CARO, SONO INCINTA

Caro, sono incinta. Queste tre parole in qualsiasi lingua siano coniugate, solitamente eccitano ed allo stesso tempo cambiano la vita di chiunque. Saltano soprattutto le priorità messe in fila faticosamente in giornate ingombre di pensieri, riscatti annunciati e buoni propositi.

Alle notti insonni ed alle pappe spalmate sul vestito buono o sulla cravatta-reliquia che hai utilizzato il giorno della laurea, si aggiunge un nuovo, imprevisto e maleodorante problema: il pannolino.

Fin dal primo giorno in ospedale quando osservi meravigliato l’infermiera che con velocità inaudita cambia il pannolino, cominci a realizzare che hai a che fare con qualcosa difficilmente “maneggiabile”.  Qualcosa che, inoltre, ha un costo non certo trascurabile: circa 1.000 € l’anno per i primi 2-3 anni di vita del nostro capolavoro. Si può dire che il bonus per i figli a carico, previsto dal Governo, non basta nemmeno a contenere la cacca?

In Italia si producono ogni anno oltre 32 milioni di tonnellate di RSU (fonte ISPRA) ed il 3% (900.000 ton) è rappresentato da pannolini, assorbenti igienici, etc.  Considerando il pannolino, stiamo parlando di un oggetto costituito da 35% di pura cellulosa, 33% di materiale assorbente, 17% di tessutonontessuto, 6% di polietilene (film), 4% di adesivi, 1% di elastico e per finire 4% di non si sa bene cosa (altro). Rispetto agli anni 80 la composizione di un pannolino è molto cambiata soprattutto nell’utilizzo della pasta di cellulosa che è passata dal 52.8% al 14.1% ciò è stato possibile grazie all’uso di materiali assorbenti che sono invece passati dallo 0.7% al 13.2%. Anche il peso di un pannolino (vuoto!) si è ridotto, 65g contro 41g.

L’ideale sarebbe non utilizzare pannolini usa e getta, ma dal momento che si tratta di un prodotto ormai ritenuto insostituibile, per ovvie ragioni, il trattamento dei pannolini causa molti malesseri fra le autorità più sensibili al problema. Le  opzioni maggiormente utilizzate sono il conferimento in discarica (77%) e l’incenerimento (23%). Recentemente però è stata avviata un’altra iniziativa: raccolta differenziata spinta, sterilizzazione in autoclave e riciclaggio della plastica (in granuli) e della fibra di cellulosa da riutilizzare nelle cartiere. Anche la parte “scomoda” viene riciclata come sali da utilizzare come fertilizzante.

In questa ultima fase dell’anno è previsto l’avviamento di un impianto per il trattamento dei pannolini: se il sistema fosse applicato in tutto il paese si eliminerebbero almeno tre discariche. Dimenticavo: la tecnologia è tutta italiana.

14 commenti per “CARO, SONO INCINTA

  1. Interessante come il pannolino sia considerato insostituibile. In realtà non è così ed esistono valide alternative che spesso sono misconosciute o ritenute impraticabili. Comunque se la ricerca italiana produrrà un nuovo metodo di smaltimento, basato sul riciclo e la separazione dei componenti, mi sembra sia una cosa positiva!

    • il ministero per l’ambiente inglese nel 2008 ha condotto uno studio (ISO-compliant LCA) comparativo fra i pannolini usa e getta e quelli lavabili. Non è emerso alcun vantaggio, in termini ambientali, nell’uso dell’uno rispetto all’altro.

  2. Il pannolino CI VUOLE. Ogni bambino ne ha necessità e ogni genitore ne ha l’esigenza! Andiamo avanti nella forma ma la sostanza del pannolino resta, allora perché non ottimizzarla? Coniugare la necessità domestica alla sostenibilità ambientale, perchè no? Un oggetto essenziale, direi, diventa una fonte! Basta utilizzarlo ( e non è difficile, dopo un pò di pratica per chi lo mette e semplicissimo per chi lo usa ), raccoglierlo con cura e al resto ci pensa l’impianto! Si rendono soddisfatti la natura, l’ambiente, l’economia e i genitori!

  3. Io penso che dobbiamo iniziare a pensare concretamente a soluzioni “realmente sostenibili”, in grado di fornire benessere per la salute e rispetto per l’ambiente.
    La montagna di pannolini reciclati diventerà una montagna di altri oggetti…… allungheremo il ciclo di vita ma resteremo imprigionati nella logica del rifiuto! Alcune soluzioni in questa direzione iniziano ad essere relatà, infatti ai pannolini lavabili si è affiancata di recente un’importante novità: quella dei pannolini costituiti da biopolimeri (biofibre in amido vegetale) che li rendono biodegradabili e compostabili, oltre che molto traspiranti e ipoallergenici (e non è irrilevante!!!).
    Si chiamano EcoWip e sono un progetto tutto italiano: li ha messi a punto l’azienda Wellness Innovation Project (WIP) di Prato, in Toscana.
    Penso che ci sia molta strada ancora da fare ma dobbiamo fare lo sforzo di pensare alla salute dei nostri figli e al mondo che gli lasciamo… in modo totalmente nuovo: copiare dalla natura!!! nulla di più efficace e … SEMPLICE!

  4. Una componenete ambientale fondamentale per la gestione dei rifiuti è la loro riduzione alla fonte.
    Cerchiamo e valorizziamo quindi un metodo, assolutamente rispettoso per i bimbi (e per i genitori), per “spannolinarli” prima!!!!

  5. Risposta al commento di Silvia. Fino a pochi anni fa nessuno si poneva il problema dei residui di lavorazione o, per meglio dire, dei rifiuti. Tant’è che nello sviluppo di un processo produttivo e nella successiva progettazione di un impianto, si utilizzava l’approccio di tipo “end of pipe” che in sostanza significava: io produco e poi al rifiuto ci penserà qualcun altro”. Fortunatamente oggi si ha un approccio diverso, non certo per l’aumentata sensibilità di chi produce, ma per le maggiori restrizioni di tipo normativo ed economico. Attualmente quindi, si tende a chiudere, per quanto possibile, il ciclo produttivo cercando di riutilizzare, magari in altri cicli di lavorazione, i residui prodotti oppure ottimizzando i rendimenti produttivi. In altre parole si cerca di imitare i processi naturali che non sono mai aperti. Pensa a cosa sarebbe una savana africana senza lo smaltitore per eccellenza: lo stercoraro!
    Per ciò che riguarda il discorso delle scorie nucleari, si intende il rifiuto generato dal “riprocessamento” ossia dal processo chimico, posto a valle della parte energetica, che permette di recuperare l’uranio dal combustibile esausto che periodicamente deve essere sostituito nel reattore. Io ho detto uranio ma in realtà l’obiettvo era (è) il recupero del plutonio, ideale per costruire ordigni nucleari. In breve il combustibile viene sciolto in acido nitrico, la soluzione ottenuta viene trattata con una soluzione (kerosene) contenente un estraente organico che estrae selettivamente U e Pu lasciando nella soluzione acquosa i prodotti di fissione come cesio e stronzio. La soluzione organica viene poi ulteriormente trattata per riestrarre e purificare U e Pu. Per fartela breve ogni passaggio comporta la produzione di almeno tre reflui contaminati. pensa, quindi, a quante tonnellate di combustibile nucleare è stato trattato dalla fine della II guerra mindiale ad oggi.
    devi poi considerare che il Plutonio decade in Americio (non adatto) e quindi tutte le testate nucleri devono subire, periodicamente, lo stesso processo di solubilizzazione-estrazione-purificazione ottenendo ancora reflui fortemente contaminati. Quindi quando si parla di rifiuti radioattivi spesso si intende tutta questa magna copia di metri cubi di rifiuti, sia liquidi che vetrificati per immobilizzare i radionuclidi, sparsi per il mondo. Considera che il cesio ha un tempo di dimezzamento di circa 30 anni ed il plutonio di oltre 24.000 anni! Come vedi risulta difficile chiudere il ciclo, almeno in tempi “umani”.
    Diverso è il caso di paesi come la Svezia che non utilizzando armi nucleari e non hanno bisogno di plutonio. Gli svedesi hanno risolto (si fa per dire) costruendo un grosso deposito sottomarino dove viene stoccato il combustibile esauriro così come prelevato dal reattore. In sostanza si tratta di pellets sinterizzate di un ossido incapsulati in guaine metalliche (leghe allo zirconio) ed inseriti in un fusto pieno di materiali (zeoloiti) in grado di adsorbire i radionuclidi. Anche in caso di terremoto, il solido non ha la stessa probabilità di propagazione delle soluzioni liquide cariche di radionuclidi.
    Quindi anche in ambito di scelte nucleari è comunque possibile agire diversamente.
    Ma non stavamo parlando di pannolini?

    • Grazie Loris, sei stato chiarissimo e, soprattutto, illuminante. Certo, lo spunto era quello dei pannolini. Quindi, mutatis mutandis, come si applica il concetto di non chiusura del ciclo dei rifiuti al rifiuto “pannolino”? Grazie ancora. Silvia

      • la non chiusura del ciclo determina la perdita della risorsa perchè viene il pannolino buttato. Il processo di cui parla il post invece tende al recupero del 100% dei materiali impiegati nella costruzione del pannolino.

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