Italia: un paese incapace di futuro

WPDDopo tre anni di studi, analisi, progettazione, centinaia di migliaia di euro spesi oltre alle pesantissime tasse dovute all’avvio dell’iter autorizzativo, opposizione locale unanime, anche se con ruoli e modalità diverse, di PD, (ex)PDL, M5S, LIPU, Legambiente, Italia Nostra, FAI, è sempre più probabile che gli investitori tedeschi della WPD che volevano realizzare ben 340 MW di eolico in mare, nel Golfo di Manfredonia, a oltre 11 km dal punto di costa più vicino, si arrendano ed abbandonino il campo. Dopo il parere positivo del Ministero dell’Ambiente, e di quello per lo Sviluppo Economico, a fronte del parere negativo del Ministero dei Beni Culturali, per un impatto visivo percepibile solo sulla linea di orizzonte con un potente binocolo ed in una giornata particolarmente tersa, il giudizio finale è passato al Consiglio dei Ministri, nella totale incertezza sui tempi di esame. Si aggiunga un impatto ambientale praticamente nullo, forse addirittura positivo per la biologia marina a causa della capacità attrattiva di nuova colonizzazione da parte di pali posti ad una distanza di 800-1000 metri l’uno dall’altro su un fondale massacrato da decenni di pesca a strascico. Se aggiungiamo che il progetto avrebbe portato lavoro per 250 operai e tecnici per i 2 anni di costruzione e circa 80 lavoratori per i successivi 25 anni di operatività, e che l’impresa era disponibile a finanziare iniziative locali di green economy offrendo circa un milione l’anno per l’avvio di imprese giovanili, in un’area economicamente depressa, ci rendiamo conto di quanta cecità ed ignoranza domina a tutti i livelli nel nostro paese. Molto probabilmente l’impianto non si farà; più probabilmente qualcuno presto proporrà e realizzerà nel golfo di Viggiano ENIManfredonia un bel rigassificatore dello shale gas americano o qualche bella piattaforma petrolifera dell’ENI, che continua indisturbata ad estrarre petrolio devastando la non lontana lucana Val D’Agri, inquinando falde ed appestando l’aria con i fumi del centro oli di Viggiano, nel cuore di una delle aree naturalisticamente più importanti dell’Appennino, distruggendo per sempre il futuro di agriturismi e produzioni biologiche, per coprire per pochi anni qualche punto percentuale di fabbisogno petrolifero. Così Assoelettrica, brillantemente guidata dall’ex presidente/fondatore di Legambiente Chicco Testa, nei suoi bollettini, ha buon gioco a propagandare la menzogna di un nucleare a emissioni zero come unica risposta ai cambiamenti climatici, ben sapendo ma tacendo sul fatto che tutto il ciclo di estrazione dell’uranio, raffinazione, arricchimento e produzione del “combustibile nucleare”, nonché lo smantellamento a fine vita e la gestione delle scorie sono tutt’altro che zero emissions ed anzi comportano emissioni crescenti via via che si esauriscono le miniere superficiali e ad alta concentrazione.

34 commenti per “Italia: un paese incapace di futuro

  1. Chi ha fatto quest’analisi probabilmente ha scientemente voluto ignorare le peculiarità del Golfo di Manfredonia che se valorizzato nel modo appropriato è potrebbe essere una vera miniera di attività. La decrescita è voluta da una politica cieca e incapace di valorizzare, progettare e programmare il futuro del nostro paese. Io sono per le rinnovabili che si sviluppini in un piano organico e condiviso evitando di distruggere ciò che si può valorizzare e costruire un futuro certo e colmo di certezze.

    • Gentilissimo Pino, chi ha fatto questa analisi, nel 1976, quando l’ENICHEM spargeva una nube di anidride arseniosa sulla popolazione di Manfredonia, e scaricava i suoi scarti chimici in mare, aveva 24 anni ed era nel coordinamento delle lotte anti-nucleari a Montalto di Castro. Mi dsipiace che lei abbia una opinione diversa dalla mia, ma sono convinto di agire come sempre ho fatto per un futuro sostenibile.

  2. Sig. Masullo,docente universitario, libero professionista,la richiesta che lei ha pubblicizzato per conto della WPD,di impiantare 90 pale eoliche difronte le nostre coste,del Parco del Gargano,non ci ha convinto per niente. Lei diceva che ci sarebbero stati un centinaio di posti di lavoro per otto mesi e che le pale venivano impiantate nel nostro mare a una profondità di 15/20 metri,non ci sarebbero state,oltre all’assemblaggio,ricadute economiche sul nostro territorio, anzi l’impatto visivo che lei dice,”ci vorrebbero un cannocchiale molto potente ” è falsa, perché noi a Manfredonia abbiamo 10 pale eoliche a distanza di 30 km dalla città e le vediamo benissimo. inoltre sa benissimo che nel nostro territorio abbiamo un surplus di energia,attualmente c’è il maggior numero di pale eoliche e fotovoltaico di tutto il territorio nazionale, la rete nazionale non ha i mezzi per immagazzinare tutta questa energia,ci vorrebbero degli investimenti onerosi per la Terna Spa,che attualmente non ha in programma. Il problema principale è un’altro ,voi come tanti altre società a responsabilità limitata,come la vostra di Torremaggiore puntano solo agli incentivi statali,elargiti senza nessun registro nazionale di riferimento.
    inoltre il nostro dovere lo abbiamo fatto abbondantemente,quindi non ci venga a dire che siamo dei scellerati o ignoranti. Noi prima di impostare una campagna contro un’energia pulita,ci siamo informati con documentazione e interrogazioni parlamentari,veda non siamo tanto ignoranti,conosciamo bene il problema e grazie a Noi Sipontini in Movimento del M5S di Peppe Grillo siamo riusciti a coinvolgere tutte le associazioni di categoria e istituzioni politiche diverse.
    attualmente ci sono 2000 pale eoliche e 12.000 mq di fotovoltaico in puglia di cui il 75% in provincia di Foggia.
    avete smosso anche Sgarbi,lo sentito un giorno in televisione denunciando lo scempio compiuto dagli incentivi facili pagati dalle nostre bollette enel.

    • Cari amici sipontini, io penso davvero che non l’Italia, ma il mondo, la stessa sopravvivenza sul nostro pianeta, come rimarca anche l’ultimo rapporto dell’IPCC (ONU) sui cambiamenti climatici, è a forte rischio. Stiamo preparando un futuro assai difficile ai nostri figli e ai nostri nipoti, un pianeta dove la vita sarà sempre più difficile, ed abbiamo poco tempo e pochi mezzi per almeno provare ad attutire le conseguenze. L’eolico in mare in questo è uno dei modi meno impattanti per sostituire petrolio e carbone; forse potevate battervi per tempo per evitare un po’ di eolico a terra, sicuramente più impattante, come le pale che sono a sud del Gargano, proprio sulla rotta di discesa degli uccelli sui laghi costieri. Invece vi siete battuti contro l’impianto a minor impatto. La falsa storia degli incentivi è il cavallo di battaglia di nuclearisti e petrolieri e mi sorprende e mi amareggia per la simpatia che ho per voi, che la facciate vostra. Sappiate che le fonti fossili ricevono incentivi e agevolazioni dirette e indirette almeno sei volte maggiori di quelle trasparenti che ricevono le fonti rinnovabili. Mi dispiace ma penso, con tutto il rispetto e la simpatia, che questa volta avete condotto una battaglia sbagliata. Sono pronto a battermi insieme a voi quando verranno a proporvi il rigassificatore e le piattaforme petrolifere.
      Con sincero rispetto e simpatia, riconoscendovi la buona fede e l’impegno anche in questa battaglia sbagliata, vi saluto e rimango a vostra disposizione per chairimenti su questa e su altre questioni per le quali possa interessarvi il parere di un vecchio ambientalista che ha dedicato tutta la vita in difesa dell’ambiente, senza mai pretendere di aver ragione, ma sempre esponendo con sincerità le mie ragioni.

      • Dimenticavo l’impatto visivo. Vi invito a visionare le simulazioni contenute nella relazione paesaggistica che è pubblica e scaricabile dal sito del ministero dell’ambiente. Oppure prendete una barca e andate a 10-15 km in mezzo al golfo e ditemi cosa distinguete a terra. vedrete la costa solo perché in rilievo senza tuttavia distinguere case e luoghi. Vi assicuro che in mare la visibilità è tutt’altra cosa, non foss’altro perché il mare è piatto e i pali sono grigi e sottili.

  3. Cari signori,
    perché nel nostro territorio di Manfredonia non volete l’eolico offshore anche se si trova a più di 22km da Manfredonia?, probabilmente perché con un rigasificatore riusciranno c’è più da spartirsi….
    guardate qui , perché non sento nessuna opposizione a questo?
    http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=973

    Intanto noi continuiamo con il 60% di disoccupazione giovanile ….questo è uno dei primati del nostro territorio…. e TUTTI i gruppi politici continuano a opporsi a qualsiasi iniziativa in cui non vedono un interesse personale o elettorale. Facile opporsi sempre a qualsiasi cosa a qualsiasi proposta. E’ facile dire “che se il nostro territorio fosse valorizzato nel modo appropriato è potrebbe essere una vera miniera di attività”…cominciate voi gruppi politici a proporre qualcosa.
    Un padre disoccupato

  4. Egr. Prof. Masullo,
    imbattendomi nel suo blog, comprendo che uno dei progetti meno impattanti per il territorio di Manfredonia e dintorni viene cancellato. Ho avuto modo di partecipare in religioso silenzio a uno dei pochi incontri che sedicenti associazioni per la salvaguardia del territorio locali, hanno promosso in città, ove non si è mai andato oltre l’incontro di una decina di persone, che con molto pressapochismo e forse diretti da spiriti non presenti alle assemblee, hanno semplicemente creato l’alibi alla cordata dei sindaci che hanno all’unanimità bocciato l’iniziativa dell’eolico off-shore nel Golfo. Bocciata soprattutto in nome del turismo e della pesca, senza però aver mai prodotto un documento tecnico economico, non le sensazioni, che spieghi quali sono i livelli occupazionali o PIL che oggi generano questi comparti e quali i livelli dopo l’istallazione del parco eolico.
    Pertanto, a questo punto mi chiedo da cittadino, perché deve essere preso in considerazione il parere di un manipolo di persone, certamente senza problemi economici, mentre non si è provveduto a consultare il mondo delle imprese, dei lavoratori e ancor di più dei disoccupati che avrebbero potuto avere giovamento da tale iniziativa. E’ molto strano tutto questo. E’ molto strano che le confederazioni dei lavoratori siano d’accordo, le comunità portuali stiano sgomitando per far sì che venga utilizzato il porto per i lavori di realizzazione e mantenimento dell’impianto, gruppi di operai si stiano accreditando per essere coinvolti nelle fasi di costruzione e manutenzione, grosse multinazionali hanno scoperto che Manfredonia ha un porto e pertanto possono generare nuovi traffici…., ma allora chi e perché è contrario !!!
    Non si può generalmente usare il termine “le comunità locali” sono contrarie, perché di fatto così non è, infatti in queste comunità non sono pochi che a vario titolo hanno benefici economici dall’eolico. Infatti c’è chi produce energia, chi semplicemente investe, chi prepara progetti e poi li vende, chi vende turbine eoliche, chi le sbarca, chi le trasporta, chi le manutiene, chi le vigila, chi ospita tutti i tecnici, chi gli somministra i pasti ecc. ecc.
    Ora, chi dovrà ripagare tutti questi soggetti del mancato reddito. Chi ha cancellato il futuro di molta gente, aziende e lavoratori. Ora i responsabili paghino!!!

  5. Complessivamente d’accordo.
    Penso che in Puglia ci siano anche gli interessi del carbone che hanno “invischiato” anche Vendola. Ne ho scritto qui:
    http://lmoccia.blogspot.it/2014/04/sulle-ambiguita-della-narrazione.html

    E’ gravissimo che sedicenti partiti di sinistra non vedano le possibilità occupazionali dell’eolico offshore. Come pensano di sopperire all’inevitabile calo del manifatturiero/cantieristica-navale senza una strategia su questo settore?
    Capisco lo scoramento, ma non bisogna mollare.
    Mi permetta, però, un appunto. Nella sua replica a esponenti M5S lei critica l’eolico a terra per impatti sull’avifauna. Evitiamo per favore queste semplificazioni, altrimenti si genera soltanto caos. L’eolico a terra è complessivamente benefico per l’avifauna. Possono esserci problemi soltanto se l’eolico è inserito in habitat di riproduzione di specie a rischio estinzione. Con questa sola eccezione, il bilancio ambientale dell’eolico, è positivo anche sull’avifauna.

  6. I Sipontini si sono battuti contro le trivelle nelle isole Tremiti.
    Ripeto, abbiamo studiato ogni singolo documento sia della società per azioni Trevy energy che quello della società tedesca GmbH WPD, supportata dalla Torremaggiore srl per gli incentivi della GSE (statali).
    La WPD società tedesca vuole impiantare 85 turbine da 40 Mw (le più grandi in altezza 105 mt e voluminosità) 77 kmq di pale eoliche nel Golfo di Manfredonia. Nello stesso tempo la Trevy vuole impiantare 100 turbine da 3 MW per un’area di 60 kmq Inoltre ci sono altre due richieste di società a srl che vogliono gli incentivi del GSE per impiantarli nel nostro Golfo.
    Io sono di Manfredonia,ho assistito e combattuto contro le ultime pale eoliche impiantate nell’entroterra solo quando mi sono accorto del surplus di energie che il nostro territorio aveva,senza immagazzinarla nella rete fatiscente della Terna spa. (statale).
    Sono per le fonti rinnovabili,con un registro nazionale di regolamentazione. La puglia necessita di un terzo della corrente che produce dalle fonti rinnovabili,di questi soldi oltre a far arricchire le società,nel nostro territorio non rientra nemmeno lo sconto sulla bolletta che i consumatori pagano in misura proporzionale per le fonti rinnovabili. Per il lavoro abbiamo letto i dati e i tempi sul sito del ministero dell’ambiente,Voi stessi dite che erano previsti dal nostro territorio solo l’assemblaggio per otto mesi di lavoro,nient’altro. Perchè le navi veloci Manfredonia non ne ha;i rimorchiatori Manfredonia non ne ha; le navi pinza Manfredonia non ne ha;i tecnici sono della Wpd o della trevy di cesena. allora mi chiedo se noi dobbiamo avere nel nostro territorio un numero di fotovoltaico e di pale eoliche che devono restare spente per la rete fatiscente,se devono i posti di lavoro devono essere affidati a Barletta e bari o cesena per i tecnici o addirittura i tecnici della simens tedeschi,per quale motivo non andare a impiantarli a casa loro? visto che la puglia è la maggiore regione con fonti rinnovabili d’Italia?
    Non combatteremo ogni fonte di speculazione del nostro territorio,ma saremo d’accordo con ogni forma di incentivi per i cittadini a casa loro.
    Ma perchè avete scelto la puglia ,la campania,la basilicata,la sicilia e la calabria?Perchè non investite al nord?Non mi dite del vento altrimenti scrivo ancora dei studi fatti con gli anemometri da queste società.
    ultima osservazione,noi non dobbiamo essere ricattati dalla scusa del lavoro,il lavoro prima di essere dato deve essere garantito da una sana politica aziendale.

  7. n cartello di 114 associazioni e comitati di tutta Italia ci aveva provato: una richiesta al Governo (vedi) per sospendere le aste del GSE (Gestore Servizi Elettrici) e l’assegnazione di nuovi sussidi per i prossimi 20 anni (!!) a ulteriori centrali elettriche rinnovabili a elevato impatto ambientale e paesaggistico.
    Era la più concreta possibilità per arginare l’aggressione dirottando le residue risorse verso altri comparti più performanti nella lotta ai gas serra e con ben più utili risvolti, economici e sociali (trasporti e mobilità sostenibili, rinnovabili termiche, innovazione, efficienza energetica, ricerca).
    La LIPU aveva impegnato anche parlamentari e uomini di governo del collegio di Capitanata, l’area più martoriata. Ma questa politica, evidentemente complice, ha mantenuto solo una indifferenza che disonora il mandato fiduciario dei cittadini.
    Dall’altra parte la reazione dell’Anev (associazione dei produttori eolici) con la consueta mistificazione della realtà, pur di difendere succulenti interessi malgrado migliaia e migliaia di ettari già confiscati da piantagioni di pale e un risibile 1,4% di apporto energetico sul fabbisogno totale.

    La politica governativa e parlamentare ha dato ancora retta alle pretese della lobby.
    E ora, con gli ultimi bandi GSE, sono in palio nuovi, lucrosi incentivi ventennali per ulteriori contingenti di potenza eolica installabile: oltre 400 MW (e 650 MW off-shore). E si buon ben immaginare dove si rovesceranno questi nuovi scempi: Capitanata e aree contermini pagheranno ancora!

    E quindi – precisa Cripezzi, della LIPU pugliese – ancora uffici affogati da richieste, trasparenza mortificata, miriade di ricorsi ai TAR (tra le società o contro gli Enti pubblici), assenza di un’anagrafe degli impianti e…corruttele e infiltrazioni criminali, con il più grande sequestro mai effettuato in Italia, proprio sull’eolico.
    Ma soprattutto un mare di autorizzazioni già concesse (con relativo mercato di titoli abilitativi) che costituisce una ipoteca gravissima prossima a materializzarsi in tutto il Sud a cominciare dal ventre molle della Capitanata!
    Inoltre, nuovi e impattanti elettrodotti interregionali in arrivo e ettari su ettari di mega stazioni elettriche, conseguenza del caotico insediamento di queste centrali in aree una volta vergini.
    Situazione largamente prevista, denunciata e contrastata dalla LIPU da oltre un decennio.

    In tale contesto disastroso si aggiunge la recente, ineccepibile posizione assunta dalla Giunta regionale Pugliese contro l’aggressione eolica (e fotovoltaica) che ha compromesso enormi territori pugliesi.
    Una politica nazionale irresponsabile ha determinato un quadro normativo nazionale schiacciante, certo, anche se non si possono dimenticare gli atteggiamenti della precedente Giunta pugliese (Frisullo e Losappio docet), e poi di politici di maggioranza nel Consiglio regionale (Epifani), con ulteriori provvedimenti di deregolamentazione.
    Ora l’iniziativa della Giunta regionale (vedi) prevede una analisi di scenario per chiedere, al Governo, autodeterminazione sui limiti di potenza da rinnovabile in Puglia e, alle Province delegate in materia, una più seria valutazione sugli effetti cumulativi ! E soffermarsi sugli “effetti cumulativi” la dice lunga sul livello scabroso della situazione.

    La LIPU pugliese – rimarca Cripezzi – chiede nuovamente che si salvi il salvabile in ossequio a un minimo di dignità dei territori residui: BASTA EOLICO nelle aree agropastorali del Mezzogiorno. Abbiamo assistito fin troppo saccheggiate e che, anzi, meriterebbero interventi di smantellamento e di bonifica per restituire decoro paesaggistico almeno ai luoghi più pregevoli.

    E allora la Giunta Regionale :
    - spinga sull’accelleratore nell’approvazione del Piano Paesaggistico con relative norme di salvaguardia, accogliendo le istanze di miglioramento a tutela degli interessi collettivi e respingendo quelle a favore di interessi particolari.
    - Individui, con provvedimento urgente e motivato, un “Preliminare” di Piano Energetico Regionale, per impedire ogni ulteriore insediamento energetico sui terreni agricoli estromettendo dalla concertazione chi ha le mani nella marmellata.
    - imponga una anagrafe pubblica degli impianti rinnovabili perché si abbia contezza del morbillo territoriale, e chieda altrettanto in sede governativa.
    - ritiri subito la delega sulle funzioni di V.I.A. alle province, almeno a quella di Foggia responsabile di una condotta inqualificabile, con innumerevoli pareri ammazza-territorio e trasparenza zero.
    - soprattutto, chieda al Governo, come da tempo hanno fatto le associazioni più sensibili, l’azzeramento immediato di ulteriori incentivi alle rinnovabili sui terreni agricoli.
    - e chieda, allo stesso Governo, un immediato intervento di giustizia finanziaria sui lucrosi extraprofitti capitalizzati con gli impianti speculativi. Se non un taglio retroattivo del fiume di sussidi (come non a caso già hanno fatto Spagna e Grecia!), almeno una tassazione delle mega rendite, ancor più inaccettabili rispetto alla situazione di difficoltà dell’economia vera.

    Occorre valorizzare la green economy ma quella vera, invece di favorire i soliti mangia – paesaggio.
    La LIPU ribadisce: Non c’è più territorio e denaro da perdere !

    Lipu Puglia 12.5.2014

  8. Il problema dell’invasione delle pale eoliche nel Golfo di Manfredonia innanzitutto riguarda tutto il Golfo.
    Che le pale si vedano soltanto con un binocolo in una giornata tersa è falso, si riesce a vedere a volte da Manfredonia Castel del Monte (patrimonio UNESCO) e figuriamoci da Monte Sant’Angelo (altro patrimonio UNESCO).
    Che ci sia un impatto positivo per la biologia marina ancora più falso; un’installazione del genere distrugge il fondale e fa morire e/o scappare tutta la ricca fauna marina che abbiamo. Che l’installazione porti posti di lavoro altra falsità; per installare questi impianti servono operai specializzati che non si trovano sicuramente nel nostro territorio ma molto probabilmente saranno se del nord Italia stranieri; a noi toccherà forse una decina di posti per 25+25 anni di “guardiani” + “manutentori”.
    “L’impresa era disponibile a finanziare iniziative locali di green economy offrendo circa un milione l’anno per l’avvio di imprese giovanili…” Ma dove sta scritto? Con chi è stato fatto questo “accordo”?
    “Ci rendiamo conto di quanta cecità ed ignoranza domina a tutti i livelli nel nostro paese”. Io in questo articolo leggo molta più ignoranza di quella che si denuncia.
    Ha letto realmente i documenti delle aziende proponenti, ed in questo caso della WPD, sul sito del ministero (dove sono descritte anche le modalità di installazione, i posti di lavoro, ecc.)? Ha ascoltato o letto le lamentele/osservazioni delle più di 60 Associazioni di Capitanata che hanno protestato in questi mesi e stilato una serie di motivi contro questo tipo di impianto in questo luogo? Ha letto il comunicato firmato dai 17 Sindaci contro l’eolico? E quello del Parco del Gargano? E’ stato mai fatto un ragionamento, un colloquio, una trattativa o qualsivoglia accordo con le popolazioni interessate, come avviene in tutti i paesi d’europa prima di deturpare un bellissimo territorio come il nostro? E per cosa poi? Un ‘entroterra già invaso di pale eoliche, una regione che produce più energia pulita d’italia che ha abbondantemente superato i livelli di produzione pulita, una rete elettrica, nel sud, obsoleta che non riesce ad incanalare tutto ciò che produce? E si potrebbe dire tanto altro ancora.
    Spero che la posizione decantata venga rivista dopo una maggiore ed opportuna conoscenza della reale situazione, altrimenti davvero ci troviamo al solito caso di puro interesse personale (economico?) e propagandistico.

    • Cari amici sipontini, non ho mai avuto dubbi che le vostre osservazioni meritino di essere prese seriamente in considerazione. Inoltre condivido buona parte delle vostre preoccupazioni sulla gestione del territorio. Sicuramente concordo con voi sulla necessità di un piano energetico, però non pugliese ma nazionale, perché nella situazione di anarchia ovunque si avvantaggiano furbi e spregiudicati e si danneggiano le imprese serie. Tuttavia che non esista un piano non è del tutto vero; “purtroppo” esiste la Strategia Energetica Nazionale presentata dal ministro Passera alla fine del 2012, secondo la quale l’Italia deve diventare la piattaforma europea del gas trasportato via mare, il famigerato shale-gas con cui gli USA vogliono far concorrenza alla Russia (e l’Ucraina sta in mezzo!). L’Italia dovrebbe dotarsi di un gran numero di rigassificatori e di una rete imponente di gasdotti per distribuire il gas all’intera Europa!!! Che ci sia stata una grave mancanza di pianificazione nello sviluppo dell’eolico on-shore in Puglia pure non ne ho dubbi. Ma proprio per questo sono favorevole all’unico impianto proposto in mare. Non è vero che ce ne sono altri in quanto l’impianto Trevi è stato bocciato dal Consiglio dei Ministri ed attualmente in Italia non esiste neanche un impianto offshore. Quanta occupazione potrebbe offrire localmente dipende dalla volontà di prepararsi per tempo con corsi di formazione professionale ed adeguamento tecnico strutturale delle imprese locali; è quindi una partita tutta da giocare. Mentre con voi è possibile sviluppare un ragionamento equilibrato, anche su posizioni differenti, nel rispetto reciproco, purtroppo in Italia siamo abituati a dividerci in guelfi e ghibellini, buoni e cattivi, come fa il sig Quitadamo per il quale chi non la pensa come lui chissà quali interessi nasconde e non si rende conto che io potrei pensare altrettanto di lui. Il Sig Quitadamo certamente non è mai stato a pesca in quanto dimostra di non conoscere lo stato pessimo della presenza ittica nel golfo; si informi da qualche pescatore vero. Il fatto che un palo ogni km rivitalizzi la biologia marina non è una opinione ma una realtà di tutti gli impianti eolici esistenti al mondo. Sig. Quitadamo, qui ci sono opinioni e non interessi, se non altro perché stiamo parlando di qualcosa che quasi certamente non si farà e che io ritengo una grande opportunità persa.

      • Deduco dalla risposta e dalla non risposta alle domande fatte che non ha la minima idea di quello che accade e sta accadendo nel nostro territorio. Quindi è inutile discuterne su questo blog con attacchi e contro attacchi. Qualora volesse, per una qualsiasi sua domanda o maggiore informazione sulla situazione reale su questo impianto eolico offshore, restiamo a disposizione per chiarimenti.
        Saluti.
        Giuseppe Quitadamo
        (membro esecutivo coordinamento delle associazioni di capitanata)
        Ps. comunque, per ora, parlo a nome personale.

  9. Per il signor masullo, vorrei correggerla su alcuni punti, le dico da subito che sono un pescatore navigato e mi permetto di dirle che lei dovrebbe essere sicuro di ciò che dice prima di esternare determinate osservazioni, non dovrebbe andare per sentito dire. Il primo punto sul quale si sbaglia è l’impatto visivo : le garantisco che eravamo ad una distanza di circa 9mg fuori di Punta Pietre Nere (Lesina) e si vedono chiaramente le pale eoliche dell’entroterra, però solo successivamente ho fatto una foto (col telefonino) ma eravamo ad una distanza di 7mg dalla costa, e le garantisco che si vede tutto chiaramente e qui posso parlare con le prove in mano. Un’altro punto sul quale voglio correggerla è la zona dove vorrebbero fare detti impianti off-shore : le posso dire che è una zona di ripopolamento di molte specie ittiche che non sto qui ad elencarle perché ci vuole troppo tempo, che va’ fatto con carte alla mano in modo da farle rendere conto, io non mi invento nulla, quindi, dovrebbe parlare con pescatori competenti e non il signor Quitadamo, prima di parlare bisogna informarsi, si informi e si studi meglio la lezione prima di articolare .

    • Caro Giuseppe, i fondali dell’area interessata sono stati scandagliati con robot e telecamera mostrando solo le tracce dell’aratura della pesca a strascico. Non sono un esperto di pesca, ma se legge la relazione relativa alla pesca vedrà che è stata condotta sulla base della letteratura scientifica ufficiale prodotta ed utilizzata da tutti gli enti competenti, dal Ministero dell’Ambiente agli istituti di biologia marina, e non certo da valutazioni di parte o inventate. Quando si fanno critiche al limite dell’offesa, cosa che io mi guardo bene dal fare, si abbia almeno il pudore di informarsi bene. Se parla addirittura di zona di ripopolamento lei o non ha capito di che zona si tratta o si deve assumere la responsabilità di dare dell’ignorante, non a me, che in materia lo sono, ma a tutti gli esperti italiani di biologia marina che hanno fatto gli studi su cui si basa la relazione WPD. Riguardo all’impatto visivo, ripeto la osservazione che ho già fatto che è cosa ben diversa vedere un impianto eolico a terra, solitamente posto su un rilievo, visisbile anche a 50 km di distanza, rispetto ad un impianto in mare.

      • Signor masullo, non le ho dato dell’ignorante, le ho detto di informarsi prima di parlare, di quali studi parla, quello fatto dagli esperti della stessa ditta proponente? O da altri studi similari? Per cortesia , noi siamo pescatori e lo siamo da generazioni, non mi venga a dire cosa, dove, come e quando le specie alieutiche del golfo e del nostro mare si riproduce, il golfo di manfredonia è una cova di riproduzione non solo per le su’ citate specie ma anche per le tartarughe caretta caretta, e ci sono studi che lo dimostrano. E’ lei che offende noi e la nostra intelligenza con le affermazioni che fa.

        • Caro Giuseppe, con le tue ammissione di “pescatore da generazioni” fai capire quanto sei di parte….di essere uno di quelli che ha contribuito negli anni a distruggere e depredare i fondali del nostro golfo d Manfredonia. E’ vero o non è vero che in quei fondali non c’è più nulla? Tutti lo sappiamo. E’ vero o non è vero che voi pescatori dovete andare sempre più lontano per trovare qualcosa? Questo è colpa dell’eolico? Chi sta facendo una pessima figura adesso? I fatti del degrado sono qui a parlare. Piuttosto, invece di offendere, guardate cosa riporta il Fatto Quotidiano (che non ha certo sospetti di essere filo-governativo).
          http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/energie-rinnovabili-i-parchi-eolici-offshoreproteggono-anche-gli-ecosistemi-marini/151741/

          L’emancipazione delle nostre terre viene dal cercare di fare qualcosa di nuovo e di sfruttare le opportunità e non dal chiudersi su quello che ci dicono i capibastone. Siamo alla disperazione e non per colpa dell’eolico o del solare, ma per colpa di chi vuole che le cose non cambino.Altrimenti saremo sempre destinati a rimanere vittime passive delle briciole dei soliti politici.
          Un saluto a tutti

          • Per geremia, per cortesia, se nel nostro mare non ci fosse piu` nulla, credi che i pescatori escano con le barche nel golfo per prendere aria fresca? La crisi della flotta peschereccia e` dovuta ad altri criteri che non sto qui a discutere, sarebbe lungo e ti stancheresti.
            I posti di lavoro d cui parla il sig. Masullo non esistono, e non ci saranno mai, perche` sono posti di
            personale interno alla stessa ditta proponete,
            l’impatto visivo e paesaggistico sarebbe devastante,
            senza contare che questi pali infissi con la tecnica
            dell’ air gun farebbe scappare noi manfredoniani
            figurarsi i pesci, cetacei ecc. Vogliamo parlare
            dell’acqua del nostro golfo che durante le procedure
            di installazione sarebbe inqinata irrimediabilmente,
            cerca di capire geremia, non credere mai alle favole
            che ti raccaccontano gli esperti di parte, ma a quelli
            che sono liberi di pensiero e da legami economici, che
            conoscono il nostro territorio lo capiscono e lo
            amano, perche` il nostro mare e` da amare,quindi da
            difendere cosi come tutto il gargano. Questi non sono solo la nostra terra ma anche la nostra vita, E non devi svenderla a nessuno, mai.
            Ti saluto
            Giuseppe

  10. Il signor masullo parla di simulazione di impatto visivo fatto con un computer, noi, Di manfredonia, abbiamo foto che mostrano nella realta’ cosa sia un impatto visivo da pale eoliche, senta, se proprio deve parlare,lo faccia con argomenti di cui conosce la natura, cortesemente, non ci sta facendo una bella figura.

  11. ho letto l’articolo e alcuni commenti a difesa dello stesso. devo dire che sono molto sconcertato gent. dr. Masullo. La cartina al tornasole del suo approccio davvero poco oggettivo si percepisce allorchè lei suggerisce di andare a verificare l’impatto paesaggistico andando a vedere la relazione dello stesso proponente. Ma insomma !!!! Siamo terroni ma non per questo abbiamo l’anello sotto il naso.
    L’oggettività di una valutazione non risiede certo nel conflitto di interessi delle relazioni proposte dallo stesso interessato !
    Poi ho letto di aspettative energetiche dall’eolico davvero fuori misura. E ancora di effetti benefici dell’eolico sugli uccelli !
    Ancora bugie su bugie su cui si potrebbero aprire capitoli interi di discussione.
    Con questo qualunquismo copia e incolla estratto dalle società interessate non si va da nessuna parte.
    PATTI e CONDIZIONI. Ormai queste due prerogative sono state calpestate e ci avete SEPPELLITO di pale in nome di un miserabile 1,4 % di contributo energetico complessivo per il nostro Paese, sottraendo invece le possibilità di riscatto insite in questo territorio ridotto a discarica paesaggistica. Per contro avete favorito, consapevolmente o meno, un mare di corruttele fino alla criminalità organizzata. Dico “voi” perchè culturalmente avete la responsabilità di aver sostenuto questa dinamica. Masullo ma lei cosa crede che noi siamo cosi stupidi da non desiderare un mondo rose e fiori come quello che immagina lei? La differenza però è che noi riusciamo a prevedere (e non ci volevano sedicenti esperti) le distorsioni di un sistema artatamente creato in partenza per favorire i soliti noti (niente regole e incentivi più alti del mondo! E lo abbiamo detto e chiesto in tutte le salse da dieci anni. Ora è tardi e nessuno sa più come fermare queste aggressioni con centinaia di progetti eolici in ogni provincia da parte di questi “benefattori” delle energie pulite, che vantano titoli autorizzativi già acquisiti.
    Scusi Masullo ma sono davvero arrabbiato: lei credo appartenga alla schiera dei vari Ferrante, della Seta e soprattutto Realacci che chiedono ancora rinnovabili senza se e senza ma, dopo aver blindato qualunque seria discussione nei consessi decisionali parlamentari. Noi, prima di essere aggrediti chiedevamo che le rinnovabili non bastassero e dovessero essere anche sostenibili !
    Non ho certo la pretesa di convincerla ma oggi da queste parti siamo proprio STANCHI di continuare ad essere aggrediti da pale e pannelli e per di più a dover digerire bugie a corredo di questi progetti con studi di VIA farsa e trasparenza ZERO (ne ho seguiti almeno un 100aio!). Se vuole una analisi seria sull’eolico la invito a leggere questo link
    http://www.ilrespiro.eu/articolo1.asp?id=329
    , un pò datato ma ancora attuale in linea di principio… salvo un drastico peggioramento della situazione.
    Buona riflessione
    Enzo Cripezzi – coord. Lipu per Puglia e Basilicata

    • Visto che lei si definisce un ambientalista dovrebbe sapere che gli scienziati di tutto il mondo hanno definito l’epoca che stiamo vivendo “Antropocene” perché l’uomo, a causa dei cambiamenti climatici sta portando il pianeta alla sesta estinzione di massa, usando combustibili fossili …e lei sta dando una mano a questa catastrofe confondendo gli impianti a terra con quelli in mare, che sono cose ben diverse rispetto agli impatti sull’avifauna. Apropositomi piacerebbe sapere che battaglie ha fatto contro l’impianto che sta fra il lago Salso e il Gargano, proprio sulle rotte di discesa degli ucceli migratori. Sulla base di studi pubblicati sulle più prestigiose riviste mondiali di ecologia il WWF Internazionale e Greenpeace, che non credo siano organizzazioni nemiche della natura, affermano che le collisioni contro gli impianti eolici rappresentano lo 0.01-0.02% di tutte le collisioni di ucceli contro infrastrutture umane come, autostrade, ferrovie, vetrate di palazzi e grattacieli. Io faccio parte del Comitato Scientifico del WWF, associazione alla quale sono iscritto da 40 anni, e quindi posso essere incompetente su tante cose ma non accetto da lei lezioni di amore per la natura, per cui, il fatto che dovremmo essere amici e non avversari, mirende ancora più arrabbiato di lei. Tolta ogni polemica poi è più che legittimo che nel rispetto reciproco possiamo avere opinioni diverse sul futuro del nostro pianeta.

      • Rispetto al dibattito che si è animato, volevo ringraziare tutti quelli che stanno partecipando perché per me siete finalmente un bellissimo esempio, del tutto inaspettato, di vera democrazia partecipata. Tuttavia ci tengo ad invitarvi tutti a non alzare i toni, a non fare attacchi personali, per rispetto alla rivista Rinnovabili.it che ci ospita, ed anche perchè io per principio considero tutti miei interlocutori, anche quelli che non conosco, in buona fede, anche se non la pensano come me. Leggete il rapporto VIA; vi assicuro che è serio ed ogni affermazione è provata e ponderata e ne sono citate le autorevoli fonti; poi potete anche continuare a non essere d’accordo; se la pensassimo tutti allo stesso modo, come qualcuno forse vorrebbe, allora sì che ci sarebbe da preoccuparsi!

  12. Caro Masullo,
    la storia di questo progetto va raccontata tutta, altrimenti non si fa comprendere a chi non è di Manfredonia le ragioni vere della bocciatura e delle questioni che fermano l’eolico offshore in Italia. Come sai bene, a pochi chilometri da quel progetto sempre nello stesso golfo era stato proposto un altro progetto, e prima altri ancora. E la ragione è in questa folle procedura, di cui sono responsabili i Governi nazionali e la stessa Regione Puglia che non si è battuta per regole trasparenti. Era ovvio che vi sarebbe stata una dura e trasversale opposizione di fronte a una prospettiva che non dava alcuna certezza su quanti progetti e dove. Non puoi poi non ricordare che in Italia per l’eolico offshore non esistono regole, e non valgono le linee guida che almeno a terra danno qualche riferimento. Senza queste regole tutto può essere bocciato o accettato, sulla base di pregiudizi estetici o idee sviluppiste. Legambiente si è battuta e continua a battersi perchè siano approvate regole per valutare i progetti eolici offshore, perchè riteniamo possano dare un contributo importante nel mix energetico da fonti rinnovabili italiano. Ma servono norme trasparenti per informare le comunità, per rispondere alle preoccupazioni, per correggere gli stessi progetti. Altrimenti, tutti, ci sfoghiamo ma non contribuiamo ad affrontare le vere questioni che impediscono anche a progetti ben fatti di andare avanti.
    Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente

    • Caro Edoardo, scopo del mio articolo è denunciare l’immobilismo del nostro paese che fa scappare le imprese. Allora anche per le associazioni ambientaliste parlare di green economy diviene puro esercizio accademico. Nel campo ambientalista ci sono associazioni come Legambiente e WWF che faticano a mantenere la coerenza fra le strategie nazionali e le posizioni locali. Altre associazioni si sono vocate alle crociate contro le energie rinnovabili (perfino contro il fotovoltaico sugli edifici storici, dove si accettano parabole e condizionatori senza batter ciglio) sia a livello nazionale che locale. Chiedo che senso abbia per esempio fare delle norme per proteggere il pino loricato del Pollino,destinato ad estinguersi nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti climatici; e lo stesso vale per tutte le specie a rischio (uccelli e pesci compresi), se contemporaneamente si fa la guerra alle energie rinnovabili. Fra i commenti sono stato perfino “accusato” di esser amico di Realacci; ebbene di questa amicizia ne vado fiero e ricordo che se non fosse stato anche per il nostro impegno la Puglia oggi sarebbe la regione maggiormente adatta ad ospitare centrali nucleari. Il mio articolo non ha lo scopo di sostenere l’uno o l’altro impianto, ma dii denunciare le forze politiche che localmente fanno la guerra alle imprese anzichè battersi nelle sedi nazionali perché si facciano le linee guida (questo è il loro compito) e i piani nazionali di localizzazione come avviene in tutti i paesi europei dove questi impianti si fanno. Altrimenti questo paese continuando a discutere “l’un contro l’altro armati” muore senza neanche accorgersene.

      • Caro signor pescatore Giuseppe, lei dice con convinzione che quello specchio di mare è una zona di ripopolamento mentre dicono esattamente il contrario i dati tratti dalle seguenti fonti:
        • Risultati di Una ricerca Ecologica sul Sistema Marino Costiero Pugliese (Damiani, Bianchi et al.);
        • Malacofauna dei fondi incoerenti del golfo di Manfredonia (Pietro Panetta, Francesco Mastrototaro & Alfonso Matarrese);
        • GIS Natura – Progetto Diversità;
        • Inventario e Cartografia delle praterie di Posidonia nei compartimenti marittimi di Manfredonia, Molfetta, Bari, Brindisi, Gallipoli e Taranto, redatto dall’Ufficio Pesca della Regione Puglia;
        • MIGORIA P (Modelli Integrati per la Gestione Ottimale delle Risorse Ittiche e di Acquacoltura in Puglia) finanziato dalla Regione Puglia
        • GRUND programma di ricerca promosso dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
        • MEDITS programma di ricerca internazionale promosso dall’Unione Europea
        • campagna di analisi dei sedimenti effettuata nell’area scelta per l’impianto.
        Questi studi, utilizzati nella relazione sulla pesca, evidenziano che in corrispondenza dell’Area di Progetto non vi sono rilevanze naturalistiche (floristiche, faunistiche ed ecosistemiche) di particolare pregio, e che essa non appare avere un interesse particolare in termini di presenza di specie importanti dal punto di vista della pesca.
        Una persona completamente ignorante come me in materia di pesca, pensi che non mangio neppure il pesce perché sono vegetariano, secondo lei a chi dovrebbe dar credito a lei o a questi studi fatti da scienziati ed esperti?

        • Signor masullo le rispondo per l’ultima volta in maniera molto spicciola perché lei si ostina a non voler capire : in quel tratto di mare pescano più di 100 pescherecci (di piccola pesca) e non perché non sanno cosa fare, lei, i suoi amici studiosi, gli esperti, potete dire cio’ che volete, noi li peschiamo, mangiamo, ci viviamo, tutte le sere si esce con il peschereccio per le battute di pesca in notturna, ora se ha inteso cio’ che un uomo, pescatore, un cittadino di manfredonia le sta scrivendo e’ bene,altrimenti, pensi cio’ che piu’ le conviene credere, ma le dico che tutto l’oro del mondo non cambia la realta’. Il nostro pesce, quello fresco del nostro golfo e’ buono e lo mangiamo tutti i giorni,e la cosa che mi piace di piu’e’ che lei non puo’ apprezzare un piacere unico come questo.
          Saluti.

          • Caro Giuseppe, mi creda, io le rispondo perché sono convinto che lei sia una persona onesta e seriamente preoccupato per il suo bellissimo mare che è la sua vita da generazioni. Questa sua ultima risposta la trovo una bellissima testimonianza che credo meriti il massimo rispetto; lei ha ragione quando dice io vivo il mare e prendo il pesce e ne sento l’odore e il sapore, mentre io leggo dei rapporti di carta e neanche lo mangio. Ma sono anche vere le cose che vivono i pescatori olandesi che vedono che questi pali piantati a 800-1000 metri uno dall’altro, in mezzo ai quali piccoli pescherecci possono tranquillamente continuare a pescare, attirano e non fanno scappare il pesce. Sarebbe bellissimo se lei potesse incontrare questi pescatori di un paese lontano. Solo loro possono convincerla e non certo io che non ne capisco niente. Se un giorno verrò a Manfredonia la verrò a cercare per parlare a quattrocchi, lei davanti a un bel piatto di pesce ed io davanti a quelle mozzarelle di bufala di cui vado matto, perché in tutto questo dibattito lei mi sembra tra le persone più genuine e sincere e vorrei che davvero si convincesse che seppure si facesse questo benedetto impianto, ripeto che è cosa assai poco probabile, la pesca non avrebbe nessun danno, se non durante il periodo di costruzione e probabilmente ne avrebbe anche molti benefici; potrebbe anche ospitare colture di mitili ed altre cose che persone pratiche e esperte come lei potrebbero immaginare. L’esperienza delle porcherie del passato, come quella dell’Enichem, non deve farci spaventare e diffidare di cose nuove che potrebbero essere positive. Io sono convinto che questa sia una cosa buona ma credo che sia molto più importante che ne siano convinte le persone come lei piuttosto che i politici che si fanno sempre altri tipi di calcoli e che nella confusione e nelle cose nuove ne cercano sempre un vantaggio nel dire si e no come il pendolo di un orologio.

  13. Masullo la sua piccata risposta, senza per altro scendere granchè nel merito delle questioni sollevate, tradisce un modo che non mi sembra adeguato al ruolo che riveste su questa testata. Il fatto che lei sia componente del comitato scientifico del Wwf le fa onore ma non le attribuisce il ruolo di depositario della verità rispetto ad altri.
    Se lei approccia rispettando intanto i territori e poi la storia ormai ultra decennale di aggressione che questi hanno subito e che oggi sono comprensibilmente diffidenti possiamo essere amici. Se lei pone l’eolico “senza se e senza ma” come traspare dall’articolo, siamo avversari, con tutte le “libertà” dialettiche e dei toni, per quanto rispettose del galateo dei termini, che questo comporta.
    Quindi eviti di offendersi e affronti semplicemente le conseguenze delle sue affermazioni come si conviene in un confronto, anche spigoloso ma serio.

    Ho portato la situazione dell’eolico onshore perchè è esattamente il risultato storico della politica e della cultura adottata nelle prime battute di insediamento oltre dieci anni fa, proprio come disinvoltamente si sta replicando oggi con l’offshore e con l’affollamento di mega progetti intorno al Gargano !
    E’ per questo che bisogna mantenere la memoria storica anche sulle responsabilità culturali di quello che è successo, anche con nomi e cognomi.
    Qui siamo stati trattati a pesci in faccia e avremmo ben auspicato che qualcuno dalle alte sfere, ma a tempo debito, avesse fatto distinzione tra impianti FER a terra e a mare, come lei si è ricordato in questa circostanza. Ormai è tardi, ci hanno già ipotecato mezza Puglia.
    Per di più attribuendo a talune associazioni responsabilità fritte e rifritte “di fare la guerra contro le rinnovabili”, il che rappresenta la vera e propria offesa, con buona pace dei toni pacati che lei rivendica.
    E se proprio vogliamo parlare di off-shore nel golfo di Manfredonia vada a vedere anche chi c’è dietro l’alleanza con la WPD ! Visto che conosce il progetto ma forse non i soggetti che ci sono dietro. Altro che “investitori”…
    Ricordo che nel marasma di mega centrali eoliche proposte nel mare del Gargano c’era anche la Gamesa, per prima.
    Che non sono stinchi di santo ma almeno avevano avuto, bontà loro, il rispetto formale di promuovere una giornata di presentazione del loro progetto alle comunità locali cosi da avviare un confronto. PRIMA !
    Dopo di che uno poteva valutare, pianificazione e programmazione alla mano ed estromettendo chi aveva le mani nella marmellata come l’associazione “ambientalista” (!!!!) dell’ANEV, se fosse stato meglio sacrificare un (UNO) pezzo di mare a vantaggio di un pò di campagna pugliese.
    E invece ci stanno togliendo l’uno e l’altro !
    E lei si preoccupa e critica come esempio estremo chi si oppone al fotovoltaico nei centri storici (che non escludono ma si “aggiungono” alle parabole che giustamente non le piacciono)… il che si commenta da se: va a citare esempi totalmente infelici in un Paese che vanta estensioni infinite (!) di superfici urbanizzate, cementificate, massacrate e prive di significato storico su cui insediare questi manufatti ! E invece dobbiamo accettare di infettare campagne e centri storici con questo morbillo.
    E’ questa asetticità che contesto nel suo approccio sulle rinnovabili, contribuendo a renderle invise alla popolazione. Allora potrei affermare provocatoriamente (ma mica tanto), che è lei e non io, a dare una mano al riscaldamento globale !
    Chi critica le rinnovabili, queste rinnovabili, pone questioni importanti ma che lei liquida a prescindere, indispettendo l’interlocutore.

    Inoltre, se vuole tirare in ballo i massimi sistemi, dati alla mano, è stata proprio la gigantesca lucrosità degli incentivi sulle rinnovabili elettriche intermittenti (sostenuti dalle associazioni “pro” !!!) che ha determinato risultati che potevano essere di gran lunga superiori se quelle stesse risorse fossero state ponderate e destinate soprattutto ad altri comparti più performanti e rimasti al palo per la voracità delle prime.
    Per non parlare della ricerca, senza della quale continueremo ad avere % bassissime di energia dall’eolico e con tutte le conseguenze derivanti dall’intermittenza. Esattamente come successo nella decandata Germania, che la cultura di dieci anni fa ci vendeva come la verità assoluta senza margine di confronto.

    Anche sparare studi come quelli da lei citati (e che per avere un senso dovrebbero quanto meno essere pubblicati su riviste scientifiche del settore che ne approvino materiali e metodi utilizzati e non semplicemente da questa o quella associazione) contribuisce solo a non costruire coscienza su valutazioni serene, multidisciplinari e indipendenti, a vantaggio di tutti:
    1) in qualunque valutazione ambientale complessiva due effetti si sommano, non si paragonano come se l’uno escludesse l’altro
    2) strade, palazzi e altri ostacoli sono enormemente più diffusi rispetto all’eolico, che pure sta dando i suoi effetti, con l’ovvietà delle proporzioni
    3) ma tralasciamo i precedenti punti. E’ davvero fuorviante sul piano scientifico citare questi studi sugli effetti % dei diversi impatti tra cui l’eolico, nei confronti dell’avifauna (ma ci sarebbero anche i chirotteri), senza considerare il valore conservazionistico della biodiversità coinvolta. Mille gazze e corvidi impattati su una arteria stradale fanno numero ma sono ben diversi da anche una sola aquila affettata da pale piazzate in aree, per forza di cose, molto meno compromesse di qualla in cui ricade quell’arteria stradale !
    Senza contare gli effetti indiretti (perchè non ci sono solo le collisioni e non solo animali “volanti”).
    E, soprattutto, senza contare l’olocausto urbanistico e paesaggistico su vasta scala che ci siamo ritrovati e rispetto al quale non siamo affatto avulsi.
    E non è un caso che proprio le società eoliche fanno bandiera di questi ed altri studi simili.

    Per completezza va precisato che Zanchini commette un grossolano errore, non può affatto attribuire responsabilità alla Regione Puglia su questa situazione dell’offshore. Di tutto si può accusare la Giunta Vendola (e noi per primi lo abbiamo fatto ma in precise situazioni) ma non del fatto di non aver cercato “trasparenza”.
    Se è riferito all’off-shore non vedo cosa la Regione potesse fare più che promuovere la partecipazione di innumerevoli soggetti in sede di VIA, fin tanto che è stata gestita a livello pugliese, ed emettendo un parere negativo, per quanto di propria competenza.
    Mentre invece sul piano nazionale, dove risiede la grande partita finanziaria e delle deregolamentazioni totali, prima ma anche dopo le Linee Guida, blindate in commissione ambiente alla Camera proprio da Realacci (e da Margiotta, politico lucano tutt’altro che disinteressato!), mi è sembrato che non emergessero affatto posizioni preoccupate sulla dinamica che andava sviluppandosi e men che meno su questo progetto.

    Dopo di che la sua semplificazione è chiara: da una parte gli ambientalisti “giusti” che da Roma promuovono le rinnovabili (sul territorio degli altri) e si preoccupano del clima (solo loro). Dall’altra quelli brutti e cattivi, che, se pur DOPO anni di offese territoriali fanno notare questioni oggettive, vanno tacciati come quelli che fanno la guerra alle rinnovabili e a cui si può contestare il “benaltrismo”.
    E scatta la reazione di rinfacciare altre questioni come il mega impianto di stoccaggio GPL tra il Gargano e il lago Salso.
    Vorrei tranquillizzarla Masullo: siamo intervenuti, per quelle che sono le nostre forze ma con la massima determinazione, già dal 1999 e ancora oggi con la riproposizione dello stesso progetto, in sede di VIA contestando nel merito e nel metodo. E ancora lo faremo.
    Tuttavia, anche se non lo avessimo fatto, non è affatto elegante che nell’economia di un confronto lei tiri in ballo qualcosa da rinfacciare come se fossimo favorevoli ai fossili.

    • Cari ambientalisti critici dell’eolico a terra e in mare.
      Immaginate pure tutte le riduzioni possibili di consumi energetici attraverso efficienza, sobrietà, o quello che preferite.
      Ma dopo rimane comunque un bel po’ d’energia da produrre.
      Se, come spero, volete uscire dalla dipendenza dagli idrocarburi, le due tecnologie rinnovabili che possono dare il maggior contributo sono l’eolico e il solare.
      Oppure, se non vi piacciono le centrali eoliche e quelle fotovoltaiche (i tetti non bastano), occorrono le centrali nucleari.
      Per un’Italia a basso consumo energetico, e quasi zero combustibili fossili, servirebbe almeno una centrale nucleare ogni milione di abitanti.
      Oppure, sempre per quel milione di abitanti, un migliaio di turbine eoliche, un 100 ettari di pannelli a terra, e un 100 ettari di pannelli su tetti.
      Sono stime per avere l’ordine di grandezza.
      Moltiplicate questi coefficienti per la popolazione della Puglia e vi accorgerete di come siete ben lontani da quello che servirebbe.
      Tutto questo avrebbe impatti ambientali?
      Sì, ma piccolissimi rispetto a quelli che oggi avete con i fossili. Il fatto che non ve ne accorgete è grave.

      Altri commenti a questo link:
      http://lmoccia.blogspot.it/2014/04/perche-solare-e-eolico-non-hanno-un.html

      • Mi sembra prorprio dalla sua replica che di “senza se e senza ma” ci sia solo la sua avversione pregiudiziale contro le energie rinnovabili che la porta a dire cose almeno avventate.
        Nella storia delle aggressioni al golfo di Manfredonia io vedo principalmente l’Enichem che ha scaricato per anni sali e fanghi in mare oltre a incensare la popolazione con una bella nube all’arsenico nel 1976 e a lasciare in eredità un’area di costa devastata ed un bellissimo pontile con nastro trasportatore tanto utile e che fa tanto bene al paesaggio e all’occupazione.
        Io la invito anche ad immaginare il futuro e ci vedo oltre al rigassificatore che getterà nel golfo tanta bella acqua fredda che farà tanto bene ai pesciolini, anche delle belle piattoforme petrolifere dell’ENI, e già mi vedo finalmente insieme a lei a spalare il catrame dalle spiagge e dagli stagni dove oggi gli uccelli vivono felici.
        Poi lei parla di affollamento di progetti eolici intorno al Gargano. A me risultano tutti bocciati ed uno solo ancora in corsa, il più lontano dalla costa e quindi il meno impattante.
        Ma lei dice che io sono troppo ideologico perché guardo ai massimi sistemi. Caro amico, non io, ma la comunità scientifica internazionale raccolta sotto l’egida dell’ONU ha dichiarato che i cambiamenti climatici avranno un effetto devastante sull’uomo e sull’intera biosfera. Quando facevo l’esempio del pino loricato intendevo dimostrare la necessità di aggiornare alla realtà presente le strategie di conservazione, altrimenti non conserveremo proprio nulla. Il Pino per difendersi dall’innalzamento delle temperature si sposterà verso quote più alte, ma una volta giunto alla cima del Pollino non saprà più dove andare e si estinguerà. Allora non ci resta che fare quella che nel conservazionismo classico è una eresia: trapiantarlo a nord. Liquidare la scienza che prevede il futuro e lancia allarmi inascoltati è contro tutto ciò in cui io e lei dichiariamo di credere; è come se lei si illudesse di salvarsi in un palazzo che brucia chiudendosi a chiave nella sua stanza. MI creda che io non amo affatto gli impianti eolici; nel futuro che immagino a terra può esserci solo il mini eolico e quando sarà possibile l’eolico offshore al largo, su piattaforme galleggianti. Contrariamente a quanto lei afferma, anche togliendo gli incentivi, l’eolico è l’energia rinnovabile ad oggi più conveniente. Io ho scritto libri e articoli su un futuro fatto di territori autosufficienti energeticamente e senza megaimpianti eolici, ma ci vorranno decenni e nel frattempo ci vuole l’eolico brutto e impattante che poi fra trent’anni smantelleremo ricostruendone sempre meno.
        Questa è la mia proposta da esperto di energia; non ho capito quale è la sua.
        Per quanto riguarda il Gargano non parlavo del GPL ma proprio di un parco eolico che ho visto con i miei occhi proprio sulla rotta degli uccelli, che lei sa meglio di me aggirano il promontorio via terra, per cui la mia citazione era molto a proposito.
        Insomma sono questi i motivi per cui ritengo che questo impianto, l’UNICO rimasto in corsa nel golfo è senza ombra di dubbio la scelta meno impattante di sviluppo energetico dell’area. Ma se respingete questo impianto, o se l’impresa si ritira come sembra voglia fare, e voi doveste accettare rigassificatori e piattaforme ENI, verrò di persona e vorrò guardarvi uno per uno negli occhi in silenzio ascoltando cosa avrete da dirmi.

        • Mi scusi Masullo, ma perché concede che l’eolico a terra è “brutto e impattante”?
          Non è vero. E’ un mito indotto da errori di percezione. Inquadramenti sbagliati. Quelle contro l’eolico a terra saranno anche posizioni prese in buona fede da alcuni ambientalisti, ma questi argomenti non hanno alcun fondamento scientifico.
          La “bruttezza” dell’eolico è indotta da critiche ingiuste. Se si accusa l’eolico di essere “costoso”, “inutile perché intermittente”, “consumatore di suolo”, “killer di uccelli”, etc, allora è chiaro che alcuni possano percepire come “brutte” le torri eoliche. Ma è una percezione indotta da miti, luoghi comuni infondati. E’ invece vero il contrario. L’eolico è, in un’ottica di costi diretti e indiretti, meno costoso delle fonti fossili. La variabilità è sì un problema, ma non è un problema insormontabile, e gli extra-costi d’integrazione di questa fonte variabile non cambiano il vantaggio economico di cui sopra. Il consumo di suolo è una balla, perché è modestissimo. Si confonde consumo di suolo (che è solo per vie d’accesso, e basi delle torri) e area impegnata (che può essere destinata ad altri usi, agricoltura, pastorizia, silvicoltura, o semplicemente vegetazione spontanea). Il problema dell’avifauna esiste soltanto lì dove si ha un habitat riproduttivo di specie a rischio estinzione. Non esiste un problema negli altri siti perché anche qualora si verifichino degli incidenti, questi sono comunque 10 volte minori di quelli che si sarebbero verificati a causa degli impatti delle fonti fossili che l’eolico sostituisce. Quindi, basta un minimo di pianificazione e il problema avifauna diventa un non-problema: l’eolico aiuta gli uccelli, e chi dice il contrario ha problemi con l’aritmetica perché non capisce la differenza tra 1 e 10.
          Se si ha conoscenza di tutti i vantaggi che l’eolico ha (protezione clima, aria pulita, sbalzi termici evitati a corpi idrici, etc), allora le turbine diventano “bellissime”!
          Perché allora, lei per difendere l’offshore (che considero una grande opportunità) attacca l’eolico a terra come impattante?
          Lei così alimenta la confusione, il qualunquismo energetico di cui lei è adesso vittima!
          Mi permetta un altro appunto. Evitiamo di diffondere miti come quello del “mini-eolico buono” opposto al “megaeolico cattivo”.
          Il minieolico è una tecnologia utile per piccolissime utenze isolate, per il fuori rete.
          E quando parlo di piccolissime intendo poche centinaia di persone. Oltre, anche per le comunità isolate, è sempre preferibile la grande turbina. Avrà avuto notizia della piccola isola spagnola che si renderà autosufficiente con una combinazione di eolico (grande) e idro a bacino. La popolazione lì è di 10mila persone. Il motivo è semplice, maggiore è la taglia e minore è il costo, e maggiore è il fattore di capacità (più si va in alta più vento si capta).
          Se fossimo rimasti al minieolico degli inizi oggi non saremmo nella fortunata posizione di poter sfidare le megacentrali fossili. Soltanto l’incremento di taglia ha permesso la forte diminuzione dei costi. E non c’è stato soltanto un effetto sui costi, ma anche sul potenziale, perché turbine più grandi rendono accessibile l’utilizzo di siti con ventosità minore, senza un rilevante aggravio dei costi (la novità più importante degli ultimi anni, le turbine low-wind).

          Eolico a terra e offshore non sono in conflitto tra loro. La sua visione di arrivare in 30 anni a sostituire l’eolico a terra con eolico offshore è interessante. Ma non perché l’eolico a terra sarebbe impattante. Aggiorni i suoi discorsi, la prego. L’eolico offshore è potenzialmente più interessante dell’eolico a terra perché ha fattori di capacità (ore di funzionamento annue) doppie rispetto a quello a terra. E quindi presenta minori extra-costi di integrazione. Rimane da vedere se la curva d’apprendimento sull’offshore scende rapidamente così com’è stato per l’eolico a terra. Io me lo auguro, ed è per questo che considero l’offshore strategico.

          Ai suoi critici che l’accusano di sopravvalutare l’effetto occupazionale risponderei così.
          E’ chiaro che i primi impianti offshore vedranno un limitato impiego di manodopera locale rispetto a quella estera. Ma se si inizia un forte programma nazionale sull’offshore allora sarà interesse delle aziende estere a creare una filiera di produzione e installazione basata sulla cantieristica italiana. Sarebbe l’opportunità migliore per la riconversione ecologica delle attività portuali e di cantieristica del sud!
          Chi si oppone all’eolico oggettivamente impedisce che queste potenzialità, anche occupazionali, si possano verificare.

          Trovo francamente aberranti le posizioni del responsabile della LIPU. Ma la LIPU ha un piano energetico alternativo da proporre?
          Sarei curioso di vederne i numeri, perché solo con l’efficienza, le rinnovabili termiche, miniquesto-miniquello, i conti non tornano.

          • Caro Moccia, la ringrazio perché lei così dimostra la mia “imparzialità”! Battute a parte, in una prospettiva a 30-50 anni io vedo un sistema energetico che garantisca l’autosuffienza su scala locale con il mix ottimale di rinnovabili disponibili, gestito in smart-grid interconnesse con una rete nazionale con funzione prevalente di garanzia distributiva in situazioni estreme che potrebbero verificarsi. La caratteristica di questo sistema sarebbe una bassissima vulnerabilità anche rispetto ai mercati internazionali ed a fattori di geopolitica: sarebbe un vero sistema energetico democratico che dovrebbe essere gestito in azionariato diffuso dagli stessi cittadini. L’energia diventerebbe non una merce in mano alle imprese multinazionali ma un BENE COMUNE. Le dimensioni degli impianti dipenderebbero dallle dimensioni delle comunità locali. Le metropoli gestirebbero ovviamente impianti di potenza maggiore delle piccole comunità; il mare garantisce di evitare i conflitti sull’uso del suolo che potrebbero insorgere e rendimenti più stabili degli impianti. A tutto questo non ci si arriva in un giorno. Oggi serve rompere la potentissima e devastante lobby delle fonti fossili, che se la ride e gode leggendo questo dibattito. La transizione comporta la sostituzione degli impianti fossili all’interno dello schema energetico centralizzato, creando progressivamente isole di autosufficienza. Per far questo oggi, che ci piaccia o no il grande eolico è l’arma migliore che abbiamo. Il bello e il brutto sono sempre soggettivi e comunque dipendono da come le cose vengono realizzate e dagli interessi di chi giudica. In qualche caso è difficile negare che degli impianti eolici ben fatti abbelliscano e caratterizzino un paesaggio altrimenti insignificante; come che altri impianti siano oggettivamente brutti perché disposti senza alcun criterio estetico o paesaggistico. Ma perché nessuno dice mai nulla quando si costruiscono quegli orribili viadotti autostradali che piagano il nostro territorio da nord a sud? Forse perché a tutti piace viaggiare sui SUV che riempiono le tasche dei tanti Marchionne e dei petrolieri devastando il clima e la natura e riempiendo strade e piazze dei nostri bei centri storici, spargendo gas cancerogeni sotto il nostro naso e deturpando e rendendo invivibili quanto di più bello la nostra storia ha saputo produrre. E le piste da sci e gli impianti di risalita sono forse belli? O forse non sono attaccati perché i paladini dell’anti-eolico come Ripa di Meana non rinuncerebbero mai a una bella sciata? E i condizionatori d’aria appesi sulle facciate dei palazzi storici? MI sembra che la considerazione principale da fare riguarda la grande posta in gioco: il futuro di noi tutti. Invece tutto sembra ruotare intorno a piccoli interessi particolari in cui tutti hanno ragione e tutti hanno torto, oppure intorno a paure di essere fregato da qualcuno che chi sa quali scopi nasconde. Il pescatore con le sue paure ha tutta la mia comprensione, l’ambientalista e il politico NO!

  14. Sì, anch’io sono dell’avviso che bisogna parlare con le persone che esprimono critiche in buona fede. Ma da questa categoria escludo gli pseudo-ambientalisti.
    Come lei ritengo i Ripa di Meana, l’ambientalismo aristocratico che non sa far di conto, una delle peggiori sciagure dell’ambientalismo italiano.
    Condivido anche la sua impressione che “i petrolieri ridono di noi”. Con queste posizioni anti-eolico si sta rallentando la transizione energetica.
    Ma non è solo un fenomeno italiano, propaganda anti-eolico ne diffondono a piene mani i petrolieri americani.
    Sarà aggiornato immagino sulla disputa relativa all’offshore di Cape Wind negli Stati Uniti, dove i fratelli Koch, petrolieri, finanziano una campagna di frottole per bloccare il progetto. E’ questo quello che mi sorprende di questi pseudo-ambientalisti italiani. Avete posizioni simili a quelle dei petrolieri, almeno fatevi finanziare da loro! Fatevi pagare!!

  15. Quem vult perdere, deus amentat (dio acceca chi vuole perdere): l’opposizione “ambientalista” all’eolico marino è solo italiana, nasce dalla paura del nuovo e dalla disinformazione, e si può (forse!) curare solo organizzando giri turistico-eolici presso qualcuna delle tante grandi e pulitissime installazioni eolico-marine del nord europa…

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