Quando il turismo sportivo è green

Secondo Forbes il termine “Ecoturismo” è stato coniato nel 1983 dall’architetto messicano Hector Ceballos-Lascurain, ma il fenomeno ha preso forma già a metà del XX secolo, definito da The International Ecotourism Society come il viaggio responsabile nel rispetto di habitat, comunità locali ed educazione. La BBC lo descrive come attività turistica che ha lo scopo di ridurre le conseguenze negative del turismo sull’ecosistema mentre il Washington Post  ha sottolineato l’importante ruolo dell’educazione e della conoscenza, riportando gli effetti positivi che le guide turistiche hanno riscontrato accompagnando i viaggiatori in zone selvagge e incontaminate.
Uno studio promosso da Espresso Communication per ConLegno, condotto mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1200 persone tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio sui principali social network, blog, forum e community, oltre al coinvolgimento di un panel di 15 docenti universitari, ci dice che gli italiani preferiscono sempre più vacanze Green, praticamente 1 su 2.
A parte la facile ironia riguardo il fatto che (stando alle notizie di questi giorni) sempre meno italiani vanno in vacanza, vista la crisi ormai decennale, credo che questa tendenza dipenda anche proprio dalla volontà di “risparmiare” delle famiglie italiane anche se lo studio, per quanto riguarda le motivazioni, indica in sequenza:
- una maggiore consapevolezza del proprio impatto sull’ambiente (62%)
- desiderio di conoscere le tradizioni culturali ed enogastronomiche locali (53%)
- volontà di entrare in contatto con la natura (52%)
- dedicarsi al benessere psico-fisico personale praticando attività sportive (48%)
- contribuire al sostegno dell’economia e dello sviluppo locale (34%).
Il motivo per cui ne parlo in questo blog è legato al fatto che una buona parte di attività sportive outdoor sono considerate “ecoturistiche”. A conferma di questo faccio riferimento ad altri studi che indicano in rapida crescita anche il turismo sportivo (per un valore di circa 2 miliadi di euro l’anno solo in Italia).
“Nonostante la crisi, il turismo, ed in particolare quello sostenibile, è uno dei pochi settori in costante crescita nel nostro Paese. Ma l’ecoturismo non dovrebbe essere percepito solo come una tendenza bensì come una vera e propria realtà comprendendo l’estrema delicatezza del nostro ecosistema – afferma Sveva Magaraggia, docente di Turismo e comunità locale all’Università Bicocca di Milano – I recenti studi della scienza del turismo sottolineano il desiderio dei villeggianti di coniugare relax e tempo libero con occasioni di apprendimento. Ne deriva una crescente offerta capace di rispondere a questi interessi”.
Secondo Anna Rosa Montani, docente di Sociologia dell’Ambiente presso l’Università La Sapienza di Roma: “Il futuro del turismo sostenibile dipende prevalentemente dai giovani e dai comportamenti turistici che sapranno mettere in atto”.
Secondo Chiara Mio, direttore del Master in Economia e Gestione del Turismo all’Università Ca’ Foscari di Venezia: “L’ecoturismo favorisce innanzitutto una maggiore consapevolezza dei turisti sulle destinazioni visitate e sull’impatto ecologico che si traduce in comportamenti responsabili anche a casa. Inoltre apporta valore aggiunto all’esperienza vissuta dal turista tramite un rapporto più coinvolgente con il territorio e la comunità ospitante favorendo la comprensione delle problematiche e delle usanze locali. Il turismo responsabile va oltre le eco-certificazioni o le politiche verdi degli hotel – conclude la prof.ssa Mio – Va inteso come un nuovo modo di concepire la vacanza e, ancor prima, il proprio modo di acquisto e consumo, promuovendo non solo la salvaguardia delle risorse ambientali, ma anche la diversità culturale, e abbracciando valori di consapevolezza, sobrietà, equità e rispetto delle persone e dei luoghi”.
Qual è l’identikit dell’ecoturista? Il 56% delle donne e il 40% degli uomini ha dichiarato di prestare maggiore attenzione all’ambiente quando vanno in vacanza. Tra di loro la maggior parte ha un titolo di studio medio-alto (71%) e un’età compresa tra i 18 e i 30 anni (58%), mentre la percentuale scende al 52% tra i 31 e i 50 anni e al 34% tra gli over 50. Infine i turisti amici dell’ambiente provengono principalmente dalle grandi città. In testa Milano (57%), seguita nella top 5 da Roma (52%), Bologna (51%), Firenze (50%) e Torino (49%).

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