NATI CON LA CAMICIA

Eccolo li, sulla sabbia, sembra ferito con quell’ala distesa, incapace di volare e, soprattutto, indifeso e rassegnato. Tu, semplice curioso, predatore e comunque un intruso, sei attratto quindi, qualsiasi cosa tu stessi facendo, cambi traiettoria dirigendoti verso il “poveretto”. Lui, spaventato prova a volare ma ahimè non si alza da terra, si allontana solo di qualche metro e tu, ancora più determinato, lo segui. Assisti ad altri miseri tentativi di spiccare il volo salvifico ma l’ala sembra proprio rotta! Più che saltellare, qualche metro più in la, il misero non può, continui a seguirlo. Quale migliore occasione per un predatore? Ma quando il triste destino sembra ormai compiersi lui, miracolato, si alza in volo lasciandoti perplesso ma soprattutto beffato e con il naso in aria.

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Ho appena descritto l’unica strategia difensiva adottata dal Fratino, Charadrius alexandrinus, per contrastare i sui predatori naturali. Una strategia geniale, ma inutile per ostacolare ruspe, trattori e maleducati di ogni genere. Purtroppo per riprodursi, il Fratino ha scelto un ambiente fra i più colpiti dalle trasformazioni e dall’incuria: depone le uova, senza alcuna protezione, sulla spiaggia, a pochi metri dall’acqua. Questo ne fa una specie vulnerabile e, come già più volte sottolineato (vedi qui e qui), sulla via dell’estinzione. Un evento a cui stiamo assistendo nell’assoluta indifferenza di istituzioni, operatori turistici ed amministrazioni locali. Se ancora oggi possiamo goderci le sue corse sulla battigia, fra qualche anno per vederlo saremo costretti a frequentare le due-tre grosse aree protette nazionali che ancora ospitano un certo numero d’individui. Eppure basterebbe poco! Ad esempio evitare la pulizia dell’arenile con i vagli almeno dove è confermata la presenza della specie, oppure sanzionare pesantemente gli sbancamenti primaverili eseguiti per fare spazio ai bagnanti. Ogni anno, a Marina di Ardea, in un comprensorio privato, i nidi sono distrutti dalle ruspe. Basterebbe il dialogo fra chi gestisce le attività turistiche e chi cerca di tutelare la specie. Basterebbe un po’ più di senso civico e di rispetto delle regole, anche non scritte. Basterebbe una maggiore consapevolezza dell’importanza e della bellezza di ogni forma d’espressione della vita, siano esse immobili piante, minuscoli insetti o cieli colorati dal volo dei fenicotteri rosa.

Nel Lazio ancora qualche coppia (una decina) nidifica in un delicato equilibrio, ma sono davvero troppe le minacce che ne determinano lo scarso successo riproduttivo. La femmina del Fratino comincia a deporre le sue prime uova a marzo e, se va tutto bene, esse si schiudono dopo circa 25 giorni. Una volta nati, la femmina lascia al maschio le cure parentali e, spesso, va a cercarsi un altro compagno per deporre una seconda covata. Insomma in condizioni normali il nostro piccolo eroe dovrebbe portare a involarsi sei piccoli ogni anno: le cose però non stanno così. La prima covata viene spesso distrutta a causa dei preparativi necessari all’apertura della stagione balneare e la seconda, a stagione avviata, ormai è quasi sparita dalla casistica.

Durante questa primavera, dopo anni di tentativi falliti, finalmente a Torre Flavia, un’area protetta a nord di Roma, una coppia è riuscita a far schiudere la sua prima covata. Non è stato per niente facile. L’evento è stato reso possibile solo grazie alla determinazione di decine di volontari, reclutati, fra scuole locali, università e associazionismo, dal vulcanico Corrado. Per 26 lunghi giorni il nido è stato presidiato allontanando mezzi meccanici, cavallerizzi, fotografi troppo invadenti e cani tenuti liberi.

Siamo ancora lontani dall’involo perché sono necessari altri giorni di ansia, però la schiusa rappresenta già un notevole risultato cui ha contribuito anche il maltempo che ha caratterizzato gli ultimi fine settimana. Insomma una sinergia fra eventi meteorici e volontariato ha permesso questo evento quasi miracoloso. È il caso di dire che questi tre nuovi nati hanno avuto un gran culo!

A questo punto è lecito chiedersi se la nostra Civiltà possa permettersi di lasciare, distrattamente, che una questione così importante, come la tutela di una specie, possa essere determinata dal caso.

4 commenti per “NATI CON LA CAMICIA

    • in Italia sono state stimate 1500-1850 coppie nidificanti. La concentrazione maggiore si ha in Veneto, Sardegna e Sicilia

  1. Caro Loris che dirti? Tu e Pat mi avete fatto conoscere questo meraviglioso animale e trasmesso l’emozione di scoprirne il nido tra i depositi spiaggiati…basterebbe essere consapevoli e adattare la gestione delle spiagge ad alcune esigenze della natura, ma quanti ne sono consapevoli? Quanti sanno quale meraviglia si nasconde tra quei depositi che danno così fastidio ai bagnanti? E poi, sono proprio così fastidiosi? Bisogna proprio passare la pialla sulle spiagge? Grazie per continaure a diffondere la conoscenza di questo piccolo gioiello e per lottare per la sua conservazione!

    • qualcuno ha detto che la natura ha strane leggi ma almeno le rispetta. Ecco, basterebbe rispettare quelle poche regole, anche non scritte, della convivenza.

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