La satira, le opinioni e le ingiustizie

matiteE’ difficile riflettere con mente lucida quando si è ancora agitati dalle profonde emozioni di questi giorni; ma andando oltre lo sdegno e la rabbia dell’essere stati colpiti nel cuore della nostra civiltà, dei nostri principi più sacri, da gente che disprezza la vita umana al punto da far esplodere bambine nei mercati nigeriani e sgozzare i prigionieri, ci sono molte cose che non tornano rispetto a ciò che abbiamo visto e vissuto.
Perché una tale mobilitazione di capi di stato e di folla mentre nulla e nessuno si muove con altrettanto sdegno verso le migliaia di nigeriani massacrati in questi stessi giorni da Boko Haram, le bambine fatte esplodere col telecomando, come in un videogioco, le 200 e più ragazze rapite da oltre un anno, ecc…? Tutto ciò alimenta l’odio di chi si sente trattato come “figlio di un dio minore”; una macabra contabilità dei morti legittima costoro nel pensare che per noi 10 europei valgono molto più di mille africani uccisi da Boko Haram o di 10.000 musulmani sciiti e yazidi uccisi dall’IS. I conti non tornano; ci vuole un forte richiamo alla coerenza di un senso umano e di una civiltà che sono tali solo se non fanno distinzioni fra figli e figliastri.
Ci siamo inoltre sentiti attaccati in uno dei principi più sacri della civiltà, sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: la libertà di opinione. Cosa c’entra la satira con questo? La vera satira è un modo raffinato e non violento di esprimere opinioni, di dissacrare miti e personaggi che opprimono le libertà. Ma vengono considerate satira anche le battutacce di Berlusconi sugli ebrei o i famosi servizi Mediaset sul colore dei calzini del magistrato che lo stava inquisendo; tuttavia noi ci siamo indignati giustamente contro ciò. C’è poi un altro tipo di satira che fa parte di una precisa strategia politica, come quella scientificamente predisposta dal nazifascismo per creare un clima ostile agli ebrei, utilizzata quindi come strumento di preparazione dell’olocausto.
Ovviamente si può scherzare sull’ebraismo, sull’islam o sul cristianesimo ma senza mai oltrepassare il limite che separa la dissacrazione legittima dall’offesa, perché quest’ultima è il primo gradino della violenza. Chi, come ebrei cristiani e musulmani, crede in un Dio onnipotente ed eterno, non può essere così sciocco da pensare che egli possa offendersi per qualche scritto irriverente degli uomini; l’offesa può essere rivolta ai miliardi di credenti; l’offesa più grande fatta a Dio, secondo le tre religioni monoteiste, è il versare il sangue umano. Inoltre pensare di poterlo vendicare è un’altra grande offesa verso Dio; è come pensare di essere superiori a lui, pensare che lui abbia bisogno di essere vendicato dagli uomini.
Se la satira supera quel sottile confine fra dissacrazione e offesa, fa il gioco dei violenti, non solo degli assassini integralisti, ma anche di quegli integralisti come Salvini, Ferrara, la Le Pen e tanti altri, che non aspettano altro per gridare alla guerra santa e invocare la loro “jihad”, facendo lo stesso identico gioco di coloro che dicono di voler combattere. Solo la sensibilità personale e nessuna legge può posizionare questo limite; se l’autore va oltre il nostro livello di sensibilità, siamo sempre liberi di non comprare e non guardare, o di criticare. Ridurre la religione a un fatto di culi e piselli, come si vede in alcune vignette, può essere sciocco sia da parte di chi le disegna che da parte di chi si offende, che dimostra offendendosi che la sua fede è poco più di un fatto formale. Se vogliamo che il mondo viva in pace, auto-disarmiamoci nella mente, nel cuore, nelle mani e anche in qualche matita che rischia di trasformarsi in lancia ben appuntita. Autolimitarsi nei modi e nei toni anche nella satira non è essere meno liberi ma scegliere da che parte stare: fra i violenti o fra i non-violenti.

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