La stupidità degli integralismi

alla scoperta dell'universoTutti gli integralismi nascono dalla certezza di essere depositari di una qualche verità che nel suo assolutismo nega le verità altrui. Dove non c’è il dubbio non c’è pensiero, non c’è cultura, non c’è evoluzione. Perfino la scienza, che pur si occupa di fatti materiali, ormai si esprime sempre più con formule dubitative. Alcuni scienziati ritenendosi figli devoti dell’illuminismo declassano a “credenza”, se non addirittura a “superstizione”, ogni altra forma di conoscenza ed in particolare la religione, producendo una nuova forma di integralismo, cadendo nella stessa trappola da cui avevano creduto di dover liberare l’umanità con la luce della ragione: una fede cieca e assoluta in sé stessa, forte al punto da negare la possibilità dell’esistenza di altre realtà oltre a quella esistenza materiale, misurabile e quantificabile con i suoi strumenti, sulle cui misure imbastisce teorie e teoremi. Ricordo le parole del grande scienziato italiano Adriano Buzzati Traverso, quando diceva che “forse l’errore più grande che l’uomo moderno abbia commesso è stato quello di considerare la scienza come la quintessenza della ragione e di credere, di conseguenza, che progresso scientifico fosse sinonimo di progresso umano”.
Altri scienziati, anche di casa nostra, sprecano il loro tempo per pubblicare libri per dimostrare l’ovvietà che la religione non è spiegabile dalla scienza, ma giungendo alla certezza che non esiste nessuna realtà immateriale e che quindi Dio non può esistere; in tal modo essi dismettono la razionalità che si addice agli scienziati e manifestano una fede nella scienza che li trascina in un integralismo ateista. Il vero scienziato di valore non cade in questo cortocircuito logico.
Il grande biologo americano Stuart Kauffman, da scienziato ateo consapevole che le scienze sperimentali non possano né affermare, né negare l’esistenza di realtà immateriali, in un suo libro del 2008 intitolato “Reinventing the sacred”, rivolge il seguente appello alle religioni mondiali: “Se la metà di noi crede in un Dio soprannaturale, la scienza non dovrà disapprovare questa credenza. Noi abbiamo bisogno di uno spazio per la nostra spiritualità, e un Dio Creatore è uno di questi spazi…. Noi possiamo inventare un’etica globale, in uno spazio condiviso, sicuro per ciascuno di noi, con una immagine di Dio come creatività naturale nell’universo”.
La scienza ha nel suo limite il suo valore; i limiti imposti dalle sue leggi gli impediscono di spaziare con la mente in tutto ciò che è possibile ed ipotizzabile al di fuori di esse, in qualcosa che non si può misurare né pesare, come è un essere immateriale. La fede religiosa ha questa libertà di pensare l’esistenza di ciò che non si tocca, che non si vede che non si pesa; liberarsi dei limiti imposti dalla sua corporeità e pensarsi come spirito è una esigenza che ha accompagnato l’uomo, in varie forme, fin dalla sua comparsa sulla Terra.
Gli integralismi dell’una e dell’altra parte rappresentano la negazione, l’annichilimento di ogni ragione, come nell’implosione di materia e anti-materia, e lasciano l’uomo solo, nudo, spaventato e disorientato. E fra di essi non resta che il terribile gioco alla distruzione dell’altro, con la matita o con il kalashnikov. La nostra cultura ci dice che la prima va bene e il secondo no. Come non essere d’accordo? Ma ciò non ci esime dal pensare che entrambe le violenze integraliste nascono da menti indottrinate e si giustificano l’una con l’altra e noi gente comune stiamo nel mezzo ad affannarci su un pianeta devastato da un sistema economico consumista che ci vuole così, senza quello spazio etico comune invocato da Stuart Kauffman.

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