Clima, ultima chiamata.

donne africaneGli scienziati dell’IPCC, l’organismo dell’ONU che studia i cambiamenti climatici, hanno lanciato un loro ulteriore appello urgente all’azione per evitare nei prossimi decenni cambiamenti climatici catastrofici. C’è ormai un consenso unanime sulla necessità di evitare che le temperature medie mondiali superino i 2°C, e invece gli scenari aperti dalle emissioni attuali ci portano verso un aumento di ben 5°C entro la fine del secolo. Nel loro quinto rapporto pubblicato nei giorni scorsi, gli scienziati descrivono gli esiti drammatici verso cui ci stiamo muovendo, rimarcando che siamo ormai all’ultimo appello: o cambiamo immediatamente strada o i nostri figli erediteranno un mondo devastato. Eppure la politica guarda altrove; ha lo sguardo fisso sui bilanci nazionali e l’orecchio attento alle piazze finanziarie. Il mondo dei valori virtuali di carta domina sul mondo reale fino al punto da accecare politici e cittadini? Certamente dobbiamo fare i conti con il nostro sistema economico attuale e tenere a posto i parametri finanziari, ma tutto ciò ha un senso solo se viene fatto tenendo presenti gli effetti sul mondo reale. Alla luce di tutto ciò sono agghiaccianti gli appelli alla crescita dei consumi, senza dire di quali consumi. E’ disarmante l’ossessiva corsa all’ultima goccia di petrolio e di gas di una economia drogata da una sorta di “fossil-dipendenza”. Folle stressare la produttività in declino di suoli maltrattati dalla chimica e biologicamente impoveriti, per produrre biocombustibili per alimentare automobili invece di persone. Non si tratta più di scegliere fra opzioni liberiste ottusamente convinte della possibilità di perpetuare modelli economici ottocenteschi in un mondo radicalmente cambiato e con una popolazione decuplicata, e un neoromanticismo naturalista. Lo “sciocchezzario” populista di forze politiche xenofobe che ingannano la gente ubriacandola con parole forti su falsi problemi ed impraticabili soluzioni regional-autarchiche, apparirebbero ridicole se non fossero tragiche distrazioni, di fronte ai tre miliardi di individui che nell’arco dei prossimi decenni intraprenderanno un esodo di massa per la sopravvivenza, fuggendo dalla fame, dalla sete, dal deserto, dall’innalzamento dei mari…
Mentre gli scienziati lanciano allarmi sempre più gravi e nelle accademie si discute di green economy e di sostenibilità, i politici si agitano nel loro limbo virtuale sempre più incalzati da popolazioni che li pressano sempre più da vicino e di cui non sanno più interpretare i segnali e capire le cause di fondo del malessere. Le stesse popolazioni accecate dall’ignoranza e dal benessere perduto non sanno vedere che il mondo è cambiato e chiedono il ritorno ad un passato migliore che non può più tornare. I mercati tornano alla carica per impedire ogni cambiamento che possa danneggiare i loro affari, con una visione futura che guarda poco oltre l’anno che verrà, totalmente disinteressati al futuro. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) continua nel tentativo di imporre la piena liberalizzazione dei mercati mondiali come legge “divinizzata” al di sopra di qualsiasi normativa nazionale di carattere ambientale che possa ostacolarla. Questo significherebbe una perpetuazione del business as usual, standardizzato a livello globale che ostacolerebbe una qualsiasi evoluzione verso la sostenibilità del sistema economico.
Di fronte alla situazione descritta dagli scienziati dell’IPCC, le discussioni sullo spread, sui decimali di un PIL, di questo parametro senza qualità che mette insieme senza distinzione l’utile e l’inutile spingendoci verso una crescita anti-economica, sulle classifiche di Standard & Poor, appaiono sempre più “strumenti di distrazione di massa”.

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