Rifiuti radioattivi: segreti e misteri

Almeno una volta all’anno ci ricordiamo dell’esistenza del segreto di Stato; di antica memoria, il segreto viene rispolverato ogni tanto per oscurare o proteggere qualcosa.

Giuridicamente è un vincolo posto su atti, documenti, notizie, attività, cose e luoghi la cui divulgazione può danneggiare gravemente gli interessi fondamentali dello Stato. Si tratta di un atto politico che può essere disposto esclusivamente dal Presidente del Consiglio dei ministri in quanto vertice del potere esecutivo. Il segreto di Stato impedisce all’Autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzazione delle notizie sulle quali è apposto.

Considerata l’importanza degli effetti, la legge prevede dei limiti all’esercizio di questa prerogativa del Presidente del Consiglio: non può mai riguardare informazioni relative a fatti eversivi dell’ordine costituzionale o concernenti fatti di terrorismo, delitti di strage, associazione a delinquere di stampo mafioso, scambio elettorale di stampo politico-mafioso; il Presidente del Consiglio deve comunicare i casi di conferma del segreto di Stato al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR); la durata del vincolo è fissata in 15 anni, ulteriormente prorogabili dal Presidente del Consiglio. La durata complessiva non può essere superiore a 30 anni

La giurisprudenza costituzionale ha più volte affermato che la legittimità del segreto di Stato dipende dalla funzione da questo assolta. La segretezza può essere giustificata solo se è volta a garantire la tutela di un interesse costituzionale – individuato dalla Corte nella tutela dello sicurezza dello Stato – superiore e preminente rispetto agli altri principi di natura costituzionale coinvolti nel bilanciamento.

Mi chiedo se in tutto ciò rientra il segreto di stato sullo smantellamento, ad opera della Sogin, dell’impianto Itrec di Trisaia (MT) scoperto grazie alla richiesta di informazioni da parte del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, rivolta sia alla Sogin sia al Ministero dello Sviluppo economico; un segreto sul segreto: se non ci fosse stato l’articolo del quotidiano forse nessuno avrebbe saputo nulla.

Eppure nell’impianto Itrec sono conservati rifiuti radioattivi non fiori.

Lo stabilimento venne costruito per estrarre uranio da elementi di combustibile nucleare. Ed è per questo motivo che, 40 anni fa, dal reattore americano Elk River, in Minnesota, arrivarono a Rotondella 64 elementi di combustibile radioattivo. Lo smantellamento, ovvero il Piano globale di disattivazione dell’impianto, consiste in un progetto pluriennale che avrà rilevanti risvolti sul piano economico (occorreranno milioni di euro di soldi pubblici), e per la salute della popolazione.

Mi viene in mente il principio di informazione ambientale, l’importanza ad esso riconosciuta  e mi accorgo ancora una volta di come esso venga declassato in nome di interessi sconosciuti. Sull’oscura vicenda uno spiraglio di luce viene dall’interrogazione parlamentare presentata ieri.

Almeno qualcuno ora sa e ne può parlare.

3 commenti per “Rifiuti radioattivi: segreti e misteri

  1. Articolo ineccepibile infatti se uno avesse l’attenzione di leggere correttamente la notizia , potrebbe notare immediatamente che il Segreto di Stato é una mera invenzione della giornalista che non conosce la differenza tra informazioni classificate e SdS.
    L’apposizione del SgS é una prerogativa del PCM o in alcuni casi dell’Autoritá Delegata e non può essere disposta da una società . Da quello che ho letto, invece si comprende esattamente che si parla di alcune informazioni che per la loro natura non possono essere pubblicate su un giornale mentre sono a disposizione degli addetti ai lavori, platea circoscritta ma piuttosto ampia.
    Escludendo a priori la volontá di creare un allarme indebito nella popolazione e ritenendo che l’inesperienza della giornalista abbia indotto l’errore, mi domando cosa potrebbe succedere, in termini di informazione, se ma montagna di dati tecnici venisse resa di dominio pubblico, in modo altrettanto approssimativo, in un settore di tale particolare interesse.

    Saluti

    • La Sogin nega l’accesso agli atti (iter che, per altro, non prevede un’attesa della risposta di 8 mesi) perché considera il Piano di smantellamento dell’Itrec «”informazioni classificate controllate” secretate». E’ la Sogin che si fa scudo del Dpcm sul segreto di Stato. E’ la Sogin che definisce quelle informazioni «secretate». Ed è il Ministero a considerare valida questa impostazione.
      La Gazzetta ha riportato alla lettera quanto è accaduto e la popolazione, che ora ne è informata, è libera di giudicare.
      Il signor Mario Rossi è libero di giustificare l’operato di Sogin e, al contempo, si sente libero di gettare fango sui giornalisti. Pensa di essere nel giusto quando taccia la giornalista e la sua catena gerarchica (che ha vagliato e autorizzato la pubblicazione) di inesperienza, quando sostiene che le notizie sono inventate e che l’informazione offerta è approssimativa. Pensa di poterlo fare e lo fa senza incontrare ostacoli. Del resto, venire calpestati è un sovrapprezzo da mettere in conto quando si lavora per la verità. Lo sa bene Saviano che, infatti, cita spesso una bellissima frase di Blaga Dimitrova: «Nessuna paura che mi calpestino. Calpestata, l’erba diventa un sentiero».
      Ogni bene,
      Marisa Ingrosso

  2. Tra gli elementi che abbiamo rivendicato durante la protesta di Scanzano era la trasparenza, tanto da costringere il Governo Berlusconi di allora ad emanare un’ordinanza con l’istituzione dei tavoli della trasparenza regionali sulle attività di decommissionin per i lasciti nucleari. Rileggere dopo 10 anni, la necessità da parte di Sogin di mantenere riservate le informazioni sulle attività di Rotondella mi induce a sospettare che forse ancora della Sogin abbiamo poco da fidarci. Particolarmente in questo caso. Il Ministero dello Sviluppo Economico e la Sogin farebbero meglio ad informarci su ciò che stanno facendo altrimenti il nostro sospetto non farà altro che maturare in una assenza di fiducia.
    Il ringraziamento va alla giornalista della Gazzetta che con il suo articolo ci fà prendere coscienza in che Stato stiamo vivendo e che forse, come spesso accade in Italia, anche l’OPCM n. 3355 è una delle solite disposizioni alla quale non segue il rispetto. In merito al Sig. Rossi sarei curioso se è il suo vero nome o si cela sotto mentite spoglie mer mantenere riservo anche sulla sua identità.
    Pasquale Stigliani
    ScanZiamo le Scorie

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