Tunisia: Back to the future. Parte I

10 Aprile, siamo appena tornati dalla Tunisia: un’altra bellissima esperienza tra Ksar, Hammada (deserto roccioso) e Sahara.

Il Deserto lascia il segno e questa volta le difficoltà da superare sono state davvero tante: 500 kilometri in bici in 6 tappe. Nella seconda tappa da Ksar Hallouf a Tatouine un vento caldo e contrario ha reso roventi le nostre pedalate mentre nella tappa tra Douirette e Ksar Ghilane, in pieno deserto, un fortissimo vento da ponente ci ha visto procedere come in un tunnel per sabbiatura… e avere assistito all pioggia nel deserto è veramente aver vissuto un evento eccezionale: era da quindici anni che non accadeva!!!
Ma avere terminato l’impresa da una soddisfazione inimmaginabile: vincere il Deserto!
Tra i momenti più belli, oltre ai precedenti, che oggi ricordo come “belli”, devo citare l’arrivo a Douirette dal Sentiero Sacro, un’esperienza davvero toccante per panorami e spiritualità: arrivare da canyon e  altopiani immensi sul deserto alla città antica di 3000 anni è qualcosa di unico: lì, disperso nell’hammada una pre-moschea, antica di 3000 anni dove i locali ancora celebrano antichissimi riti, come “Id al-adha” (Il sacrificio ordinato da Dio ad Abramo per metterlo alla prova è alla base di questo rito sacrificale islamico), o la circoncisione, o ancora i matrimoni; la popolazione berbera qui è ancora molto  legata ai riti tradizionali. Altro momento splendido, la cena nell’oasi di Ksar Ghilane con l’inatteso concerto di locals ospiti del ristorante che hanno dato vita ad una serata di folklore magnifica tra balli canti e musica tunisina. E infine, distrutti sfiniti, provati dal giorno precedente per gli ottanta kilometri controvento nel deserto, la gita in quad sulla  finissima sabbia  che ci ha portato sino al Camp Zmela, ultima porta sul Grande Erg: 40 km di dune immense dove – stanchi di pedalare – ci siamo divertiti a surfare con le 4 ruote motrici dei quad fino all’accampamento dove poi rimasti abbiamo consumato un sublime pranzo.

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Questa la foto che riassume un po tutto il viaggio, con una citazione di  William Least Heat Moon dal suo libro Blu Highways
Il deserto ha qualcosa di repulsivo, qualcosa che frustra il nostro istinto di trovare un riparo e rende incerte ed effimere le nostre dimore. Ma è proprio a causa di questa scarsa accoglienza che l’uomo interessato alla sua disciplina ne trova allettante l’aridità rocciosa e l’ambiente disagiato e ostile.

 

Di seguito una carrellata di foto con le descrizioni: buona visione e lettura!

 

Sbarco del nostro pulmino appoggio sul territorio tunisino

Sbarco del nostro pulmino appoggio sul territorio tunisino. L’avventura inizia subito al porto di Tunisi di La Goulette: un caos totale tra poliziotti, doganieri, assistenti doganieri, carte, visti, timbri, mance e cadeau e “fiches”…

 

Viaggio in nave partiti da Palermo l’1 Aprile alle 24,00 e sbarcati a La Goulette la mattina alle 10,30. Come sempre è uno spettacolo di equilibrio improbabile: i tunisini riescono a caricare le loro macchine all’inverosimile per portarsi di tutto nel loro Paese!

Viaggio in nave partiti da Palermo l’1 Aprile alle 24,00 e sbarcati a La Goulette la mattina alle 10,30. Come sempre è uno spettacolo di equilibrio improbabile: i tunisini riescono a caricare le loro macchine all’inverosimile per portarsi di tutto nel loro Paese!

 

Il Gruppo in partenza da Matmaata, ci aspettano 70 kilometri per arrivare all’oasi di Ksar Hallouf.

Il Gruppo in partenza da Matmaata, ci aspettano 70 kilometri per arrivare all’oasi di Ksar Hallouf. Siamo in 15 in bicicletta, 1 con il furgone appoggio per il trasporto dei bagagli e 1 con il fuoristrada per l’assistenza lungo il percorso.

 

sulla strada per Tejouine, nel bel mezzo del nulla su un promontorio, una famiglia col suo gregge prepara il pranzo.

Sulla strada per Tejouine, nel bel mezzo del nulla su un promontorio, una famiglia col suo gregge prepara il pranzo. Ci hanno ospitato nel loro accampamento e condiviso con noi il té verde che avevano sul fuoco.

 

 

Berberi, gente poverissima ma pronti a condividere quel pochissimo che hanno

Berberi, gente poverissima ma pronti a condividere quel pochissimo che hanno. Rimango sempre sbalordito nel vedere con quanta semplicità riesce a vivere la gente berbera: dispongono di pochissimo, le risorse sono estremamente limitate e per noi,  abituati al benessere occidentale, la loro vita sembra un miracolo quotidiano.

 

Il  Tabouna, il pane tunisino che cucinano su fosse nella terra direttamente sulla cenere. Ho dovuto contrattare a lungo con la tunisina per averne uno!!!

Il Tabouna, il pane tunisino che cucinano dentro fosse nella terra direttamente sulla cenere. Ho dovuto contrattare a lungo con la tunisina per averne uno, non aveva alcuna intenzione di vendermelo! Ho dovuto fare uso di tutte le mie capacità da “consumato maschio latino” per estorcergliene uno…

 

L'arrivo nell'Oasi di Ksar Hallouf, prima tappa nel nostro viaggio. Si dorme ai margini dell'Oasi dentro stanze scavate nella roccia. Si mangia nella KHEMA, la temda berbera, sotto un manto di stelle da mille e una notte...

L’arrivo nell’Oasi di Ksar Hallouf, prima tappa nel nostro viaggio. Si dorme ai margini dell’Oasi dentro stanze scavate nella roccia. Si mangia nella Khyma, la tenda berbera, sotto un manto di stelle da mille e una notte…

 

 

 

La mattina prima della partenza per Tatouine, presso le abitazioni di Ksar Hallouf dove abbiamo soggiornato al termine della prima tappa. Si preparano le bici con la necessaria manutenzione: ilpercorso è duro  e la meccanica dei nostri mezzi sembra risentirne dippiù del nostro fisico...

La mattina prima della partenza per Tatouine, presso le abitazioni di Ksar Hallouf dove abbiamo soggiornato al termine della prima tappa. Si preparano le bici con la necessaria manutenzione: il percorso è duro e la meccanica dei nostri mezzi sembra risentirne dippiù del nostro fisico…

 

 

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Ciccio all’inizio del Sentiero Sacro, appena partiti da Chenini: si spinge la bici per qualche centinaio di metri, un sentiero che i fedeli percorrono a piedi per raggiungere l’antica premoschea.

 

Ciccio, Antonio e io siamo partiti prima sul Sentiero Sacro, tra pietre e single track mezzacosta da PAURA!!! Un pomeriggio indimenticabile, affascinante e stupefacente che ci ha portato attraverso un altopiano ai ruderi di Doiret antica!

Ciccio, Antonio e io siamo partiti prima sul Sentiero Sacro, tra pietre e single track mezzacosta da fare paura! Un pomeriggio indimenticabile, affascinante e stupefacente che ci ha portato attraverso un altopiano ai ruderi di Doiret antica!

 

 

Siamo arrivati a Doiret antica, dopo un single track mezzacosta  incredibile, l’altopiano sulla Valle dei Sette Dormienti, un Santuario premusulmano e un sentiero romano in discesa su lastricato… piacere  impossibile!!!

Siamo arrivati a Doiret antica, dopo un single track mezzacosta incredibile, l’altopiano sulla Valle dei Sette Dormienti, un Santuario premusulmano e un sentiero romano in discesa su lastricato… piacere impossibile!!!

 

 TO BE CONTINUED

La FIAB e la sua Mission.

Quando iniziai a fare bicicletta, circa 10 anni fa, non avevo per nulla idea di dove sarei andato a parare: ho abbandonato il mio Studio di Consulenza per entrare a nel mondo della Bici! In questa scelta coraggiosa ma anche e soprattutto incosciente ha contribuito sia mio fratello, che mi ha fatto conoscere la mountain bike, ed io me ne sono innamorato, ma poi la FIAB.

La FIAB, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, è un‘organizzazione ambientalista che ha come finalità principale la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico e la promozione e riqualificazione dell’ambiente (urbano ed extraurbano).

Con la FIAB ho trovato la realizzazione di molti dei miei ideali: l’ambiente, il rispetto della Natura, la voglia di migliorare le nostre città… Su questi argomenti ci sono proprio i compiti che le varie associazioni aderenti alla FIAB svolgono con la missione di fare lobbying nei confronti dei pubblici poteri per ottenere interventi e provvedimenti a favore della circolazione sicura e confortevole della bicicletta e, più in generale, per migliorare la vivibilità urbana (piste ciclabili, moderazione del traffico, politiche di incentivazione, uso combinato bici+mezzi collettivi di trasporto, ed altro); organizzando manifestazioni di ciclisti, presentando proprie proposte e progetti, ecc. Una sintesi delle nostre richieste potrebbe essere “More and better cycling” e lo slogan della Federazione è “In bici per l’Ambiente”.

Tante sono le iniziative della FIAB,  dalle attività ciclo-escursionistiche alla pubblicazione di guide e percorsi, la realizzazione di ciclo-itinerari e soprattutto di una Rete Ciclabile Nazionale denominata BicItalia, ecc ecc. Vi rimando al sito della FIAB per l’approfondimento: www.fiab-onlus.it

 

 

 

Di seguito un estratto dalla prima intervista nell’ambito dell’iniziativa #ChiediloaFiab, ad Antonio Dalla Venezia, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, sulla Mission della Fiab

 

Quali sono le principali strategie per il raggiungimento della mission?

Premesso che alcune delle strategie in particolare sono espresse nelle tesi successive, le strade da percorrere per il raggiungimento della mission Fiab sono essenzialmente due. Formazione e pressione politica. Per formazione si intenda educazione a livello scolastico, amministrativo, e naturalmente interno alla Federazione stessa. Tutte le iniziative di ambito scolastico sono raccolte nel sito Fiab Scuola, in particolare si tratta di organizzazione di Bicibus, concorsi fotografici legati alla bicicletta, seminari, lezioni, o eventi, come Bimbimbici.

Per la formazione degli amministratori pubblici, invece, Fiab ha organizzato nel tempo diversi viaggi studio, in Italia (Bolzano) ma anche in Francia, Germania e Svizzera. Siamo noi a contattare direttamente le amministrazioni, in genere per la partecipazione a convegni, seminari e workshop. Ovviamente ci sono amministrazioni interessate (quasi sempre le stesse) e altre meno.

Sul piano della pressione politica la questione è più complicata, perché gli interventi principali in favore della ciclabilità sono realizzati a livello locale, per cui tutte le manifestazioni e le iniziative sono in mano alle Fiab locali. Ricordo alcune battaglie come per la realizzazione della pista ciclabile sul tratto di ferrovia Treviso-Ostiglia, a cui parteciparono circa 1000 persone. In genere, comunque, la filosofia di Fiab è di mantenere sempre un atteggiamento propositivo e costruttivo piuttosto che esclusivamente critico.

 

 

La mission Fiab deve essere fare lobby seriamente, e lasciare in secondo piano ogni aspetto ciclo escursionistico?

Quello dell’aspetto cicloescursionistico e domenicale penso sia un falso problema. Abbiamo valutato che il 50 % delle persone che si avvicinano a Fiab lo fanno per via delle gite e delle pedalate della domenica, e ovviamente dobbiamo tenerne conto. Poi è vero che il nostro “lavoro” si deve concentrare principalmente sulla ciclabilità urbana.

Il Libro Rosso lo proporremo, anche se come riconosce la considerazione stessa è un’iniziativa che interessa la sfera locale. Ci sono delle regioni dove Fiab ha una partecipazione maggiore (il 35% dei nostri iscritti risiede in Lombardia e Veneto) e altre meno.

 

 

Guardando alla Mission, quali sono, in vent’anni di esistenza, i principali risultati e conquiste riconducibili alla Fiab?

La più antica è la battaglia per il trasporto bici sui treni regionali. Questa possibilità è stata introdotta in Italia nel 1988 proprio grazie al lavoro della Federazione, e successivamente, dal 1992, è stato possibile caricare la bici nella sacca su tutti i treni. Probabilmente è un risultato ancora lontano dai Paesi europei con un trasporto bici più avanzato (Austria, Germania, Paesi Bassi) ma non tutto può fare la Fiab, è evidente che da parte delle compagnie ferroviarie non c’è molta attenzione a queste tematiche.

Un altro successo della Fiab è l’istituzione dell’Ufficio Biciclette nei comuni. Sono una proposta tutta Fiab, adottata oggi in 35 città, come al solito quasi sempre le stesse (quelle che partecipano ai viaggi studio). Il problema è sempre quello: il lavoro di Fiab c’è, poi ci sono amministrazioni più attente e altre più sorde.

Ma il risultato più importante può considerarsi la legge 366 del 1998, l’unica che preveda oggi in Italia il finanziamento di piste ciclabili, scritta a più mani dai tecnici Fiab e da alcuni deputati (vedi Galletti dei Verdi).

Il recupero delle ferrovie dismesse in tratti ciclabili è un’altra iniziativa Fiab, portata avanti da 10 anni e grazie alla quale sono stati realizzati diversi itinerari.

In ultimo, anche Bicitalia, il progetto di rete cicloturistica nazionale, è un progetto Fiab, riconosciuto oggi da diverse regioni (Puglia, Liguria, Friuli Venezia Giulia).

 

Il progetto Bicitalia ha ottenuto i finanziamenti di cui ha bisogno per essere realizzato?

Il “riconoscimento” da parte delle Regioni è il primo passo per accedere ai finanziamenti, ma ancora non ce ne sono stati.

 

Cosa ha notato Fiab in meglio e in peggio per il mondo della bici e della sicurezza stradale nel 2012?

In meglio, sicuramente più attenzione da parte dell’opinione pubblica, grazie anche alla nascita del movimento #salvaiciclisti, che ha saputo coinvolgere i cittadini a partire dalla rete meglio di quanto abbia saputo fare Fiab. Risultati concreti in un anno comunque sono difficilmente percepibili, quello dello sviluppo della ciclabilità è un obiettivo che parte dall’educazione ed i cui risultati sono tangibili nel medio e lungo termine.

Il grosso risultato del 2012 comunque è il riconoscimento della campagna Fiab per l’infortunio in itinere. Oggi contiamo più di 100 adesioni tra Comuni, Province e Regioni, di cui il 60% almeno risalenti all’anno passato. Per ora c’è un disegno di legge che dovrà essere ripresentato con il rinnovo del Parlamento dopo le prossime elezioni di febbraio.

 

Un milione di e-bike sulle strade olandesi!

L’e-bike è spesso considerata come una prospettiva per gli altri paesi europei e un “alieno” in Italia, ma nei  Paesi Bassi è Boom!!! Nel 2012 la flotta complessiva di e-bike nei Paesi Bassi ha superato la quota di un milione di unità!

Conferenza di Presentazione della Passeggiata Cicloturistica della Valle dei Templi di AgrigentoL’aspetto più intrigante di questa larga diffusione delle e-bike – e cioè la Bici a Pedalata Assistita -, è che  la gente farà più chilometri su una e-bike che su biciclette standard e in generale molti molti più chilometri!.

“Il mercato delle e-bike continua a crescere”, ha detto Otto van Boggelen Coordinatore di Fiets Beraad – uno dei fondatori del potentissimo  Dutch Cycling Embassy olandese -, un think tank per il ciclismo e infrastrutture ciclistiche. “In particolare per le persone oltre 46 anni la bici elettrica è un mezzo molto popolare di trasporto e circa il 10% delle persone in questo gruppo possiede una e-bike”.

Nel 2012, circa il 5% di tutte le biciclette nei Paesi Bassi è un e-bike . Secondo Fiets Beraad non passerà molto tempo prima che questa percentuale salirà al 20% e la e-bike sarà anche utilizzata in egual misura tra i giovani.

Più chilometri
“E ‘sorprendente vedere che la gente pedala molti più chilometri su una e-bike che su biciclette standard. La differenza è più di dieci chilometri alla settimana in media. “Le persone fino a 46 anni di età pedalano 31,3 km con una e-bike a settimana rispetto a 20,7 su una bicicletta senza pedalata assistita. Nella categoria di età 46-60  lo stesso confronto mostra rispettivamente 30,9 e 17,3 chilometri. Nella categoria più di 65 anni si pedala per più di 31,4 km a settimana, mentre quelli su una bici normale si riducono a soli 15 chilometri.

Problemi di sicurezza
Secondo le ultime indagini da parte della VeiligheidNL (Safety NL) non vi è alcuna differenza tra i rischi per la sicurezza tra e-bike e biciclette standard. Nei Paesi Bassi, una media al di sotto dei 9 e-biker all’anno finisce in un ospedale dopo un incidente. “Questo numero potrebbe sembrare molto alto, ma considerato il numero di e-bike sulla strada è estremamente limitato più di 1 milione!!! ndr) “, ha detto uno dei ricercatori di VeiligheidNL. “E ‘notevole notare come le persone che conducono  le e-bike non finiscano in ospedale con lesioni più gravi rispetto agli altri ciclisti con bici tradizionali, dopo un incidente.”

L’aumento delle vendite
Le ultime statistiche degli olandesi e le ricerche di mercato GfK Retail and Technology Benelux, indicano che il trend e-bike in vendita è ancora in crescita nei Paesi Bassi. Mentre il mercato delle biciclette totale è in uno stato d’animo depresso, il numero di e-bike venduto nel settembre 2012 è aumentato del 5% rispetto a settembre 2011, e Il prezzo medio è diminuito del 6%!

 

 

Dichiarazioni che vengono dal Paese  che ha inventato un nuovo modo di mobilità urbana e  insegnano che l’utilizzo della Bici non deve essere legato alla “tradizione” ma che le  prospettive di un migliore utilizzo della bici vengono anche dalla tecnologia. Nel nostro caso la eBike.

Se la Bici sorpassa l’auto?

E’ successo, incredibile ma vero: le biciclette sorpassano auto nel mercato del 2011!!!
La Notizia bomba è che in Italia, nel 2011, si sono vendute più biciclette che automobili. Uno scarto minimo, 1.750.000 contro 1.748.000, ma è un “sorpasso storico“ Un distacco di circa 2.000 unità, minimo dunque dal punto di vista numerico, ma dal grande valore simbolico. Valore che aumenta nel momento in cui scopriamo che è aumentato anche il restauro di vecchi modelli di biciclette: sono circa 200.000 le bici rimesse a nuovo nel 2011 e la spesa calcolata per ciascun pezzo è di circa 100-150 euro.
Una maggiore consapevolezza sui consumi, una coscienza ambientalista più diffusa,  la crisi, il prezzo della benzina , i costi per mantenere l’auto ci hanno sicuramente convinto gli italiani a pedalare di più. «Ma non è solo questo — sostiene Pietro Nigrelli, direttore del settore cicli di Confindustria Ancma che  il 28 agosto 2012 ha pubblicato il documento di 67 pagine relativo ai dati del mercato Bici 2011 — il segreto del successo sta nel fatto che la bici è easy, facile da usare, costa poco, è maneggevole, comoda, oggi anche hi-tech nelle versioni ibride ed elettriche. Su un tratto di 5 km batte qualsiasi altro mezzo». Sarà per questo che è l’unico mezzo di trasporto privato che non ha subito un crollo di vendita. I produttori ne fanno di pieghevoli, a tre ruote, rétro, anfibie, senza pedali, placcate d’oro e in pelle di struzzo per chi vuole sì pedalare, ma con glamour.
Si usa per andare al lavoro, per spostarsi in città, per fare le gite. Eccolo, un altro motivo del successo: la vacanza a pedali. «La tendenza è quella di ricercare sempre di più il “turismo personalizzato” — dice Franco Isetti, presidente del Touring Club Italiano — le persone scelgono da sole mete e itinerari non omologati, che uniscono la visita ai beni culturali, il tour enogastronomico e il contatto con l’ambiente e i centri storici. La bicicletta è il mezzo ideale, il più semplice per coniugare tutto questo. Oltretutto, con i modelli ibridi la pedalata assistita e la possibilità di sfruttare anche il motore elettrico, si è aperto il mercato ai più anziani». Il sorpasso della bicicletta sull’automobile è avvenuto anche in Germania. C’era da aspettarselo, lì le città sono decisamente “bikefriendly”,
 grazie al record europeo: 40 mila km di piste ciclabili. In Italia l’ultimo finanziamento ad hoc risale a 13 anni fa. «Questo rinnovato amore — ragiona Antonio Della Venezia, presidente della Federazione italiana amici della bicicletta — aprirà la mentalità a chi ha sempre usato soltanto l’auto. Non credo che l’Italia tornerà ai livelli di vendita di auto precedenti al 2008. È l’occasione per cambiare stile di vita».
Come non dargli ragione?!?

 

Torre Salsa: alla ricerca del tempo da perdere. II Parte

Di foto il Rocco mi supera per click:

- Porca putt***, Giovà mi si è scaricata la batteria, e l’altra l’ho lasciata nell EnterpriSSST!!!

- Alessà, aspetta che scatto le ultime due, tre, quattrocento foto e ti do le mie batterie..!

Una parete di roccia sedimentata memore di un antichissimo lago salato, una viola selvatica cresciuta nella sterpaglia,  uno scorcio sul mare, sono solo un’infinitesima parte delle occasioni che ci invitano a riflettere, rilassarci, fermarci ad apprezzare e ammirare con devozione la bellezza della natura, consapevoli che non sempre “I veri paradisi sono i paradisi perduti”, almeno fintantochè restano inaccessibili alla maggioranza e la minoranza li difenda con ardore!

Si scende a quota zero: c’è il boschetto e una carreggiabile al margine che in direzione ponente porta ad Eraclea Minoa mentre verso est torna alla Riserva:

- Alè e ora dove siamo, che facciamo?

- Siamo tra Torre Salsa e Bovo Marina; là oltre il bosco c’è il mare, noi costeggiandolo arriviamo al “sentiero a mare” dell’agriturismo, dove non ci sono kancelli…

 

Al riparo dei pini consumiamo il nostro pasto, il Rocco esagera: non sa fare a meno dei suoi spaghetti con le vongole e, ci crediate o no, la sua barretta è un liofilizzato di un piatto di 100g di pasta con i molluschi! Mi confessa di averli trovati in un supermercato cinese… anche se sull’etichetta leggo “Prodotto nello Stabilimento di Caserta”.

La realtà come la conosciamo a volte è solo verosimile.

Il sole non è ancora alto e ci spia sbilenco attraverso le foglie; il tempo scorre fluido e distratto, forse sono le undici meno cinque, oppure è mezzogiorno esatto: mi piace pensare alle lancette dell’orologio che indifferenti si sono fermate a copulare.

Non porto l’orologio, ma è probabile sia così.

Un brontolio ameno viola la seduzione del silenzio: non è lo stomaco del Giovanni, è sua moglie che lo pretende:

- Nooo, non ti preoccupare, si si… Alle 2? a voglia; Alè ci siamo ad Agrigento Per pranzo? alle 2 và.!?

- Certo..! Non saranno nemmeno le 12, all’una siamo a Siculiana Marina, tranquillo. Si, tranquillo…

- Marì, fammi trovare la pasta, calamene almeno 300 grammi; con le vongole!

Ancora?!?

Prudenti, circospetti e guardinghi come indigeni clandestini, ci avviamo nell’intimità delle familiari piste bianche; costeggiamo il mare  accompagnati dal fragare delle onde che accorda il ritmo della nostra pedalata.

Ci tocca salire ora: una pendenza breve su sconnesso, ma tanto, tanto ripida.Troppo!

Percorriamo una strada a strapiombo sul mare lungo la cresta del promontorio; qui l’estasi è a portata d’occhio: il disegno del  candido merletto che le Ninfe marine hanno sapientemente imbastito da Siculiana a Eraclea Minoa rapisce il pensiero…

 

 

IL refrain di Wonderwall degli Oasis mi riporta col piede per terra.

- Giandy carissimo!

- Alessà, dove sei? che fai?

- Sono aggrappato al lombo meridionale di una costa svettante dell’isola sotto la luce verticale di un mattino di fine estate, se mi consenti la citazione del poeta…

- Grazie, grazie, divertiti.

Mi diverto si! Ci stiamo divertendo, avvinti dall’incantesimo della natura.

Ora si entra nel boschetto e poi veloce il single track in discesa tra i pini che d’improvviso ti spalanca sul proscenio dell’immensa “spiaggia di funcitelle”!

Io sono profondamente innamorato di questi posti e nutro un rispetto profondo d’ogni duna, ogni pietra, ogni albero che lo compone e sarei disposto a difenderlo col coltello fra i denti! Non posso affatto biasimare  l’ostilità della “signora austriaca” e apprezzo il rigore del WWF: chi vuole entrare a Torre salsa paghi o soffra sulle vie dissestate, sennò vada pure negli stabilimenti balneari!

Siamo in prossimità dell’Omo Morto e cerchiamo un passaggio che superi il vallone per evitare la salita e raggiungere Cannicella… niente da fare: nulla, il deserto, il vuoto! Ci tocca pedalare e salire. Sigh!

Usciamo sull’asfalto e incrociamo il tratto dell’andata facendo il percorso inverso in direzione Cannicella. Si inizia ad essere stanchi, e intanto rinunciamo al passaggio de “i Guardoni”, uno strapiombo sulla spiaggia dove stazionano gabbiani e uccelli migratori,

- Giovà, che dici facciamo la salita e arriviamo a Monte Stella e da li scendiamo a siculiana Marina via asfalto, oppure tagliamo scendendo in spiaggia dall’Osservatorio e poi lungo il bagnasciuga e guadi?

- Nooo, salite basta, andiamo a mare ci facciamo tutta la spiaggia.

- Vedi che c’è sicuramente da fare un tratto a mare con bici a spalla..!

- Amunì!

- Amunì!

Attraversiamo un Oasi di intensa macchia mediterranea e siamo sulla scalinata scavata nella falesia che conduce, con una ripida serpentina, sullla dorata sabbia di Cannicella. Il patchwork a puà descritto dai gabbiani giù sull’arenile si scompone non appena ci affaciamo sulla scarpata. Iniziamo a scendere in sella alla bici, il Rocco demorde presto: la pendenza è esagerata e gli scalini rendono l’equilibrio critico.  Estremamente critico. Ci provo, mi aiuto con lo steccato, ma ce la faccio, vado avanti, taglio, cado… arrivo sull’arena, sono sfinito:

- Tedè, ma un pazzo sei!

- Macchè pazzo Giovà, dai libero sfogo a tutti i tuoi sensi e vedrai che ci riesci pure tu! io lo faccio e godo come un riccio! anche se a volte fa male..!

- Ah, ah, vero è tedè.  

 

  I gabbiani si sono spostati di un centinaio di metri, noi, complici dell’oblio, andiamo in processione verso di loro. Sono dieci, venti, forse trenta secondi che carezzano l’eternità: ci confondiamo granelli di sabbia, cristallli di sale, acqua, cielo, atomi, parte di quest’universo senza tempo. Qualcuno potrebbe  prenderci, scuoterci e noi resteremmo li dentro come in una boccia di vetro, souvenir dei resort invernali, tra mare, cielo, sabbia e rocce millenarie e i gabbiani in volo dei fiocchi di neve.

- Giò, ma la macchina fotografica te l’ho ridata!?!

- No!

- Avà, te l’ho data…

Scuote la testa grave e accigliato…

- Oh Gosh it!

Corro indietro, sicuramente è scivolata dalla tasca bucata dei pantaloncini ed è caduta sul bagnasciuga! Speriamo che un’onda non se la sia portata, anche perchè i pesci non hanno arti prensili e i polpi, checchè se ne dica, non è che siano poi così intelligenti da poter usare una camera digitale..! WoW! eccola! adagiata sulla sabbia con l’acqua salata a lambirla… Funziona!

- Meno male, ma solo per le foto che ho fatto, non per la macchina…

Alla fine saranno 1754 scatti!?!

Grandi rocce si frappongono tra noi e il mondo reale (o solo apparente?), il Rocco ha intenzione di scalarle, io  mi avvio senza indugio ad aggirare le “pietre cadute” dal mare. Salvo telefono e Canon nel CamelBak e mi avvio scarpe ai piedi e bici in spalla nell’acque agitate del Mar Mediterraneo. In breve, il Rocco mi segue; a piedi nudi però…

- Alè, com’è lì, c’è ancora da camminare in acqua?

- No Giovà, c’è il sentiero.

 

Ma quale sentiero, poco cosa e poi altre “pietre cadute” e  immersi fino alla vita!

Ormai siamo a Siculiana Marina, poche decine di metri ancora sul bagnasciuga e raggiungiamo l’EnterpriSSST.

 

Si ritorna a casa.

Sono le tre e mezza.

Il tempo torna arrogante a scandire la sua costante abitudine.

Ma qui o in ogni dove ci sarà un’altra occasione, chissà concepita da due lussuriose lancette di un ipotetico orologio.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. – M. Proust

The End

 

 

 

 

Torre Salsa, alla ricerca del tempo da perdere.

Ieri sono stato in bici nel mio posto preferito: la Riserva WWF di Torre Salsa, 350 ettari di costa e macchia mediterranea, falesia e sabbia finissima, aque limpide e natura che ti fa respirare e ti restituisce alla Terra. E lì che preferisco andare in compagnia di pochi amici, pochi, molto pochi, per godere nella pace e nel silenzio tutte le pieghe di questo meraviglioso fazzoletto di paradiso terrestre.

Così vi propongo un mio breve racconto, che ho diviso in 2 parti.

Ecco la Prima Parte:

 

Torre Salsa: alla ricerca del tempo da perdere. I Parte

E alla fine siamo rimasti solo in due: Rocco ed io. Dovevamo andare a Corleone, dovevamo essere in un bel gruppo.. e poi? E poi quello c’ha sempre la moglie che all’una… l’altro i figli che… il solito che dice di essere “reperibile” al lavoro e quindi… Sta di fatto che la sera decidiamo per la Riserva WWF di Torre Salsa, siamo in quattro: Franco ed una new entry, un suo amico fresco di mtb, Rocco, io.

La mattina alle 7 mi chiama Franco:- Ho un mal di schiena fortissimo, non vengo. E neanche il tipo.

Ma che palle! Chiamo il Rocco

- Où, qua pare che siamo solo noi due! che dobbiamo fare? Usciamo con il gruppo dei pedalatori? Ma quanti sono, che fanno, dove vanno? Naaaa… vabbè, dai andiamo con loro.

Triste, mesto, sconsolato, scoraggiato, amareggiato, abbattuto, demoralizzato, depresso, deluso, avvilito, affranto, mi preparo a rimuovere ogni mia riserva alle uscite “a tempo” e mi rassegno alla solita pedalata in zona… Risquilla il cellulare, è il Rocco 

- Alessà, io non la voglio perdere sta giornata, andiamoci noi due soli, oggi Torre Salsa sarà fantastica!

- Sono da te alle otto e mezza!

Forse ho detto “fra mezz’ora”, forse no… ma questo non ha alcuna importanza.

L’EnterpriSSST – il mezzo di locomozione sociale – ha subito un  “fermo biologico”  di sei mesi parcheggiato dal meccanico in attesa di un pezzo di ricambio, sarà difficile rimetterlo in moto… ma la Natura è imprevedibile: funziona!!!

 

Direzione Siculiana Marina. Con il Rocco si discute su quale percorso fare: lunga salita per poi percorrere l’entroterra e successivamente immetterci nella Riserva WWF di Torre Salsa attraversando Montallegro? oppure direttamente tuffarci dentro Torre Salsa? Naturalmente la discussione è durata finchè ho esposto al Rocco la prima parte del percorso: una lunga perigliosa salita  dentro la forestale… Abbiamo convenuto che non sarebbe stato opportuno per la nostra “tabella allenamenti” appesantirci le gambe con una lunga salita magari fuori soglia; così il programma era presto fatto! Che forse non ci sia mai stato dubbio? non lo escludo, e magari troveremo il tempo per indagare anche su questo apparentemente futile interrogativo.

Da Siculiana Marina risaliamo la intercomunale per Montallegro e subito ci imbattiamo in qualcosa di sconcertante:  un immenso conato di copertoni di auto avvinghiato come una disgustosa, ripugnante, nauseante, nauseabonda, stomachevole, repellente, ributtante pustola sul ciglio della strada tracimante sul boschetto sottostante. Non ci assueferemo mai agli atti di questi criminali che violentano lo splendido territorio siciliano! Il tempo di questa gente è colmo di tristezza. Andiamo avanti. Stop alla fontana, obbligatorio. E  anche al successivo neonato ruscello che da una falda nel terrapieno della strada sgorga copioso e con soddisfatto sarcasmo  Sempre su asfalto saliamo sino all’ingresso più occidentale di Torre Salsa : l’Omo Morto.

 

Poco più avanti del belvedere un fuoripista tra i campi e poi l’innesto su un sentiero tutto in discesa:

- Giovà, molliamo i freni e seguimi a ruota.

- Se, ti seguo a ruota tedè; dietro. Appresso và… se se… vai vai…

Breve ma intenso, una goduria su un fondo in pietraia  e poi terra battuta che ci porta nel cuore della Riserva! In breve tempo arriviamo al Pantano: sono bastate due gocce di pioggia per ridargli il suo tipico colore rosso dei fiori selvatici che lo ricoprono. Ed è vivo: rospi, farfalle e poi tartarughe, aironi, gruccioni; fauna discreta e strisciante, fauna minuta a volte stupefacente. Ci fermiamo a parlare con il Sig. Tortorici con le sue pecore e ci spiega come:

- Dopo anni di girovagare e cercare un senso alla realtà, ho ritenuto più ragionevole  fermarmi qui e sacrificare la mia vita alle pecore piuttosto che alle donne, ai motori, perfino ai quadri e alle sculture. Non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio, ma gradualmente il nostro desiderio cambia.

 

Procediamo non certo privi di uno smarrimento intellettuale. Facciamo visita all’Agriturismo Torre Salsa dove la “signora austriaca” con la sua solita cordialità teutonica che la contraddistingue, ci fa capire che lì noi bikers non siamo proprio graditi:

- Tutti cancelli kiusi! No potete enttrare in nostri sendieri che è proprietà prifata, perchè noi afittiame aparttamente a turiste.

Poco male, aggiriamo il sito “protetto” – con la certezza che il profumo dei soldi avrebbe fatto cambiare idea al nostro Cancelliere di Ferro – prendendo la strada sulla destra dell’ingresso all’agriturismo che ci porta dritti nel boschetto. Ecco che  ti facciamo l’incontro più sorprendente, straordinario, eccezionale, incredibile, strabiliante, sbalorditivo, fenomenale della giornata: un basamemto di roccia sospeso sul nulla, una piattaforma, e  un falco pellegrino che superbo volteggia su di esso come su un privilegiato palcoscenico naturale che guarda al mare. Io e Giovanni restiamo un bel pò a bocca aperta e prima di accorgermi che di tempo ne è passato il Rocco è sulla roccia in posa ad ammirare lo spettacolo della natura!

 

“Come quelli che si mettono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e immaginano si possa godere, in una realtà, le delizie della fantasia” M. Proust

 

To Be Continued

Una Bici Solare?!?

Coloro che seguonno Rinnovabili avranno avuto l’occasione di leggere l’avventura che nel mese di Ottobre abbiamo vissuto nel Sud della Tunisia. Costoro sono a conoscenza che il sottoscritto ha affrontato il Deserto in sella ad una bici a pedalata assistita, volgarmente detta: Bici Elettrica! Nelle cronache quotidiane riportate su queste colonne ho più volte glorificato il grande servizio che questo portentoso mezzo mi ha concesso nel realizzare la mia personale impresa permettendomi di attraversare il derserto pietroso e poi sabbioso con un carico di 32 kg e un allenamento da citybiker (ma mi sto sopravvalutando..!). La spedizione in terra tunisina aveva anche lo scopo di verificare la autonomia che la batteria poteva esprimere in condizioni d’uso estreme come quelle in cui è stata utilizzata in questo viaggio.

Sebbene abbia alternato la mia  alla pedalata assistita, ho terminato le tappe del Tour quasi sempre con le batterie agli sgoccioli, e soprattutto quando ho affrontato il deserto sabbioso, utilizzando la pedalata assistita con le modalità più energiche (la bici Lombardo eSestriere che utilizza motore Bosch dispone di 4 modalità: Eco, Tour, Speed e Sport), ho avuto la necessità di cambiare batteria a metà del pecorso. Ma, tutto ciò va bene se hai una batteria di riserva a portata di mano – e magari te la porta l’auto  appoggio… Ed ho anche avuto la possibilità, se non fortuna, di potere caricare le batterie nelle dimore molto “primitive” in cui siamo stati ospiti.

Ecco allora che l’italica creatività prende il sopravvento e mi sono chiesto: ma non esiste uno strumento che mi possa fare ricaricare le batterie con Fonti Rnnovabili? Beh, si certo che c’è lo strumento, ma la batteria deve stare collegata ad un sistema di pannelli fotovoltaici così da reintegrarne l’energia! Ma io lo voglio Portatile!!! Ah, bene, allora non esiste… Pensa e ripensa, googling e rigoogling, decido di chiedere aiuto agli specialisti, così mi rivolgo ad una delle più grandi aziende che opera nel settore delle fonti rinnovabili che, guarda un po’ (?!?), ha sede ad Agrigento (in Sicilia, si!) la Moncada Energy Group. Così, dopo una discussione con il Geom. Salvatore moncada, Amministratore della società, abbiamo deciso di avviare una collaborazione per sviluppare un prodotto non ancora in commercio e che spero presto possa dare un contributo alla crescita di  questo settore.

“La bicicletta verde” con Amnesty e FIAB

Con il patrocinio della Sezione Italiana di Amnesty International, il 6 dicembre esce nelle sale il film “La bicicletta verde” di Haifaa Al Mansour, la prima regista donna dell’Arabia Saudita. Il film è l’unico lungometraggio interamente girato nel Regno ed è stato presentato quest’anno ai Festival di Venezia e Torino. “Io vengo da una piccola città dell’Arabia Saudita dove ci sono molte ragazzine come Wadjda, che hanno grandi sogni, forti personalità e tanto potenziale. Queste ragazzine possono rimodellare e ridefinire la nostra nazione, e lo faranno.” (Haifaa Al Mansour)

 

Il film racconta la vita di una madre e di sua figlia di fronte alle leggi e alle prassi discriminatorie contro le donne in paese filo-occidentale come l’Arabia Saudita. Wadjda è una bambina di 10 anni che vive alla periferia di Riyadh, la capitale Saudita. Nonostante viva in un mondo tradizionalista, Wadjda è una bambina affettuosa, simpatica, intraprendente e decisa a superare i limiti imposti dalla sua cultura. Dopo una lite con l’amico Abdullah, un ragazzino del quartiere con cui non avrebbe il permesso di giocare, Wadjda mette gli occhi su una bellissima bicicletta verde, in vendita nel negozio vicino casa. Wadjda vuole disperatamente la bicicletta per poter battere l’amico Abdullah in una gara, ma la mamma non glilo concede: l’uso della bicicletta è considerato deleterio per le Donne in Arabia Saudita; allora “la rivoluzione si fa se c’è una ragazza sul sellino”. La bicicletta diventa strumento di emancipazione ma ancor dippiù di rivendicazione, simbolo di lotta per i Diritti Civili. Tanti sono gli esempi dove la Bici è protagonista, mezzo attraverso cui si veicola il messaggio di solidarietà o di sostegno, o promozione dei diritti fondamentali, organizzazioni o singoli che si adoperano su 2 ruote tra cui ricordo Cycling4Gaza (http://www.facebook.com/cycling4gaza), Basic Needs (http://www.konaworld.com/basicneeds/index.htm), o la Critical Mass nata a San Francisco e diffusasi in tutte le città del mondo o ancora la nostrana Salvaciclisti (http://www.salvaiciclisti.it/).

 

Al cinema in bicicletta

In occasione dell’uscita del film, il 6 dicembre a Roma, Milano, Torino e a Genova si svolgerà l’iniziativa “Al cinema in bicicletta” promossa da ACADEMYTWO, con il patrocinio di Amnesty International e grazie al supporto di FIAB.

Tutti coloro che si recheranno in bicicletta nei cinema del Circuito Cinema aderenti all’iniziativa e presentando l’invito scaricabile dalla pagina Facebook del film  – www.facebook.com/labiciclettaverde – avranno diritto ad un biglietto a prezzo ridotto per lo spettacolo delle ore 20.30.

Nei centri storici delle quattro città in cui si svolgerà l’iniziativa verrà organizzato un punto di incontro per raggiungere i cinema per i tutti partecipanti che, assieme agli amici della FIAB e agli attivisti di Amnesty International, potranno prendere parte ad una pedalata di gruppo per manifestare la propria solidarietà alle campagne per la difesa dei diritti delle donne in Arabia Saudita e negli altri paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord promosse da Amnesty International. I volontari distribuiranno materiale informativo e promozionale.

La partenza è fissata alle ore 19.30 in tutte le città. Ecco i quattro punti di ritrovo, con il link all’evento su facebook:
Roma – Piazzale Ostiense: https://www.facebook.com/events/375860839168544
Milano – Spazio Cinema Anteo: https://www.facebook.com/events/308784752560199
Torino – Piazza Vittorio Veneto: https://www.facebook.com/events/123473914478433
Genova – Piazza de Ferrari: https://www.facebook.com/events/390862394321274

 

Mobilità sostenibile per tutti!

E’ ormai facile imbattersi in discussioni sulla mobilità sostenibile urbana, tema ormai al centro del dibattito su tutti i tavoli delle amministrazioni locali, in Italia, in Europa e nel mondo. La mobilità sostenibile non è più un concetto astratto, bensì il principio attraverso cui si dovranno sviluppare i piani urbanistici delle città. La scelta della Bicicletta come mezzo di mobilità dolce urbano diviene così un’esigenza concreta con cui i cittadini si dovranno confrontare in tutte le città. E’ necessario ricordare ad ogni livello decisionale che esiste la bicicletta come mezzo di trasporto ottimale in città. In Italia, ma soprattutto nel Sud, si fatica a comprendere il ruolo decisivo che può avere la bicicletta nell’ambito della mobilità urbana, c’è la tendenza ad includere questo mezzo solo tra le opzioni di svago o sportive dimenticando un dato fondamentale, cioè che la bici è un mezzo di mobilità e come l’auto permette la libertà di movimento individuale al contrario delle forme di trasporto di massa, collettive o condivise.  Il fatto poi di affermare che alcuni territori per  conformazione morfologica  non siano adatti alle due ruote a pedali è quanto di più sbagliato si possa pensare: l’avvento delle “bici a pedalata assistita” consente, grazie alle nuove tecnologie, un accesso a chiunque, da bambini agli anziani, senza particolare dispendio di energia, se non solo quello di accompagnare la pedalata “girando” i pedali. Difatti le biciclette a pedalata assistita, comunemente chiamata Bici elettrica, sono servite da un motorino elettrico in grado di “assistere”, appunto, nella pedalata coloro che la usano. Il rapporto di “assistenza” è normalmente 1 a 5, quindi una pedalata imprime una forza corrispondente in media a 5 pedalate. Anche chi è anziano, non allenato, o più semplicemente non vuole correre il rischio di arrivare in ufficio molto accaldato, utilizzando questo tipo di bici può superare in tutta agilità qualsiasi tragitto, anche tra le vie di Genova o Agrigento. Inoltre, le biciclette elettriche non sono soltanto veicoli alla moda che procurano un grande piacere di guida, ma anche alleati della nostra salute: chiunque utilizza ogni giorno la sua bicicletta elettrica per recarsi al lavoro, al supermercato o per la sua passeggiata, esegue un’attività ideale per il  benessere corporale.

E poi, oltre un vantaggio personale c’è il beneficio collettivo. Una recente ricerca che ha interessato diverse città europee ha dimostrato che il 50% degli spostamenti motorizzati in città, copre una distanza compresa tra 3 e 5 km e che il 30% è addirittura inferiore ai 2 km.  Ciò significa che parecchi automobilisti e motociclisti per i loro spostamenti potrebbero usare la bici, che risulta di gran lunga vincente sulle corte distanze.  Un tragitto di 3 km, anche con una normale bicicletta (non elettrica), si percorre in un quarto d’ora netto, comprese le operazioni di parcheggio. Spesso in macchina questo tempo non risulta sufficiente neanche per la sola ricerca del parcheggio o peggio si ricorre al parcheggio selvaggio sui marciapiedi, sulla strada ostruendo il traffico pedonale, veicolare, creando disagio, ingorghi, inquinamento e danno alla Comunità! Il sovvertimento di questo stato di cose dovrebbe essere una delle regole a salvaguardia del cittadino, del pedone dei bambini… A natale, per la promozione, per il compleanno, non regalate a vostro figlio uno scooter, ma una Bici a Pedalata Assistita!


 

La Ruota della Libertà…

Giorni fa mi sono imbattuto su un articolo pubblicato sul sito inglese World.edu dal titolo “Cycling is all about ‘me time’, freedom and a return to childhood”, che tradotto suona come “Andare in Bici è prendersi cura di se stessi: libertà e ritorno all’infanzia”. L’articolo commenta una ricerca condotta da 3 ricercatori della UWE’s Bristol Social Marketing Centre i quali hanno indagato su “L’immagine sulla Mobilità Dolce in Inghilterra” (The image of cycling in Britain). L’indagine – parte di un più ampio studio che  ha come obiettivo la promozione dell’Uso della Bicicletta attravesrso mezzi alternativi – ha avuto lo scopo di esplorare le motivazioni intime che portano le persone ad usare la bici; sebbene le ragioni diffuse di questa scelta, come il risparmio di tempo, salutistiche ecc ecc, siano note,  non altrettanto lo sono quelle che divertono il cittadino inglese. Per condurre tale indagine, i ricercatori hanno fatto uso di una tecnica chiamata projective and enabling attraverso la quale si chiede agli intervistati di rappresentare con immagni le loro sensazioni. Ebbene, il risultato è che il Pianeta Ciclo è un posto dove splende sempre il sole, rilassato e con gente piacevole! di contro, il Pianeta Auto è un posto stressato, sporco e con gente troppo impegnata a correre. Le Percezioni fondamentali dell’Andare in Bici sono state trovate sempre molto positive: la gente associa l’atto del pedalare con il senso di libertà, divertimento, che riporta ai ricordi dell’infanzia; l’uso della Bici inoltre è utile perchè consente uno spazio per gestire il  ‘me time’, il tempo per se stessi.

Confermo, confermo tutto  e aggiungo che, in definitiva, Andare in Bici fa sentire Vivi.