Jatropha curcas: la pianta sostenibile

1di Luca Famooss Paolini
1 Agosto 2013 – Guatemala - La mattina del primo Agosto 2013, il gruppo di giovani ingegneri composto dal sottoscritto, Edoardo Piccitto, Mirko Di Ciocco e Camilla Di Marcantonio, si è incontrato con il gentile signor Luis Vinicio Aguilar nel suo studio a Ciudad de Guatemala per discutere del progetto “Generazione di Biodiesel a partire dalla coltivazione della pianta oleoginosa Jatropha Curcas, come fonte di materia prima, in Zacapa, Guatemala Centro America” (“progetto 4.37″), di cui lui stesso è il principale coordinatore. Il fine non è solo quello di avere a disposizione una materia prima dalla quale estrarre in ultima istanza il biodiesel, per una sua successiva vendita ad acquirenti esterni, ma dimostrare che può essere messa in pratica un’attività concreta, volta ad una produzione sostenibile, che salvaguardi l’ambiente; in particolare in questi paesi ‘’difficili’’, dove i governi raramente sono attenti a tematiche di questo genere. Spetta quindi ai singoli crederci e provare a far qualcosa; e questa è la storia di un gruppo di 44 amici universitari tra agronomi, ambientalisti, naturalisti, botanici, apicoltori, acquacoltori che, diversi anni fa, si sono laureati insieme e, sospinti dal vigore giovanile, hanno deciso di costituire la PE71S.A. (Promoccion Empresarial 71 Sociedad Anonima, dove 71 sta per l’anno di nascita dell’azienda).

Proprio questa società è una delle finanziatrici del progetto 4.37 (con circa 19.000 euro), insieme alla AEA – Alianza en Energia y Ambiente (che ha finanziato la coltivazione della Jatropha con 40.000 euro) e a diversi altri azionisti (con finanziamenti di 25.000 euro) per un totale di 84.000 euro.
Fin da subito l’agronomo Aguilar si è dimostrato una persona energica, accogliente e fiduciosa nel proprio lavoro. L’incontro si è sviluppato su una lunga chiacchierata sopra le buone pratiche tenute in considerazione durante tutte le fasi di sviluppo del progetto. D’altronde avere come obiettivo l’affermazione e il mantenimento di un modello agricolo organico, senza l’uso di agenti chimici, richiede azioni specifiche e attente, che fanno capo ad una conoscenza eterogenea che spazia in molti ambiti scientifici.
Il campo di Jatropha curcas si trova nel dipartimento di Rivadavia, località Morillo, nella parte occidentale del Guatemala, in una zona di 7500 ettari, arida e impossibile da utilizzare per scopi agro-alimentari (bosque seco espinoso), con il nome di “Finca El Quebrachal”.
Per addurre acqua al campo è stata necessaria una prima fase2 d’implementazione di un sistema di presa dalla sorgente Manantial Juan Frio (portata 50 l/s), non molto vicina e a circa 470 mslm. Una volta captata nella condotta, l’acqua scende fino a 425 m a causa di una piccola valle, dove scorre un torrente. Per far risalire l’acqua all’altimetria necessaria per irrigare i campi di Jatropha (503 mslm), è stata utilizzata una pompa azionata da una turbina Francis. Attraverso una piccola ramificazione del fiume, è stata estratta una portata di 1 m3/s, successivamente convogliata alla turbina attraverso la condotta ben visibile nella foto a fianco. Grazie un salto idraulico di 7 m dal punto di presa alla turbina, si è creata l’energia necessaria per azionare la turbina stessa e quindi la pompa ad essa collegata. In questo modo è stato possibile creare un sistema completamente autonomo e funzionante senza alcuna quantità di energia elettrica esterna.
Il campo si compone di 16 particelle separate da ‘’corredores biologicos’’, cioè corridoi naturali formati da massi e vegetazione autoctona per evitare la erosione del suolo e della stessa piantagione e preservare la biodiversità. In questo modo si è creata una barriera difensiva ‘’viva e morta’’, che negli anni successivi al 2010 ha consentito di creare un microclima ottimale alla proliferazione della pianta. In più non si può non parlare di altre due interessanti pratiche adottate in sito: l’apicoltura e la pescicoltura, entrambe molto benefiche per la salute e la crescita delle piante.
La coltivazione di api comporta un’accelerazione del processo di pollinizzazione e fruttificazione della Jatropha curcas; la pescicoltura permette di avere una quantità di acqua molto ricca di nutrienti per l’irrigazione. Difatti i pesci Tilapia rilasciano all’interno delle vasche adibite al loro allevamento molte sostanze organiche nutritive che possono essere utilizzate per una buona crescita delle piante.
3Tutto questo compone solo la prima tappa, oramai finalizzata, dell’intero progetto e alla quale ne seguirà una seconda, volta all’implementazione di un impianto idroelettrico. Questo sarà in grado di produrre circa 400 MWh/anno grazie ad una portata pari a circa 25 l/s, ricavabile dalla metà della portata estratta alla sorgente Manantial Juan Frio e da un salto idrico di circa 290 metri. Il terreno dove si trova la sorgente è di proprietà di una signora del luogo che ha concesso l’uso dell’acqua a patto di poter usufruire di quella in uscita dalla turbina idroelettrica, successivamente venduta ad acquirenti esterni. L’energia elettrica prodotta sarà venduta agli abitanti delle zone limitrofe a 0,21 $/KW e alla INDE (Instituto Nacional por el Desarollo Energetico) a 0,09 $/KW.

Se quindi si ricompone il quadro complessivo e si considerano i seguenti aspetti:

    • - risalita dell’acqua di sorgente senza uso di energia elettrica;
    • - coltivazione di campi non adibiti alla coltivazione per fini alimentari;
    • - produzione di biocombustibile;
    • - irrigazione a mezzo della sola forza di gravità;
    • - nuovi posti di lavoro per il mantenimento dei campi, di cui un’altissima percentuale è ricoperta da donne;
    • - coltivazione di api per l’impollinazione;
    • - uso dell’acqua di allevamento dei pesci per coprire una parte del fabbisogno idrico della coltivazione;
    • - vendita dei pesci al mercato (ad un prezzo di 7,65 Quetzales/libbra invece che 8 Quetzales/libbra);
    • - produzione futura di energia elettrica grazie all’impianto idroelettrico;
    • - assenza dell’uso di agenti chimici.

 

Sulla base di quanto elencato e delle concrete potenzialità del progetto, sia in termini di efficacia nel caso specifico, sia in termini di riproducibilità in contesti simili (largamente diffusi in Centroamerica), si possono ben comprendere le motivazioni per le quali ci sentiamo di definirlo un’ottimo esempio di “buone pratiche di sostenibilità sociale e ambientale”.

Luca Famooss Paolini

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