L’ESORTAZIONE DI PAPA FRANCESCO PER IL FUTURO DELL’UMANITA’

Francesco pianta l'ulivoSebbene il calderone mediatico abbia dipinto l’ultima enciclica di Papa Francesco come “l’enciclica verde” in realtà in essa c’è molto di più: c’è un grande allarme per la deriva che l’umanità sta prendendo e che minaccia il suo futuro. Per il Papa non esiste una “crisi ecologica” a sé stante ma essa è una conseguenza di una ben più ampia “questione antropologica” che produce come effetti le crisi ecologiche, le guerre, la povertà, le ingiustizie, le disuguaglianze, provocando un disorientamento globale dell’umanità ed addensando nubi fosche sul suo futuro, non solo sul piano ecologico, anche se le crisi ecologiche rappresentano le minacce più gravi, da affrontare quindi con urgenza. Il Papa vede una umanità smarrita, che in massima parte vive in città caotiche e inquinate, assuefatta ad un consumismo che distrugge le reti ecologiche come le reti sociali. Una umanità disgregata dall’individualismo e dalla competizione utilitarista in cui il più forte prevale sempre sul più debole, a cui va restituito il senso di appartenenza ad un’unica famiglia umana che deve muoversi concorde nella difesa della casa comune: la Terra.
Nell’enciclica c’è un forte richiamo alla responsabilità della politica ma anche dei cittadini, attraverso una elencazione puntuale di atteggiamenti e di scelte. Alla prossima conferenza sul clima, che si svolgerà a Parigi nel prossimo mese di dicembre, i politici devono superare il loro egoismo nella consapevolezza che c’è in gioco non la sorte di questo o quel governo, ma il futuro dell’intera umanità; gli scienziati hanno già parlato spiegando che siamo in cammino verso un aumento delle temperature medie globali fra i 3 e i 5°C, che prospettano gli scenari peggiori di cambiamenti climatici irreversibili e difficilmente affrontabili dall’umanità. Uno studio appena pubblicato dal più illustre climatologo mondiale, James Hansen e da ben altri 16 grandi scienziati internazionali, riporta che i ghiacciai si scioglieranno molto più velocemente di quanto fino ad oggi previsto, provocando un innalzamento del livello dei mari di alcuni metri entro questo secolo. Dal momento che gran parte dell’umanità vive in grandi metropoli e città poste lungo le coste ciò avrebbe effetti devastanti. Essi ritengono che il limite di sicurezza del riscaldamento da non oltrepassare debba essere assolutamente spostato dai 2°C fino ad oggi considerati a non più di 1,5°C. Possiamo ancora evitare la catastrofe limitando i danni entro soglie fronteggiabili, convertendo al più presto l’economia verso la sostenibilità ecologica e sociale, utilizzando energie rinnovabili per sostenere stili di vita improntati alla sobrietà. Dal momento che le temperature medie globali sono già aumentate di 0,8°C non c’è più tempo da perdere.
Papa Francesco si rivolge agli economisti sostenendo che (193) è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti. E dice questo ad un mondo politico che anche nel nostro paese considera lo sviluppo esclusivamente come crescita dei consumi e rivolge ogni sforzo perché essi riprendano a crescere. Il grande economista Herman Daly ha dimostrato come ormai i due terzi del PIL dei paesi industrializzati è costituito da attività relative alla riparazione dei danni prodotti dal restante terzo che si suppone produca benessere e che ormai è stabile già da dagli anni ‘70. In questi paesi potremmo quindi dire che la crescita è antieconomica. Le economie ricche dovrebbero liberarsi dalla ossessione consumista, irragionevole e senza prospettive, ed orientarsi alla cura del territorio in una prospettiva di adattamento e limitazione dei danni causati dai cambiamenti climatici.
Forte è il richiamo del Papa ad adottare stili di vita orientati alla sobrietà, alla condivisione e alla moderazione. Acquisendo la consapevolezza di quanto le nostre abitudini e i nostri gesti quotidiani possano influire negativamente o positivamente sulle dinamiche ecologiche ed economiche. E’ un invito all’azione rivolto a tutti, a prescindere dalle responsabilità che ciascuno ha nella società; è importante in tal senso l’invito a promuovere la partecipazione delle popolazioni nella valutazione preventiva di progetti che abbiano conseguenze sull’ambiente.
(230) Un’ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo. Viceversa, il mondo del consumo esasperato è al tempo stesso il mondo del maltrattamento della vita in ogni sua forma.
L’appello di Papa Francesco è di pensare a un solo mondo e a un progetto comune affidato ad una governance globale per risolvere le gravi difficoltà sociali e ambientali che affliggono la famiglia umana.Non ci resta che augurarci che la rinnovata spinta etica delle religioni possa smuovere dal torpore e dall’opportunismo dalla vista corta, i governanti del mondo in vista dell prossimo vertice sul clima che si svolgerà a Parigi all’inizio di dicembre.

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