La mobilità sostenibile è donna!!

Inauguriamo questo blog con un articolo di gender, dedicato alle donne, per parlare di un tema in realtà molto poco conosciuto, e quasi mai affrontato, che esiste però nei FATTI e che non è teoria, ma necessità.

La mobilità sostenibile in Europa è donna. Lo dicono i numeri: le donne si spostano meno in auto (46%) rispetto agli uomini (57%) e prediligono l’utilizzo di modi collettivi di trasporto, cioè treno, bus e metro (donne 23% uomini 18%).  Le donne camminano di più, molto di più degli uomini (19% mentre solo 10% per gli uomini) e si muovono in modo “erratico” cioè con spostamenti molto più complessi e meno semplici e lineari rispetto alla classica catena maschile casa-lavoro-casa. Sono i dati di Eurobarometro per i paesi EU-27 e l’Italia pare essere assolutamente in linea con le tendenze europee (almeno in questo caso non siamo atipici, a volte consola). L’osservatorio Audimob, infatti, ci dice che anche in Italia le donne italiane si spostano di più con mezzi collettivi e meno con l’auto privata. E se possiamo tirare un sospiro di sollievo sentendoci parte di una comunità europea allargata di cui condividiamo i trend, la faccenda si complica appena analizziamo il livello di attenzione dei governi, delle amministrazioni o delle società di trasporto pubblico locale relativamente alle esigenze femminili in ambito trasporti. In Gran Bretagna, ad esempio, nel 2007, è stata adottata una procedura (Gender Equality Scheme) che monitora i servizi erogati secondo indicatori di genere al fine di tenerne conto nell’elaborazione delle strategie di mobilità. Le politiche di genere in molti paesi europei creano le politiche di mobilità e non viceversa. In Italia invece non disponiamo di dati disaggregati per ambito territoriale o per tipologia e scontiamo un decifit informativo alquanto clamoroso.

Inutile ora fare un approfondimento su quello che viene fatto in altri paesi europei, (procedura che crea sempre un po’ di imbarazzo in noi italiani) perché ciò che veramente importa è la necessità di tenere conto di queste ed altre esigenze specifiche nel momento in cui si pianifica come erogare un servizio di trasporto collettivo.

Anche il parlamento europeo nel 2012 ha presentato uno studio “The role of women in the green economy – The issue of mobility” che evidenzia la relazione tra domanda di mobilità e condizione delle donne nel mercato del lavoro e nella famiglia.

Oggi però abbiamo fatto un passo avanti perché partendo dal riconoscimento delle diverse esigenze di mobilità delle donne, Federmobilità, in collaborazione con TRT Trasporti e Territorio, IRS e Adiconsum, ha elaborato la carta della Mobilità delle Donne in 10 punti (che trovate a questo link  http://www.adiconsum.it/aree_tematiche/trasporti_turismo/index.php?id=292&arg=41), ovvero un decalogo di misure da tenere in considerazione nell’organizzazione e nella pianificazione delle politiche di trasporto in Italia.

Sono spunti interessanti e necessari e in alcuni casi sembrano quasi banali (come l’adeguamento degli allestimenti interni dei veicoli del trasporto collettivo per le donne che salgono con le carrozzine) al punto da suscitare meraviglia e stupore: ma come non ci ha ancora pensato nessuno e siamo nel 21° secolo?? Ebbene si. Evidentemente c’è l’esigenza di creare oggi un ABC di regole che andrebbero subito implementate in un settore, quello dei trasporti, dove le donne rappresentano il 17% degli occupati.

3 commenti per “La mobilità sostenibile è donna!!

  1. Molto interessante. In effetti è probabile che se più donne si occupassero in prima persona di mobilità sostenibile, la sua gestione sarebbe ben diversa…a ben pensarci, il 17% di donne nel settore non è un grande numero. Sarebbe forse utile poter intervenire a livello di formazione universitaria e post, per far conoscere le opportunità in questo settore e invogliare le giovani donne a prenderlo in considerazione come opportunità di carriera.

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