RAEE: il rifiuto non sempre è gratis

RAEE loris pietrelli-001Le fasi canoniche da svolgere per un corretto riciclo dei rifiuti elettronici (RAEE) sono: raccolta (differenziata), messa in sicurezza, trattamento e recupero seguito da riciclaggio e valorizzazione. Fin qui tutti d’accordo e motivati anche perché la normativa europea parla chiaro: prevenire la produzione di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e promuoverne il reimpiego, il riciclaggio ed il recupero. In Italia si produce circa  un milione di tonnellate/anno di RAEE, da dividere per categorie, ma siamo ancora lontani dai recuperi previsti. Nel 2014, ad esempio, il consorzio Ecodom ha raccolto in Italia 75.900 tonnellate di RAEE e di queste solo 500 (0.65%) di R4, la frazione più appetitosa in termini economici. In pratica, se una volta si pagava per smaltire RAEE, oggi si paga per comprare RAEE e, in particolare, le schede elettroniche nelle quali è contenuto quasi tutto il valore economico, derivante dai metalli preziosi. Tutti sono a conoscenza del valore economico delle schede e ogni persona che, per qualche motivo, si vede transitare per le mani un PC o un cellulare, è pronta a cannibalizzare le schede elettroniche. Oggi si possono comprare schede elettroniche o CPU addirittura divise per categorie, i costi? In base al contenuto di oro si va dalle 10-12.000 €/tonnellata per CPU, schede di cellulari o schede madri fino a 2-3.000 €/tonnellata per schede di piccoli elettrodomestici. In queste condizioni, pertanto, è necessario rivedere l’intera strategia di un eventuale recupero di metalli da RAEE e da schede elettroniche in particolare. Dietro il mito dell’oro facile, molti sono tentati di avviare un’attività di recupero immaginando di trovare facilmente grosse quantità di schede. Avendo sviluppato, presso l’ENEA e con l’aiuto di alcuni studenti, un processo per il recupero di metalli, mi capita di interloquire con imprenditori intenzionati a costruire un impianto dedicato al recupero di metalli di valore da RAEE. L’ultimo, pochi giorni fa e, come sempre, le domande ricorrenti riguardano il costo dell’impianto e la taglia minima per ottenere un rapido ammortamento. Sapendo che è difficile trovare, oggi, il materiale necessario ad alimentare un processo in continuo, sconsiglio vivamente l’investimento su un impianto di tipo chimico (lisciviazione con acido, separazione selettiva e raffinazione dei singoli metalli, trattamento reflui, etc). Ci abbiamo provato, i costi generati da smaltimento reflui, reagenti, abbattimento delle emissioni, etc., sono insostenibili, ma è soprattutto il costo delle schede a penalizzare il processo di recupero. Le schede elettroniche, inoltre, contengono sempre meno oro a causa del miglioramento continuo delle tecniche di deposizione del metallo. Negli ultimi anni, infatti, lo strato di metallo giallo depositato sui pin è sceso da 2-2.5 a 0.3-0.6 micron ed è ragionevole ipotizzare ulteriori riduzioni.

La caratterizzazione ha evidenziato che le schede, anche quelle prive di metalli preziosi, contengono circa 300 kg/tonnellata di rame e 70 kg/tonnellata di stagno, oltre a discrete quantità di piombo e nichel. Il trattamento deve quindi iniziare recuperando il metallo rosso e non quello giallo! È necessario ribaltare completamente l’approccio, ossia concentrarsi sul recupero, per via termica, del rame e successivamente, destinandovi i residui e non più l’intera quantità di materiale, al recupero del metallo prezioso con sistemi semplici e consolidati. In questo modo si risparmia notevolmente sul dimensionamento dell’impianto e quindi sui reagenti. Il bilancio economico ha dimostrato che è conveniente cominciare il processo con il recupero dell’oro solo trattando le CPU dove il contenuto del metallo è ancora elevato. Il fatto poi che sul mercato si possano trovare schede e CPU già suddivise per tipologia rende tutto più facile.

Il bel processo sviluppato in laboratorio rimarrà sulla carta, ed è stato già soppiantato da uno meno elegante ma sicuramente più sostenibile economicamente e, forse, anche a livello ambientale, perché l’idea di smaltire metri cubi di acido esausto non mi rendeva felice.

5 commenti per “RAEE: il rifiuto non sempre è gratis

    • Buongiorno,
      le schede elettroniche possono ssere usate per recuperare i metalli in esso contenuti. In particolar modo mi riferisco all’argento, all’oro e al rame. Il metodo si basa sull’idrometallurgia, e cioè un insieme di tecniche fisico-chimiche per separare i metalli. Le schede elettroniche vengono immerse in particolari miscele di acidi, una per ogni metallo, a temperatura ambiente, e da qui si estraggono materiali con un elevato grado di purezza, fino al 95 per cento.

  1. chi accumula schede le porta in impianti collocati nel nord Europa e torna in Patria con il lingottino d’oro o l’equivalente in denaro. Anche in Italia (nei pressi di Arezzo) c’è chi offre questo servizio.

  2. Salve, vi scrivo perché mi piacerebbe pubblicare sulla pagina fb di Riusalo.it qualche articolo pubblicato sul vostro sito che ritengo interessante per la promozione del riutilizzo e per il rispetto dell’ambiente . Riusalo.it, oltre ad avere una pagina fb, è un sito, un servizio che stiamo proponendo gratuitamente a tutti i comuni italiani e che riguarda la prevenzione della produzione dei rifiuti, in particolare RAEE e ingombranti. Attraverso il nostro sito tutti i cittadini potranno inserire su una vetrina virtuale i beni di cui vogliono disfarsi e regalarli a chiunque ne faccia richiesta. Sono già molti i comuni che hanno aderito. Sarebbe bello potere collaborare e promuoverci vicendevolmente. Abbiamo già un articolo pronto.
    In attesa di un Vs cortese riscontro porgo i miei più cordiali saluti

    Dott.ssa Maria Paola Di Fiore

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