Agenda per il progresso sostenibile

Principi generali di riferimento

1. L’Europa dei popoli

E’ necessario superare l’Europa degli egoismi nazionali e costruire una vera casa comune di tutti popoli europei che nelle politiche sappia distinguere e valorizzare nell’interesse generale le diversità culturali, ecologiche e le differenti potenzialità economiche di ciascuna regione. L’Europa deve dotarsi di politiche vincolanti di scenario comune in tutti i campi, come sintesi delle diverse aspirazioni dei popoli europei. Per realizzare ciò bisogna proseguire speditamente nel rafforzare le istituzioni europee perché, quelli che oggi sono solo piani di indirizzo strategico, diventino piani operativi, per i diritti sociali, il lavoro, l’ecologia, l’economia, la finanza. Riferimento fondante delle strategie europee verso il resto del mondo devono essere gli obiettivi definiti dalle Nazioni Unite nel Millennium Summit del 2000 (New York), ancora lontani dall’essere raggiunti: sradicare la povertà estrema e la fame, rendere universale l’istruzione primaria, promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile migliorare la salute materna, combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie garantire la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo. Altri riferimenti fondamentali delle politiche comunitarie devono essere la mitigazione e l’adattamento rispetto ai cambiamenti climatici, la tutela dei cicli ecologici fondamentali per la vita sul pianeta, la salvaguardia della qualità dell’aria, dell’acqua e della biodiversità.

Riferimento importante deve essere la seguente affermazione della Banca Mondiale: “Il mondo attualmente sta fronteggiando due crisi prodotte dall’uomo – la crisi finanziaria e i cambiamenti climatici. Entrambe le crisi avranno ampie implicazioni, sia finanziarie che di altro genere, se non governate. Gli effetti degli interventi sulla crisi finanziaria saranno più evidenti nell’immediato, ma la scala degli impatti dei cambiamenti climatici, che noi probabilmente vedremo se le emissioni verranno lasciate crescere in modo incontrollato, supereranno di ordini di grandezza il declino economico che oggi stiamo vivendo. La vera differenza fra le due crisi è che gli errori nel gestire i rischi della crisi climatica globale saranno irreversibili. Perciò le soluzioni di ciascuna delle due crisi devono essere trovate simultaneamente, e c’è uno momento cruciale di opportunità per una risposta integrata che non può essere sprecato”.[i] [World Bank]

2. Una nuova economia

Il processo economico in corso si è sviluppato producendo isole di ordine al costo di un disordine prodotto altrove, isole di prosperità in un oceano di povertà e rischi crescenti; questo ci dice la storia di duecento anni di industrializzazione. Le crisi sociali e le crisi ecologiche planetarie si muovono verso prospettive di estrema gravità. Riferimento fondante delle strategie economiche devono essere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e gli obiettivi definiti dalle Nazioni Unite nel Millennium Summit del 2000 (New York), ampiamente disattesi da una ideologia liberista che promette equità e diffonde crescenti disuguaglianze fra paesi e all’interno di ciascun paese, come dimostrato dalle statistiche internazionali sulla distribuzione del reddito.

L’Italia, come ogni altra nazione europea, deve avviare un processo di transizione verso una economia sostenibile, che abbia come obiettivo primario non la crescita del prodotto nazionale lordo, ma la crescita del benessere di ciascun cittadino, cioè la valorizzazione del capitale umano, e la valorizzazione del proprio capitale naturale, unici fondamenti che danno senso all’azione economica; il capitale finanziario deve essere strumento a servizio delle altre due forme di capitale. Questa nuova economia deve essere progettata su scala locale creando un tessuto territoriale che valorizzi le culture, le tradizioni e le risorse esistenti sul territorio (regional mosaic approach) creando una rete integrata di valori economici su scala nazionale e su scala europea. La diversità delle soluzioni strategiche è il valore che deve conferire a queste reti una elevata resilienza rispetto ai cambiamenti globali drammatici previsti dalle analisi internazionali sulle dinamiche ecologiche ed economiche planetarie. L’autoregolazione dei mercati evocata come valore fondante dal pensiero liberista, non può sostituire la responsabilità individuale che richiede una partecipazione democratica alle decisioni.

3. Una nuova democrazia

La sostenibilità richiede solidarietà: sentirsi solidali con ogni essere umano e con ogni altro essere vivente; la solidarietà richiede una assunzione di responsabilità diretta verso tutta l’umanità attuale e futura. La responsabilità deve essere sviluppata attraverso nuovi strumenti di democrazia partecipata, a partire dal concetto di bene comune, come bene essenziale da garantire a tutti, come l’acqua, l’aria pulita, il cibo sano, il territorio, che non devono essere gestiti esclusivamente secondo le logiche di mercato. In tal senso è necessario dare attuazione agli strumenti già previsti dai trattati internazionali, come l’Agenda 21, da applicare in tutti casi in cui si presentano scelte che determinano il futuro e riguardano diritti essenziali delle popolazioni. Questi strumenti devono entrare, in maniera vincolante attraverso l’ordinamento giuridico, in tutti i processi decisionali che riguardano il capitale naturale e il capitale umano, e cioè valori essenziali come la tutela dell’ambiente, sia naturale che urbano, della salute, l’istruzione, la cultura, i trasporti, l’energia, ecc.

Appunti per una strategia di transizione

4. Ambiente e tutela del territorio

Priorità assoluta deve essere data al riassetto idrogeologico ed alla riqualificazione ecologica del territorio, per prevenire i costi umani ed economici del dissesto in atto e mitigare gli impatti dei sempre più frequenti eventi estremi. Ciò consentirebbe anche una migliore gestione delle acque e dell’agricoltura in un’ottica di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici in atto. L’introduzione di una carbon tax su prodotti e infrastrutture, detassando il lavoro, porterebbe benefici per l’ambiente e per l’occupazione, come sottolineato autorevolmente nella seguente indicazione della Banca Mondiale: “Paradossalmente, l’attuale crisi finanziaria può diventare una opportunità d’oro di conversione verso una crescita “low-carbon”. Gli sforzi dei paesi di rinvigorire le loro economie attraverso una varietà di pacchetti di stimolo fiscale offre una opportunità senza precedenti di uscire da schemi economici convenzionali ad alto impatto climatico. Uno stimolo fiscale “green” di circa 400 miliardi di dollari nel prossimo anno (2010, ndt) indirizzato alla produzione di “elettricità verde”, efficienza energetica e al passaggio a combustibili a basso impatto, sarebbe coerente con  gli obiettivi climatici di lungo termine, producendo simultaneamente un efficace sostegno all’economia, e costruendo le basi per una futura crescita forte e sostenibile”. [World Bank]

5. Trasporti

Al 31 dicembre 2011 in Italia risultavano circolanti 37.113.300 automobili e 4.022.129 autocarri (a cui vanno aggiunti 252.977 rimorchi per trasporto merci) (fonte ACI). Con 61 automobili ogni 100 abitanti l’Italia è il primo paese al mondo nell’uso dell’auto. Oltre l’80% degli spostamenti delle merci e oltre il 70% degli spostamenti delle persone avvengono su strada. Il quadro risultante da questi dati è quello di un sistema di trasporti assolutamente insostenibile che ci dice che il settore automobilistico non può continuare ad essere trainante per l’economia italiana. Gli svantaggi di questa situazione sono:

  • Forte impatto sul territorio delle infrastrutture stradali
  • Forte costo di manutenzione della rete
  • Un terzo delle emissioni di gas serra
  • Seimila morti all’anno per incidenti
  • Circa seimila morti all’anno per malattie causate dai gas di scarico
  • Pesante impatto sulla qualità della vita nei centri urbani
  • Crisi dell’industria automobilistica, migliaia di posti di lavoro a rischio

Un modello economico secondo il regional mosaic approach consentirebbe la riduzione delle esigenze di spostamento di persone e merci al minimo indispensabile, con un sostanziale vantaggio in termini economici, ecologici e di qualità della vita. E’ urgente spostare le merci dalla strada alle “vie del mare”. Rilanciare con interventi diretti di partecipazione finanziaria i cantieri navali e attrezzare i porti ai trasferimenti intermodali strada-ferrovia-nave. Spostare il trasporto passeggeri dalle auto private ai mezzi pubblici in particolare ferroviari. Cambio radicale delle politiche ferroviarie spostando risorse dall’alta velocità ai treni locali. Rafforzamento dei trasporti pubblici nelle grandi città e creazione di reti di percorsi ciclabili e pedonali. I vantaggi sarebbero:

  • Creazione di  migliaia di posti di lavoro nel settore navale e portuale
  • Rilancio di settori in grave crisi come quello dei cantieri navali
  • Riduzione di 4/5 dell’energia e delle emissioni nel trasporto merci
  • Riduzione di 2/3 dell’energia e delle emissioni nel trasporto passeggeri
  • Miglioramento della sicurezza e della qualità della vita nelle città

6. Una nuova politica dei materiali

La produzione nazionale di circa 150 milioni di tonnellate di rifiuti fra urbani, industriali, agricoli, ecc. rappresenta il passaggio ad uno stato di inutilità di enormi quantità di materiali che hanno richiesto risorse naturali ed energia per la loro produzione, molta più energia di quanta se ne possa ricavare bruciandoli. Lo spreco di materia che avviene nei sistemi di smaltimento è particolarmente grave quando si tratta di rifiuti organici urbani (FORSU) in quanto per la perdita di materia organica, in Italia “quasi 10 milioni di ettari, pari a circa il 33% del territorio nazionale, risultano vulnerabili, seppure a livelli diversi, ai processi di degrado. Al contempo sono entrati in grave crisi le industrie di produzione di materiali come le acciaierie ILVA di Taranto e l’impianto di produzione di alluminio ALCOA di Portovesme.

E’ necessario attivare una seria politica dei materiali che contempli e seguenti passaggi:

  • Estendere le raccolte porta a porta dei rifiuti urbani e realizzare impianti di recupero di materia.
  • Valorizzare la FORSU per ottenere biogas e humus da riportare sui terreni.
  • Utilizzare gli scarti dell’industria agro-alimentare per biodistillerie e produzione di biopolimeri
  • Riconvertire alla chimica non petrolifera i siti in crisi di produzione di materiali, come l’ALCOA, per realizzare poli di eccellenza mondiale per la produzione di bio-materiali. A tal fine possono essere utilizzate le ricche esperienze ed i brevetti del CNR/ICTP.

Ciò creerebbe i seguenti vantaggi:

  • Creazioni di posti di lavoro nella raccolta, selezione e prima lavorazione dei rifiuti, nelle industrie e nella ricerca
  • Innovazione tecnologica e vantaggio competitivo su scala mondiale con la riduzione dell’import di materie prime
  • Riduzione dell’inquinamento da discariche, inceneritori ed altri impianti di smaltimento e miglioramento della qualità della vita

7. Energia

All’inizio di settembre è stata resa pubblica la bozza della “Strategia Energetica Nazionale” (SEN), della quale evidenziamo le tre seguenti criticità:

  1. Sfruttamento del petrolio nazionale
  2. Fare dell’Italia la porta di ingresso in Europa del gas
  3. Sostanziale frenata nel sostegno economico e amministrativo alle rinnovabili

Se a questi tre punti aggiungiamo che la maggiore impresa energetica italiana, l’Enel, che per oltre il 30% è di proprietà dello Stato, in Italia continua nell’attuare i suoi piani di riconversione a carbone delle vecchie centrali e all’estero sviluppa le fonti rinnovabili, ci appare evidente che il nostro paese, dopo avere assaggiato un po’ di futuro, stia facendo dietro front.

Petrolio – Nel sottosuolo italiano è stata accertata la presenza di 76,3 milioni di tonnellate di petrolio. Se volessimo coprire il 20% dei nostri consumi petroliferi, il petrolio nazionale accertato si esaurirebbe in poco più di cinque anni. Se ne trarrebbe un breve beneficio economico ed occupazionale, ma al costo della distruzione di posti di lavoro permanenti, legati alle produzioni agricole di qualità (come in Val d’Agri) o al turismo per quanto riguarda i giacimenti marini.

Gas – L’ipotesi di fare dell’Italia l’”hub europeo del gas” richiede enormi investimenti in infrastrutture ed altrettanto enormi impatti sul territorio. Si tratta di realizzare infrastrutture destinate a durare almeno 50 anni mentre invece il mercato europeo del gas è destinato a calare di fronte agli impegni sulle rinnovabili: Germania, 80% dell’elettricità nel 2050, Danimarca 100% nel 2050, Gran Bretagna 30-45% nel 2030. Inoltre paesi come Francia, Spagna ed altri potrebbero decidere di dotarsi di loro rigassificatori ignorando il gas che viene dall’Italia. E’ una ipotesi economicamente ed ecologicamente ad alto rischio di fallimento.

Rinnovabili – E’ chiaro che in questo quadro di investimenti “fossili” per rinnovabili ed efficienza resti poco più di belle e nobili parole. Gli stessi meccanismi di incentivi attuali hanno generato una infinità di installatori di tecnologie altrui e pochissimi progettisti di sistemi ottimizzati ad alto valore aggiunto ed alta efficienza.

Proposta

  • Fare un Piano Energetico e Ambientale Nazionale nel solco dei maggiori paesi europei, incentrato su efficienza, rinnovabili e distretti locali di autoproduttori. Il piano dovrebbe privilegiare, l’energia solare e la geotermia di bassa e media entalpia (per usi termici), fonti di cui il nostro paese è tra i più ricchi al mondo, e l’energia eolica con particolare attenzione ai piccoli impianti di uso locale
  • Realizzare una rete di smart-grid locali, integrata su scala nazionale ed europea, per una gestione intelligente ed in tempo reale, della distribuzione di approvvigionamenti e forniture.
  • Investire in ricerca ed innovazione nel settore delle fonti rinnovabili e dei sistemi di gestione delle reti locali.
  • Rimuovere incentivi ed agevolazioni amministrative alle fonti non rinnovabili di energia. Ciò consentirebbe, in un regime di libera competizione, di ridurre anche gli incentivi alle fonti rinnovabili.

Vantaggi

  • L’Italia diventerebbe all’avanguardia nella progettazione di sistemi energetici sostenibili
  • Prezzo dell’energia libero dalle speculazioni del mercato mondiale delle fonti fossili
  • Drastico abbattimento delle emissioni di gas serra
  • Sviluppo di tecnologie innovative nazionali

8. Valorizzazione del capitale umano e del capitale naturale

E’ necessario investire in ricerca e innovazione. Garantire un livello di istruzione e formazione professionale media almeno in linea con i più avanzati paesi europei. Investire nell’integrazione delle università italiane con quelle europee e del resto del mondo, sviluppando poli d’innovazione d’eccellenza, interdisciplinari, sulla sostenibilità. Valorizzare i beni culturali ed ambientali anche con finalità turistiche compatibili con la loro salvaguardia. Migliorare i servizi amministrativi, scolastici, sociali e sanitari. Razionalizzare il servizio sanitario di prossimità senza disperdere le eccellenze specialistiche. Offrire nuovi servizi alla persona e alle famiglie attraverso strumenti innovativi come le “banche del tempo”, centri di orientamento, ecc. Favorire le reti di relazioni umane attraverso nuovi strumenti di partecipazione alle decisioni, iniziative di sensibilizzazione che favoriscano la nascita di attività solidaristiche, responsabilizzazione nella gestione del “bene comune”. Promuovere stili di vita sobri, in linea con la reale ricchezza e le disponibilità della nazione, senza alimentare illusioni di crescita di consumi superflui.

9. Investimenti pubblici

Principio fondante degli investimenti pubblici deve essere il pareggio di bilancio e il rispetto dei piani di rientro del debito nazionale.

Lo Stato deve uscire dalla partecipazione in imprese e progetti le cui strategie non siano sostenibili, o il cui mercato non abbia prospettive realistiche per il futuro: ENEL, ENI, FINMECCANICA sono esempi in tal senso; conditio sine qua non per il sostegno finanziario pubblico ad imprese deve essere l’innovazione tecnologica e la sostenibilità in settori strategici per il futuro. In particolare lo Stato deve sostenere l’innovazione tecnologica e la formazione di nuove imprese nel settore delle energie rinnovabili, del riciclo e il riutilizzo dei materiali, del trasporto marittimo.

Bisogna affiancare alla Protezione Civile, deputata agli interventi di emergenza, iniziative capillari di prevenzione delle catastrofi, attraverso piani di intervento per la messa in sicurezza del territorio in funzione delle diverse tipologie di rischio: idrogeologico, chimico, sismico, sanitario.

10. Misura del benessere reale

Innovare la contabilità nazionale affiancando al PIL altri strumenti di uso internazionale, quali: Ecological Footprint, Water Footprint, Carbon Footprint, Human Development Index, Happy Planet Index, Better Life Index, Net National Disposable Index, ecc.


[i] World Bank, “Financing technology to support low-carbon and climate-resilient growth”, April 2009.

7 commenti per “Agenda per il progresso sostenibile

  1. Sono fortemente convinto che questa sia un’agenda corretta, ma bisogna trovare assolutamente un modo “mediatico” per fare capire i vantaggi ad un buon 35% della popolazione profondamente incolta e attratta dalle promesse. Dobbiamo assolutamente tentare!

  2. Sono pienamente d’accordo con Bruno, è un programma dettagliato e una fotografia veritiera di quello che è, e quello che dovrebbe essere.
    Un’unica parola potrebbe essere il motore del cambiamento: innovazione.

    alberto

  3. Mi è molto gradito il vostro apprezzamento, anche perché spesso avverto sulle mie tesi l’impopolarità, simile a quella di un medico che deve comunicare al paziente la gravità del suo stato di salute. Speriamo che qualcuno tenga conto almeno un pò di questa realtà e che nella nuova fase politica che con qualche barlume di novità si sta aprendo si smetta di somministrare medicine amare per i sintomi e si inizi a considerare seriamente la malattia.

  4. Il nocciolo della questione è l’orientamento all’azione di noi occidentali.
    Non vorrei filosofeggiare troppo in merito, ma purtroppo questa è la realtà: noi occidentali agiamo sulle “malattie” e quindi le conseguenze, gli orientali, invece, sui sintomi.
    Ho letto un bellissimo libro del sinologo Jullien. Glielo consiglio, se ha tempo.
    Ma torniamo a noi. Sono d’accordo in particolar modo sul punto delle energie rinnovabili, troppo poco diffuse per essere nel 2013.
    La geotermia, l’eolico, il fotovoltaico vanno giudicati, con i loro risultati, nel lungo termine. Non vedo come mai, nel nostro Paese, ci sia ancora tanta ostilità.

  5. Una risposta posso dargliela subito ed ha un nome preciso, anzi due: ENEL ed ENI. La prima ha interesse a sviluppare all’estero le energie rinnovabili, in quanto in Italia il fotovoltaico, fa concorrenza alle sue centrali a carbone proprio durante i picchi diurni di consumo, quando l’energia viene acquistata dal Gestore della Rete ai prezzi più alti; le centrali a carbone non possono fermarsi, e quindi insieme al carbone vanno in fumo un bel po’ di euro. L’ENI è monotematica: o petrolio o gas. Queste due compagnie dettano puntualmente ai funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico i loro piani, che altrettanto puntualmente prendono il titolo di Strategie Nazionali. Continuerà così fino a quando capitali pubblici sosterranno queste due compagnie e non si affiderà la pianificazione energetica ad esperti indipendenti, sottoponendoli comunque a valutazioni e commenti da parte di tutti gli interessati.

  6. Sì, mi trova d’accordo.
    Ma ci sono degli esempi – uno di questi vicinissimo alla città dove vivo – in cui l’attuale Fondo Geotermico è frutto dell’Accordo Generale sulla Geotermia siglato fra Regione Toscana, Enel e territori nel 2007 in cui l’azienda si è impegnata a corrispondere sino al 2024.
    Che ne pensa?

  7. Non conosco questo accordo, comunque l’ENEL è interessata solo ai giacimenti di vapore ad alta temperatura per produrre elettricità con metodi convenzionali. Molto più abbondanti sono invece lungo tutto l’Appennino i giacimenti a media temperatura, che potrebbero dare elettricità in piccole centrali con macchine Rankine. Ma ancora più abbonfanti sono i giacimenti a bassa temperatura che potrebbero dare riscaldamento e calore di processo industriale. Su tutto ciò in Italia si fa davvero pochissimo.
    MI scuso per il ritardo della risposta.
    Saluti

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