FOTO PER RIFLETTERE ed auguri

Vi propongo alcune foto che ho fatto recentemente e che dovrebbero suggerire riflessioni su come l’uomo interviene modificando luoghi e spazi.

Il paesaggio muta in continuazione e negli ultimi decenni i cambiamenti sono stati rapidi, abbiamo perso molti degli elementi caratteristici con il risultato di uniformarne l’aspetto. Abbiamo perso biodiversità e con essa l’attrattiva ed il fascino. Anche l’avvento dell’agricoltura intensiva e meccanizzata ha contribuito alla trasformazione del paesaggio agricolo. Le città si espandono, gli alberi abbattuti non vengono rimpiazzati, la rete stradale contribuisce alla frammentazione ed alla perdita della funzionalità ecologica.

Il risultato di tutto questo può essere più o meno gradevole e si può essere più o meno d’accordo, ma i segni rimangono e spesso in maniera irreversibile.

Il mondo non è finito il 21 dicembre, approfittiamo per stare su questo pianeta senza consumare inutilmente ulteriore territorio.

buon anno

8 commenti per “FOTO PER RIFLETTERE ed auguri

  1. Non vedo foto dell’Ilva, ne’ delle centrali a carbone di Enel…sempre a senso unico. Mi spiega la differenza tra paesaggio ed ambiente? Buon anno…

    • Posso anche aggiungere tutte le foto che vuole (ho messo una raffineria come rappresentazione di impianti complessi) però il senso di quanto detto non cambia.
      A mio avviso, non esiste un “senso unico”, esistono attività antropiche che cambiano sia il paesaggio inteso come risultato dell’interazione fra cultura, ambiente e lavoro dell’uomo oppure inteso come prospettiva, descrizione o aggregazione di sistemi complessi dinamici. Le attività antropiche cambiano anche l’ambiente, inteso come relazioni fra fattori biotici ed abiotici che interferiscono più o meno indirettamente sugli organismi. Esistono poi processi economici che interferiscono su ambiente e paesaggio più o meno pesantemente, ma interferiscono.
      La risultante, soprattutto in termini grafici e paesaggistici, può anche essere piacevole e curioso come l’alternarsi di campi fotovoltaici con le colture agricole. Deve però essere chiaro che abbiamo rinunciato ad un paesaggio come risultato di lente trasformazioni, aggiungerei anche culturali. Ma, soprattutto, abbiamo rinunciato a pezzi di agricoltura, ad un poco di tradizioni locali e quindi ad un pezzo di noi stessi. Non è in discussione il ricorso alle energie alternative, ci mancherebbe, è in discussione, ad esempio, il criterio con cui sono stati erogati incentivi ad impianti che hanno, di fatto, sottratto terre fertili ad un’agricoltura che, questa si, ha bisogno di incentivi per sopravvivere. Non a caso in un recente post (green economy: occasione o moda?) ho scritto che, in termini di green economy, valgono assai di più prodotti che sono il risultato di un lento adattamento ad un contesto come il Canestrato di Moliterno o il fagiolo di Sarconi piuttosto che il petrolio della Val d’Agri.

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