Decreto Crescita 2.0 e trasporti: facciamo il punto

Non riesco più a ricordare come era utilizzare il trasporto pubblico locale prima dell’era dell’ITS e delle APP per telefonino. Abito a Milano e prima di uscire di casa per recarmi alla fermata dell’autobus, controllo l’applicazione iATM sul mio iphone e verifico in quanti minuti il mio tram raggiungerà la fermata più vicina a casa mia. Anche i pannelli presenti alle fermate stesse forniscono lo stesso tipo di informazione, ma non sono diffusi su tutta la rete. L’app dell’ATM mi consente anche di capire che percorso fare e quali mezzi utilizzare per raggiungere la meta. Se poi sono interessata all’intermodalità posso tramite un’altra APP che si chiama ATMmobile, cercare lo stallo più vicino del bike sharing, conoscendone anche la disponibilità, o verificare la presenza del Car Sharing GuidaMi, delle rivendite, dei parcheggi e degli ATM Point nell’area in cui mi trovo.
Peccato che per i 3 sistemi servano ancora 3 tessere distinte, nonostante si tratti apparentemente di un unico gestore e peccato che a una prima ricognizione effettuata attraverso l’analisi dei siti delle aziende di trasporto pubblico italiano, siano ancora molte poche quelle che offrono APP gratuite da scaricare su smart phone (Milano, Torino, Roma, Genova, Brescia, Bolzano e Napoli)
Altro neo del sistema riguarda l’utente occasionale che, pur potendo usufruire come me di tutte le informazioni sul suo smart phone, deve comunque sempre recarsi presso una tabaccheria o una rivendita per acquistare un biglietto di corsa semplice. E se per caso ha bisogno di un biglietto dopo le 20, spesso sono guai, nel senso che è più semplice rinunciare a utilizzare il bus invece che cercare disperatamente il biglietto. Non è così in tutte le città italiane perchè mentre attendiamo di poter effettivamente pagare il nostro biglietto con il telefonino tramite NFC (il sistema funziona e è in sperimentazione, ma ancora non si sa quando sarà realmente utilizzabile), a Bologna e in diverse altre città italiane (Verona, Modena, Piacenza, Livorno, etc etc) è possibile acquistare il biglietto di corsa semplice sul bus tramite una “macchinetta”, poco tecnologica ma molto efficace: inserisco le monete e in men che non si dica ho il biglietto in mano, come tanti anni fa quando il bigliettaio a bordo autobus vendeva anche i titoli di viaggio. Niente rivoluzione digitale, ma un servizio in più che agevola l’utente e rende felice lo straniero che non deve per forza indagare nel dettaglio il funzionamento di ogni sistema di vendita biglietti di ogni città italiana.
Serve poco, a volte, per agevolare la vita degli utenti che vogliono servirsi dei mezzi pubblici, ma mentre ancora vaghiamo alla ricerca del biglietto singolo, il decreto sviluppo 2.0 pone qualche paletto per la diffusione dell’interoperabilità della bigliettazione elettronica.
Ecco il comma 1 dell’articolo 8: Al fine di incentivare l’uso degli strumenti elettronici per migliorare i servizi ai cittadini nel settore del trasporto pubblico locale, riducendone i costi connessi, le aziende di trasporto pubblico locale promuovono l’adozione di sistemi di bigliettazione elettronica interoperabili a livello nazionale. (http://www.gazzettaufficiale.it/moduli/DL_181012_179.pdf)
In sostanza oggi, appunto, l’utente del trasporto pubblico italiano deve dotarsi di diverse tessere elettroniche anche all’interno della stessa città o metropoli e non esistono standard comuni che vengano utilizzati da diversi gestori. Siamo portatori sani di tessere elettroniche, abbiamo portafogli gonfi di tecnologie che non dialogano fra loro e che non vogliono neanche stare troppo vicine causa rischio di smagnetizzazione!!
Dunque l’assunto del decreto sviluppo 2.0 è molto chiaro, ma non esaustivo, perché non chiarisce alcuni punti che sono fondamentali per la diffusione di un sistema interoperabile (che significa avere una sola tessere anche per viaggiare su mezzi che sono gestiti da società diverse). Quale sarà la tecnologia comune che dovrà essere adottata? Che impostazione dare a questa tecnologia? Quali saranno le linee su cui si dovranno muovere le amministrazioni locali per indirizzare le loro scelte tecnologiche, pur mantenendo la libertà si stabilire tariffe diverse per i vari sistemi?
I nodi cruciali restano ancora del tutto irrisolti.
Nel frattempo lo studio europeo IFM (Interoperable Fare Management) punta entro il 2015 a rendere compatibili tutti i sistemi di bigliettazione elettronica intelligenti europei, il che significa consentire ai viaggiatori di utilizzare strumenti contactless condivisi in tutta Europa. Per cui avremo una sola tessera quando saremo all’estero ma continueremo ad avere la nostra miriade di tessere casalinghe.
Grazie quindi all’ex Governo tecnico per aver posto l’attenzione su una questione importante per tutti noi cittadini, ma forse era necessario spingersi anche un po’ oltre stabilendo quelle regole che possano effettivamente dare vita a un sistema di trasporto intelligente e integrato anche sulla nostra penisola. Come sempre le tecnologie ci sono e funzionano ma manca il disegno politico che le renda efficaci e utilizzabili.

119 commenti per “Decreto Crescita 2.0 e trasporti: facciamo il punto

  1. Mentre leggo la tua analisi , mi chiedo (da molto) ;ma se noi comuni cittadini notiamo queste mancanze di facile utilizzo dei servizi , i nostri cari politici dove sono ? Speriamo che ci sia presto più serietà !
    Buon lavoro

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