C’era una volta un parco

Sono tanti anni che frequento il Parco Nazionale d’Abruzzo e posso dire oggi di conoscere i suoi sentieri, le sue sorgenti, i suoi sorprendenti paesaggi che ne fanno una delle aree più selvagge d’Europa, meglio di molti quartieri della mia città, Roma. Conosco la sua storia, gli anni bui di chi voleva disfarsene per farne un’oasi dello sci. Poi gli anni dell’esplosione del turismo naturalistico, con le presenze estive che hanno superato quelle invernali e il reddito che ha reso i suoi comuni fra i più ricchi del Sud e l’Abruzzo che è diventata la quinta regione italiana per presenze turistiche.

Eppure, nonostante una popolazione gentile ed accogliente, operosa e con un grande spirito di iniziativa, siamo ancora lontanissimi dall’offerta turistica dei comuni alpini. Penso ai bei centri della Val Venosta, Vipiteno, Bressanone, Glorenza, ecc., totalmente pedonalizzati grazie ad aree sosta rigorosamente controllate ai margini delle città; penso al contrasto fra le ciclovie del Trentino che attraggono turisti da tutto il mondo, e le famigliole che si avventurano sulla pericolosa strada provinciale fra Pescasseroli e Villetta Barrea sognando una pista ciclabile di cui si parla da vent’anni e che non arriva mai.

DSCN0099 DSCN0094Da qualche anno poi si assiste ad un progressivo allentamento della sorveglianza delle aree protette fino alla totale assenza di controlli riscontrata quest’anno, testimoniata dalle foto accanto che mostrano numerose automobili spingersi lungo le carrarecce, fin dentro zone di Riserva Generale, come quella di Campitelli-M.te Tranquillo e Macchia Arvana, al margine di aree a Protezione Integrale, o nella bella foresta intorno al rifugio di Prato Rosso. Quotidianamente numerosi SUV che seguono i suggerimenti di una pubblicità demenziale che li mostra correre sulle spiagge e scalare i monti, che andrebbe perseguita come istigazione a delinquere, violando le norme di salvaguardia che l’Ente Parco sarebbe tenuto a far rispettare, approfittando della totale assenza di segnaletica di limitazione dell’accesso di autoveicoli ai sentieri, offendono la natura addentrandosi all’interno di ecosistemi delicati e protetti, ed offendono anche chi raggiunge gli stessi luoghi rispettando le regole e dopo ore di cammino.

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