L’ultimo bluff della crescita infelice

treno

La maggioranza degli economisti, seguaci della dottrina che sostiene non esista altra via per produrre benessere al di fuori della crescita continua dei consumi, di fronte ai dati sulle crescenti disuguaglianze di reddito, ad una crisi economica che tarda a … Continua a leggere

L’illusione della crescita che danneggia il benessere

cultura dello scarto

L’attuale crisi economica è il frutto di uno degli aspetti più irrealistici dell’attuale modello di sviluppo. Se il prodotto lordo (PIL) non cresce con sempre maggior velocità il sistema finanziario e il sistema produttivo vanno in affanno con tutta una … Continua a leggere

QUESTO NON E’ UN PAESE ADATTO PER FARE IMPRESA

Qualcuno, forse W. Churchill, ha detto che i pessimisti vedono difficoltà in ogni opportunità, mentre gli ottimisti vedono opportunità in ogni difficoltà. Attualmente, l’unico vantaggio di una situazione economica e sociale senza eguali dal dopoguerra, forse è quello di riappropriarci … Continua a leggere

L’inganno economicista che strangola il mondo

sustainable progress

L’euro si rafforza: è un problema per le nostre esportazioni. L’euro si indebolisce: è un problema per le nostre importazioni. L’inflazione sale e gli stipendi no: gioiscono gli imprenditori che sono riusciti a svincolare i prezzi dal costo del lavoro, … Continua a leggere

Clima, ultima chiamata.

donne africane

Gli scienziati dell’IPCC, l’organismo dell’ONU che studia i cambiamenti climatici, hanno lanciato un loro ulteriore appello urgente all’azione per evitare nei prossimi decenni cambiamenti climatici catastrofici. C’è ormai un consenso unanime sulla necessità di evitare che le temperature medie mondiali … Continua a leggere

La cassa ecologica da oggi è vuota

Eccesso di consumo di capitale naturale rispetto alla disponibilità

Oggi, 20 agosto, con 2 giorni di anticipo rispetto all’anno scorso, l’umanità ha consumato tutte le risorse e i relativi servizi ecosistemici, che la natura è in grado di riprodurre in un intero anno. Oggi cade quello che il Global … Continua a leggere

Quell’articolo 2 del Codice della Strada…

Aside

Mi sono imbattuto recentemente nel Codice della Strada, che dovrei conoscere, come tutti, e che invece ho scoperto solo ora, almeno nella parte relativa i principi generali, il titolo 1° (articoli 1_12). L’ho letto con l’interesse che si deve ad ogni enunciazione di principio, la quale disegna il contesto culturale in cui si muovo le regole.
L’Articolo 2, quello della classificazione delle strade, rivela la nostra profonda (in)sensibilità riguardo la mobilità. Non che non ne fossi consapevole, ma il codice della strada mette nero su bianco; e non è un bello scritto.
Chi ha tempo e voglia di leggerlo (in rete si trovano numerose versioni) si accorgerà che le strade italiane possono prevedere uno spazio specifico per le biciclette.
Non è una questione da poco. E’ come dire che le case possono essere antisismiche, ma se qualcuno le costruisce senza alcuna cautela per i problemi geologici del posto, questo non è un problema di ordine pubblico.
Così il codice della strada (anche nella più recente riscrittura del 2012) ci dice che in Italia le strade devono per forza essere realizzate ad una o due carreggiate e che possono essere percorse, con opportune cautele, anche da altri “vettori” (che siano mezzi pubblici, bici o pedoni). Verrebbe da dire “roba da medioevo” se non fosse che forse ai tempi di Dante non c’era le auto ma solo pedoni e qualche cavallo.
I problemi dei trasporti e della mobilità, come quello dell’innovazione e della sicurezza passano dagli obblighi che ci diamo. Se tra questi non figurano piste ciclabili, pannelli fotovoltaici, edifici sicuri, marciapiedi, spazi verdi (e altro), è inutile che poi speriamo di poterli realizzare in un secondo momento.
Nell’Europa civile, neanche tanto lontana dai nostri confini, pur considerando il settore dell’auto trainante per l’economia, culturalmente non si è mai commesso l’errore di pensare che l’unico mezzo di spostamento sia l’auto. Ed infatti tutte le strade, anche quelle extraurbane, prevedono piste ciclabili e marciapiedi e il sistema ferroviario (capillare e pendolare) funziona meglio del nostro.
All’inizio della crisi, eravamo nel 2009, si ragionava come lo Stato potesse intervenire nell’economia per interrompere la spirale recessiva. Si è deciso di regalare (immettere) soldi al sistema bancario, costringendolo al contempo ad acquistare bot e titoli di stato per sostenere il debito pubblico. L’effetto è stato di bruciare sull’altare dei mercati miliardi di euro, senza per questo riattivare l’economia che in Occidente passa attraverso due comparti strategici: industria dell’auto e edilizia. Se allora quei soldi si fossero investiti per migliorare sicurezza ed efficienza energetica dei nostri edifici pubblici (a cominciare dalla scuole) e nei sistemi per dimezzare la dipendenza dal petrolio per i nostri spostamenti, forse in 5 anni avremmo costruito un futuro migliore di quello che ci si prospetta. Obama ci aveva provato, definendo la crisi un’opportunità. Non è andata così negli States, figuriamoci da noi.
Però l’articolo 2 del codice della strada lo potevamo cambiare…

Se il capitale umano può rivoluzionare i destini

Torno sulla “Rivoluzione industriale” che ha ispirato una “comunicazione ” e un documento importante (la MEMO /12/759) della Commissione europea , al centro del precedente articolo, un po’ perché il tema merita di essere affrontato disponendo di ulteriori elementi di … Continua a leggere

Una rivoluzione industriale per l’Europa

Ridare smalto e grinta all’Europa, attraverso una nuova “rivoluzione industriale”, capace di “restituire le imprese” a quello che i libri di geografia chiamano il “vecchio  continente”. E’ questo il cuore della “comunicazione” sulla  nuova strategia europea che giovedì 10 ottobre … Continua a leggere