattei e Federico Quaglini

Fotovoltaico per la crescita in zone rurali, questo è ciò che abbiamo incontrato a Rutenderi. Umile villaggio tra coltivazioni di legumi, situato fra le colline del Ruanda, dove è evidente la necessità di poter affrontare la notte in modo rivoluzionario.

Dall’ultima settimana di dicembre l’elettricità ha cominciato ad illuminare qualche casa, mostrando le sue potenzialità.

Arrivati al villaggio il 1° gennaio 2019, una dimostrazione popolare di gioia ci è stata riportata da un uomo, che a gran voce ha espresso l’emozione di aver passato la notte del capodanno con la luce!

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L’impianto in questione è composto da 200 pannelli fotovoltaici, per una potenza complessiva di 50 KW, accoppiato con un pacco batterie in grado di approvigionare le utenze che al momento sono 500, ognuna delle quali possiede 2 lampadine una presa di ricarica. È evidente come un netto miglioramento delle condizioni di vita sia possibile solo se la gran parte della comunità è decisa a muoversi verso un’unica direzione. Al momento infatti solo il 20% delle batterie è utilizzato.

Il prossimo obiettivo per questo posto remoto è proprio far capire La potenzialità della corrente elettrica, permettendo lo sviluppo di attività locali.

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OffGridBox in Kicukiro: Acqua ed energia elettrica per ridurre il gap

Di Tresalti Francesco

Il 31 Dicembre, mentre il 2018 volgeva al termine, il XIII FSA iniziava con la visita del primo progetto: si tratta dell’OffGridBox di Kicukiro, un distretto all’interno di Kigali, capitale del Rwanda. L’impianto è destinato a produrre energia elettrica e acqua potabile per tutte quelle zone del paese non ancora elettrificate, prevedendo anche un servizio di distribuzione di queste risorse nelle zone più distanti. Si presenta subito come un ottimo esempio di cooperazione internazionale,  iniziativa e prodotto di una start-up di Boston e assemblato dalla Fabbrica del Sole, un’azienda con sede ad Arezzo che si occupa di sistemi di autosufficienza energetica e trattamento delle acque.

Nonostante i tre mesi del genocidio del 1994 restino nella memoria del Paese, è entusiasmante notare quanto il Rwanda sia desideroso di raggiungere al più presto lo stesso livello di sviluppo dei paesi africani più avanzati: Kigali lo dimostra, essendo più pulita, vivibile e sicura rispetto alla media africana. Ma al rapido sviluppo raggiunto dalla capitale, deve ancora fare seguito un’altrettanta crescita delle regioni rurali. L’OffGridBox di Kicukiro è un esempio di come il Rwanda voglia ridurre il gap nella sua interezza, e non solo nei centri urbani: altri esemplari del dispositivo, come quello visitato a Kigali, sono disseminati nelle regioni rurali del Rwanda e servono quotidianamente le popolazioni periferiche con acqua potabile ed energia Off-Grid; nello specifico dagli OffGridBox installati nelle campagne Rwandesi partono taniche, power bank e lampadine e, grazie alla cooperazione con le locali cooperative di biciclette, si possono raggiungere i punti più remoti, villaggi dove le famiglie più distanti dalla rete, rimangono esclusi dai piani di sviluppo nazionale.

Acqua, luce ed elettricità: questi sono gli strumenti con cui una famiglia rurale può colmare il gap, risparmiando tempo ed energie per lavorare e così crescere dal punto di vista economico e sociale. L’energia elettrica è fornita alle famiglie attraverso un kit comprensivo di tre lampadine al LED da 2W e una batteria per la ricarica. Il prezzo a cui è venduto varia è sostanzialmente il costo industriale del kit di batteria e luci, mentre la tariffa di consumo è fissa per tutti: 150RWF* equivalgono a una ricarica di batteria e 5 lt di acqua potabile.

E’ il governo a fornire gli strumenti con cui classificare le famiglie, e alla fascia più povera il kit potrebbe essere addirittura fornito gratis: questo, unitamente al servizio aggiuntivo di distribuzione dei prodotti tramite cooperative di trasporto locale, dimostra quanto è alta l’attenzione delle autorità locali nei confronti degli ultimi.

L’impianto, alimentato a fotovoltaico, ha una potenza di picco di >3kW, grazie ai 12 pannelli da 260Wp l’uno montati sul tetto della “scatola”. L’acqua viene prelevata da una falda acquifera sotterranea o da altra fonte batteriologicamente contaminata, e potabilizzata grazie alla cooperazione di più strumenti. Un primo sistema di 3 filtri a maglie rimuove il particolato, mentre una successiva lampada alla radiazione ultravioletta uccide i microrganismi presenti nell’acqua. Per la pulizia delle taniche che vengono vendute si utilizza invece il cloro.

Dal governo è ottenuto un elenco di siti non elettrificati in cui attualmente vivono 400 o più famiglie che usufruiscono del servizio fornito dall’OffGridBox. Ovviamente sono ancora tantissimi i ruandesi senza questi beni primari, ma è anche solo dal 2017 che l’iniziativa è attiva nel paese, per cui tempo e modo per sviluppare il progetto ce n’è.

In conclusione è bene sottolineare che l’Off-Grid rimane un modo efficace e rapido per portare elettricità nei villaggi di un paese povero e aspro dal punto di vista morfologico, condizione che rende più dispendiosa e insicura l’estensione della rete elettrica nazionale.

Note:

*la conversione è 1.000RWF = 1€

Una famiglia rurale guadagna mensilmente 30.000RWF in media

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Un esempio di uso completo dell’energia solare in una Green Residence al centro di San Josè – Costa Rica.

Il primo settembre 2018 il gruppo del FSA 12 (Dodicesimo “Field Study Abroad”) ha incontrato l’ingegnere Marco Ricci al Palazzo Crystal di San Jose, Costa Rica, oggi Hotel Exe. Nel 2012 l’hotel ha preso la decisione di utilizzare al massimo le energie rinnovabili rivolgendosi al Gruppo di Ricerca del CIRPS ed al FSA condotto dal Prof. Andrea Micangeli per fare un progetto, che poi è stato realizzato con l’esperienza di Stefan Frey e le maestranze locali.

L’ing. Ricci, responsabile del progetto, ci ha accompagnati sul tetto dell’albergo per spiegarci come è costituito l’impianto stando davanti ai pannelli installati e i relativi sistemi ausiliari.

La soluzione energetica è formata da due sistemi distinti: l’impianto fotovoltaico, e quello solare termico. Inoltre è presente un ampio lucernaio che fa entrare la luce fino a tre piano sotto il tetto, grazie alle porzioni vetrate dei diversi pavimenti.

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Il gruppo del FSA12 aveva già visto impianti fotovoltaici nelle settimane precedenti, nelle aree rurali di Honduras e Guatemala, quindi la spiegazione è stata direttamente mirata alle applicazioni su edificio urbano residenziale.

Per il PV sono stati installati 100 pannelli PV da 230W, quindi la potenza di picco installata è di 23 kW. Vista la vicinanza del Costa Rica con l’equatore l’esposizione a sud diventa meno cruciale per una buona produzione, e si sfrutta anche l’esposizione ad Ovest e ad Est. Questa differenza di esposizione causa però una differenza di irradiazione e ed efficienza tra le varie parti, che viene gestita con 4 inverter, da 6kW.

Una spiegazione più approfondita è stata inoltre dedicata all’impianto solare termico, che non avevamo ancora avuto modo di studiare.

Sul tetto si può visitare la parte del circuito primario, ossia i pannelli termici piani e ci è stato spiegato che, viste le condizioni ambientali del Costa Rica, questi pannelli sono ottimali, per esempio mettere pannelli sottovuoto fornirebbe una temperatura troppo alta. I 30 pannelli installati sono sistemati con un primo raggruppamento di sei pannelli in parallelo per il preriscaldamento, in serie con quattro stringhe in parallelo formate da una serie di tre coppie di pannelli.

Figura 1 Disposizione dei pannelli in ciascuna stringa

Figura 1 Disposizione dei pannelli in ciascuna stringa

Questa disposizione tra serie e paralleli permette di ottimizzare il riscaldamento dell’acqua. All’impianto è collegato un vaso d’espansione localizzato dentro alla stanza dove si trovano i macchinari di funzionamento degli ascensori.

Finita la lezione del Professore sul motivo della presenza ed il dimensionamento dei vasi di espansione, siamo andati nel seminterrato dell’hotel a vedere il circuito secondario costituito da accumulo, scambiatori e integrazione a gas.

 Qui l’ingegnere Ricci ci ha mostrato le varie parti che completano l’impianto. Si inizia da un serbatoio da 3000 litri che è collegato ai pannelli sul tetto e chiude il circuito primario.

È presente una centralina che, tramite sensori e pompe, gestisce tutto l’impianto. Se il sensore ai pannelli rileva una temperatura di 4 gradi più alta di quella del serbatoio la centralina attiva la pompa in modo che l’acqua si riscaldi.

Da questo serbatoio parte un tubo che passa dallo scambiatore ad alta efficienza. Si tratta di uno scambiatore a piastre, del quale il gruppo ha notato l’efficienza e le ridotte dimensioni. Dall’altra parte di questo scambiatore di calore c’è un serbatoio uguale al precedente, che è il primo che è stato installato. La centralina, sempre tramite sensori di temperatura collocati nei serbatoi attiva e disattiva le pompe dello scambiatore.

In un secondo momento è stato aggiunto un altro serbatoio da 3000 litri d’acqua in successione al primo. C’è una funzione di ricircolo tra i serbatoi in modo che la temperatura di distribuzione sia sempre disponibile all’utenza). Quando è arrivato il nuovo gestore dell’albergo ha imposto che si avessero a disposizione sempre 10 mila litri d’acqua calda e che si potessero rigenerare in massimo un’ora. Per assecondare questa richiesta sono stati fatti due grandi aggiornamenti. Il primo è stato di farsi fare un serbatoio da 5000 litri su misura in modo che potesse passare per l’entrata del seminterrato, e collegarlo in successione agli altri due, e la seconda è stata di installare delle caldaie a gas collegate a questo ultimo serbatoio che partono solamente quando la temperatura dell’acqua scende sotto i 50 gradi.

Solamente qualche settimana dopo l’installazione si sono resi conto che la richiesta era decisamente eccessiva e non c’era bisogno di produrre una tale quantità di acqua calda in così poco tempo, quindi adesso si utilizzano solamente due delle piccole caldaie e le altre non vengono utilizzate.

In seguito, l’ingegnere Ricci ci ha spiegato che l’albergo ha 10 colonne d’acqua che salgono per i 5 piani in modo da portare l’acqua a tutte le camere, e che in questo modo l’acqua, soprattutto nelle stanze più lontane e magari che non siano state utilizzate da qualche giorno, si raffredda. Essendo un albergo di eccellenza, per poter fornire il servizio migliore possibile hanno ovviamente installato un buon sistema di ricircolo di acqua calda. Questo permette ai clienti dell’albergo di avere l’acqua calda istanti dopo aver aperto il rubinetto invece di dover aspettare che si ricambi l’acqua di tutto il tubo.

Al finale, personalmente, credo che sia stata un’esperienza molto buona per il gruppo del FSA12 perché ci ha fatto mettere mani sulla tecnologia più efficiente per utilizzare l’energia solare nel riscaldamento dell’acqua, che insieme al fotovoltaico e alla luce diretta rendono questo edificio molto più sostenibile e un modello per la città e la cooperazione.

Giulio Marolda Chelli,

neo-laureato in Ingegneria Energetica

maroldagiulio@gmail.com

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Field Study #12 sbarca a Quinito in Hoduras!

Dopo un lungo giorno di viaggio passato tra aereoporti (Laguardia, Fortlauderdale e San Pedro Sula) e autostrade Hondureñe il Field Study #12 ha finalmente raggiunto il CURLA-UNAH Centro Universitario de la Region Litoral Atlantida (Universidad Nacional Autonoma de Honduras) dove è stato possible incontrare la Prof. Evangelina Trejo, incaricata dell’Accordo con le Università Italiane; concordare le prossime attività sul campo, aggiungendo al FSA, ben quattro ricercatori locali: Saybyn Aguilar, Mario Gabriel Moya Mantilla, Erik Ordoñez, JosèToro; e anche visitare la vastissima collezione di farfalle, coleotteri e altri insetti da tutto il mondo, la piantagione di cacao, per la gioia di tutti ed in particolare del nostro studente agronomo Carlo Bisceglia.
Lasciato il CURLA, il gruppo si è diretto verso La Ceiba dove ha trascorso la notte e da cui è partito alla volta della comunità di Quinito, lì ha avuto inizio il vero e proprio lavoro sul campo. Una volta raggiunta questa sperduta comunità che si affaccia sull’Oceano Atlantico, il team è stato accolto dal presidente della comunità, Orlando Puerto, e dal Primero Vocal, Edinaldo. I quali hanno dichiarato a nome di tutto il villaggio la loro totale disponibilità nel collaborare con il gruppo cominciando col “dare -come da loro affermato- le chiavi delle proprie case” agli studenti e allo staff.
Al mattino seguente lo stesso Orlando ci ha accompagnato alla Casa Maquina, Power House dell’impianto Micro Hydro, dove si trova  la turbina idroelettrica che fornisce energia elettrica all’interno villaggio. Qui gli studenti  guidati dal professore Andrea Micangeli hanno potuto letteralmente toccare con mano le varie componenti di una turbina, smontando un vecchio generatore non più utilizzato e individuando le varie parti dell’impianto in funzione. Il team ha inoltre potuto raccogliere dati e misure per successivamente installare i meeters…
Completata la visita e consumato il pranzo offerto dalla famiglia di Orlando, il gruppo si è diviso in 4 gruppi per svolgere le diverse mansioni richieste.
Il primo gruppo formato da Paolo Cherubini, dottorando in Sistemi Energetici presso l’Università di Pisa, Matteo Ghirardi, laureando magistrale in ingegneria meccanica presso l’Università Sapienza di Roma, Giulio Marolda, neolaureato in Ingegneria energetica presso l’Università Sapienza di Roma, e Marina Petrelli, laureata e candidata ad un dottorato di ingegneria elettrica presso il Politecnico di Milano ha intervistato Edinaldo il quale, oltre che “primer vocal”, è anche presidente dell’associazione dei padri di famiglia della comunità. Edinaldo ha fornito dati riguardanti la popolazione, il fabbisogno di energia elettrica e l’utilizzo di questa a fini commerciali.
Il secondo gruppo formato da Carlo Bisceglia, studente presso la facoltà di scienze agrarie e ambientali all’Università La Tuscia di Viterbo, Erica Menanno, iscritta alla specialistica di ingegneria energetica presso l’Università di Pisa, Riccardo Fermani, studente presso il liceo linguistico Orazio e il gruppo di 4 universitari del CURLA unitosi al team FSA per i progetti a Quinito, si è invece incaricato di mappare i pali della luce di tutta la comunità.
Il terzo gruppo formato da Chiara Capasso, laureata in scienze della formazione primaria presso l’università di Roma3 e il prof. Andrea Micangeli hanno seguito Edinaldo per visitare la scuola di Quinito dove si vorrebbe realizzare un progetto per creare un’aula informatica.
Il quarto gruppo formato da Luca Lorenzoni, tesista per la magistrale in inegneria energetica presso l’Università di PisaMattia Corradino Antonio Bisceglia, laureandi in ingegneria energetica presso SapienzaCarlo Tacconelli dottorando in ingegneria energetica presso l’Università Sapienza e Orlando Puerto si sono occupati dell’installazione dei suddetti meeters.
Questi gruppi hanno lavorato per tutto il resto della giornata, finchè, esausto, l’intero team FSA si è riunito per cenare e poi andare a dormire.
L’indomani è stata la giornata della visita alla comunità di Plan Grande raggiunta a piedi in mattinata. Lì il gruppo ha potuto visitare un’altra Casa Maquina, sede di un’altra turbina idroelettrica simile a quella visitata il giorno precedente della quale gli studenti hanno potuto riconoscere componenti e notare differenze. Dalla Casa Maquina il team FSA #12 si è diretto verso l’opera di presa della turbina, dove gli studenti hanno avuto modo di osservare dal vivo, sotto pronta spiegazione dello staff (Micangeli, Tacconelli, Cherubini), un’altra parte fondamentale di un impianto idroelettrico.
Tornati al villaggio di Quinito, nel pomeriggio ha avuto luogo la partita amichevole interazionale di rito: Honuras-Italia. Risultato finale 4-3 per i padroni di casa, miglioriamo rispetto agli anni passati!
Si è conclusa così la prima visita di campo presso una comunità di pescatori con mini grid idroelettrica in questo dodicesimo Field Study Abroad, con molti dati raccolti, lezioni apprese sul campo e soprattutto idee realizzate…

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Foto e testi di

Felipe Micangeli; Francesco Carrara; Riccardo Fermani

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Al via da New York il 12° Field Study Abroad

Il gruppo dei 16 tra Studenti e Docenti del Field Study Abroad #12  è arrivato a New York, è questo il momento di dare il via a questa nuova iniziativa.

La  Media Crew del FSA#12 (Felipe Micangeli, Francesco Carrara e Riccardo Fermani) scriverà un resoconto delle attività svolte oltreoceano,  includendo aspetti tecnici e descrivendo le diverse realtà che il nostro FSA incontrerà e con cui collaborerà.

Per iniziare, raccontiamo la breve ma intensa esperienza di New York. Il gruppo si è riunito ieri, mercoledì 8 agosto, al Jazz on the Park Hostel di NYC dove i tutor Carlo Tacconelli e Paolo Cherubini hanno illustrato il programma del soggiorno nellaGrande Mela. Appuntamento la mattina seguente alle ore 9 nel Department of Civil Engineering and Engineering Mechanics della Columbia University dove ha avuto luogo il “2nd Annual University of Rome/Columbia University Renewable Energy Summer Meeting for Students En Route to Summer Field Study Abroad.

Grazie allo staff della Columbia in particolar modo Matt Sisul docente nel corso di Engineering for Developing Communities è stata rinnovata l’opportunità di far conoscere al Field Study questa prestigiosa Università. Durante il meeting sono intervenuti lo stesso Matt Sisul,  Andrea Micangeli, docente di Sistemi Energetici alla Sapienza, Iana Aranda, Director di Engineering for Change, Bred Shere, Independent Power Producer in Zambia e Davide Fioriti PHD candidate presso l’Università di Pisa e visiting scientist presso l’MIT, che ha tenuto una lezione sulle Minigrid e il modello REM. Al termine del meeting, fatta anche la foto di rito davanti la statua dell’Alma Mater, il team si è diretto all’aeroporto di New York LaGuardia per prendere il volo verso la prossima tappa della missione: l’Honduras.

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Foto e testi di

Felipe Micangeli; Francesco Carrara; Riccardo Fermani

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