22 miliardi

22 miliardi sono i polli che, secondo alcuni ricercatori vivono sulla terra (New Scientist: Clucking hell: The nightmare world without chickens). Niente male, tre polli per abitante. Meglio della statistica di Trilussa. Se a causa di uno sciopero planetario smettessero di fare uova o, peggio, a causa di un’epidemia o di un suicidio di massa morissero tutte, il nostro sistema, economico e sociale, crollerebbe. In particolare verrebbe a mancare un terzo delle risorse proteiche da carne oltre ai più di mille miliardi di uova prodotte e consumate quotidianamente. È duro ammetterlo, ma la civiltà che abbiamo messo in piedi è fortemente dipendente da una singola specie: il pollo.

La carne di questo volatile è un elemento centrale della nostra dieta, se la sostituissimo con altro (manzo, agnello, suino, etc) avremmo un incremento spropositato di gas serra (3-400%) e di superficie dedicata al pascolo. È stato stimato che la sostituzione con carne di manzo porterebbe ad un aumento di pascoli pari a due volte la superficie della Cina.

Nei paesi più ricchi, soia e legumi potrebbero garantire l’apporto proteico diminuendo anche i gas serra emessi, ma nei paesi più poveri, dove il pollo viene comunemente allevato, rappresenta un cibo a basso costo  che garantisce il principale apporto proteico.

22 miliardi di polli che ogni giorno producono elevate quantità di rifiuti, feci povere di sostanze organiche e ricche di azoto, fosforo e, in misura minore, potassio. Feci che poco si prestano a reintegrare terreni poveri. Feci che contengono inevitabilmente residui dei farmaci che, visti gli spazi ridotti in cui sono allevati, vengono regolarmente somministrati ai polli (vedi Report di domenica 29 maggio).

Poiché accade raramente che siano gestite ed eliminate correttamente dagli allevatori, le deiezioni di questi animali, in genere smaltite per spandimento sul terreno, finiscono per inquinare suolo, vegetali, acque e, di conseguenza, possono contaminare alimenti di cui si ciba l’uomo.

Lo scorso febbraio, con il DM 25/2/16, finalmente il Ministero delle politiche agricole ha individuato i criteri per stabilire quando gli effluenti di allevamento, insieme a digestati e acque reflue, possano essere esclusi dalla disciplina dei rifiuti. In altre parole sono state stabilite le norme tecniche che disciplinano l’uso agronomico (o energetico) dei reflui provenienti da allevamenti più o meno intensivi.

Considerata la confusione che ha caratterizzato il passato, vedi il caso del siero di latte, il Decreto rappresenta un importante passo in avanti verso l’aggiornamento della normativa riguardante l’uso di reflui zootecnici.

Ovviamente il problema sollevato con le prime righe di questo post rimane: siamo consapevoli di dipendere dai polli? Le galline, ritenute poco intelligenti da Napoleon e Palla di Neve (Fattoria degli animali di Orwell) sono state comunque capaci di ribellarsi contro una richiesta eccessiva di uova. Volarono su un trespolo e fecero in modo di infrangere sul suolo le uova deposte: annegheremo tutti in una frittata universale?

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *


*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>