La tutela del territorio non è una banalità

E’ banale, ne sono consapevole ma ogni tanto la banalità è un dovere. Mi riferisco all’argomento caldo di questi giorni: il dissesto idrogeologico.

Stiamo assistendo a scene da fine del mondo: prima la Basilicata (per i meno informati: il 7 ottobre scorso la Basilicata sulla costa ionica si è allagata), poi la Sardegna, poi la Calabria, poi di nuovo la Basilicata, la Calabria, la Puglia sono diventati nella migliore delle ipotesi risaie, nella peggiore paludi di fango. Scenari di morte (non dimentichiamo che ci sono state vittime), distruzione e disperazione. Ad essere colpite sono regioni economicamente povere, la cui unica ricchezza è nella terra che ora stenta ad emergere sotto metri cubi di acqua; sono regioni che vivono di agricoltura e qualche giorno all’anno, di turismo. Ora gli abitanti della sardegna, della Calabria, della Basilicata non hanno nulla.

E di chi è la colpa? della pioggia! sostengono alcuni. C’è invece qualche fantomatico governatore che si chiede dove sono il riscaldamento del globo e l’innalzamento delle temperature se fa così freddo? Un genio!

L’acqua non è un male, non è pericolosa, è una risorsa. Tuttavia non sono normali queste piogge e qualche scettico dovrebbe cominciare a leggere qualcosa su cambiamenti climatici.

Non sono normali neanche queste tragedie annunciate; tutto ciò è frutto di una gestione del territorio criminale: deforestazione, cementificazione spropositata, incendi e tanta ignoranza. Si costruiscono case o zone artigianali sul letto di un fiume, si coprono corsi d’acqua per costruire strade, si tolgono alberi perchè sporcano o ancora una volta per costruirci sopra. Si svuotano montagne per la nostra sete di cemento; si costruisce sul mare per avere grandi villaggi turistici. Si fanno grandi opere per ostentare potere e ricchezza ma le piccole opere di manutenzione e di messa in sicurezza non sono mai una priorità. Ho visto pulire i canali nei giorni di pioggia, ma l’allerta era partita tre giorni prima. I consorzi o le società addette alla manutenzione sono molto spesso commissariati o senza risorse economiche; chi deve decidere pensa a farsi rimborsare il pacchetto di sigarette. In altri termini la nostra sicurezza è fondata sul nulla. L’unica sicurezza che conosciamo è quella militare; siamo disposti a spendere miliardi per un aereo da guerre stellari ma non nella manutenzione del territorio.

Cronaca di una tragedia annunciata.

e poi arriviamo a chiederci: ma il Tevere ce serve o nun ce serve?

 

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