Fotovoltaico e bond

Da inizio settembre si specula sul nuovo strumento obbligazionario che il Governo starebbe mettendo in piedi per alleggerire al più presto le bollette elettriche degli italiani, cresciute negli ultimi due anni sotto il peso degli incentivi alle fonti rinnovabili elettriche.

Nella bozza di Decreto Legge denominato “Fare-2″, all’art. 2 “Emissione di obbligazioni a riduzione della componente tariffaria A3 del costo dell’energia elettrica“, si legge che, tramite l’emissione di obbligazioni da parte del GSE per 2 miliardi di € all’anno nel periodo 2014-17, si potrebbe ottenere una riduzione del peso degli oneri di sistema sulle tariffe del 15-20%, in cambio del pagamento degli interessi ad un tasso di mercato (5,5% annuo il tasso ipotizzato nel documento) e di uno slittamento in avanti della data di estinzione degli oneri per incentivazione (obbligazioni di durata ancora da definire, comunque compresa tra 17 e 25 anni).

In pratica, invece di pagare 100 all’anno nei prossimi 4 anni, si paghi solo 80-85, più circa 1 di interessi, e si restituisca l’ammontare mancante (15-20) più in là nel tempo.

Ora, senza voler giudicare la misura per l’aggravio di costi complessivi ascrivibile agli interessi, cui si andrebbe incontro pur di abbassare le bollette per famiglie e imprese rispetto al livello “opprimente” che avrebbero raggiunto, si deve tener conto che gli oneri di sistema sono soggetti ad una variabilità annuale da ricondurre, per i nostri fini, a tre ordini di fattori.

Il primo è legato all’installazione di nuova potenza incentivata. Se dal 2009 al 2012 la componente A3 è aumentata da 3,1 a 10,4 miliardi di € l’anno, ciò è dovuto soprattutto al  boom di installazioni fotovoltaiche ed eoliche. Per lo stesso motivo, alla scadenza degli incentivi, tale componente è destinata a ridursi. Si prenda ad esempio il fotovoltaico. I Conti Energia sono costati 6,3 miliardi nel 2012 (62% del totale componente A3, dati AEEG), nel 2013 si è raggiunto il tetto dei 6,7 miliardi, e poi, dal 2031, si avrà il calo più sostanzioso, con gli impianti del 2011 al termine del periodo di incentivazione.

Nel frattempo, però, dovrebbe intervenire un secondo fattore, che non sembra essere stato contemplato nella bozza di decreto: il declino prestazionale degli impianti solari, a partire dalla loro componente principale, il modulo fotovoltaico. La perdita di efficienza che tutte le maggiori case di produzione di moduli garantiscono è dello 0,8% all’anno (equivalente ad una abbassamento delle prestazioni del 20% dopo i primi 25 anni di esercizio). Ciò a dire che il parco impianti solari è soggetto ad un progressivo calo di rendimento, che, a parità di condizioni meteorologiche, dovrebbe portare la produzione incentivata ad abbassarsi del 16% nei prossimi 20 anni.

Il terzo è un fattore implicito. Se è vero che, per effetto dell’inflazione, 1 € di domani avrà un potere d’acquisto inferiore rispetto a 1 € di oggi, il fatto che il Conto Energia sia costituito da una tariffa fissa sulla produzione non soggetta a rivalutazione gioca un ruolo fondamentale nel computo della spesa per incentivi nel lungo termine. Si ipotizzi un’inflazione al tasso del 2% (media ultimi 5 anni al 2,3%, dati ISTAT). I 6,7 miliardi di €/anno destinati alla copertura degli incentivi per il fotovoltaico nel 2013, allora, si ridurrebbero in termini reali per l’effetto congiunto della perdita di efficienza degli impianti e dell’inflazione a 5,4 miliardi nel 2020 ed a 4,1 miliardi nel 2030.

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Graf-incentivi-reale

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Nella valutazione economica dell’emissione delle obbligazioni proposta dal Governo, occorre dare il giusto peso ai 5 miliardi di € al 2020 ed ai 25 miliardi al 2030 di risparmio complessivo che si avranno rispetto allo scenario a gettito costante. Quindi, la soluzione di alleviare la spesa per l’energia elettrica nell’immediato, con il paese che continua a perdere punti di prodotto interno lordo (ripresa prevista nel 2014, stime FMI), a scapito delle bollette future, comunque più leggere per effetto dei fattori appena presentati, sembra avere un motivo in più per essere presa in seria considerazione.

About Francesco Marghella

Romano, dottorando presso la Facoltà di Economia dell'Università di Perugia e collaboratore AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia dopo il Master in Management dell’Energia e dell’Ambiente e la laurea in Economia dell’Ambiente, dello Sviluppo e del Territorio. Attualmente mi sto occupando dei modelli economici che guidano l’agenda politica europea sull’ambiente. Mi piace la storia. Mi piace il connubio fra scienze naturali e teoria economica nel moderno approccio ai problemi sociali. Mi piace l’incertezza, di tutte le avversità la più divertente. Con lei non c’è da annoiarsi. Mi piace pensare al potere che hanno sulla collettività le azioni del singolo, allo sforzo della collettività per correggere le azioni del singolo, all’ambizione del singolo di cambiare la collettività. Da quando ho scoperto che i Paesi membri dell’Unione Europea hanno rinunciato ad avere una propria politica dell’ambiente, incaricando la comunità di prendere le decisioni per loro, mi sono interessato a cosa stessero combinando i nostri rappresentanti a Bruxelles e Strasburgo in materia di clima, energia, risorse naturali, inquinamento e rifiuti. Cercherò di coinvolgervi principalmente sulle novità che vengono dai tavoli della Conferenza sul cambiamento climatico e sulle attività svolte dalla Commissione, dal Consiglio e dal Parlamento Europei. Cercherò di aprire un dialogo diretto con voi e di accogliere il contributo del maggior numero possibile di punti di vista. Cercherò di rendere il tutto stimolante e magari di sconvolgere le mie e le vostre convinzioni. In ogni caso, soprattutto… cercherò.

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