Pedali nel web, ovvero social network e ciclabilità

Parliamo di ciclabilità: in questi giorni argomento alla “ribalta” della cronaca nazionale e non solo. E parliamo di #salvaiciclisti, fenomeno esploso recentemente sui social network. Vogliamo parlarne per approfondire due temi contemporaneamente: l’importanza dell’utilizzo di tecniche comunicative nuove e l’urgenza di occuparsi di un tema oggi fortemente sentito. Quindi vogliamo parlare di ciclabilità in senso allargato con uno sguardo europeo e anche consapevoli dei limiti delle nostre città e soprattutto consapevoli delle difficoltà del cambiamento.
Partiamo con qualche accenno di storia, anche se il termine più adatto sarebbe “accenni di contemporaneità” perché #salvaiciclisti è nato in realtà solo una manciata di giorni fa. Più precisamente è nato con il manifesto in 8 punti pubblicato dal Times (http://www.salvaiciclisti.it/il-manifesto-salvaiciclisti/#.ULCnCaXzSXo) e con l’iniziativa, sempre del Times, City Fit for ciclyst (http://www.thetimes.co.uk/tto/public/cyclesafety/). Il manifesto è stato ripreso dai blogger italiani e rilanciato in rete sotto il nome di #salvaiciclisti. In pochi giorni la campagna è stata ripresa dai quotidiani e in una settimana gli 8 punti del manifesto del Times sono stati convertiti in un disegno di legge sottoscritto da oltre 60 parlamentari di tutte le forze politiche (tranne la Lega), attualmente in fase di approvazione al Senato (dal sito di #salaviciclisti).
A questo link potete visualizzare la scheda del DDL sul sito del senato: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/37984.htm
Ed è subito un successo: il gruppo su facebook oggi conta 15.000 adesioni, i follower su twitter sono oltre 6000 e la prima manifestazione di strada a Roma il 28 aprile ha visto la partecipazione di oltre 50.000 persone. Un risultato sorprendente che fa riflettere: i social network se utilizzati per una giusta causa possono veramente creare movimenti innovativi e possono essere un utile e efficace canale di lobby. Perché ovviamente l’Italia ha anche in questo caso un suo primato negativo: è al terzo posto per morti sulle strade e negli ultimi 10 anni 2556 ciclisti hanno perso la vita per incidenti stradali.
Gli Stati Generali della Bicicletta, che si sono svolti a Reggio Emilia lo scorso 5 e 6 ottobre, hanno prodotto il Libro Rosso della Ciclabilità e della Mobilità Nuova, come frutto di un lavoro congiunto di ANCI; Legambiente, FIAB e #salvaiciclisti. Obiettivo è creare nelle città italiane le condizioni per una mobilità in bicicletta sicura e competitiva con l’automobile, in armonia con il trasporto pubblico locale, tassello fondamentale di un mosaico civile che deve essere ricostruito. Dunque creare e rafforzare la lobby a sostegno degli interessi della mobilità collettiva alternativa alla lobby della mobilità individuale motorizzata. Ecco il link al libro integrale http://statigeneralibici.it/wp-content/uploads/2012/10/SGB_Libro_Rosso.pdf.
La “mobilità nuova” chiesta a gran voce dai ciclisti passa per il rafforzamento degli investimenti sul trasporto pubblico: in Italia oltre ad avere la più alta densità di automobili (65 automobili per 10 abitanti) abbiamo un rapporto tra trasporto pubblico e trasporto privato che è il contrario di quello europeo (Roma 28 a 72, Londra 50,1 contro 49,9, Parigi 63,6 contro 36,4, Berlino 66 contro 34).
E l’Europa in quale direzione sta pedalando?
La Commissione Europea si occupa di ciclabilità nel suo road safety plan e il libro verde sulla mobilità sostenibile suggerisce di inserire il tema come parte integrante della politiche di mobilità urbana. La FIAB ha recentemente chiesto a tutti gli europarlamentari italiani che fanno parte della Commissione Trasporti e Turismo (TRAN) del Parlamento Europeo di votare 3 emendamenti che prevedono l’inserimento della rete ciclabile transeuropea EuroVelo all’interno della Rete TEN-T. EuroVelo è un progetto dell’European Cyclists’ Federation, l’organizzazione europea dei ciclisti cui aderiscono oltre 500.000 iscritti per il tramite delle associazioni aderenti, come la FIAB, finalizzato a realizzare entro il 2020 una rete transeuropea di ciclovie di alta qualità che consenta di andare in bicicletta da nord a sud e da est ad ovest dell’Europa. A progetto completato la rete EuroVelo sarà lunga 70.000 Km. L’inserimento, dunque di EuroVelo all’interno della Rete TEN-T sarebbe quindi un atto importante per il riconoscimento della rete ciclabile transeuropee quale infrastruttura di mobilità sostenibile, utile alla lotta ai cambiamenti climatici, alla riduzione dei consumi energetici nel settore dei trasporti locali e regionali e alla sicurezza di ciclisti e pedoni.
Ci sono speranze dunque per una mobilità nuova? Molte più di quante possiamo pensare a una prima osservazione del problema perché oggi c’è la consapevolezza e c’è la conoscenza diffusa e esistono le ricette per innovare la mobilità. Quello che manca ancora è un disegno politico nazionale e una attenzione da parte di chi ci governa seria nei confronti del tema.

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