Cari candidati, ecco cosa vorrei da voi

Ormai è chiaro: siamo in campagna elettorale. Tra un pranzo e un cenone sono uscite fuori diverse liste  con candidati di ogni specie e di diversi colori politici. Non so se è la mia impressione, ma manca il verde. Si parla tanto di green economy, ma nessun aspirante leader sembra voglia farne il suo cavallo di battaglia.

Durante queste feste natalizie, i vari Tg ci hanno sottolineato (come se non ce ne fossimo già accorti) quanto è stato povero questo Natale: niente pasti pantagruelici, pochi regali, poche vacanze. Parallelamente, un gruppo di persone continua a parlare di green economy per uscire dalle crisi; ma le notizie non si incrociano mai, perchè? forse perchè l’incursione di una vera economia verde andrebbe ad intaccare il mercato dell’usa e getta?

Il problema forse è proprio questo. La nostra civiltà,  figlia del mercato e della concorrenza,  ci ha portato un progresso inaspettato ma ci ha portato anche ad abusare della natura e a disabituarci alla durevolezza delle cose.

Siamo disposti a trivellare ettari di terreno per creare un cucchiaio di plastica (sicuramente presenti sulle nostre tavole in questo periodo) e non a perdere due minuti per lavarne uno di acciaio.

Ecco, io vorrei che almeno uno degli aspiranti premier abbia il coraggio di schierarsi contro  questi meccanismi consumistici e schiavi del mercato; mettendo al primo posto il benessere del cittadino e non la finanza.

Il caso Ilva ci ha dato l’ennesima conferma che la questione ambientale viene sempre accantonata in favore delle motivazioni economiche mascherate dalla necessità di salvaguardare i lavoratori.

Un governo che ha a cuore l’ambiente garantisce energia pulita e non derivante da carbone; finanzia bonifiche in zone contaminate da decenni e non infrastrutture improbabili; garantisce trasporti pubblici dignitosi invece di agevolare lo sviluppo di compagnie private; crea un apparato stabile e competente invece di affidare la questione ambientale all’amico del politicante di turno.

Un governo che si rispetti, tutela la bellezza del paese che rappresenta e la mette in economia in maniera intelligente.

Vorrei che gli aspiranti premier smettessero di pensare alle borse e ricominciassero a studiare e a capire quanto sia importante tutelare la bellezza (a quanto pare anche i professori hanno abbandonato i libri da un po’). Cito un verso delle “Demegorie di Pericle”, opera di Tucidide che riporta il discorso di Pericle agli ateniesi nel periodo di massimo splendore della città greca: ” Amiamo il bello con misura e coltiviamo il sapere senza  mollezza e ci serviamo della ricchezza come stimolo di attività, anzichè come motivo di millanteria loquace“.

Qualsiasi governatore dovrebbe ricordare al suo popolo quanto siano importanti la bellezza delle cose e la cultura.

Mi viene in mente una scena del film “I cento passi”, che ho rivisto da poco, dove Peppino Impastato parla della bellezza e di come sia necessario rieducare la gente ad apprezzare la bellezza, altrimenti si abitua alle bruttezze e le fa diventare parte della propria vita.

Nei programmi elettorali cerco questo: tutela dell’ambiente, interesse per il benessere del cittadino, amore per la bellezza e per la cultura; da qui, secondo me deriva tutto: giustizia, rinascita economica, lavoro ecc. Ma nessuno, almeno per il momento, mi soddisfa

I Cento passi, scena bellezza

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