Terremoto Centro Italia

Una squadra di volontari e tecnici di RESEDA sono intervenuti subito sui luoghi del terremoto con attrezzature per la ricerca di dispersi (search and rescue), mettendosi a disposizione dei VVF già presenti sul posto.

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Primo soccorso ad Amatrice

Già il primo giorno nasceva una rete di supporto alla squadra che era sul posto e per azioni future a sostegno della popolazione colpita dal sisma. Transition Italia iniziava subito una raccolta fondi, l’Istituto italiano di permacultura si metteva a disposizione gratuitamente con i propri tecnici. Inoltre come già era successo all’Aquila, durante il terremoto del 2009, per il progetto “Il Sole dopo la tempesta” l’ass. Tecnologie Solidali, il CIRPS e professori dell’Università “La sapienza di Roma” si mettevano a disposizione per interventi tecnici.

Questa Task force, coadiuvata anche da numerosi volontari fornirà:

Amatrice 27 agosto 2016

Amatrice 27 agosto 2016

  • supporto tecnico e impianti solari per le aziende agricole montane colpite dal sisma;
  • supporto tecnico per il design in permacultura delle aziende agricole montane e per i paesi
  • colpiti dal sisma;
  • supporto sociale per la cittadinanza per sostenere le capacità di resilienza, di
  • collaborazione e di azioni collettive (con i metodi delle Transition Town);
  • supporto tecnico alla ricostruzione ecologica degli edifici.

L’Istituto Italiano per la Permacultura – IIP fornirà designers per aumentare la produzione di cibo locale in modo sostenibile all’interno delle aziende agricole locali, orti urbani collettivi, giardini foresta/food forests, vigne di permacultura dove si produrranno anche ortaggi,medicine ed altro.

La RESEDA onlus coordina queste azioni e, come precedentemente fatto durante il terremoto dell’Aquila, installerà insieme ad aziende che si metteranno gratuitamente a disposizione, sistemi fotovoltaici e termici solari, i facilitatori delle Transition Town ci daranno una mano per quanto riguarda il sostegno sociale alle comunità locali.

Uno degli strumenti con cui intendiamo agire localmente è il Transition Van, un furgone adibito al soccorso e al sostegno delle comunità locali.

Sarà data assistenza anche per realizzare sistemi di recupero delle acque, case e stalle ecologiche realizzate con materiali naturali (legno, paglia, …), compost toilet, orti urbani e altri manufatti ecologici, un modo per attuare concretamente i principi della permacultura e delle transition town.

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Lavoro di ricerca nel Centro Storico

Questa e’ la prima volta in Italia che la permacultura ed il movimento della transizione uniscono le forze insieme a professionisti dell’ aiuto umanitario per risolvere una situazione d’emergenza nazionale. Quindi questo intervento se portato a termine con successo potrà innovare la cooperazione tra le genti per problemi gravi come terremoti, alluvioni e per il post-petrolio.

Come già fatto per l’Aquila cerchiamo aziende di produzione di pannelli solari che ci donino materiali e aziende termoidrauliche che ci aiutino nella loro installazione.14124903_1095543420526590_6308522956819090149_o Ci sarà comunque bisogno di denaro per l’acquisto dei materiali necessari, per le spese vive del progetto e l’acquisto di attrezzature. E’ anche un occasione per fare la tua parte come volontario, fare esperienza e imparare.

La RESEDA è fermamente convinta della possibilità di una collaborazione solidale tra i popoli in Italia e all’estero, sia in situazioni di emergenza sia per l’obiettivo comune della sostenibilità ecologica. In questi anni la RESEDA si è attivata in diversi ambiti sia in Italia sia all’estero.

 

 

Roberto Salustri

Un ponte tra Europa e Centro America, tra Italia e Costa Rica

Tra pochissimi giorni partirà la 7° edizione del “Field Study Abroad”, corso di formazione e specializzazione per studenti  universitari e professionisti riguardante soluzioni pratiche e integrate per migliorare le condizioni delle comunità in Paesi in Via di Sviluppo o emergenti attraverso uno sviluppo sostenibile.

Impianto fotovoltaico Green Residence Hotel, Costa Rica.

Impianto fotovoltaico Green Residence Hotel, Costa Rica.

A partire da alcuni corsi universitari come “Engineering for Developing Communities” della Columbia University di New York, “Global Leadership and Sustainable Development” della Hawaii Pacific University, “Engeneering for Sustainable Development” dell’University of Cambridge e “Design for Cooperation and Development”dell’ Universitá La Sapienza di Roma, un team di studenti universitari e professionisti sotto la guida del Prof. Ing. Andrea Micangeli del CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, il quale conta 12 Università Italiane) in collaborazione con il Direttore Esecutivo della CIC – Camara de Industria e Comercio italo costarricense Ing. Marco Ricci, gestiscono e organizzano un’esperienza unica tra Honduras e Costa Rica.

Il progetto ha lo scopo di insegnare e mostrare alle persone coinvolte lo stretto legame tra le nuove tecnologie, l’applicazione delle stesse, la cooperazione e lo studio della scienze sociali, per ottenere una crescita e uno sviluppo sostenibile delle aree in via di sviluppo, così da poter fare dei passi avanti nel raggiungere gli obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals) prefissati dalle Nazioni Unite per il 2030.

Con una speciale attenzione allo studio e sviluppo di tecnologie che rispettino gli standard di sostenibilità e sviluppo integrato, si affrontano temi relazionati a energia, acqua, ambiente e cooperazione internazionale, permettendo ai partecipanti di lavorare sul campo in ambienti rurali, così come entrare in contatto con istituzioni nazionali e internazionali. Il programma si focalizza sulle tecnologie alimentate da fonti rinnovabili e sul’insegnamento delle basi per l’elaborazione e la stesura di progetti o piani di azione per ridurre le emissioni di CO2, progetti solitamente finanziabili da fondi nazionali e internazionali.

Negli ultimi anni, i Peasi del Centro America si sono proposti come parte attiva di questi progetti, in particolar modo la collaborazione è molto proficua con l’Honduras e il Costa Rica, che fu anche la sede del primo Field Study Abroad.

Idroelettrica nella comunità El Diptamo, Honduras.

Idroelettrica nella comunità El Diptamo, Honduras.

I partner coinvolti sono tanti, soprattutto in Costa Rica, con accordi con i  principali protagonisti del mercato elettrico come l’Instituto Nacional de Electricidad (ICE), la Compañia Nacional de Fuerza y Luz (CNFL) e le Cooperativas de Electricidad come Coopesantos e Coopeguanacaste, oltre alle collaborazione con alcune Università di Costa Rica. In Honduras si collabora con la Secretaría de Recursos Naturales y Ambiente de Honduras (SERNA), il Banco Centroamericano de Integracion Economica (BCIE), il Programa de las Naciones Unidas para el Desarrollo (PNUD), la Universidad Nacional Autonoma de Honduras (UNAH), oltre ad alcune ONG.

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Riunione presso la BCIE, Honduras.

Il Field Study Abroad è un’importante possibilità per gli studenti europei e statunitensi di conoscere le reali opportunità di lavoro sociale e impreditoriale tanto in Costa Rica quanto in Centro America. La settimana edizione del FSA si svolge in 2 Paesi principalmente: Honduras, Paese con grandi ricchezze naturali ma anche con aree molto povere, e Costa Rica, dove, oltre a visitare e studiare alcune fattorie eco-sostenibili, si incontrano le più importanti imprese europee e internazionali (come ENEL Green Power) e costaricensi, come Coopesantos o ICE, con la quale ci si incontrerà durante il corso, il prossimo 13 di ottobre, nella sede Sabana Norte di ICE, San José di Costa Rica.

La Universidad de Costa Rica (UCR) e la Universidad Nacional (UNA) sono parte dell’accordo tra il CIRPS, la Columbia University di New York e la University of Cambridge, UK e il Paese Costa Rica.

Il CIRPS supporta e promuove in Italia l’importanza del Field Study Abroad, a partire dal suo Direttore Generale, Prof. Ing. Vincenzo Naso, il quale è stato un pioniere con il Prof. Andrea Micangeli quando nel 2010, participò alla formazione dei dirigenti dei Ministerios de Energia de los Paises dell’America Centrale in occasione del corso di aggiornamento riguardante le energie rinnovabili (SICA 2010).

Gli studi iniziati dai ricercatori e dagli studenti collaboratori del Cirps negli ultimi anni, hanno già dato alla luce alcuni risultati significativi che simboleggiano la cooperazione tra questi Paesi, come l’installazione di un impianto fotovoltaico sul tetto del Green Residence Hotel, situato in pieno centro a San José de Costa Rica (Av.1, Calle 1-3), con il supporto delle Cooperative o la diffusione della nuova tecnologia “Smart” in collaborazione con ICE.

Andrea Micangeli, Marco Ricci

Kitobo Island, lo sviluppo è solare

Attracchiamo, o meglio, spiaggiamo la barca sulla battigia di Kitobo, davanti alla caserma della polizia, e ci addentriamo nel villaggio principale (o landing site, come vengono chiamati i villaggi costieri qui) dell’isola, situato nella sua punta sud-occidentale.

Attività quotidiana

Attività quotidiana

Siamo nel lago Vittoria, come spiegato in questo post. Circa 1.500 persone vivono addossati gli uni agli altri, formando una piccola ma densa baraccopoli, dai mille colori ed odori, su cui domina quello di pesce essiccato (silver fish) e di tilapia fritta nell’olio di palma, specialità onnipresente. Orde di bimbi ci salutano, sgusciando tra donne che cucinano con legna fuori dalla porta di casa, piccoli venditori con frutta e verdura esposte, e andirivieni di pescatori che vanno a sistemare le loro barche dopo la nottata. Dopo aver scambiato i saluti di rito con capovillaggio e altri conoscenti ed amici, ed essere passati dal negozio che vende di tutto un po’, ci dirigiamo su in cantiere. Qui, sul piccolo altopiano che domina il villaggio dall’alto, stiamo allestendo un impianto fotovoltaico, in uno spazio coperto da erba verde, periodicamente bruciata da discutibili pratiche di allevamento diffuse tradizionalmente in tutto il mondo. Passiamo tra la gente, che ormai ogni giorno ci chiede quando avranno l’elettricità.

Lavoratori locali a fine giornata, con il villaggio di Kitobo sullo sfondo.

Lavoratori locali a fine giornata, con il villaggio di Kitobo sullo sfondo.

Vedono ora finalmente i pali e i cavi della rete di distribuzione, costruita dalla REA (Rural Electrification Agency), agenzia governativa ugandese che ha fornito la sua preziosa collaborazione al progetto. Pochi hanno l’elettricità, allacciati a un vecchio generatore a benzina, che ha ormai tirato le cuoia ed era molto costoso, o a piccoli pannelli solari che consentono l’uso di lampadine o poco più. Gli allacci sono spesso artigianali e i cavi di pessima qualità.

Anche oggi, AVSI, ONG italiana con sede in Uganda e in decine di Paesi nel mondo, Finafrica e Kafophan, ONG locali che si occupano di tematiche sociali quali la lotta all’AIDS, tengono una riunione con gente del villaggio. Sono riunioni in cui si cercano e trovano soluzioni comunitarie per trarre vantaggio dell’imminente arrivo dell’elettricità. Si parla di nuovi business, che spaziano dalla falegnameria, alla macchina del ghiaccio per poter conservare il pesce senza dover comprare il ghiaccio dalla terraferma, a lavatrici. Tanti abitanti si dicono soddisfatti per il lavoro delle due ONG: si sentono ora più padroni dei loro piccoli affari (di solito piccoli negozi), riescono a risparmiare parte dei guadagni e pianificare futuri piccoli investimenti.

Nuove generazioni; a sinistra le reti usate per l'essicazione del pesce.

Nuove generazioni; a sinistra le reti usate per l’essicazione del pesce.

Un altro ente coinvolto nel progetto è il CIRPS, Centro Interuniversitario per la Ricerca sullo Sviluppo Sostenibile, che si occupa principalmente di assistenza tecnica e logistica, e della formazione tecnica del personale locale che gestirà l’impianto durante la fase operativa. Il CIRPS vanta esperienza pluri-decennale in energie rinnovabili ed acqua in ambito della cooperazione internazionale, con decine di Paesi interessati e con un corso, Field Study Abroad, che due o tre volte all’anno forma studenti italiani e stranieri sul campo, con periodi mensili di contatto e coinvolgimento diretto in progetti in Paesi quali Honduras, Nicaragua, Costa Rica. Il suo coordinatore, il Prof. Andrea Micangeli, dell’Università Sapienza di Roma, a Kitobo ha già impartito un corso di un paio di settimane su energia ed elettricità, con sorprendenti risultati in termini di comprensione da parte della decina di locali assistenti. Il Dott. Daniele Viganò (CIRPS) sta invece seguendo sul campo passo passo la costruzione dell’impianto, dalla prima zolla fino all’allaccio finale. La presenza sul campo di CIRPS, AVSI, FInafrica e Kafophan è fondamentale come ponte logistico, tecnico, linguistico ed organizzativo agli enti italiani coinvolti nel progetto, primi fra tutti gli investitori di Absolute Energy, di cui la coordinatrice di progetto, Valeria Gambino, da oltre un anno mette anima e corpo per la buona riuscita di quello che, si spera, sia solo il primo di una serie di progetti.

Absolute Energy, AVSI, e CIRPS sono i tre partner di questo progetto, chiamato Sustainable Energy Services for Kitobo Island, co-finanziato dalla Energy & Environment Partnership (EEP), formata dal Ministro degli Affari Esteri finlandese, la Austrian Development Agency e il Department for International Development (DFID) del Regno Unito. Il progetto è stato sviluppato con il supporto dell’Electricity Regulatory Agency (ERA).

In cantiere, qui il personale locale, costituito da lavoratori del posto impiegati nelle opere civili, e il capocantiere italiano di Work System, impresa costruttrice già operante nell’allestimento di impianti solari in Eritrea, lavorano fianco a fianco tutto il giorno, bucando il suolo roccioso per installare le strutture di supporto ai pannelli fotovoltaici, che stanno attraversando in questo momento il Mediterraneo.

Installazione della rete di distribuzione, a carico della REA.

Installazione della rete di distribuzione, a carico della REA.

L’impianto sarà costituito da 225 kW nominali di pannelli fotovoltaici, più un generatore Diesel che farà da supporto in caso di emergenza, di alto carico, o di vari giorni consecutivi senza sole. Innovative batterie al vanadio, fornite da Gildermeister, permetteranno di accumulare l’energia solare eccedente in maniera pulita e sicura, fornendola di notte. In questo modo, saranno soppiantati tutti gli altri piccoli sistemi fonti di elettricità, costosi e poco potenti, specialmente piccoli generatori. L’energia prodotta in maniera pulita consentirà inoltre di abbattere l’inquinamento locale e darà il suo piccolo contributo alla riduzione di gas serra, in linea con le promesse della comunità internazionale accordate ufficialmente con l’accordo di Parigi lo scorso novembre 2015, e in via di ratifica in vari Paesi (ma non ancora in Italia, firma questo appello). Un piccolo contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici, che qui, come in molti paesi in via di sviluppo il cui legame con risorse naturali e clima è forte, si fa sentire molto. Le precipitazioni stanno cambiando intensità e frequenza, alterando le stagioni di pesca ed agricultura, e noi stessi siamo stati testimoni di ben tre fortissime trombe d’aria, fenomeno sconosciuto fino a quest’anno e mai osservato dai locali, probabilmente dovuto alle acque sempre più abbondanti e calde del lago.

Mentre il lavoro quotidiano procede con sudore in cantiere e con il superamento di piccoli e grandi problemi dal campo e dall’ufficio, dovuti alle difficoltà di trasporto e a materiali a volte difficilmente disponibili, la popolazione locale sa che sta per vivere un cambio epocale nei suoi modi di vita. La principale fonte di illuminazione ancora oggi è spesso il cherosene, combustibile fossile costoso, pericoloso (causa incendi facilmente, e in queste condizioni il fuoco si propaga rapidamente), tossico (dà origine a vari problemi respiratori), ed inquinante. Inoltre, l’elettricità consente l’utilizzo di apparecchiature elettroniche che migliorano considerabilmente la qualità di vita, sia per quanto riguarda l’alimentazione (frigoriferi), che lo svago (televisione, radio, altoparlanti), che per attività commerciali in negozi, parrucchieri, cinema, artigiani.

Mentre finisce un’altra giornata, e la nostra barca si allinea perfettamente tra il Sole rosso cremisi davanti e la luna quasi piena alla spalle, gialla zafferano, l’oscurità avvolge il villaggio con la velocità del tramonto tipica dell’equatore. Un’oscurità bella, romantica, che permette di vedere le stelle come fossimo in mezzo alle Alpi, che fa giocare tra loro i colori come fosse un quadro dell’Ottocento. Ma che rappresenta anche uno degli ostacoli più importanti allo sviluppo e al benessere. Quel benessere e tranquillità che in Africa ancora mancano e che sono necessarie per poter avere il privilegio per nulla scontato di sentirsi bene ed apprezzare la stessa bellezza di un cielo, dell’ippopotamo che a volte fa capolino tra queste acque per pascolare a riva, di un tramonto, o un’alba, senza preoccuparsi troppo di come fare per procurarsi il cibo il giorno dopo.

Nel corso del progetto è fondamentale il coinvolgimento e la collaborazione costante con la comunità, tramite incontri, ascolto reciproco, e lavoro gomito a gomito.

Nel corso del progetto è fondamentale il coinvolgimento e la collaborazione costante con la comunità, tramite incontri, ascolto reciproco, e lavoro gomito a gomito.

Maggiori informazioni sul progetto: http://eepafrica.org/location/uga11085-sustainable-energy-services-for-kitobo-island/

Daniele Viganò (CIRPS / Legambiente Lecco / Work System)

Albe dorate e futuro più roseo: le isole Ssese

La nostra barca si avvicina a Kitobo, tra le luci del primo mattino che giocano in queste avvisaglie della nuova stagione delle piogge, con nuvole di un blu drammatico, sprazzi vermigli e un temporale all’orizzonte, annunciato da bianche saette lontane. Siamo nel Nord-Ovest del Lago Vittoria, nel Nord dell’arcipelago Ssese Islands, che prende onomatopeicamente il nome dalla famosa mosca che, in varie epoche, ha infestato queste 84 isole, costringendo la popolazione all’evacuazione per non esserne decimata, così come accaduto in altri parti dell’Uganda. Da qualche anno, però, queste isole stanno vivendo un lento ma progressivo cammino verso lo sviluppo, seppure tra varie difficoltà. La principale isola, Bugala, ospita Kalangala, il capoluogo dell’omonimo distretto che coincide con l’arcipelago, e ha conosciuto una recente evoluzione in termini di infrastrutture e servizi.

Alba dorata da Kalangala.

Alba dorata da Kalangala.

Quello che era un sentiero percorribile in 3 ore dai boda-boda (moto locali che fanno anche da trasporto), ora è una strada che attraversa tutta l’isola, terra rossa battuta in mezzo ai mille verdi attorniati dall’azzurro, e che in 40 minuti porta dal capoluogo al capo occidentale dell’isola, Bugoma, dove corre una delle due linee di traghetti che collegano l’arcipelago alla terraferma. Il trasporto è stato rivoluzionato con questi traghetti, sia in termini di costo, frequenza, affidabilità e sicurezza. Questi interventi si inseriscono in un progetto più ampio di sviluppo infrastrutturale, operato dalla società privata Kalangala Infrastructure Services (KIS), con l’appoggio del governo.

A seguito di queste comunicazioni più agevoli (il traghetto da Entebbe a Kalangala ci mette 3 ore e mezza, ma a un costo accessibile e con una maggiore sicurezza), anche il turismo sta prendendo piede, con lo sfruttamento dell’ampia insenatura che si estende attorno al villaggio di Lutoboka che ospita ora una decina di resort dai prezzi non eccessivi, anche se comunque pensati per bianchi. Questi pochi resort sono pressoché l’unica eccezione in queste isole, ancora in gran parte selvagge, e offrono albe e tramonti mozzafiato, oltre a un clima mite e una tranquillità e sicurezza da fare invidia a molte mete turistiche.

Palme da olio, onnipresenti sull'isola di Bugala.

Palme da olio, onnipresenti sull’isola di Bugala.

Un altro segno di cambiamento è la coltivazione smisurata e crescente di palme da olio, che hanno soppiantato la foresta tropicale originale, con il supporto di vari progetti tra cui spicca quello dell’IFAD. Tanto discusse e discutibili per il loro impatto ambientale negativo, d’altro canto stanno per ora dando lavoro a centinaia di proprietari e braccianti, con la formazione di cooperative locali. L’olio di palma, di conseguenza, è anche alla base della cucina locale.

Sistema a solare ad inseguimento dell'impianto ibrido di Bukuzindu.

Sistema a solare ad inseguimento dell’impianto ibrido di Bukuzindu.

Oltre ai trasporti, un’altra componente fondamentale è arrivata ultimamente: l’elettricità. Le isole Ssese risultano troppo lontane dalla terraferma per essere raggiunte dalla rete nazionale, per cui KIS ha installato un impianto ibrido, fotovoltaico-Diesel di Bukuzindu, con il quale può dare elettricità alla totalità dell’isola. La richiesta per ora si assesta, al picco, sui 0,4 MW, mentre l’impianto ha una potenza nominale di 1,6 MW. La componente di energia rinnovabile dell’impianto è costituita 3.820 moduli fotovoltaici, con un sistema di inseguimento solare automatico che risulta innovativo, unico in Uganda, e poco comune anche in Europa. I generatori a Diesel, con un oneroso consumo di 18-20.000 litri al mese, forniscono circa il 50% dell’energia, consentendo anche alle batterie di non scendere sotto uno stato di carica minimo. Le 480 batterie di piombo-acido, opportunamente gestite dal regolatore di carica dedicato, e monitorate opportunamente, assicurano l’immagazzinamento di energia in eccesso e l’erogazione durante i giorni nuvolosi, specialmente frequenti nella stagione delle piogge tra aprile e giugno.

L’arcipelago si distingue per la presenza di tanti piccoli villaggi di pescatori incastonati tra le acque, le distese di foreste ancora vergini e altopiani coperti da prati, laddove la roccia lateritica quasi affiora. Il lago, durante le notti senza luna, diventa un’incredibile costellazione variegata di lucine, con le quali i pescatori, seduti sulle loro barche di legno, attraggono i banchi di silver fish. Sebbene in alcune isole l’agricultura stia iniziando a prendere piede, con la coltivazione su piccola scala di matoke (platani), riso, cassava, passion fruits, ananas, la pesca rimane la principale attività e fonte di introiti su cui si basa l’economia locale. Tuttavia, negli ultimi anni la pressione eccessiva sulla fauna ittica, dovuta soprattutto all’incremento demografico e alla pesca illegale (praticata con reti fine come zanzariere), sta depauperando il più grande bacino di acqua dolce dell’Africa della sua biodiversità, mettendo in difficoltà anche l’economia kalangalese poco diversificata. Biodiversità che era già stata compromessa decine di anni fa con l’introduzione nel lago del pesce persico del Nilo da parte dei coloni britannici. Questo pesce, pregiato commercialmente specialmente in Occidente, era presente in precedenza solo nelle acque fluviali del grande fiume, ma si adattò benissimo alle acque lacustri, a scapito di pressoché tutte le altre specie. Il risultato è che molte specie tropicali sono ora estinte o quasi, e che le specie presenti sono principalmente solo tre (pesce persico del Nilo, tilapia, silver fish). Sul loro commercio si basa gran parte dell’economia locale. I villaggi, al di là del capoluogo relativamente sviluppato, sono costituiti da decine o poche centinaia di casette, perlopiù di legno, o di fango e paglia. L’introito medio è spesso sotto la soglia della povertà, sebbene le risorse naturali (acqua, presa dal lago e bollita, pesce, coltivazioni) consentano la sopravvivenza alimentare. Il tasso di HIV è allarmante, e tocca oltre il 50% in alcune isole, assestandosi attorno al 15% su tutto l’arcipelago. La disoccupazione e l’isolamento più o meno forzato (il trasporto e il commercio tra isole e terraferma è per forza di cose costoso) sono altri ostacoli al benessere. Lo spirito imprenditoriale, la voglia di lavorare, e la volontà di mettersi in gioco con microfinanziamenti, spesso additati come mancanti da chi non conosce queste realtà, sono in realtà spesso presenti ma insufficienti per garantirsi un futuro più sereno: il salario medio di un insegnante non arriva ai 100 dollari al mese, e la maggior parte della popolazione vive con due dollari al giorno. Eppure, negli occhi degli abitanti, spesso immigrati da altre regioni dell’Uganda per cercare fortuna, non manca mai l’allegria, né il calore del benvenuto e la voglia di ridere e scherzare con i bazungu (i bianchi).

Villaggio di Banda, unico dell’isoletta, che ospita anche un grazioso campeggio in stile hippie.

Villaggio di Banda, unico dell’isoletta, che ospita anche un grazioso campeggio in stile hippie.

Un altro grosso problema, tutt’altro che banale da risolvere, è la gestione dei rifiuti. L’invasione di prodotti plastici, senza un’adeguata informazione sulla loro gestione e sul loro impatto su salute e ambiente, sta producendo gli stessi risultati che l’Europa visse negli anni ’60-’70: profilattici usati, sacchetti, batterie sono abbandonati per le strade, tra le acque, nella terra, la stessa che viene coltivata. La scarsa conoscenza del concetto di biodegradabilità e la presenza di problemi più urgenti nascondono in realtà due ostacoli ancora maggiori: l’assenza di un tessuto industriale che possa prevedere il riciclo, e l’economicità dei prodotti petroliferi, che fanno risparmiare tempo, soldi, e contribuiscono anche alla conservazione degli alimenti. La gestione, quando presente, consiste nell’accumulo di rifiuti in una fossa, per poi bruciarli quando risultano eccessivi. Risulta obiettivamente difficile pensare a una soluzione diversa nell’immediato. E, dopo tutto, non è lontano da quanto in fin dei conti si fa in Europa: discariche ed inceneritori, con volumi di rifiuti decisamente maggiore e più pericolosi, anche se, questo sì, con accorgimenti tecnologici che consentono di ridurre drasticamente gli impatti ambientali, quantitativamente e spazialmente.

Bene… ma perché siamo dretti a Kitobo? Il personale del CIRPS (Centro Interuniversitario della Ricerca per lo Sviluppo) è impegnato in un progetto di sostenibilità di cui parleremo a breve in un prossimo post, e Kalangala sarà anche uno dei fulcri di uno dei corsi Field Study Abroad del 2017, tenuti dallo stesso CIRPS, e frequentati ogni anno da decine di studenti per apprendere sul campo cosa voglia dire lavorare in progetti di sostenibilità in ambito di cooperazione internazionale.

Daniele Viganò (CIRPS / Legambiente Lecco / Work System)

Engineering for Sustainable and Developing Communities: Docenti e Studenti in collaborazione con gli attori della Cooperazione per lo sviluppo sostenibile

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L’università è sempre più un attore chiave della cooperazione allo sviluppo, sia attraverso una crescente offerta di specifici corsi di laurea e dottorato sia tramite la partecipazione dell’istituzione, o di singoli docenti, in progetti di cooperazione in partenariato con altri attori, le ONG in primis. Il seminario “Engineering for Sustainable and Developing Communities” intende approfondire lo stato dell’arte del coinvolgimento dell’università – in particolare dei dipartimenti tecnico-scientifici – nel settore della cooperazione internazionale: evidenziare buone prassi, lezioni apprese e sfide ancora aperte al fine di raggiungere un ulteriore miglioramento delle esperienze esistenti.
Il seminario, organizzato in collaborazione con Università di Roma – Sapienza, si colloca tra le attività del progetto europeo “Global Dimension in Engineering Education“ di cui CFSI e Università di Trento sono partner insieme a università e ONG spagnole e inglesi. Il progetto ha fra i suoi obiettivi la promozione delle occasioni di incontro, scambio e collaborazione tra le conoscenze teoriche proprie del mondo accademico-scientifico e le esperienze pratiche delle organizzazioni non governative di sviluppo.

Di seguito riportiamo il programma della conferenza:

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La Conferenza, riguarda i principali CONCETTI, INDICATORI e LEZIONI APPRESE sulla SOSTENIBILITÀ NELL’INGEGNERIA E LA COOPERAZIONE,  a seguire gli invitati guideranno i Gruppi di lavoro e approfondimento con studenti, docenti e partecipanti.

 

 Martedì 10 Giugno Ore 10:00   SALUTI INTRODUTTIVI

Sapienza  Università di Roma,

Giorgio Graziani – DIMA, Direttore

Vincenzo Naso – CIRPS, Direttore

 

Relatori

University of Cambridge, CSD – Dr.Richard Fenner – Dr.Heather  Cruickshank

Hawaii Pacific University , Prof. Regina Osteergard (ingegnere, docente di Natural Resource Management)

Columbia University, NYC, Dr.Stephan Forbes – NYC- Engineering for Developing Communities (VIDEO)

Università di Trento - Guido Zolezzi, Chair in Engineering for Human and Sustainable Development, UNESCO

ARCS ONG – Serge Noubon dieuproject – associazione ingegneri africani (Camerun)

 

 

INVITATI per le ONG-ONLUS

EWB NYC ONLUS – Edmund Doku (Ghana – USA)

Osservatorio Mediterraneo ONLUS– Dr. Zakaria Yahaya (Niger)

CISP ONG  - Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli Paolo Dieci – Direttore

AGIRE ONG – Rappresentati di consorzi di ONG come ad esempio – dr. Marco Bertotto – Direttore

Re.Te. ONG – Daniela Guasco responsabile – Centro America

Ingegneria Senza Frontiere Roma ONLUS

ECSD – European Center of Sustainable Development  – Ing. V. Pellicciardi

Tecnologie Solidali ONLUS – Prof. Ing.Marco Balsi

ILITEC- Disable People International (DPI) ONLUS– Ing. Marco Bozzetti

A.R.P.J. Tetto ONLUS – Viviana Petrucci

 

MODERATORE

Università di Roma   - Andrea Micangeli, Coordinatore Tecnologie Energetiche per la Sostenibilità, CIRPS-DIMA

 

 

GRUPPI di LAVORO e APPROFONDIMENTO

 

 

11:00 – 12:00  presentazioni, domade, dibattito  e approfondimenti su 4 temi interconnessi Coordinatore, Relatore, Portavoce

 

-   Gruppo 1: Collaborazione ONG – Università nell’educazione formale

Francesco Mongera (TN), Pierre Eyoung (Associazione Ingegneri Africani), Marco Ricci (Dottorando CIRPS)

 

-   Gruppo 2: I tirocini formativi nei Paesi Via di Sviluppo, tra studio e lavoro

Paolo Dieci (CISP), Daniela Guasco (RE.TE.),

 

-   Gruppo 3: Energy Water and Sanitation

Coordinatore, Relatore, Portavoce:  Serge Noubondieu ( ARCS ), Regina Osteergard (HPU), Studente CIRPS

 

-   Gruppo 4: Sustainability and Enegineering Projects

Coordinatore + Relatore + Portavoce: Cecchi (AISS), Richard Fenner (Cambridge), Marco Ricci PhD Sapienza

 

12:00 – 12:15 – Preparazione dei Report dei gruppi

 

CONCLUSIONI

12:15 – 13:00 – Condivisione lavori dei gruppi in plenaria e spazio ai partecipanti e nuove proposte di esperienze di collaborazione Università nella cooperazione.

 

IN CHIUSURA APERITIVO DELLA COOPERAZIONE

 

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Jatropha curcas, quando zone aride non rappresentano un ostacolo

2di Camilla Di Marcantonio

Partenza alle 4:30 da Antigua, bus, alba, direzione Chiquimulilla. Attesi dall’Ingegnere agronomo Luis Montes a Città del Guatemala.
Dopo due ore e mezza di viaggio sul retro del suo pick-up, l’arrivo è sorprendente: una distesa di verde vivo, cavalli e la mitica Jatropha curcas, per gli amici “Piňon”.
Siamo in una tenuta di circa 40 ettari coltivati tutti a Jatropha. Il progetto portato avanti dall’ing. Montes e dai suoi cinque lavoratori di campo, che lo assistono nelle varie fasi di monitoraggio, valuta come la pianta reagisca a diversi stimoli e condizioni.
Il fine ultimo dell’azienda “Biocombustibles de Guatemala” è quello di produrre olio vegetale da immettere sul mercato delle materie prime, al fine di essere comprato e raffinato in biodiesel. L’obiettivo a lungo termine del progetto è quello di installare un proprio impianto per tale processo industriale.
Il preparatissimo e campestre Montes ci mostra i differenti “materiales” di Piñon e le caratteristiche che li distinguono. Ci spiega che la produttività della pianta non è sempre legata a fattori fisici, per esempio non sempre l’arbusto più alto da un raccolto maggiore.  L’età degli esemplari della piantagione oscilla tra i 2 e i 5 anni e la loro produzione è stata utilizzata solo per scopi di ricerca: per ora niente olio.
Questione molto interessante è il duplice utilizzo del frutto:
dal seme, tramite un processo di pressatura, si estrae l’olio, che poi subirà un processo di transesterificazione per produrre biodiesel.
1La polpa del frutto, invece, è commestibile, se non fosse per la presenza di due tossine, la prima eliminabile per via termica quindi cuocendo il frutto, la seconda, l’estere di fenolo, è estraibile solo per via chimica, operazione che va ad abbassare il contenuto proteico dal 60% al 10%, vanificando il grande potenziale nutritivo della polpa. Quindi la specie che si cerca di selezionare dovrà garantire la massima produttività di frutti e l’assenza della tossina estere di fenolo.
La grande rivoluzione di tale coltura risiede nell’essere adattabile a condizioni ambientali (caratteristiche del suolo, temperatura, umidità, etc.) non idonee per fini agroalimentari, diventando una fonte di potenziale sviluppo per comunità rurali in zone disagiate. Come dimostra questo progetto, nato sulle ceneri di una “finca” abbandonata e semidesertica che ora risplende di vita e da lavoro ai 5 operai fissi e ad altri 20 nei periodi di maggior necessità. L’altro utilizzo, come alimento, può rappresentare un valido aiuto al sostentamento anche economico delle comunità.
Ripartiamo carichi di energie per la sensazione che posti come questo possano essere una concreta chiave per aprire nuove strade verso il cambiamento.

Camilla Di Marcantonio

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Jatropha curcas: la pianta sostenibile

1di Luca Famooss Paolini
1 Agosto 2013 – Guatemala - La mattina del primo Agosto 2013, il gruppo di giovani ingegneri composto dal sottoscritto, Edoardo Piccitto, Mirko Di Ciocco e Camilla Di Marcantonio, si è incontrato con il gentile signor Luis Vinicio Aguilar nel suo studio a Ciudad de Guatemala per discutere del progetto “Generazione di Biodiesel a partire dalla coltivazione della pianta oleoginosa Jatropha Curcas, come fonte di materia prima, in Zacapa, Guatemala Centro America” (“progetto 4.37″), di cui lui stesso è il principale coordinatore. Il fine non è solo quello di avere a disposizione una materia prima dalla quale estrarre in ultima istanza il biodiesel, per una sua successiva vendita ad acquirenti esterni, ma dimostrare che può essere messa in pratica un’attività concreta, volta ad una produzione sostenibile, che salvaguardi l’ambiente; in particolare in questi paesi ‘’difficili’’, dove i governi raramente sono attenti a tematiche di questo genere. Spetta quindi ai singoli crederci e provare a far qualcosa; e questa è la storia di un gruppo di 44 amici universitari tra agronomi, ambientalisti, naturalisti, botanici, apicoltori, acquacoltori che, diversi anni fa, si sono laureati insieme e, sospinti dal vigore giovanile, hanno deciso di costituire la PE71S.A. (Promoccion Empresarial 71 Sociedad Anonima, dove 71 sta per l’anno di nascita dell’azienda).

Proprio questa società è una delle finanziatrici del progetto 4.37 (con circa 19.000 euro), insieme alla AEA – Alianza en Energia y Ambiente (che ha finanziato la coltivazione della Jatropha con 40.000 euro) e a diversi altri azionisti (con finanziamenti di 25.000 euro) per un totale di 84.000 euro.
Fin da subito l’agronomo Aguilar si è dimostrato una persona energica, accogliente e fiduciosa nel proprio lavoro. L’incontro si è sviluppato su una lunga chiacchierata sopra le buone pratiche tenute in considerazione durante tutte le fasi di sviluppo del progetto. D’altronde avere come obiettivo l’affermazione e il mantenimento di un modello agricolo organico, senza l’uso di agenti chimici, richiede azioni specifiche e attente, che fanno capo ad una conoscenza eterogenea che spazia in molti ambiti scientifici.
Il campo di Jatropha curcas si trova nel dipartimento di Rivadavia, località Morillo, nella parte occidentale del Guatemala, in una zona di 7500 ettari, arida e impossibile da utilizzare per scopi agro-alimentari (bosque seco espinoso), con il nome di “Finca El Quebrachal”.
Per addurre acqua al campo è stata necessaria una prima fase2 d’implementazione di un sistema di presa dalla sorgente Manantial Juan Frio (portata 50 l/s), non molto vicina e a circa 470 mslm. Una volta captata nella condotta, l’acqua scende fino a 425 m a causa di una piccola valle, dove scorre un torrente. Per far risalire l’acqua all’altimetria necessaria per irrigare i campi di Jatropha (503 mslm), è stata utilizzata una pompa azionata da una turbina Francis. Attraverso una piccola ramificazione del fiume, è stata estratta una portata di 1 m3/s, successivamente convogliata alla turbina attraverso la condotta ben visibile nella foto a fianco. Grazie un salto idraulico di 7 m dal punto di presa alla turbina, si è creata l’energia necessaria per azionare la turbina stessa e quindi la pompa ad essa collegata. In questo modo è stato possibile creare un sistema completamente autonomo e funzionante senza alcuna quantità di energia elettrica esterna.
Il campo si compone di 16 particelle separate da ‘’corredores biologicos’’, cioè corridoi naturali formati da massi e vegetazione autoctona per evitare la erosione del suolo e della stessa piantagione e preservare la biodiversità. In questo modo si è creata una barriera difensiva ‘’viva e morta’’, che negli anni successivi al 2010 ha consentito di creare un microclima ottimale alla proliferazione della pianta. In più non si può non parlare di altre due interessanti pratiche adottate in sito: l’apicoltura e la pescicoltura, entrambe molto benefiche per la salute e la crescita delle piante.
La coltivazione di api comporta un’accelerazione del processo di pollinizzazione e fruttificazione della Jatropha curcas; la pescicoltura permette di avere una quantità di acqua molto ricca di nutrienti per l’irrigazione. Difatti i pesci Tilapia rilasciano all’interno delle vasche adibite al loro allevamento molte sostanze organiche nutritive che possono essere utilizzate per una buona crescita delle piante.
3Tutto questo compone solo la prima tappa, oramai finalizzata, dell’intero progetto e alla quale ne seguirà una seconda, volta all’implementazione di un impianto idroelettrico. Questo sarà in grado di produrre circa 400 MWh/anno grazie ad una portata pari a circa 25 l/s, ricavabile dalla metà della portata estratta alla sorgente Manantial Juan Frio e da un salto idrico di circa 290 metri. Il terreno dove si trova la sorgente è di proprietà di una signora del luogo che ha concesso l’uso dell’acqua a patto di poter usufruire di quella in uscita dalla turbina idroelettrica, successivamente venduta ad acquirenti esterni. L’energia elettrica prodotta sarà venduta agli abitanti delle zone limitrofe a 0,21 $/KW e alla INDE (Instituto Nacional por el Desarollo Energetico) a 0,09 $/KW.

Se quindi si ricompone il quadro complessivo e si considerano i seguenti aspetti:

    • - risalita dell’acqua di sorgente senza uso di energia elettrica;
    • - coltivazione di campi non adibiti alla coltivazione per fini alimentari;
    • - produzione di biocombustibile;
    • - irrigazione a mezzo della sola forza di gravità;
    • - nuovi posti di lavoro per il mantenimento dei campi, di cui un’altissima percentuale è ricoperta da donne;
    • - coltivazione di api per l’impollinazione;
    • - uso dell’acqua di allevamento dei pesci per coprire una parte del fabbisogno idrico della coltivazione;
    • - vendita dei pesci al mercato (ad un prezzo di 7,65 Quetzales/libbra invece che 8 Quetzales/libbra);
    • - produzione futura di energia elettrica grazie all’impianto idroelettrico;
    • - assenza dell’uso di agenti chimici.

 

Sulla base di quanto elencato e delle concrete potenzialità del progetto, sia in termini di efficacia nel caso specifico, sia in termini di riproducibilità in contesti simili (largamente diffusi in Centroamerica), si possono ben comprendere le motivazioni per le quali ci sentiamo di definirlo un’ottimo esempio di “buone pratiche di sostenibilità sociale e ambientale”.

Luca Famooss Paolini

Idee e sviluppi di rinnovabili in Guatemala

1di Edoardo Piccitto (19/07/2013 – Jalapa)

Jalapa è situata a Sud-Est del Guatemala, è il capoluogo del dipartimento omonimo ed è sede di rappresentanza del Governatore. A sua volta il Distretto di Jalapa è costituito da sette municipi per un totale di 122.483 abitanti, e nella cittadina capoluogo abbiamo incontrato il Governatore Mario Cantora per discutere delle necessità energetiche delle comunità del Dipartimento.
Il team dell’odierna missione è composto dal prof. Andrea Micangeli (“Sapienza”), Luca Famooss (Ingegnere per l’Ambiente e il Territorio), il sottoscritto e l’indispensabile accompagnatore Juan Ramón Donado Vivar (Asesor Viceministerio de Desarrollo Sostenible, Ministerio de Energia y Minas, Guatemala).
Dopo una breve introduzione esplicativa sulla legge che regola l’approvvigionamento energetico del Paese (che prevede la libera generazione di energia da qualsiasi fonte, da affidare poi al controllo e alla vendita da parte dell’INDE – Instituto Nacional De Electrificacion), il Governatore ha parlato della situazione di San Pedro Pinula, municipio nelle vicinanze del quale, nel 2011, si è tentato di portare avanti un progetto di costruzione di una centrale idroelettrica, chiamata a servire il fabbisogno delle comunità limitrofe con una potenza di 2 MW. Come riporta il “Resumen de Projecto”, però, dopo un finanziamento di circa 2.000.000 di Quetzales (equivalente a circa € 200.000), non è stato possibile portare avanti i lavori perchè la taglia dell’impianto ed il conseguente investimento richiesto sono risultati maggiori di quanto inizialmente valutato. Questo particolare scenario apre la strada ad una possibile futura collaborazione.2
Si è allora giunti a definire possibili prospettive energetiche per rendere più efficiente e pulito l’accesso all’energia, la cui deficienza è una delle cause fondamentali di forti disagi e povertà imperante.
In questa direzione si sono sviluppate delle ipotesi di progettazione fotovoltaica a beneficio dei municipi di Jalapa e San Pedro Pinula che, in funzione della loro estensione, prevedrebbero due installazioni rispettivamente di 4 MW e 1 MW, con piccoli progetti di contorno dell’ordine di pochi KW.
Il Governatore Cantora si è mostrato entusiasta di queste idee, in quanto molto sensibile alle tematiche legate all’energia rinnovabile ed allo sviluppo sostenibile (basti pensare che da tempo utilizza dei generatori eolici in una sua proprietà), ed ha condiviso con noi una sua proposta relativa ad un piccolo progetto fotovoltaico avente come beneficiarie 30 famiglie, appena fuori Jalapa.
Per poter concretizzare ciò, bisogna disporre di informazioni dettagliate riguardanti due fattori fondamentali: il prezzo per MWh che attualmente paga la popolazione e la società di distribuzione municipale, gli attuali consumi, e un’ubicazione “morfologicamente dolce” e sufficientemente estesa (in funzione della potenza installata), quanto più possibile improduttiva (al fine di non intaccare la filiera alimentare). Riguardo al secondo punto, il Governatore va sul sicuro: “nei dintorni del Dipartimento diversi campi potrebbero essere utili al caso specifico”.
I dati relativi alla bolletta dell’INDE, invece, non sono di immediata reperibilità ed è pertanto necessaria una telefonata al sindaco della città Elmer Guerra, che abbiamo raggiunto dopo una decina di minuti allo stadio municipale “Mario Estrada”.
Appena arrivati, il Governatore è stato immediatamente sommerso da un gruppo di giornalisti a cui già era arrivata la notizia di questo incontro e della importante tematica trattata.
3Dopo qualche minuto di intervista, che ha visto gli obiettivi dei fotoreporter e soprattutto le domande dei giornalisti incentrarsi sull’impellente richiesta energetica degli abitanti. del Paese
Anche il prof. Micangeli si è trovato coinvolto in questa raffica di domande e richieste di intervento, abbiamo avuto quindi l’occasione di esporre al Sindaco, Presidente della Società distributrice locale, i requisiti necessari allo sviluppo di collaborazioni e magari degli stessi impianti.
Anche lui ha espresso un notevole interesse per la questione, rendendosi disponibile a recuperare il più presto possibile tutti i dati relativi a prezzi e consumi , per poi avviarsi ad una valutazione più specifica.
Inoltre, il Governatore Cantora si è reso disponibile per realizzare un’eventuale visita al sito idroelettrico e a quello da lui ritenuto idoneo per la possibile futura installazione fotovoltaica, al fine di verificarne i requisiti.
La conclusione di questa nostra visita è stata “exitosa” e soddisfacente, grazie all’incontro di persone motivate e interessate affinché si possa concreatamene migliorare la qualità di vita, garantita dall’indipendenza energetica, nella direzione della sostenibilità.

Edoardo Piccitto

Disinfezione di Acqua (e non solo!) in Honduras: l’esperienza di Aurora

di Aurora Egea Ramirez

 

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Dal giorno in cui Oriana mi ha parlato del CIRPS e della missione che ha fatto con loro in Chiapas, ho saputo che prima o poi avrei partecipato anch’io ad una di esse. Una delle motivazioni principali che mi ha spinta a studiare ingegneria è stata la possibilità di poter contribuire in posti dove sia realmente necessario. Riuscire a creare alternative rispetto allo sviluppo presente nei paesi occidentali, con le informazioni che abbiamo ora. Questo è ciò che ho capito che realizza il CIRPS, portando avanti progetti di energia rinnovabile, e ciò che mi ha spinta a partecipare ad una sua missione.

 

Quando mi hanno parlato dell’OSEC sono rimasta piacevolmente colpita, produrre cloro con acqua, sale e sole. Come con una buona e semplice idea si possa soddisfare un bisogno sfruttando numerosi vantaggi sia sul piano ecologico, sia economico e politico. E poi, quando mi è stato riferito che l’idea era portare l’osec a un gruppo di donne ex combattenti in El Salvador, ho quasi comprato il volo per la settimana successiva. La missione terminava con il passare per l’Honduras, dove dovevamo collaborare con le Nazioni Unite e con Carlo Tacconelli su alcuni progetti.

 

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I primi di ottobre del 2012, io e la mia amica Maria siamo arrivate in Honduras, dove siamo rimaste un mese e mezzo tra la capitale e le comunità realizzando il progetto di un piccolo impianto di rifornimento idroelettrico nella Moskitia e una licenza ambientale per un progetto di urbanizzazione in Choluteca. L’Honduras se mi ha messo molto dentro, la sua natura, la gente, la energia che si respira lí… So per certo che è una cosa che si può capire solo andando lì e sentendolo. Inoltre, in El Salvador abbiamo portato l’OSEC e abbiamo formato dei gruppi affinché imparassero ad utilizzarlo. Andare in El Salvador, con la sua storia recente di rivoluzione, raccontata dagli/lle  ex combattenti/e nelle comunità e conoscere SERCOBA, un’associazione che lavora con 54 comunità e che lavora per generare un cambiamento dalla base, è stata una grande lezione ed esperienza di vita.

 

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La missione col CIRPS mi ha dato la possibilità di rimanere in Honduras per 3 mesi in più, questa volta all’interno di una comunità per fare tra altre cose progetti di costruzione di case. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere in modo più approfondito la realtà di una comunità del paese, sia dal lato migliore: l’assoluta bellezza del caribe, gli alimenti della pachamama, la gioia e l’intensità con cui si vive lì ogni momento… sia dal lato peggiore: la violenza e la povertà cui si è soggetti.

 

Per concludere, è stata un’esperienza molto intensa e è valsa la pena viverla a molti livelli. Un modo di conoscere Centro América davvero interessante, conoscendo la realtá del paese e provando a offrire qualcosa allo stesso tempo, noi che veniamo di occidente e di avere molte piú opportunitá e possibilitá che la maggior parte di gente che sta lá.

 

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CIRPS – Sapienza e MACRO presentano StArt

07/06/2013 - Promozione, conoscenza e fruizione dell’arte contemporanea: CIRPS – Sapienza e MACRO presentano StArt (Roma, 7-8 giugno 2013)

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Oggi e domani, venerdì 7 e sabato 8 giugno, il CIRPS sarà al MACRO di Roma (Via Nizza, 138) per presentare StArt – Sustainable Art, un progetto finalizzato alla conoscenza dell’arte contemporanea in rapporto alle persone con disabilità e alla sperimentazione di metodologie comunicative per avvicinarsi all’arte con un approccio polisensoriale, che permetta di indagare l’opera d’arte da nuove prospettive.

 

L’iniziativa, nata dall’interazione tra Museo e Università, propone una serie di incontri, giornate di studio e workshop con artisti, promuovendo l’integrazione sociale e la crescita culturale necessarie all’abbattimento delle barriere fisiche e mentali e alla costruzione di una società aperta ad ogni forma di diversità.

 

Domani, sabato 8 giugno, alle ore 17.30 presso la Hall di Via Reggio Emilia 54ci sarà lo StArtING Party con la presentazione progetto e un aperitivo.

 

L’idea è quella di rendere i laboratori didattici del MACRO uno spazio di creazione partecipata in cui gli artisti possano guidare i partecipanti alla comprensione del processo creativo che caratterizza la concezione di un’opera d’arte; gli utenti saranno chiamati a intervenire con il “loro processo creativo”, per dare al laboratorio una forte connotazione esperienziale che faccia sentire gli utenti partecipi, attivi, coinvolti.
Per maggiori informazioni:

Andrea MICANGELI – responsabile progetto StArt-Sustainable Art
Erica ASTOLFI, Elena DROVANDINI, Luisa NOCITO

cirps.StArt@gmail.com

 

Simonetta BARONI – Didattica MACRO
progettispeciali.macro@gmail.com

+ 39 06 671070423