Le nuove dittature vestite da democrazia diretta

1280px-Dr_Jekyll_and_Mr_Hyde_posterLa civiltà, benché possa portare lungo i millenni, attraverso il mutare degli stili di vita, delle modifiche adattive della specie umana, tuttavia non è iscritta nel DNA. La civiltà è fatta di valori tramandati attraverso gli strumenti della cultura, valori spesso in contrasto con le reazioni istintuali del nostro essere animali, valori contenuti nelle carte costituzionali delle democrazie moderne e nei documenti fondanti dell’ONU, che fanno tesoro anche delle più recenti drammatiche vicende della storia. Per esempio, una delle sue più alte espressioni è la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, tanto disattesa anche nelle più avanzate democrazie. Analogamente la appartenenza ad una comunità nazionale, sempre gerarchicamente sottoposta all’appartenenza alla famiglia umana universale di cui sono sanciti i diritti nella sopra citata Dichiarazione, non è un fatto genetico né semplicemente di nascita, ma di cultura, di conoscenza ed accettazione della storia, che oggi si direbbe multi-etnica, e delle stratificazioni culturali del nostro paese. In base a ciò molti nostri concittadini da diverse generazioni residenti sul territorio italiano, sono oggi così lontani dai valori storici e culturali del nostro paese da dover loro revocare, se si potesse, la cittadinanza.
La degenerazione politica, non solo italiana, di questi ultimi decenni, nasce da un presupposto diametralmente opposto a quello valoriale: “va fatto ciò che la maggioranza dei cittadini ritiene giusto fare”. A prima vista questo sembrerebbe un principio condivisibile nella sua ovvietà, ma a ben vedere contiene un virus mortale per la democrazia, trascinandola nella dittatura tecnocratica. Questa logica, infatti, rende possibile qualsiasi cosa intorno alla quale si costruisce un consenso maggioritario, a prescindere da qualsivoglia principio etico o diritto minoritario e individuale. Lungo questa via la storia recente della nostra Repubblica dimostra come il potere politico sia passato dalle mani, spesso indegne, di cittadini scelti attraverso libere elezioni in cui tutti i concorrenti si supponeva avessero le stesse opportunità di competere, ai costruttori del potere mediatico, prima la televisione e poi i social network, finendo quindi in balìa di veri e propri fabbricanti del consenso, manipolatori della realtà, che godono ormai di strumenti potentissimi su cui far leva, quali i continui sondaggi ed un’infinità di dati raccolti più o meno lecitamente dagli operatori del web.
Siamo ormai già agli albori di una nuova forma di dittatura, neo-totalitarismo che si serve di strumenti assai più potenti di quelli in mano ai dittatori del passato, ipocritamente definita “democrazia diretta” lasciando intendere che ognuno possa partecipare ad orientare il mondo verso ciò che tutti desiderano. Di fronte alla crisi economica che ha portato la convergenza dei partiti politici tradizionali verso il primato dei valori del mercato sui valori della cultura e dei diritti umani, è stato fin troppo facile per i manipolatori del consenso presentarsi come portatori della “democrazia diretta”, mediata dal web e spacciata per “democrazia partecipata”. Ma ben conosciamo la fragilità umana davanti al web, in cui ci specchiamo nel nostro crudo individualismo, come dimostrano la violenza, la reazione istintiva senza riflessione, l’espressione della peggiore aggressività, la disumanità, che lo inondano; perversioni di persone insospettabili quando lontane dalla tastiera. L’essere umano emerge nel confronto diretto con l’altro, che suscita con le sue reazioni nel dialogo la riflessione che ci fa restare nei binari della civiltà. Tutto questo viene annullato nella estranea e lontana vicinanza virtuale dei social network, che garantiscono un filtro di anonimato che ci trascina verso la primitiva violenza di tanti novelli Mister Hide.
Fermiamoci finché siamo in tempo, prima che tornino forche e campi di sterminio, prima che alla devastazione fisica e biologica della biosfera si affianchi la devastazione morale dell’umanità.

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