IUS SOLI: a chi tocca provvedere?

FIH_ius soliRiporta (orgogliosamente) l’ufficio stampa della Federazione Italiana Hockey la notizia di qualche giorno fa: il Consiglio Comunale di Firenze ha votato una delibera (la 908/2013), avente per oggetto l’introduzione dello “IUS SOLI sportivo nei regolamenti delle varie discipline sportive in Italia”. Delibera che invita il presidente del CONI Malagò e tutti i Presidenti delle Federazioni Nazionali (si sono dimenticati delle DSA…peccato!) di adottare lo stesso regolamento approvato, i primi di ottobre, proprio dalla Federazione Italiana Hockey e di riconoscere, quali cittadini italiani e ai fini sportivi, i tesserati nati in Italia, anche se di nazionalità diversa.
Sarebbe da stolti, come del resto lo sono molti “duri e puri”, pensare che un tale provvedimento possa minare le basi del nostro vivere civile e ammassare, sui nostri “sacri” confini, masse di puerpere in procinto di figliare per ottenere l’agognata cittadinanza. Come se lo status di italiani garantisse chissà quali privilegi. Al riguardo mi piace ricordare che, nonostante la propaganda destrorsa e qualunquista che attraversa la penisola trasversalmente, da Grillo alla Lega, gli immigrati in Italia sono una % irrisoria rispetto agli altri Paesi e che di solito dalle nostre parti si approda solo per poi andare in luoghi più civili.
Ma torniamo allo sport. La Federhockey ha indubbiamente messo a segno un bel “goal”: ha anticipato le altre Federazioni e contemporaneamente lanciato un deciso segnale alla politica la quale, si sa, discute tanto e combina poco.
Inoltre dal punto di vista della politica sportiva, ha rispolverato un cavallo di battaglia dell’avversario dell’attuale presidente del CONI Malagò (ironia della sorte?), ovvero quel Pagnozzi che aveva capito quanto questa questione fosse fondamentale per lo sport italiano. Poter considerare italiani i tanti figli di immigrati che ancora non lo sono permetterebbe a diverse discipline di ritrovarsi campioni attualmente fuori dal giro azzurro, se non addirittura, sportivamente parlando, “apolidi”. Non c’è assolutamente nulla di male a muoversi per interesse e non per un senso di “superiore giustizia”.
Quello che mi stona, in tutta questa storia, è il motivo per cui il Consiglio Comunale di Firenze si sia preoccupato di sposare questa battaglia che è, e resta circoscritta, al campo sportivo. Cosa c’entra questo con la vita dei fiorentini, che dovrebbe essere il fine ultimo dell’agire del Consiglio? Perché l’appello al presidente del CONI e a tutte le Federazioni?
Mi viene il dubbio che si sia voluto lanciare un segnale politico, per tirare la cordata magari al futuro (si dice) segretario del PD. Con il rischio, invece, che si trasformi in un autogol, rallentandone così la possibile realizzazione. La notizia di quest’ultima ora mi pare confermare questo timore. Malagò ha raccolto la palla alzata dal Consiglio Comunale e l’ha rimandata pari pari nel campo avverso: “Mi auguro che lo ius soli diventi una legge dello Stato” ha detto, interrogato sulla questione da La Repubblica. Come dire, non ci deve pensare il CONI…

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