La rivoluzione della tenerezza

Massa (illustrazione di Elisabetta Masullo)

Abituati come siamo alla violenta aggressività con cui alcuni politici catechizzano le masse, penso ad espressioni come “Siete circondati! Siete già morti! Siete impresentabili! Siete comunisti! Traditori! Venduti!” ecc., un uomo che rivolgendosi alla folla che lo acclama dice semplicemente “buona sera” crea sorpresa. Nella degenerazione del linguaggio e delle relazioni umane e politiche, la normalità appare eccezionale; e questo per me è molto preoccupante. La prima differenza da cogliere è quella fra massa e folla. La massa è un insieme indistinto; in termini fisici è la somma dei corpi che abbiamo davanti. La folla è invece un insieme di persone che non scompaiono come individui. Il Papa si è messo evangelicamente in relazione con queste persone, che a prescindere dal loro numero sono centomila cuori, centomila storie, duecentomila orecchie in ascolto. La cortesia ci impone, quando si incontra una persona, di dirgli “buona sera”; quando si usa verso una folla significa vedere quei centomila volti e mettersi in sintonia con delicata e rispettosa attenzione con ciascuno di quei centomila cuori. Questo ha fatto Papa Francesco suscitando stupore e simpatia fra credenti (cristiani e non) e non credenti.

Questo è il segnale che un mondo dilaniato da integralismi e antagonismi ha estremo bisogno di dialogo per recuperare la sua umanità. E il dialogo presuppone disponibilità all’ascolto e poi desiderio di ascoltare le ragioni degli altri, e non affermazione violenta e arrogante delle proprie ragioni contro gli altri e sopra gli altri. La cultura del sospetto e della diffidenza sono l’opposto del dialogo e portano solo integralismo: “io sono nel giusto e tu nell’errore, per cui con te non ci parlo e non sono nemmeno interessato ad ascoltare le tue proposte, ormai è troppo tardi, potevi pensarci prima!”. L’integralismo e la chiusura al dialogo sono la negazione dell’umanità ed hanno sempre portato frutti avvelenati.

E Papa Francesco ha rotto le barriere e le convenzioni che separano l’autorità dal popolo. L’invito ad essere compagni di lotta o di strada, è sostituto dall’invito ad una relazione intima con l’altro, a prendersi cura, a custodire l’altro. E qui che entra in gioco la vera rivoluzione: ciò che unisce non è una ideologia ma la tenerezza che nasce dal riconoscere nella vita dell’altro, a cominciare da quella dei più poveri, la fragilità loro e nostra; è la fragilità della vita che non deriva solo dallo stato fisico ma dallo spirito. Penso a Gandhi e al suo grande spirito (mahatma) in un corpo tanto fragile. Alla sua fermezza che non diminuiva la sua tenerezza neanche davanti a i suoi avversari, che non chiamava mai nemici. Questa tenerezza viene proposta come stile di vita e come atteggiamento verso l’intero Creato.

Il Papa Francesco non si è presentato come un potente che dà ordini, ma ha chiesto “per favore”: “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!”.

“Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza” diceva un altro grande Argentino, parole che in modo piuttosto azzardato qualcuno ha voluto in questi giorni affiancare a quelle del Papa. Parlo evidentemente di quell’Ernesto Guevara che giovane e ricco, mosso dal rifiuto dell’ingiustizia, scelse di lottare dalla parte dei poveri, con strumenti ben diversi da quelli di Gandhi e del Papa, scegliendo la violenza contro l’ingiustizia. Ma anche con gli strumenti più lontani, con la contraddizione profonda del mettere insieme gli opposti, come “durezza” e “tenerezza”, in fondo al cuore custodiva questo strumento rivoluzionario della tenerezza, che è ancor più rivoluzionario nel mondo di oggi caratterizzato dall’egoismo, dall’indifferenza, dall’individualismo.

La questione che oggi si pone con forza non è salvare la mia vita o quella del mio popolo, ma salvare la vita sull’intero pianeta nella consapevolezza che o ci si prende cura con tenera e delicata attenzione di ogni essere vivente, dal più piccolo al più grande, o non si salva nessuno.

2 commenti per “La rivoluzione della tenerezza

  1. subito dopo l’elezione di questo nuovo Papa non riuscivo a capire l’entusiasmo della gente, aveva solo detto buonasera con accento spagnolo! poi ho pensato: abbiamo bisogno di segnali e ci basta così poco per riaccendere la speranza?
    ci basta un linguaggio semplice e pulito: senza inviti ad andare in posti inesplorati, senza essere tacciati come materie fecali. Un linguaggio, come dice lei, tenero. Sarebbe bello che la stessa speranza la riaccendesse un nostro politico; si un politico perchè nel momento in cui dialoghiamo nella piazza pubblica di questioni comuni siamo tutti politici.
    Vorrei anche che con la stessa tenerezza quel politico capisca l’importanza di una tutela ambientale non solo smontando quello che c’è ma facendo proposte e attivandosi per realizzarle; qualcuno fuori dall’Italia l’ha fatto quindi non è una cosa impossibile

    • Grazie mg, diffondiamo cose positive, da qualsiasi parte esse provengano, perché ce ne è tanto bisogno.
      L’individualismo è il motore dell’attuale fase iper-consumista del modello economico dominante. La predazione e il possesso che ne derivano distrugge le reti sociali come le reti ecologiche, proponendo un modello di relazioni deboli e superficiali, o mediate tecnologicamente (internet). Dobbiamo cominciare a rifiutare questo modello che sta estirpando la vita dal pianeta e disumanizzando l’uomo. L’umanità è fatta di relazioni, di incontri reali, non virtuali, di sguardi, contatti fisici, di capacità di comprendere l’altro, entrando nella sua umanità. La tenerezza che prelude al dialogo, anche polemico ma mai violento, è il sale della civiltà. Lo pseudo-pensiero estratto dal calderone di internet, mettendo in funzione solo le attitudini superficiali della mente a collegare concetti in una sorta di copia/incolla mentale, produce solo settarismi, antagonismi, pseudo-identità urlate con aggressività e violenza nelle piazze reali e virtuali. Tutto questo non promette nulla di buono. C’è un grande bisogno di partecipazione non per imporre sè stessi ma per incontrare e comprendere l’altro poer far evolvere il nostro pensiero, le nostre convinzioni. Quando tutto questo viene rifiutato è a rischio non solo la democrazia, ma la stessa umanità dell’uomo.

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