L’integralismo consumista è più pericoloso di quello islamista

migrantiGli scienziati di tutto il mondo dicono che il consumo di fonti energetiche fossili sta distruggendo il clima mettendo a forte rischio la sopravvivenza di centinaia di milioni di persone e rendendo inabitabili vaste aree del pianeta. Il modello economico dominante si fonda sull’utilizzo delle energie fossili, e nei paesi ricchi ciò avviene per produzioni superflue e sprechi. I leader di tutti i paesi del mondo hanno firmato a Parigi, nel dicembre scorso, un impegno a proteggere il clima del pianeta, ma nei fatti non sembrano avere alcuna intenzione di rinunciare a un modello economico ossessivamente concentrato sulla crescita indifferenziata dei consumi, per produrre, vendere e gettare via rapidamente cose in massima parte inutili o perfino nocive, distruggendo risorse limitate e danneggiando il clima. Tutti accettano questa schizofrenica dissociazione ideologica, e tutti fedelmente obbediscono alla dottrina economica consumista. Abbiamo rinunciato a qualsiasi altro tipo di possibile ragionamento delegando ricette, analisi e strategie ai sacerdoti della finanza; anche quando ci dicono che è un male gravissimo, la deflazione, il fatto che i prezzi dei vestiti e della frutta scendano invece di salire, cosa per la quale una mente sana di un cittadino medio vorrebbe gioire. Ci dicono che se i prezzi non salgono diminuiscono i profitti da investire in nuovi consumi energetici, in massima parte fossili, e nuove distruzioni di risorse per alimentare la crescita dei consumi di cose in massima parte inutili. Ci spiegano che i prezzi scendono perché il prezzo del petrolio è troppo basso.
Nel sistema globale di produzione degli alimenti, gli “ingredienti” di ciò che mangiamo provengono dalle più disparate terre del pianeta, coltivati con macchine e prodotti chimici che richiedono molto petrolio per essere realizzati ed utilizzati; si tratta di terre spesso sottratte a chi ne traeva cibo per sopravvivere. Dopo aver girato il mondo consumando altro petrolio, finalmente vengono “cucinati”, “assemblati” e “confezionati” pronti per essere venduti, con il loro bel cartellino di un prezzo che contiene in gran parte il costo del petrolio utilizzato. Non è un caso se quando il prezzo del petrolio cala, il numero delle persone che soffrono la fame scende dal miliardo, verso gli 800 milioni. Eppure gli “ayatollah” del dio consumo ci invitano a sperare che il prezzo del petrolio torni a salire; il loro scopo è produrre denaro e non benessere, ma sempre meno il denaro può essere convertito in benessere reale, anzi oggi produce più danni (disuguaglianze, miseria, cambiamenti climatici, inquinamento dell’aria e dell’acqua, ecc.) che benessere.
L’ennesima guerra si scatena nel cosiddetto scacchiere mediorientale, che con maggior sincerità dovremmo chiamare “area petrolifera”. Decenni di “economia petrolifera” ha imposto confini dettati da un colonialismo avido e vorace, che ha volutamente lasciato nella miseria e nell’ignoranza gran parte della popolazione. Nell’attuale epoca della comunicazione globale, anche a quelle popolazioni è giunta l’immagine della ricchezza e dello spreco che i paesi ricchi hanno costruito con quel petrolio. Molti si sono messi in viaggio e sono andati a popolare le periferie delle grandi metropoli di quei paesi ricchi, spesso ben organizzate e pulite nei loro quadranti urbani ben definiti. Nell’incontro fra immigrati e autoctoni, dietro lo schermo del principio di “uguaglianza e fraternità” che caratterizza la civiltà europea ed occidentale, c’era sempre uno sguardo che nascondeva la realtà che si traduce in “superiorità dei miei valori” e “tolleranza della tua presenza accanto, ma non in mezzo, a noi”. Ce ne è abbastanza per seminare e diffondere ogni orribile integralismo pseudo-religioso, farcito di un identitarismo grezzo, che sostituiscono lo scambio e l’integrazione culturale che per secoli è stato il nutrimento di base della nostra civiltà.
L’integralismo islamico uccide decine di migliaia di persone. I regimi “amici” e conniventi con gli interessi occidentali, fanno altrettanto. L’economia consumista uccide ogni anno di fame e malattie decine di milioni di persone, per non parlare del rifiuto di accogliere quelli che scappano dalle guerre che questo nostro sistema economico ha provocato, senza preoccuparci di violare la Carta dei Diritti Umani e la “Carta Europea”, tanto per ribadire che siamo tutti uguali davanti alle leggi, ma qualcuno è “più uguale” degli altri.
Tutto questo non vi sembra abbastanza per liberarci di questi folli integralisti della finanza e della loro ossessione per una impossibile crescita infinita dei consumi e cambiare sistema economico?

2 commenti per “L’integralismo consumista è più pericoloso di quello islamista

    • Decine di secoli di guerre e di sfruttamento uomo su uomo, sono solo serviti a scrivere delle bellissime pagine di diritto e nonostante lo straordinario sviluppo scientifico e tecnologico l’uomo è rimasto come duemila anni fa. Anzi ora le cose peggiorano perché così è solo aumentata la capacità di fare disastri planetari.

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