Fagioli, mais e semi possono essere “fuorilegge”?

Immag071Ebbene si una sentenza  del luglio del 2012 della Corte di Giustizia Europea vieta di commercializzare sementi, fagioli e mais che non siano registrati nel catalogo ufficiale europeo e per essere registrati occorre che questi prodotti siano “conformi e uguali tra loro”. Spieghiamo meglio: nella sua sentenza di cui sopra la Corte di Giustizia Europea ritiene che il divieto di commercializzazione di semi non omogenei (ossia appartenenti a popolazioni o a varietà locali non stabili e uniformi) sia conforme agli obiettivi delle direttive UE in materia di materiale di propagazione. Questa è la giurisprudenza che la Corte ha creato a seguito della causa avviata in Francia che ha opposto una ditta sementiera ad un’associazione che da alcuni anni pone in commercio tali sementi.
Da circa 50 anni l’industria delle sementi ha cominciato a standardizzare le sementi per adattarsi a concimi chimici e pesticidi nel corso del processo di modernizzazione industrialista dell’agricoltura. Realtà rurali non risucchiate (interamente o parzialmente) da questo schema, hanno mantenuto una ricca biodiversità di interesse agrario, inclusa la varietà intraspecifica di piante coltivate, adatte a climi, variabilità di suoli, di culture alimentari e diete.
Con la sentenza della Corte, queste varietà non hanno ragione di esistere nel quadro di scambi regolati, in quanto sfuggono ai criteri di registrazione nei cataloghi varietali che prevedono la conformità ai criteri DUS (Distinte, Uniformi e Stabili).

Dunque cosa si fa per salvaguardare la nostra biodiversità? Si diventa “fuorilegge”  come il gruppo Coltivar Condividendo” di cui ho  avuto il piacere di conoscere “il capobanda”, l’agronomo  Tiziano Fantinel.  Giovani contadini bellunesi che amano la propria terra e cercano di costruire dal basso, autofinanziandosi totalmente, progetti, iniziative, idee tese a salvaguardare, incentivare, favorire la biodiversità, le tecniche di coltivazioni biologiche, biodinamiche, naturali e che escludono la chimica di sintesi e i prodotti di derivazione animale.

Con i semi raccolti hanno realizzato una mostra di sementi antiche portandola nelle piazze, fiere, centri pubblici e coinvolto moltissime persone, riuscendo così a trovare, catalogare (e poi riprodurre e donare) circa 35 varietà di fagioli, 12 varietà di mais e poi altri cereali, legumi, orticole. Si tratta di  varietà antiche coltivate da decenni e da secoli nella loro provincia. Sementi che non restano in una vasetto o in una teca ma che coltivano, riproducono e donano a coloro che desiderano diventare “custodi della biodiversità”. Consapevoli della responsabilità che si assumono e dell’importanza del gesto che fanno che consente di moltiplicare le sementi antiche, evitandone l’estinzione e creando consapevolezza in chi coltiva.

Tiziano mi ha spiegato che la differenza sostanziale che c’è tra una semente antica e un ibrido commerciale  moderno, consiste nel fatto che  la prima, se seminata e coltivata in modo corretto (evitando ibridazioni, contaminazioni ecc..) darà un seme “figlio” identico a lei, con lo stesso patrimonio genetico. Quindi di generazione in generazione si può ricoltivare la stessa varietà di pianta per decenni, per secoli. Un ibrido commerciale è fatto per essere riacquistato anno dopo anno (anche perchè soggetto a brevetto). Anche se noi provassimo a raccogliere la semente da questa pianta e la seminassimo, avremmo un “figlio” che non ha lo stesso patrimonio genetico della madre (ma molto più povero) o è addirittura sterile. Inoltre le sementi antiche sono molto più adatte per una coltivazione senza uso di chimica di sintesi e per coltivazioni “familiari”; gli ibridi producono di più ma richiedono più concimazioni  e trattamenti.

Il gruppo “Coltivar Condividendo” sono diventati così i promotori “dell’agricoltura relazionale“, incentrata cioè sulle relazioni tra la persona ma anche su un relazionarsi positivo e sereno con la terra, le piante, la natura….

 

 

 

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