Se il capitale umano può rivoluzionare i destini

Torno sulla “Rivoluzione industriale” che ha ispirato una “comunicazione ” e un documento importante (la MEMO /12/759) della Commissione europea , al centro del precedente articolo, un po’ perché il tema merita di essere affrontato disponendo di ulteriori elementi di conoscenza, un po’ perché ho ricevuto un commento da un lettore e ho promesso che sarei tornata su altri aspetti strategici di quei documenti. La “Memo” (MEMO/12/759), adottata dalla Commissione, in sinergia con la “comunicazione per una rivoluzione industriale capace di riportare l’industria in Europa”, nell’incipit esordisce così: “L’Europa ha bisogno ora più che mai che la sua economia reale sostenga la ripresa della crescita economica e l’occupazione e richiede una reindustrializzazione per il XXI secolo. Se l’Europa non riuscirà a tenere il passo con gli investimenti nelle nuove tecnologie, la sua competitività futura sarà seriamente compromessa”. I “pilastri” individuati per una “politica industriale rinforzata”, lo ricordiamo, sono rappresentati da:1) investimenti nell’innovazione – con particolare attenzione allo sviluppo delle tecnologie chiave abilitanti, dei prodotti bio-based, di una politica industriale sostenibile,nel settore delle costruzioni e delle materie prime, dei veicoli pulite delle reti intelligenti, oltre alle tecnologie avanzate per la produzione pulita, (queste ultime, citate nel precedente articolo “Una rivoluzione industriale per l’Europa”); 2) un miglior accesso al mercato interno e ai mercati internazionali, attraverso una serie di misure predisposte dalla Commissione; 3)un miglior accesso ai finanziamenti e ai capitali, attraverso un altro set di azioni; 4)il ruolo cruciale del capitale umano e delle competenze; 5) un ruolo attivo dell’industria per il successo delle azioni proposte. La vera “rivoluzione” del documento sulla “Rivoluzione industriale” è la volontà di conseguire gli obiettivi ponendo al centro il capitale umano e il miglioramento delle sue competenze. La Commissione europea da molti anni sviluppa il tema della relazione che intercorre fra la formazione e il placement lavorativo, ma l’originalità della strategia risiede nell’aver legato ora, in un rapporto di corrispondenza biunivoca, la capacità di anticipare l’adeguamento delle competenze di cui deve essere attrezzata la forza lavoro – per rispondere alle trasformazioni industriali imminenti – e le trasformazioni industriali stesse. Si tratta di un aspetto di straordinaria importanza, all’interno di una politica industriale per l’Europa, che offre la misura dell’incidenza della qualità del capitale umano per il buon esito di un processo innovativo che coinvolge i destini di tutti gli europei, e non solo. E’ questo un aspetto così nevralgico, da indurre la Commissione a impegnarsi nel “promuovere ulteriormente la cooperazione tra datori di lavoro, lavoratori e autorità competenti, attraverso la creazione di consigli settoriali europei sulle competenze e Alleanze delle abilità settoriali”.Per l’industria europea si tratta di una sfida irripetibile.Il protrarsi della crisi economica, segnala la Commissione europea, rende difficile compiere gli sforzi per aumentare la competitività, attraverso il cambiamento tecnologico e l’innovazione.Tuttavia, il costo della competitività continuerà a rappresentare l’elemento chiave delle imprese.A fronte di ciò, le economie emergenti si sviluppano progressivamente verso settori ad alta intensità di conoscenza e competono con “lavoratori sempre più qualificati, costi inferiori e infrastrutture migliori”. Tutto è perduto, allora? No, perché ci sono buone ragioni affinché l’industria europea sappia rispondere a questa sfida. Leader mondiale in settori come l’automotive, l’aeronautica, l’ingegneria, lo spazio, i prodotti chimici e farmaceutici, con l’80% delle spese in Ricerca e Sviluppo provenienti dal settore industriale, l’Europa potrà ridisegnare la nuova industria percorrendo con decisione la strada delle tecnologie chiave abilitanti – ad esempio, lo sviluppo sia dei materiali avanzati con proprietà speciali, sia  delle nanotecnologie può provocare un’inversione di tendenza per la produzione di base in atto in determinati comparti, come quello dell’acciaio -. Potrà individuare soluzioni per un invecchiamento sano della popolazione attiva, grazie ai progressi nel campo delle scienze della vita. Potrà contribuire, attraverso le nuove tecnologie, a prevenire catastrofi naturali e minacce terroristiche.Potrà abbracciare nuovi modelli di business capaci di creare un più forte collegamento fra la produzione e i servizi. Ma tutto questo, proprio tutto questo, rappresenterà soprattutto una occasione unica di valorizzazione e accrescimento del capitale umano.

3 commenti per “Se il capitale umano può rivoluzionare i destini

  1. Il capitale umano è la risorsa più rinnovabile che abbiamo!!Dobbiamo investici il più possibile per rimanere competitivi, ma nel nostro paese i soldi per l’istruzione, la scienza e la cultura sono sempre di meno…dove finiremo??

    • Ciao Edoardo. Nonostante tutto sono convinta che dalle difficoltà nascano le migliori opportunità. Se la futura rivoluzione industriale servisse a dare maggiore consapevolezza sull’urgenza di valorizzare i nostri giovani meritevoli, ed anche tutti coloro che, nell’esercizio del loro lavoro quotidiano, contribuiscono con affidabilità e competenza a fare la loro parte, sarebbe una vittoria per tutti.

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