“Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste….”

Così urlava alla radio Mario Ferretti riferendosi alle imprese del leggendario Fausto Coppi. Ed è un po’ l’immagine che tutti noi abbiamo del ciclismo. Uno sport, praticato a livello professionistico o amatoriale, che lascia lo sportivo solo con se stesso, … Continua a leggere

Qhubeka vuol dire “progredire”, anche a Sanremo

Aside

Qhubeka è una parola nguni comune a due lingue dell’Africa del Sud, lo Zulu e il Xhosa e che vuol dire “andare avanti” “progredire”. Qhubeka è anche un progetto che mette al centro della sua azione la bicicletta e che si articola in 5 direttrici ben precise: salute, istruzione, ambiente, sviluppo e sport. Potrebbe apparire un progetto impegnativo (e per certi versi lo è), ma nella sostanza si risolve soltanto nel fornire biciclette ai ragazzi dei villaggi rurali dell’Africa del Sud. Per ottenere le bici bisognerà fare qualcosa per l’ambiente, che può essere piantare un albero o riciclare biciclette usate. Con le biciclette i ragazzi possono raggiungere più facilmente scuole e ospedali, oltreché luoghi di approvvigionamento quotidiano, spesso distanti decine di chilometri. Questo favorisce, come aspetto secondario, la pratica sportiva, con il dichiarato intento, da parte degli ideatori, di trovare il campione africano di domani.
In questi dieci anni il progetto Qhubeka ha fornito oltre 100.000 biciclette, contribuendo: alla riduzione della dispersione scolastica del 75%, all’abbattimento dei costi legati alla realizzazione di strutture sportive procapite del 90%, all’incremento dell’accesso al microcredito per attività di carattere imprenditoriale del 400%, al miglioramento della salute fisica delle comunità coinvolte. Il progetto Qhubeka in Africa sta rendendo realizzabile quello che in Occidente solo pochi visionari continuano a predicare: la bicicletta è uno stile di vita che fa bene alla salute, alla crescita, alla vita economica e all’ambiente.
Trovo straordinario tutto questo per tre motivi.
Primo, Qhubeka aiuta alcune zone del SudAfrica ad uscire dall’arretratezza economica, culturale e sociale con un modello di sviluppo non mutuato dall’Occidente.
Secondo, la bicicletta rappresenta la soluzione migliore a problemi diversi, se non addirittura contrapposti, come possono essere quelli dell’Occidente (eccesso di ricchezza, con tutto quello che ne consegue) e dell’Africa (estrema povertà).
Ultimo, ma non meno importante e per il sottoscritto addirittura esaltante, Qhubeka lega il suo nome ad una squadra di ciclismo, il Team MTN-Qhubeka, che due settimane fa ha vinto una delle corse di ciclismo più belle e difficili del panorama internazionale, la Milano Sanremo. Il successo del tedesco Ciolek è giunto a, sorpresa, al termine di una corsa massacrante, in cui la neve e il gelo hanno svolto un ruolo fondamentale. Per la prima volta nella storia del ciclismo una squadra sudafricana ha vinto una delle classiche monumento di uno degli sport più seguiti nel mondo e in Africa in particolare. Mi auguro che non sia lontano il giorno in cui potremo vedere sfrecciare per primo alla Classicissima di Primavera un ragazzo che ha iniziato a pedalare grazie al progetto Qhubeka. Vorrà dire che veramente la bicicletta può cambiare il mondo.