Centro dello Sport Paralimpico: metafora di un Paese che cresce solo a metà

timthumbGiorni fa sono stato all’inaugurazione del Centro dello Sport Paralimpico, a Roma, presso via delle Tre Fontane. Si è trattata di una cerimonia che ha richiamato tutti i vertici del mondo dello sport ed anche i massimi rappresentati delle istituzioni, primo fra tutti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo della Repubblica ha speso parole d’elogio per il movimento paralimpico, ricordando come questo rappresenti la parte migliore del paese. Ma l’intervento del presidente Mattarella, per quanto di ampio respiro, non troverebbe un suo senso se non vi raccontassi, in breve, la storia dell’impianto inaugurato lunedì.

Nel 2006, per il Sole 24 ore Sport, intervistai Luca Pancalli, già presidente del Comitato Italiano Paralimpico e salito agli onori della cronaca sportiva perché era stato commissario della federcalcio sconvolta da calciopoli. Nell’intervista Pancalli annuncio alcune delle più importanti innovazioni che avrebbe voluto realizzare: trasformare il CIP in Ente autonomo staccato dal CONI; affidare le discipline paralimpiche alle rispettive federazioni di appartenenza; ingresso degli atleti paralimpici all’interno dei Corpi dello Stato (polizia, carabinieri, guardia di finanza, ecc..); realizzazione della casa dello Sport paralimpico al Tre Fontane entro il 2008.

“Come – esclamai – non è ancora stata posata neanche la prima pietra!” “Si farà!” sentenziò. Da allora sono passati 11 anni. La casa si è fatta, anche se non nei tempi previsti dall’avvocato romano. Di questo ritardo Pancalli si è scusato, anche se non doveva essere lui a farlo, in occasione del discorso di inaugurazione, richiamando proprio quell’intervista.

Il fatto che ci sia riuscito, anche se in ritardo, mi fa aumentare la stima nei confronti di Luca (che per inciso è riuscito a realizzare tutto quello che mi aveva anticipato), ma mi rende ancora più dubbioso sulle effettive capacità del nostro Paese di riuscire sopravvivere alle sfide del mondo globalizzato. Forse è proprio vero: il movimento paralimpico è la parte migliore del nostro Paese.

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