Era solo una cicca accesa

incendio boscoUna cicca accesa che produce un filo di fumo lungo il cammino attraverso un bosco, dalla maggior parte delle persone che passano non viene nemmeno notata. Qualcuno la nota e pensa che si auto estinguerà. Qualcun altro ha qualche perplessità in più ma alla fine decide di non essere allarmista e passa oltre pensando che se dovesse svilupparsi una fiamma se ne occuperà chi passerà dopo di lui. Solo uno si affretta ad estinguere con un pestone la minuscola combustione che lo produce pensando che potrebbe svilupparsi un incendio. Questa persona viene definita catastrofista.

Nel 1968, Aurelio Peccei, in un periodo in cui l’economia cresceva a gonfie vele, le risorse erano abbondanti e tutto lasciava supporre un futuro sempre più prospero per l’umanità, aveva riunito nel Club di Roma alte personalità del mondo scientifico ed economico per discutere delle conseguenze negative che lo sviluppo economico mondiale avrebbe potuto avere nel futuro. Nel 1972 il Club di Roma diede incarico ad un gruppo di ricercatori dell’MIT, la prestigiosa università di Boston, di costruire un modello del sistema economico mondiale per valutare i suoi scenari futuri. Il famoso rapporto “Limits to Growth” che ne scaturì, prevedendo una crisi globale entro la prima metà del XXI secolo, ebbe effetti dirompenti e suscitò reazioni sdegnate in un mondo economico caratterizzato da una fede assoluta in una crescita illimitata dei consumi che avrebbe portato l’umanità a traguardi di benessere sempre maggiori. Di questo gruppo faceva parte un giovane fisico, Jorgen Randers. Oggi Randers, nel nuovo Rapporto al Club di Roma, “2052, Scenari globali per i prossimi quarant’anni”, esordisce con una amara considerazione: “Ora, a sessantasei anni, mi accorgo che è stato inutile. Non perché il futuro globale sia roseo e senza problemi. I miei timori sono stati vani perché non hanno avuto un grande impatto su quanto è successo nel lungo periodo trascorso da quando ho cominciato a preoccuparmi”.

Questa è una amara denuncia ma anche una razionale accettazione di una realtà diversa da come avrebbe voluto che fosse. L’uomo ha dimostrato che, sebbene capace con la sua scienza di fare previsioni per il futuro, non è capace di agire di conseguenza per prevenire le catastrofi previste; in pratica si comporta come ogni altro animale, agendo solo per difendersi a posteriori dai problemi e dai disastri che accadono.

Ma allora a cosa serve tanta scienza che ci ha portato, con una buona dose di narcisismo e presunzione, ad auto definirci homo sapiens sapiens? Dobbiamo forse correggere il nostro nome in homo intellegens, cioè capace di comprendere ma non di quell’agire di conseguenza che lo renderebbe sapiens. Infatti. Randers rinuncia agli scenari proattivi che si addicono ad un sapiente, e dipinge solo scenari reattivi prevedendo la nostra capacità di applicare la scienza e le tecnica a riparare i danni dopo che sono avvenuti. Purtroppo la previsione porta a scenari di enormi difficoltà e sofferenze dalle quali riusciremo faticosamente ad uscire solo nella seconda metà di questo secolo, con l’affermazione di una economia pienamente sostenibile. Enorme è allora la nostra responsabilità di fronte ai nostri figli e nipoti che guardando le foto ingiallite dei nonni si chiederanno con amarezza: se loro sapevano e potevano evitare tutto questo, perché non l’hanno fatto?

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