Un esempio di uso completo dell’energia solare in una Green Residence al centro di San Josè – Costa Rica.

Il primo settembre 2018 il gruppo del FSA 12 (Dodicesimo “Field Study Abroad”) ha incontrato l’ingegnere Marco Ricci al Palazzo Crystal di San Jose, Costa Rica, oggi Hotel Exe. Nel 2012 l’hotel ha preso la decisione di utilizzare al massimo le energie rinnovabili rivolgendosi al Gruppo di Ricerca del CIRPS ed al FSA condotto dal Prof. Andrea Micangeli per fare un progetto, che poi è stato realizzato con l’esperienza di Stefan Frey e le maestranze locali.

L’ing. Ricci, responsabile del progetto, ci ha accompagnati sul tetto dell’albergo per spiegarci come è costituito l’impianto stando davanti ai pannelli installati e i relativi sistemi ausiliari.

La soluzione energetica è formata da due sistemi distinti: l’impianto fotovoltaico, e quello solare termico. Inoltre è presente un ampio lucernaio che fa entrare la luce fino a tre piano sotto il tetto, grazie alle porzioni vetrate dei diversi pavimenti.

foto 1 articolo giulio

Il gruppo del FSA12 aveva già visto impianti fotovoltaici nelle settimane precedenti, nelle aree rurali di Honduras e Guatemala, quindi la spiegazione è stata direttamente mirata alle applicazioni su edificio urbano residenziale.

Per il PV sono stati installati 100 pannelli PV da 230W, quindi la potenza di picco installata è di 23 kW. Vista la vicinanza del Costa Rica con l’equatore l’esposizione a sud diventa meno cruciale per una buona produzione, e si sfrutta anche l’esposizione ad Ovest e ad Est. Questa differenza di esposizione causa però una differenza di irradiazione e ed efficienza tra le varie parti, che viene gestita con 4 inverter, da 6kW.

Una spiegazione più approfondita è stata inoltre dedicata all’impianto solare termico, che non avevamo ancora avuto modo di studiare.

Sul tetto si può visitare la parte del circuito primario, ossia i pannelli termici piani e ci è stato spiegato che, viste le condizioni ambientali del Costa Rica, questi pannelli sono ottimali, per esempio mettere pannelli sottovuoto fornirebbe una temperatura troppo alta. I 30 pannelli installati sono sistemati con un primo raggruppamento di sei pannelli in parallelo per il preriscaldamento, in serie con quattro stringhe in parallelo formate da una serie di tre coppie di pannelli.

Figura 1 Disposizione dei pannelli in ciascuna stringa

Figura 1 Disposizione dei pannelli in ciascuna stringa

Questa disposizione tra serie e paralleli permette di ottimizzare il riscaldamento dell’acqua. All’impianto è collegato un vaso d’espansione localizzato dentro alla stanza dove si trovano i macchinari di funzionamento degli ascensori.

Finita la lezione del Professore sul motivo della presenza ed il dimensionamento dei vasi di espansione, siamo andati nel seminterrato dell’hotel a vedere il circuito secondario costituito da accumulo, scambiatori e integrazione a gas.

 Qui l’ingegnere Ricci ci ha mostrato le varie parti che completano l’impianto. Si inizia da un serbatoio da 3000 litri che è collegato ai pannelli sul tetto e chiude il circuito primario.

È presente una centralina che, tramite sensori e pompe, gestisce tutto l’impianto. Se il sensore ai pannelli rileva una temperatura di 4 gradi più alta di quella del serbatoio la centralina attiva la pompa in modo che l’acqua si riscaldi.

Da questo serbatoio parte un tubo che passa dallo scambiatore ad alta efficienza. Si tratta di uno scambiatore a piastre, del quale il gruppo ha notato l’efficienza e le ridotte dimensioni. Dall’altra parte di questo scambiatore di calore c’è un serbatoio uguale al precedente, che è il primo che è stato installato. La centralina, sempre tramite sensori di temperatura collocati nei serbatoi attiva e disattiva le pompe dello scambiatore.

In un secondo momento è stato aggiunto un altro serbatoio da 3000 litri d’acqua in successione al primo. C’è una funzione di ricircolo tra i serbatoi in modo che la temperatura di distribuzione sia sempre disponibile all’utenza). Quando è arrivato il nuovo gestore dell’albergo ha imposto che si avessero a disposizione sempre 10 mila litri d’acqua calda e che si potessero rigenerare in massimo un’ora. Per assecondare questa richiesta sono stati fatti due grandi aggiornamenti. Il primo è stato di farsi fare un serbatoio da 5000 litri su misura in modo che potesse passare per l’entrata del seminterrato, e collegarlo in successione agli altri due, e la seconda è stata di installare delle caldaie a gas collegate a questo ultimo serbatoio che partono solamente quando la temperatura dell’acqua scende sotto i 50 gradi.

Solamente qualche settimana dopo l’installazione si sono resi conto che la richiesta era decisamente eccessiva e non c’era bisogno di produrre una tale quantità di acqua calda in così poco tempo, quindi adesso si utilizzano solamente due delle piccole caldaie e le altre non vengono utilizzate.

In seguito, l’ingegnere Ricci ci ha spiegato che l’albergo ha 10 colonne d’acqua che salgono per i 5 piani in modo da portare l’acqua a tutte le camere, e che in questo modo l’acqua, soprattutto nelle stanze più lontane e magari che non siano state utilizzate da qualche giorno, si raffredda. Essendo un albergo di eccellenza, per poter fornire il servizio migliore possibile hanno ovviamente installato un buon sistema di ricircolo di acqua calda. Questo permette ai clienti dell’albergo di avere l’acqua calda istanti dopo aver aperto il rubinetto invece di dover aspettare che si ricambi l’acqua di tutto il tubo.

Al finale, personalmente, credo che sia stata un’esperienza molto buona per il gruppo del FSA12 perché ci ha fatto mettere mani sulla tecnologia più efficiente per utilizzare l’energia solare nel riscaldamento dell’acqua, che insieme al fotovoltaico e alla luce diretta rendono questo edificio molto più sostenibile e un modello per la città e la cooperazione.

Giulio Marolda Chelli,

neo-laureato in Ingegneria Energetica

maroldagiulio@gmail.com

IMG_6672

Field Study #12 sbarca a Quinito in Hoduras!

Dopo un lungo giorno di viaggio passato tra aereoporti (Laguardia, Fortlauderdale e San Pedro Sula) e autostrade Hondureñe il Field Study #12 ha finalmente raggiunto il CURLA-UNAH Centro Universitario de la Region Litoral Atlantida (Universidad Nacional Autonoma de Honduras) dove è stato possible incontrare la Prof. Evangelina Trejo, incaricata dell’Accordo con le Università Italiane; concordare le prossime attività sul campo, aggiungendo al FSA, ben quattro ricercatori locali: Saybyn Aguilar, Mario Gabriel Moya Mantilla, Erik Ordoñez, JosèToro; e anche visitare la vastissima collezione di farfalle, coleotteri e altri insetti da tutto il mondo, la piantagione di cacao, per la gioia di tutti ed in particolare del nostro studente agronomo Carlo Bisceglia.
Lasciato il CURLA, il gruppo si è diretto verso La Ceiba dove ha trascorso la notte e da cui è partito alla volta della comunità di Quinito, lì ha avuto inizio il vero e proprio lavoro sul campo. Una volta raggiunta questa sperduta comunità che si affaccia sull’Oceano Atlantico, il team è stato accolto dal presidente della comunità, Orlando Puerto, e dal Primero Vocal, Edinaldo. I quali hanno dichiarato a nome di tutto il villaggio la loro totale disponibilità nel collaborare con il gruppo cominciando col “dare -come da loro affermato- le chiavi delle proprie case” agli studenti e allo staff.
Al mattino seguente lo stesso Orlando ci ha accompagnato alla Casa Maquina, Power House dell’impianto Micro Hydro, dove si trova  la turbina idroelettrica che fornisce energia elettrica all’interno villaggio. Qui gli studenti  guidati dal professore Andrea Micangeli hanno potuto letteralmente toccare con mano le varie componenti di una turbina, smontando un vecchio generatore non più utilizzato e individuando le varie parti dell’impianto in funzione. Il team ha inoltre potuto raccogliere dati e misure per successivamente installare i meeters…
Completata la visita e consumato il pranzo offerto dalla famiglia di Orlando, il gruppo si è diviso in 4 gruppi per svolgere le diverse mansioni richieste.
Il primo gruppo formato da Paolo Cherubini, dottorando in Sistemi Energetici presso l’Università di Pisa, Matteo Ghirardi, laureando magistrale in ingegneria meccanica presso l’Università Sapienza di Roma, Giulio Marolda, neolaureato in Ingegneria energetica presso l’Università Sapienza di Roma, e Marina Petrelli, laureata e candidata ad un dottorato di ingegneria elettrica presso il Politecnico di Milano ha intervistato Edinaldo il quale, oltre che “primer vocal”, è anche presidente dell’associazione dei padri di famiglia della comunità. Edinaldo ha fornito dati riguardanti la popolazione, il fabbisogno di energia elettrica e l’utilizzo di questa a fini commerciali.
Il secondo gruppo formato da Carlo Bisceglia, studente presso la facoltà di scienze agrarie e ambientali all’Università La Tuscia di Viterbo, Erica Menanno, iscritta alla specialistica di ingegneria energetica presso l’Università di Pisa, Riccardo Fermani, studente presso il liceo linguistico Orazio e il gruppo di 4 universitari del CURLA unitosi al team FSA per i progetti a Quinito, si è invece incaricato di mappare i pali della luce di tutta la comunità.
Il terzo gruppo formato da Chiara Capasso, laureata in scienze della formazione primaria presso l’università di Roma3 e il prof. Andrea Micangeli hanno seguito Edinaldo per visitare la scuola di Quinito dove si vorrebbe realizzare un progetto per creare un’aula informatica.
Il quarto gruppo formato da Luca Lorenzoni, tesista per la magistrale in inegneria energetica presso l’Università di PisaMattia Corradino Antonio Bisceglia, laureandi in ingegneria energetica presso SapienzaCarlo Tacconelli dottorando in ingegneria energetica presso l’Università Sapienza e Orlando Puerto si sono occupati dell’installazione dei suddetti meeters.
Questi gruppi hanno lavorato per tutto il resto della giornata, finchè, esausto, l’intero team FSA si è riunito per cenare e poi andare a dormire.
L’indomani è stata la giornata della visita alla comunità di Plan Grande raggiunta a piedi in mattinata. Lì il gruppo ha potuto visitare un’altra Casa Maquina, sede di un’altra turbina idroelettrica simile a quella visitata il giorno precedente della quale gli studenti hanno potuto riconoscere componenti e notare differenze. Dalla Casa Maquina il team FSA #12 si è diretto verso l’opera di presa della turbina, dove gli studenti hanno avuto modo di osservare dal vivo, sotto pronta spiegazione dello staff (Micangeli, Tacconelli, Cherubini), un’altra parte fondamentale di un impianto idroelettrico.
Tornati al villaggio di Quinito, nel pomeriggio ha avuto luogo la partita amichevole interazionale di rito: Honuras-Italia. Risultato finale 4-3 per i padroni di casa, miglioriamo rispetto agli anni passati!
Si è conclusa così la prima visita di campo presso una comunità di pescatori con mini grid idroelettrica in questo dodicesimo Field Study Abroad, con molti dati raccolti, lezioni apprese sul campo e soprattutto idee realizzate…

IMG_3667 IMG_3871 IMG_3924

 

 

 

 

Foto e testi di

Felipe Micangeli; Francesco Carrara; Riccardo Fermani

Per seguire il 12° Field Study Abroad in tempo reale visitare la nostra pagina Instagram e Facebook!

Al via da New York il 12° Field Study Abroad

Il gruppo dei 16 tra Studenti e Docenti del Field Study Abroad #12  è arrivato a New York, è questo il momento di dare il via a questa nuova iniziativa.

La  Media Crew del FSA#12 (Felipe Micangeli, Francesco Carrara e Riccardo Fermani) scriverà un resoconto delle attività svolte oltreoceano,  includendo aspetti tecnici e descrivendo le diverse realtà che il nostro FSA incontrerà e con cui collaborerà.

Per iniziare, raccontiamo la breve ma intensa esperienza di New York. Il gruppo si è riunito ieri, mercoledì 8 agosto, al Jazz on the Park Hostel di NYC dove i tutor Carlo Tacconelli e Paolo Cherubini hanno illustrato il programma del soggiorno nellaGrande Mela. Appuntamento la mattina seguente alle ore 9 nel Department of Civil Engineering and Engineering Mechanics della Columbia University dove ha avuto luogo il “2nd Annual University of Rome/Columbia University Renewable Energy Summer Meeting for Students En Route to Summer Field Study Abroad.

Grazie allo staff della Columbia in particolar modo Matt Sisul docente nel corso di Engineering for Developing Communities è stata rinnovata l’opportunità di far conoscere al Field Study questa prestigiosa Università. Durante il meeting sono intervenuti lo stesso Matt Sisul,  Andrea Micangeli, docente di Sistemi Energetici alla Sapienza, Iana Aranda, Director di Engineering for Change, Bred Shere, Independent Power Producer in Zambia e Davide Fioriti PHD candidate presso l’Università di Pisa e visiting scientist presso l’MIT, che ha tenuto una lezione sulle Minigrid e il modello REM. Al termine del meeting, fatta anche la foto di rito davanti la statua dell’Alma Mater, il team si è diretto all’aeroporto di New York LaGuardia per prendere il volo verso la prossima tappa della missione: l’Honduras.

IMG_3161

IMG_3159

IMG_3183

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto e testi di

Felipe Micangeli; Francesco Carrara; Riccardo Fermani

Per seguire il 12° Field Study Abroad in tempo reale visitare la nostra pagina Instagram e Facebook!

Premiata l’Innovazione Tecnologica e Didattica della Sapienza (DIMA-DIAEE)

Alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella premiata l’Innovazione Tecnologica e Didattica della Sapienza (DIMA-DIAEE), di Tecnologie Solidali Onlus e del Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo Sostenibile, in riferimento ai progetti internazionali sostenibili del Field Study Abroad

Il Corso d’Ingegneria Energetica dell’Università Sapienza di Roma (DIMA-DIAEE), Tecnologie Solidali Onlus e il Centro Interuniveristario di Ricerca Per lo Sviluppo Sostenibile, con riferimento al Field Study Abroad hanno avuto una nomination di eccellenza nel Premio “Italia Decide”, per l’ Innovazione Tecnologica dello Sviluppo Sostenibile e nello specifico come Innovazione della Didattica e dell’Alta Formazione.

La consegna del riconoscimento,  è avvenuta in occasione della presentazione del Rapporto “Italia Decide” 2018 presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e la Presidente della Camera Laura Boldrini.

Sono Intervenuti Luciano Violante, Presidente dell’associazione Italia Decide e Federica Mogherini, Alta rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

File5b

Ha ritirato il premio il premio il prof. Andrea Micangeli, ideatore e coordinatore del FSA, docente di Sistemi Energetici presso il Dipartimento d’Ingegneria Meccanica dell’Università Sapienza di Roma e presso lo State University of New York (SUNY), e parte del suo staff di ricercatori, dottorandi e studenti d’Ingegneria, Carlo Tacconelli, Paolo Cherubini e Caterina Celia.

Per l’anno 2018 l’Associazione, in linea con gli indirizzi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals), ha voluto attirare l’attenzione sulla criticità crescente e ineludibile della questione energetico-ambientale, che impone di intervenire sulle problematiche della gestione sostenibile delle risorse, della protezione dell’ambiente e della urgente e globale mitigazione dei cambiamenti climatici in atto.Imagoeconomica_1046771-1024x683

Tenuto conto del ruolo decisivo che istituzionalmente può e deve svolgere l’Università nell’ambito della comunità nazionale, il Premio “Amministrazione, Cittadini, Imprese” 2018 si è deciso di assegnare il premio ad attività svolte da Dipartimenti ad indirizzo ingegneristico, di Università pubbliche, nell’ambito delle tecnologie per l’energia e l’ambiente. La Commissione ha lavorato in stretta collaborazione con il MIUR e con la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – CRUI.

Imagoeconomica_1046772-1024x683

Il Field Study Abroad è un progetto formativo interterdisciplinare di ricerca scientifica, cooperazione internazionale, che si concretizza attraverso la partecipazione di ricercatori e studenti a progetti di sviluppo sostenibile in aree rurali in Italia, in  Centro America e Africa. Il progetto è proposto dal DIMA-DIAEE della Sapienza e dal Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, che si occupano degli aspetti didattici, scientifici e tecnici, e dalla ONLUS “Tecnologie Solidali”, che si occupa della gestione logistica e didattica in loco.

File3

Contribuiscono alla realizzazione del progetto numerosi docenti e studenti di Università, centri di ricerca internazionali tra cui: Università di Roma “Sapienza”, Università di Pisa, State University of New York (SUNY), Strathmore University di Nairobi, Universidad de Costa Rica, Universidad Nacional Autonoma de Honduras (UNAH), University of Cambridge, Columbia University of New York,  in cooperazione con piccole e grandi aziende come Meridiana Energy (Italia), Coopesantos (Costa Rica), Bujagali (Uganda), Giz (Rwanda), ed ONG come RETE (Honduras), AVSI (Uganda e Kenya), ed Aziende Italiane presenti sul territorio (in particolare per le attività in Kenya, il Field Study Abroad si è unito alla Micro Grid Academy, gestita da RES4Africa).

File5a

I progetti proposti e realizzati, mettono in pratica gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite ed hanno come scopo la preparazione di professionisti che siano in grado di applicare soluzioni tecnologiche, finanziarie e sociali, appropriate ai problemi delle Comunità in via di sviluppo, che via via si incontrano, sia nelle aree urbane che rurali.

Lo sviluppo dei progetti e delle relative tecnologie si svolge attorno a temi strettamente connessi tra loro:

sistemi di energia rinnovabile, ambiente; studi di pre-fattibilità e gestione di progetto; valutazione finanziaria; aiuto umanitario e cooperazione internazionale allo sviluppo.

Il progetto FSA è inoltre innovativo dal punto di vista dell’inclusione sociale di comunità rurali.

Le comunità infatti oltre a beneficiare dello sviluppo di progetti, quali elettrificazione, potabilizzazione dell’acqua, beneficiano anche dello sviluppo di attività lavorative, in quanto spesso gli abitanti locali vengono formati e impiegati nella realizzazione dei progetti.

Copia di P_20160926_102230_PN

La metodologia innovativa risiede  nel concetto di “researching by doing” and “learning by doing”, fare ricerca e imparare e sul campo, combina cioè gli aspetti teorici della progettazione con quelli pratici dell’esperienza lavorativa.

 

I progetti finora incontrati sono stati completati attraverso diverse edizioni di Field Study Abroad e rappresentano il testimone che ciascun gruppo passa a quello successivo ed alla comunità locale con una staffetta che si ripete tre volte all’anno. I progetti finalizzati restano in fase di monitoraggio, oppure sono studi di fattibilità, altri vengono analizzati come casi studio per i successivi Field Studies.

IMG-20180214-WA0006

Alcuni progetti sviluppati in America Centrale:

 

-        Impianto fotovolatico per favorire le attività di pescatori e per la protezione delle biodiversità marine in un’area protetta, Cuero y Salado, Honduras;

-        Impianto fotovoltaico installato presso uno Yoga Garden, realizzato per favorire la diffusione di strutture culturali e turistiche, sostenibili, Tegucigalpa, Honduras;

-        Impianto idroelettrico per l’elettrificazione di un villaggio rurale, El Dictamo, Honduras

-        Progetto di efficientamento e sostenibilità ambientale applicato a una Scuola di agricoltura e allevamento, San Ramon, Costa Rica;

-        Applicazione di sistemi energetici di piccole dimensioni ad un centro di donne rifugiate vittime di violenza strutturato come fattoria sostenibile, Upala Costa Rica;

-        Progetto di ampliamento di un parco eolico, Coopesantos Costa Rica;

-        Studio di fattibilità di una micro-grid nelle isole di Cayos Cochinos, Honduras;

-        Caso Studio: Nano-Hydro Power System presso una comunità del parco della Muralla, Olancho, Honduras e di una comunità isolata, Quinito, Honduras;

-        Caso Studio: Centrale Idrolettrica presso Enel Green Power in Costa Rica e studio di fattibilità di un impianto fotovoltaico ausiliario alla centrale.

IMG-20180214-WA0012

Progetti sviluppati in Africa Occidentale (Rwanda, Uganda, Kenya):

 

-        Impianto fotovoltaico in un villaggio rurale su un’isola ;

-        Analisi di fattibilità di un Impianto fotovoltaico presso un’ospedale;

-        Hybrid Mini-grid;

-        Off-grid site identification.

 

Tecnologie ideate e applicate in Centro America e in Africa:

 

-        OSEC, On site electrolytic chlorination, tecnologia per la disinfezione dell’acqua che sfrutta il processo dell’elettro-clorazione, realizzata e installata in numerose comunità del Centro America e in Africa;

-        Studio per la conversione del sistema di propulsione di imbarcazioni da convenzionale ad elettrico a Cuero y Salado e Quinito;

-        Studio di fattibilità di speciali lanterne solari da realizzare per le comunità di pescatori in collaborazione con la Makerere University;

IMG-20180214-WA0002

Il progetto Field Study ha coinvolto enti quali Università, Centri di ricerca, Associazioni no profit, Compagnie elettriche  in maniera da favorire il trasferimento di conoscenze e la condivisione di buone pratiche di sostenibilità sotto il punto di vista tecnico, sociale ed accademico, favorendo la collaborazione tra società civile ed istituzioni.

Progetto sostenibile in una comunità rurale dell’Africa Orientale elaborato dagli studenti del Field Study Abroad

Di Giacomo Quattrucci


Il Field Study Abroad è un progetto formativo interterdisciplinare di ricerca scientifica, cooperazione internazionale e attività di volontariato, gestito dal Cirps e da Tecnologie Solidali onlus, che si concretizza attraverso la partecipazione di ricercatori e studenti a progetti di sviluppo sostenibile in aree rurali in Italia, in Centro America e Africa. Dal 28 dicembre 2017 al 26 gennaio 2018 si è svolta la decima edizione del corso in Africa Orientale (Uganda, Rwanda e Kenya).
Tra i vari studi di fattibilità elaborati durante l’ultima edizione, gli studenti si sono dedicati alla progettazione di piccoli sistemi alimentati da energia pulita nel distretto di Gatsibo situato a nord-est di Kigali in Rwanda, per dare agli agricoltori l’elettricità e le attrezzature necessarie ad implementare il business del mais.

Schermata 2018-02-07 alle 16.37.01

Il progetto mira a superare le difficoltà che le cooperative di agricoltori incontrano nell’essiccare il mais durante il periodo delle piogge che coincide a gennaio con quello di raccolta, ad ottimizzare l’irrigazione dei campi specialmente nel periodo secco (da Aprile fino a Settembre) e ovviamente a portare l’elettricità alle comunità rurali la cui principale attività è proprio l’agricoltura.

2_IMG-20180206-WA0019

L’idea nasce dall’opportunità data dal Ministero dell’agricoltura locale (MINAGRI) che nel 2014 ha lanciato PASP (post-harvest and agribusiness support project), un programma di investimenti che con l’aiuto del settore privato mira a sviluppare infrastrutture post-raccolta, attrezzature per lo stoccaggio (ad es. impianti di essiccazione), capitale circolante per gestire le infrastrutture (ad es. elettricità, trasporti) e piccoli beni produttivi (ad esempio attrezzature agricole, comprese le macchine agricole).

3_20180110_124306

Durante il X FSA, in particolare a Gennaio 2018, gli studenti hanno raccolto i dati necessari allo sviluppo del progetto intervistando più di una cooperativa agricola, e iniziato a dimensionare l’impianto solare e le utenze. Il progetto prevede per ciascuna cooperativa: l’installazione di un impianto fotovoltaico, un essiccatore e un sistema di pompe per l’irrigazione.
Nella foto che segue sono presenti gli studenti che hanno avviato il progetto durante il X FSA (Da sinistra verso destra: Carlotta Coffaro, Emanuele Dominici, Paolo Cherubini, Giacomo Quattrucci e Giandomenico Corcione).

4_people

Terremoto Centro Italia

Una squadra di volontari e tecnici di RESEDA sono intervenuti subito sui luoghi del terremoto con attrezzature per la ricerca di dispersi (search and rescue), mettendosi a disposizione dei VVF già presenti sul posto.

14138719_1092294967518102_8308920980510616187_o

Primo soccorso ad Amatrice

Già il primo giorno nasceva una rete di supporto alla squadra che era sul posto e per azioni future a sostegno della popolazione colpita dal sisma. Transition Italia iniziava subito una raccolta fondi, l’Istituto italiano di permacultura si metteva a disposizione gratuitamente con i propri tecnici. Inoltre come già era successo all’Aquila, durante il terremoto del 2009, per il progetto “Il Sole dopo la tempesta” l’ass. Tecnologie Solidali, il CIRPS e professori dell’Università “La sapienza di Roma” si mettevano a disposizione per interventi tecnici.

Questa Task force, coadiuvata anche da numerosi volontari fornirà:

Amatrice 27 agosto 2016

Amatrice 27 agosto 2016

  • supporto tecnico e impianti solari per le aziende agricole montane colpite dal sisma;
  • supporto tecnico per il design in permacultura delle aziende agricole montane e per i paesi
  • colpiti dal sisma;
  • supporto sociale per la cittadinanza per sostenere le capacità di resilienza, di
  • collaborazione e di azioni collettive (con i metodi delle Transition Town);
  • supporto tecnico alla ricostruzione ecologica degli edifici.

L’Istituto Italiano per la Permacultura – IIP fornirà designers per aumentare la produzione di cibo locale in modo sostenibile all’interno delle aziende agricole locali, orti urbani collettivi, giardini foresta/food forests, vigne di permacultura dove si produrranno anche ortaggi,medicine ed altro.

La RESEDA onlus coordina queste azioni e, come precedentemente fatto durante il terremoto dell’Aquila, installerà insieme ad aziende che si metteranno gratuitamente a disposizione, sistemi fotovoltaici e termici solari, i facilitatori delle Transition Town ci daranno una mano per quanto riguarda il sostegno sociale alle comunità locali.

Uno degli strumenti con cui intendiamo agire localmente è il Transition Van, un furgone adibito al soccorso e al sostegno delle comunità locali.

Sarà data assistenza anche per realizzare sistemi di recupero delle acque, case e stalle ecologiche realizzate con materiali naturali (legno, paglia, …), compost toilet, orti urbani e altri manufatti ecologici, un modo per attuare concretamente i principi della permacultura e delle transition town.

14053698_10209634120827368_2769217384114679037_o

Lavoro di ricerca nel Centro Storico

Questa e’ la prima volta in Italia che la permacultura ed il movimento della transizione uniscono le forze insieme a professionisti dell’ aiuto umanitario per risolvere una situazione d’emergenza nazionale. Quindi questo intervento se portato a termine con successo potrà innovare la cooperazione tra le genti per problemi gravi come terremoti, alluvioni e per il post-petrolio.

Come già fatto per l’Aquila cerchiamo aziende di produzione di pannelli solari che ci donino materiali e aziende termoidrauliche che ci aiutino nella loro installazione.14124903_1095543420526590_6308522956819090149_o Ci sarà comunque bisogno di denaro per l’acquisto dei materiali necessari, per le spese vive del progetto e l’acquisto di attrezzature. E’ anche un occasione per fare la tua parte come volontario, fare esperienza e imparare.

La RESEDA è fermamente convinta della possibilità di una collaborazione solidale tra i popoli in Italia e all’estero, sia in situazioni di emergenza sia per l’obiettivo comune della sostenibilità ecologica. In questi anni la RESEDA si è attivata in diversi ambiti sia in Italia sia all’estero.

 

 

Roberto Salustri

Un ponte tra Europa e Centro America, tra Italia e Costa Rica

Tra pochissimi giorni partirà la 7° edizione del “Field Study Abroad”, corso di formazione e specializzazione per studenti  universitari e professionisti riguardante soluzioni pratiche e integrate per migliorare le condizioni delle comunità in Paesi in Via di Sviluppo o emergenti attraverso uno sviluppo sostenibile.

Impianto fotovoltaico Green Residence Hotel, Costa Rica.

Impianto fotovoltaico Green Residence Hotel, Costa Rica.

A partire da alcuni corsi universitari come “Engineering for Developing Communities” della Columbia University di New York, “Global Leadership and Sustainable Development” della Hawaii Pacific University, “Engeneering for Sustainable Development” dell’University of Cambridge e “Design for Cooperation and Development”dell’ Universitá La Sapienza di Roma, un team di studenti universitari e professionisti sotto la guida del Prof. Ing. Andrea Micangeli del CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, il quale conta 12 Università Italiane) in collaborazione con il Direttore Esecutivo della CIC – Camara de Industria e Comercio italo costarricense Ing. Marco Ricci, gestiscono e organizzano un’esperienza unica tra Honduras e Costa Rica.

Il progetto ha lo scopo di insegnare e mostrare alle persone coinvolte lo stretto legame tra le nuove tecnologie, l’applicazione delle stesse, la cooperazione e lo studio della scienze sociali, per ottenere una crescita e uno sviluppo sostenibile delle aree in via di sviluppo, così da poter fare dei passi avanti nel raggiungere gli obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals) prefissati dalle Nazioni Unite per il 2030.

Con una speciale attenzione allo studio e sviluppo di tecnologie che rispettino gli standard di sostenibilità e sviluppo integrato, si affrontano temi relazionati a energia, acqua, ambiente e cooperazione internazionale, permettendo ai partecipanti di lavorare sul campo in ambienti rurali, così come entrare in contatto con istituzioni nazionali e internazionali. Il programma si focalizza sulle tecnologie alimentate da fonti rinnovabili e sul’insegnamento delle basi per l’elaborazione e la stesura di progetti o piani di azione per ridurre le emissioni di CO2, progetti solitamente finanziabili da fondi nazionali e internazionali.

Negli ultimi anni, i Peasi del Centro America si sono proposti come parte attiva di questi progetti, in particolar modo la collaborazione è molto proficua con l’Honduras e il Costa Rica, che fu anche la sede del primo Field Study Abroad.

Idroelettrica nella comunità El Diptamo, Honduras.

Idroelettrica nella comunità El Diptamo, Honduras.

I partner coinvolti sono tanti, soprattutto in Costa Rica, con accordi con i  principali protagonisti del mercato elettrico come l’Instituto Nacional de Electricidad (ICE), la Compañia Nacional de Fuerza y Luz (CNFL) e le Cooperativas de Electricidad come Coopesantos e Coopeguanacaste, oltre alle collaborazione con alcune Università di Costa Rica. In Honduras si collabora con la Secretaría de Recursos Naturales y Ambiente de Honduras (SERNA), il Banco Centroamericano de Integracion Economica (BCIE), il Programa de las Naciones Unidas para el Desarrollo (PNUD), la Universidad Nacional Autonoma de Honduras (UNAH), oltre ad alcune ONG.

10371392_10206574731992213_8297060696950566365_n

Riunione presso la BCIE, Honduras.

Il Field Study Abroad è un’importante possibilità per gli studenti europei e statunitensi di conoscere le reali opportunità di lavoro sociale e impreditoriale tanto in Costa Rica quanto in Centro America. La settimana edizione del FSA si svolge in 2 Paesi principalmente: Honduras, Paese con grandi ricchezze naturali ma anche con aree molto povere, e Costa Rica, dove, oltre a visitare e studiare alcune fattorie eco-sostenibili, si incontrano le più importanti imprese europee e internazionali (come ENEL Green Power) e costaricensi, come Coopesantos o ICE, con la quale ci si incontrerà durante il corso, il prossimo 13 di ottobre, nella sede Sabana Norte di ICE, San José di Costa Rica.

La Universidad de Costa Rica (UCR) e la Universidad Nacional (UNA) sono parte dell’accordo tra il CIRPS, la Columbia University di New York e la University of Cambridge, UK e il Paese Costa Rica.

Il CIRPS supporta e promuove in Italia l’importanza del Field Study Abroad, a partire dal suo Direttore Generale, Prof. Ing. Vincenzo Naso, il quale è stato un pioniere con il Prof. Andrea Micangeli quando nel 2010, participò alla formazione dei dirigenti dei Ministerios de Energia de los Paises dell’America Centrale in occasione del corso di aggiornamento riguardante le energie rinnovabili (SICA 2010).

Gli studi iniziati dai ricercatori e dagli studenti collaboratori del Cirps negli ultimi anni, hanno già dato alla luce alcuni risultati significativi che simboleggiano la cooperazione tra questi Paesi, come l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto del Green Residence Hotel, situato in pieno centro a San José de Costa Rica (Av.1, Calle 1-3), con il supporto delle Cooperative o la diffusione della nuova tecnologia “Smart” in collaborazione con ICE.

Andrea Micangeli, Marco Ricci

Kitobo Island, lo sviluppo è solare

Attracchiamo, o meglio, spiaggiamo la barca sulla battigia di Kitobo, davanti alla caserma della polizia, e ci addentriamo nel villaggio principale (o landing site, come vengono chiamati i villaggi costieri qui) dell’isola, situato nella sua punta sud-occidentale.

Attività quotidiana

Attività quotidiana

Siamo nel lago Vittoria, come spiegato in questo post. Circa 1.500 persone vivono addossati gli uni agli altri, formando una piccola ma densa baraccopoli, dai mille colori ed odori, su cui domina quello di pesce essiccato (silver fish) e di tilapia fritta nell’olio di palma, specialità onnipresente. Orde di bimbi ci salutano, sgusciando tra donne che cucinano con legna fuori dalla porta di casa, piccoli venditori con frutta e verdura esposte, e andirivieni di pescatori che vanno a sistemare le loro barche dopo la nottata. Dopo aver scambiato i saluti di rito con capovillaggio e altri conoscenti ed amici, ed essere passati dal negozio che vende di tutto un po’, ci dirigiamo su in cantiere. Qui, sul piccolo altopiano che domina il villaggio dall’alto, stiamo allestendo un impianto fotovoltaico, in uno spazio coperto da erba verde, periodicamente bruciata da discutibili pratiche di allevamento diffuse tradizionalmente in tutto il mondo. Passiamo tra la gente, che ormai ogni giorno ci chiede quando avranno l’elettricità.

Lavoratori locali a fine giornata, con il villaggio di Kitobo sullo sfondo.

Lavoratori locali a fine giornata, con il villaggio di Kitobo sullo sfondo.

Vedono ora finalmente i pali e i cavi della rete di distribuzione, costruita dalla REA (Rural Electrification Agency), agenzia governativa ugandese che ha fornito la sua preziosa collaborazione al progetto. Pochi hanno l’elettricità, allacciati a un vecchio generatore a benzina, che ha ormai tirato le cuoia ed era molto costoso, o a piccoli pannelli solari che consentono l’uso di lampadine o poco più. Gli allacci sono spesso artigianali e i cavi di pessima qualità.

Anche oggi, AVSI, ONG italiana con sede in Uganda e in decine di Paesi nel mondo, Finafrica e Kafophan, ONG locali che si occupano di tematiche sociali quali la lotta all’AIDS, tengono una riunione con gente del villaggio. Sono riunioni in cui si cercano e trovano soluzioni comunitarie per trarre vantaggio dell’imminente arrivo dell’elettricità. Si parla di nuovi business, che spaziano dalla falegnameria, alla macchina del ghiaccio per poter conservare il pesce senza dover comprare il ghiaccio dalla terraferma, a lavatrici. Tanti abitanti si dicono soddisfatti per il lavoro delle due ONG: si sentono ora più padroni dei loro piccoli affari (di solito piccoli negozi), riescono a risparmiare parte dei guadagni e pianificare futuri piccoli investimenti.

Nuove generazioni; a sinistra le reti usate per l'essicazione del pesce.

Nuove generazioni; a sinistra le reti usate per l’essicazione del pesce.

Un altro ente coinvolto nel progetto è il CIRPS, Centro Interuniversitario per la Ricerca sullo Sviluppo Sostenibile, che si occupa principalmente di assistenza tecnica e logistica, e della formazione tecnica del personale locale che gestirà l’impianto durante la fase operativa. Il CIRPS vanta esperienza pluri-decennale in energie rinnovabili ed acqua in ambito della cooperazione internazionale, con decine di Paesi interessati e con un corso, Field Study Abroad, che due o tre volte all’anno forma studenti italiani e stranieri sul campo, con periodi mensili di contatto e coinvolgimento diretto in progetti in Paesi quali Honduras, Nicaragua, Costa Rica. Il suo coordinatore, il Prof. Andrea Micangeli, dell’Università Sapienza di Roma, a Kitobo ha già impartito un corso di un paio di settimane su energia ed elettricità, con sorprendenti risultati in termini di comprensione da parte della decina di locali assistenti. Il Dott. Daniele Viganò (CIRPS) sta invece seguendo sul campo passo passo la costruzione dell’impianto, dalla prima zolla fino all’allaccio finale. La presenza sul campo di CIRPS, AVSI, FInafrica e Kafophan è fondamentale come ponte logistico, tecnico, linguistico ed organizzativo agli enti italiani coinvolti nel progetto, primi fra tutti gli investitori di Absolute Energy, di cui la coordinatrice di progetto, Valeria Gambino, da oltre un anno mette anima e corpo per la buona riuscita di quello che, si spera, sia solo il primo di una serie di progetti.

Absolute Energy, AVSI, e CIRPS sono i tre partner di questo progetto, chiamato Sustainable Energy Services for Kitobo Island, co-finanziato dalla Energy & Environment Partnership (EEP), formata dal Ministro degli Affari Esteri finlandese, la Austrian Development Agency e il Department for International Development (DFID) del Regno Unito. Il progetto è stato sviluppato con il supporto dell’Electricity Regulatory Agency (ERA).

In cantiere, qui il personale locale, costituito da lavoratori del posto impiegati nelle opere civili, e il capocantiere italiano di Work System, impresa costruttrice già operante nell’allestimento di impianti solari in Eritrea, lavorano fianco a fianco tutto il giorno, bucando il suolo roccioso per installare le strutture di supporto ai pannelli fotovoltaici, che stanno attraversando in questo momento il Mediterraneo.

Installazione della rete di distribuzione, a carico della REA.

Installazione della rete di distribuzione, a carico della REA.

L’impianto sarà costituito da 225 kW nominali di pannelli fotovoltaici, più un generatore Diesel che farà da supporto in caso di emergenza, di alto carico, o di vari giorni consecutivi senza sole. Innovative batterie al vanadio, fornite da Gildermeister, permetteranno di accumulare l’energia solare eccedente in maniera pulita e sicura, fornendola di notte. In questo modo, saranno soppiantati tutti gli altri piccoli sistemi fonti di elettricità, costosi e poco potenti, specialmente piccoli generatori. L’energia prodotta in maniera pulita consentirà inoltre di abbattere l’inquinamento locale e darà il suo piccolo contributo alla riduzione di gas serra, in linea con le promesse della comunità internazionale accordate ufficialmente con l’accordo di Parigi lo scorso novembre 2015, e in via di ratifica in vari Paesi (ma non ancora in Italia, firma questo appello). Un piccolo contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici, che qui, come in molti paesi in via di sviluppo il cui legame con risorse naturali e clima è forte, si fa sentire molto. Le precipitazioni stanno cambiando intensità e frequenza, alterando le stagioni di pesca ed agricultura, e noi stessi siamo stati testimoni di ben tre fortissime trombe d’aria, fenomeno sconosciuto fino a quest’anno e mai osservato dai locali, probabilmente dovuto alle acque sempre più abbondanti e calde del lago.

Mentre il lavoro quotidiano procede con sudore in cantiere e con il superamento di piccoli e grandi problemi dal campo e dall’ufficio, dovuti alle difficoltà di trasporto e a materiali a volte difficilmente disponibili, la popolazione locale sa che sta per vivere un cambio epocale nei suoi modi di vita. La principale fonte di illuminazione ancora oggi è spesso il cherosene, combustibile fossile costoso, pericoloso (causa incendi facilmente, e in queste condizioni il fuoco si propaga rapidamente), tossico (dà origine a vari problemi respiratori), ed inquinante. Inoltre, l’elettricità consente l’utilizzo di apparecchiature elettroniche che migliorano considerabilmente la qualità di vita, sia per quanto riguarda l’alimentazione (frigoriferi), che lo svago (televisione, radio, altoparlanti), che per attività commerciali in negozi, parrucchieri, cinema, artigiani.

Mentre finisce un’altra giornata, e la nostra barca si allinea perfettamente tra il Sole rosso cremisi davanti e la luna quasi piena alla spalle, gialla zafferano, l’oscurità avvolge il villaggio con la velocità del tramonto tipica dell’equatore. Un’oscurità bella, romantica, che permette di vedere le stelle come fossimo in mezzo alle Alpi, che fa giocare tra loro i colori come fosse un quadro dell’Ottocento. Ma che rappresenta anche uno degli ostacoli più importanti allo sviluppo e al benessere. Quel benessere e tranquillità che in Africa ancora mancano e che sono necessarie per poter avere il privilegio per nulla scontato di sentirsi bene ed apprezzare la stessa bellezza di un cielo, dell’ippopotamo che a volte fa capolino tra queste acque per pascolare a riva, di un tramonto, o un’alba, senza preoccuparsi troppo di come fare per procurarsi il cibo il giorno dopo.

Nel corso del progetto è fondamentale il coinvolgimento e la collaborazione costante con la comunità, tramite incontri, ascolto reciproco, e lavoro gomito a gomito.

Nel corso del progetto è fondamentale il coinvolgimento e la collaborazione costante con la comunità, tramite incontri, ascolto reciproco, e lavoro gomito a gomito.

Maggiori informazioni sul progetto: http://eepafrica.org/location/uga11085-sustainable-energy-services-for-kitobo-island/

Daniele Viganò (CIRPS / Legambiente Lecco / Work System)

Albe dorate e futuro più roseo: le isole Ssese

La nostra barca si avvicina a Kitobo, tra le luci del primo mattino che giocano in queste avvisaglie della nuova stagione delle piogge, con nuvole di un blu drammatico, sprazzi vermigli e un temporale all’orizzonte, annunciato da bianche saette lontane. Siamo nel Nord-Ovest del Lago Vittoria, nel Nord dell’arcipelago Ssese Islands, che prende onomatopeicamente il nome dalla famosa mosca che, in varie epoche, ha infestato queste 84 isole, costringendo la popolazione all’evacuazione per non esserne decimata, così come accaduto in altri parti dell’Uganda. Da qualche anno, però, queste isole stanno vivendo un lento ma progressivo cammino verso lo sviluppo, seppure tra varie difficoltà. La principale isola, Bugala, ospita Kalangala, il capoluogo dell’omonimo distretto che coincide con l’arcipelago, e ha conosciuto una recente evoluzione in termini di infrastrutture e servizi.

Alba dorata da Kalangala.

Alba dorata da Kalangala.

Quello che era un sentiero percorribile in 3 ore dai boda-boda (moto locali che fanno anche da trasporto), ora è una strada che attraversa tutta l’isola, terra rossa battuta in mezzo ai mille verdi attorniati dall’azzurro, e che in 40 minuti porta dal capoluogo al capo occidentale dell’isola, Bugoma, dove corre una delle due linee di traghetti che collegano l’arcipelago alla terraferma. Il trasporto è stato rivoluzionato con questi traghetti, sia in termini di costo, frequenza, affidabilità e sicurezza. Questi interventi si inseriscono in un progetto più ampio di sviluppo infrastrutturale, operato dalla società privata Kalangala Infrastructure Services (KIS), con l’appoggio del governo.

A seguito di queste comunicazioni più agevoli (il traghetto da Entebbe a Kalangala ci mette 3 ore e mezza, ma a un costo accessibile e con una maggiore sicurezza), anche il turismo sta prendendo piede, con lo sfruttamento dell’ampia insenatura che si estende attorno al villaggio di Lutoboka che ospita ora una decina di resort dai prezzi non eccessivi, anche se comunque pensati per bianchi. Questi pochi resort sono pressoché l’unica eccezione in queste isole, ancora in gran parte selvagge, e offrono albe e tramonti mozzafiato, oltre a un clima mite e una tranquillità e sicurezza da fare invidia a molte mete turistiche.

Palme da olio, onnipresenti sull'isola di Bugala.

Palme da olio, onnipresenti sull’isola di Bugala.

Un altro segno di cambiamento è la coltivazione smisurata e crescente di palme da olio, che hanno soppiantato la foresta tropicale originale, con il supporto di vari progetti tra cui spicca quello dell’IFAD. Tanto discusse e discutibili per il loro impatto ambientale negativo, d’altro canto stanno per ora dando lavoro a centinaia di proprietari e braccianti, con la formazione di cooperative locali. L’olio di palma, di conseguenza, è anche alla base della cucina locale.

Sistema a solare ad inseguimento dell'impianto ibrido di Bukuzindu.

Sistema a solare ad inseguimento dell’impianto ibrido di Bukuzindu.

Oltre ai trasporti, un’altra componente fondamentale è arrivata ultimamente: l’elettricità. Le isole Ssese risultano troppo lontane dalla terraferma per essere raggiunte dalla rete nazionale, per cui KIS ha installato un impianto ibrido, fotovoltaico-Diesel di Bukuzindu, con il quale può dare elettricità alla totalità dell’isola. La richiesta per ora si assesta, al picco, sui 0,4 MW, mentre l’impianto ha una potenza nominale di 1,6 MW. La componente di energia rinnovabile dell’impianto è costituita 3.820 moduli fotovoltaici, con un sistema di inseguimento solare automatico che risulta innovativo, unico in Uganda, e poco comune anche in Europa. I generatori a Diesel, con un oneroso consumo di 18-20.000 litri al mese, forniscono circa il 50% dell’energia, consentendo anche alle batterie di non scendere sotto uno stato di carica minimo. Le 480 batterie di piombo-acido, opportunamente gestite dal regolatore di carica dedicato, e monitorate opportunamente, assicurano l’immagazzinamento di energia in eccesso e l’erogazione durante i giorni nuvolosi, specialmente frequenti nella stagione delle piogge tra aprile e giugno.

L’arcipelago si distingue per la presenza di tanti piccoli villaggi di pescatori incastonati tra le acque, le distese di foreste ancora vergini e altopiani coperti da prati, laddove la roccia lateritica quasi affiora. Il lago, durante le notti senza luna, diventa un’incredibile costellazione variegata di lucine, con le quali i pescatori, seduti sulle loro barche di legno, attraggono i banchi di silver fish. Sebbene in alcune isole l’agricultura stia iniziando a prendere piede, con la coltivazione su piccola scala di matoke (platani), riso, cassava, passion fruits, ananas, la pesca rimane la principale attività e fonte di introiti su cui si basa l’economia locale. Tuttavia, negli ultimi anni la pressione eccessiva sulla fauna ittica, dovuta soprattutto all’incremento demografico e alla pesca illegale (praticata con reti fine come zanzariere), sta depauperando il più grande bacino di acqua dolce dell’Africa della sua biodiversità, mettendo in difficoltà anche l’economia kalangalese poco diversificata. Biodiversità che era già stata compromessa decine di anni fa con l’introduzione nel lago del pesce persico del Nilo da parte dei coloni britannici. Questo pesce, pregiato commercialmente specialmente in Occidente, era presente in precedenza solo nelle acque fluviali del grande fiume, ma si adattò benissimo alle acque lacustri, a scapito di pressoché tutte le altre specie. Il risultato è che molte specie tropicali sono ora estinte o quasi, e che le specie presenti sono principalmente solo tre (pesce persico del Nilo, tilapia, silver fish). Sul loro commercio si basa gran parte dell’economia locale. I villaggi, al di là del capoluogo relativamente sviluppato, sono costituiti da decine o poche centinaia di casette, perlopiù di legno, o di fango e paglia. L’introito medio è spesso sotto la soglia della povertà, sebbene le risorse naturali (acqua, presa dal lago e bollita, pesce, coltivazioni) consentano la sopravvivenza alimentare. Il tasso di HIV è allarmante, e tocca oltre il 50% in alcune isole, assestandosi attorno al 15% su tutto l’arcipelago. La disoccupazione e l’isolamento più o meno forzato (il trasporto e il commercio tra isole e terraferma è per forza di cose costoso) sono altri ostacoli al benessere. Lo spirito imprenditoriale, la voglia di lavorare, e la volontà di mettersi in gioco con microfinanziamenti, spesso additati come mancanti da chi non conosce queste realtà, sono in realtà spesso presenti ma insufficienti per garantirsi un futuro più sereno: il salario medio di un insegnante non arriva ai 100 dollari al mese, e la maggior parte della popolazione vive con due dollari al giorno. Eppure, negli occhi degli abitanti, spesso immigrati da altre regioni dell’Uganda per cercare fortuna, non manca mai l’allegria, né il calore del benvenuto e la voglia di ridere e scherzare con i bazungu (i bianchi).

Villaggio di Banda, unico dell’isoletta, che ospita anche un grazioso campeggio in stile hippie.

Villaggio di Banda, unico dell’isoletta, che ospita anche un grazioso campeggio in stile hippie.

Un altro grosso problema, tutt’altro che banale da risolvere, è la gestione dei rifiuti. L’invasione di prodotti plastici, senza un’adeguata informazione sulla loro gestione e sul loro impatto su salute e ambiente, sta producendo gli stessi risultati che l’Europa visse negli anni ’60-’70: profilattici usati, sacchetti, batterie sono abbandonati per le strade, tra le acque, nella terra, la stessa che viene coltivata. La scarsa conoscenza del concetto di biodegradabilità e la presenza di problemi più urgenti nascondono in realtà due ostacoli ancora maggiori: l’assenza di un tessuto industriale che possa prevedere il riciclo, e l’economicità dei prodotti petroliferi, che fanno risparmiare tempo, soldi, e contribuiscono anche alla conservazione degli alimenti. La gestione, quando presente, consiste nell’accumulo di rifiuti in una fossa, per poi bruciarli quando risultano eccessivi. Risulta obiettivamente difficile pensare a una soluzione diversa nell’immediato. E, dopo tutto, non è lontano da quanto in fin dei conti si fa in Europa: discariche ed inceneritori, con volumi di rifiuti decisamente maggiore e più pericolosi, anche se, questo sì, con accorgimenti tecnologici che consentono di ridurre drasticamente gli impatti ambientali, quantitativamente e spazialmente.

Bene… ma perché siamo dretti a Kitobo? Il personale del CIRPS (Centro Interuniversitario della Ricerca per lo Sviluppo) è impegnato in un progetto di sostenibilità di cui parleremo a breve in un prossimo post, e Kalangala sarà anche uno dei fulcri di uno dei corsi Field Study Abroad del 2017, tenuti dallo stesso CIRPS, e frequentati ogni anno da decine di studenti per apprendere sul campo cosa voglia dire lavorare in progetti di sostenibilità in ambito di cooperazione internazionale.

Daniele Viganò (CIRPS / Legambiente Lecco / Work System)

Engineering for Sustainable and Developing Communities: Docenti e Studenti in collaborazione con gli attori della Cooperazione per lo sviluppo sostenibile

4

 

 

CLICCA SUL SEGUENTE LINK PER LA LOCANDINA!!!!

GDEE_2 Conference 2

 GDEE2

L’università è sempre più un attore chiave della cooperazione allo sviluppo, sia attraverso una crescente offerta di specifici corsi di laurea e dottorato sia tramite la partecipazione dell’istituzione, o di singoli docenti, in progetti di cooperazione in partenariato con altri attori, le ONG in primis. Il seminario “Engineering for Sustainable and Developing Communities” intende approfondire lo stato dell’arte del coinvolgimento dell’università – in particolare dei dipartimenti tecnico-scientifici – nel settore della cooperazione internazionale: evidenziare buone prassi, lezioni apprese e sfide ancora aperte al fine di raggiungere un ulteriore miglioramento delle esperienze esistenti.
Il seminario, organizzato in collaborazione con Università di Roma – Sapienza, si colloca tra le attività del progetto europeo “Global Dimension in Engineering Education“ di cui CFSI e Università di Trento sono partner insieme a università e ONG spagnole e inglesi. Il progetto ha fra i suoi obiettivi la promozione delle occasioni di incontro, scambio e collaborazione tra le conoscenze teoriche proprie del mondo accademico-scientifico e le esperienze pratiche delle organizzazioni non governative di sviluppo.

Di seguito riportiamo il programma della conferenza:

5

La Conferenza, riguarda i principali CONCETTI, INDICATORI e LEZIONI APPRESE sulla SOSTENIBILITÀ NELL’INGEGNERIA E LA COOPERAZIONE,  a seguire gli invitati guideranno i Gruppi di lavoro e approfondimento con studenti, docenti e partecipanti.

 

 Martedì 10 Giugno Ore 10:00   SALUTI INTRODUTTIVI

Sapienza  Università di Roma,

Giorgio Graziani – DIMA, Direttore

Vincenzo Naso – CIRPS, Direttore

 

Relatori

University of Cambridge, CSD – Dr.Richard Fenner – Dr.Heather  Cruickshank

Hawaii Pacific University , Prof. Regina Osteergard (ingegnere, docente di Natural Resource Management)

Columbia University, NYC, Dr.Stephan Forbes – NYC- Engineering for Developing Communities (VIDEO)

Università di Trento - Guido Zolezzi, Chair in Engineering for Human and Sustainable Development, UNESCO

ARCS ONG – Serge Noubon dieuproject – associazione ingegneri africani (Camerun)

 

 

INVITATI per le ONG-ONLUS

EWB NYC ONLUS – Edmund Doku (Ghana – USA)

Osservatorio Mediterraneo ONLUS– Dr. Zakaria Yahaya (Niger)

CISP ONG  - Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli Paolo Dieci – Direttore

AGIRE ONG – Rappresentati di consorzi di ONG come ad esempio – dr. Marco Bertotto – Direttore

Re.Te. ONG – Daniela Guasco responsabile – Centro America

Ingegneria Senza Frontiere Roma ONLUS

ECSD – European Center of Sustainable Development  – Ing. V. Pellicciardi

Tecnologie Solidali ONLUS – Prof. Ing.Marco Balsi

ILITEC- Disable People International (DPI) ONLUS– Ing. Marco Bozzetti

A.R.P.J. Tetto ONLUS – Viviana Petrucci

 

MODERATORE

Università di Roma   - Andrea Micangeli, Coordinatore Tecnologie Energetiche per la Sostenibilità, CIRPS-DIMA

 

 

GRUPPI di LAVORO e APPROFONDIMENTO

 

 

11:00 – 12:00  presentazioni, domade, dibattito  e approfondimenti su 4 temi interconnessi Coordinatore, Relatore, Portavoce

 

-   Gruppo 1: Collaborazione ONG – Università nell’educazione formale

Francesco Mongera (TN), Pierre Eyoung (Associazione Ingegneri Africani), Marco Ricci (Dottorando CIRPS)

 

-   Gruppo 2: I tirocini formativi nei Paesi Via di Sviluppo, tra studio e lavoro

Paolo Dieci (CISP), Daniela Guasco (RE.TE.),

 

-   Gruppo 3: Energy Water and Sanitation

Coordinatore, Relatore, Portavoce:  Serge Noubondieu ( ARCS ), Regina Osteergard (HPU), Studente CIRPS

 

-   Gruppo 4: Sustainability and Enegineering Projects

Coordinatore + Relatore + Portavoce: Cecchi (AISS), Richard Fenner (Cambridge), Marco Ricci PhD Sapienza

 

12:00 – 12:15 – Preparazione dei Report dei gruppi

 

CONCLUSIONI

12:15 – 13:00 – Condivisione lavori dei gruppi in plenaria e spazio ai partecipanti e nuove proposte di esperienze di collaborazione Università nella cooperazione.

 

IN CHIUSURA APERITIVO DELLA COOPERAZIONE

 

GDEE1