Gli eco-wedding? Spesso solo ambientalismo di facciata!

Green…green…green…..Organizzare un evento in un’ottica green è diventato una buona leva di marketing, ma c’è poi il rischio che questo rimanga solo di facciata. Un esempio può essere quello degli eco-wedding, cioè i matrimoni verdi, a basso-impatto ambientale, dove l’amore fra due persone si paragona all’amore per la Terra, alla quale si deve il “massimo rispetto”e quindi deve essere pianificato in un’ottica sostenibile. Per le partecipazioni si consigliano “carte riciclate e fiori essiccati per l’occasione” – che trovo personalmente molto “tristi” – ma eco-trend è eliminare del tutto la carta, disegnare un invito elettronico o aprire una pagina su facebook dedicata e procedere con gli inviti. Poi la stagione e l’orario del matrimonio: meglio l’autunno o la primavera per evitare il riscaldamento o l’aria condizionata; che sia rigorosamente diurno, per limitare al massimo il consumo di elettricità. Per l’abito si va dalle proposte vintage, rimodernando quello della mamma o della nonna, o un abito realizzato con tessuti rigorosamente bio e italiani come il lino, la canapa, o ultra moderni come quelli realizzati con il tessuto ricavato dal mais (ma ci immaginiamo una giovane sposina andare a chiedere 3 metri di tessuto di mais per il proprio abito?).

Per le bomboniere c’è l’imbarazzo della scelta; da quelle acquistabili sui siti di diverse onlus umanitarie, al riciclo di bomboniere vintage collezionate sempre dalle nostre nonne, a quelle puramente simboliche come semplici piantine. Il pranzo deve essere rigorosamente bio e con cibi provenienti da filiera corta, quindi privilegiati al massimo gli agriturismi certificati bio. Manca il viaggio di nozze: no alle crociere sulle maxi navi, no ai resort super lussuosi nei mari del sud, dove non sai nemmeno che faccia hanno gli abitanti del posto perché non puoi incontrarli, si ai viaggi avventurosi con tour operator specializzati, alle destinazioni del turismo solidale, al viaggio fai da te con lo zaino e in treno; un po’ azzardate le proposte di località vicino a oasi protette del noto fondo mondiale per la natura, tanto per unire allo svago un po’ di volontariato ambientale.

Ma fra tutte le proposte quella veramente più incredibile è il wedding pic-nic; offerta alla “modica” cifra di una quarantina di euro a persona contro i 130 del matrimonio più tradizionale sempre nell’ottica ecologista, ma assicurano i promotori “che il wedding-pic nic se ben organizzato è davvero un momento di classe e indimenticabile”.

La verità è che l’industria del matrimonio è sempre florida (lo dimostrano le fiere dedicate; chissà se queste saranno sostenibili?) e attenta ai cambiamenti. Adesso il green, la sostenibilità ambientale tira.  Non solo nel settore dei matrimoni, ma in tanti comparti della nostra vita. Crescono così gli standard di eco sostenibilità all’edilizia, nell’industria, in molti settori del design. Si codificano norme per la buona riuscita dell’efficienza energetica, si creano certificazioni specifiche. Insomma si fa seriamente.

Ma nel campo degli eventi? Spesso, in questo caso, ci si limita a dei consigli, a proporre delle buone pratiche, che poco hanno a che fare con la sostenibilità, ma molto con la moda. Il matrimonio è uno di questi.

Il “momento più bello della vita”  in Italia ha attraversato fortune diverse, legate alle situazioni economiche. Fino agli anni ‘50 i preparativi erano ridotti “all’osso” perché di soldi ce n’erano pochi. Non mancava nulla, dall’abito bianco, al ricco pranzo – rigorosamente in casa – alle foto, all’orchestrina. Si faceva con quello che si aveva.
Poi arrivò il boom economico e tutto è cambiato. Sono nate le “sale” e i ristoranti specializzati nei banchetti: c’erano più soldi, molti gli invitati, nasce il servizio fotografico, la macchina degli sposi, e il viaggio di nozze “da sogno”.
A rompere questo schema furono gli anni ’70, periodo di contrasti ma anche di forte espressività e voglia di cambiamento. I matrimoni dovevano “rompere” lo schema tradizionale e diventare un evento anticonvenzionale, ispirarsi al motto “peace and love” (a proposito andavano di moda i pic-nic, quelli veri però). Si può dire che dagli anni ’80 a oggi si è tornati al classico, allo sfarzo della tradizione, dove tutte le fanciulle  (forse) sognano l’abito bianco, la fede “firmata”, il banchetto in una location chic, il viaggio esotico: si tratta comunque di matrimoni sobri ma raffinati, dove tutto è pianificato alla perfezione, ma sempre molto costosi.

Arriviamo ai giorni nostri. La crisi che morde l’Occidente ci ricorda che abbiamo vissuto troppo sopra i nostri livelli. Bisogna ridurre e soprattutto limitare gli sprechi.

La nostra società riscopre l’ambientalismo, più per necessità che per scelta. Credo che l’eco-wedding sia solo una delle tante risposte fantasiose alla crisi. Che dire: meglio così!

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