Domenica ecologica? No grazie!

CIMG5781A Roma e in altre città italiane particolarmente congestionate dal traffico, che dà il suo contributo mortifero al superamento delle concentrazioni limite previste dalla legge di pericolosi inquinanti, ancora si insiste con il programmare un certo numero di domeniche a traffico limitato, che vengono pomposamente definite “ecologiche” per coprire la loro inutilità e l’incapacità degli amministratori di affrontare seriamente il problema della salute e della sicurezza dei cittadini.
Queste limitazioni parziali della circolazione dei veicoli a motore, nasce infatti dalla mancanza di serie politiche sulla mobilità sostenibile (ciclabile, pedonale, mezzi pubblici) figlia del mito anacronistico della motorizzazione di massa che ha sconvolto la qualità della vita nelle nostre città, devastato i suoi paesaggi storici e culturali e che oggi costituisce una grave minaccia per la salute locale e per il clima globale.
Parliamo di città in cui una tolleranza a senso unico viene praticata sempre a favore delle automobili e a danno dei diritti di pedoni, ciclisti, disabili; dove il termine “semaforo pedonale” va inteso come “a danno” e non “a favore dei pedoni” visti i tempi di attraversamento brevissimi e i tempi di attesa lunghissimi, per non parlare dei tanti attraversamenti frammentati in più cicli semaforici. A Roma, per esempio, la settecentesca Villa Borghese, patrimonio dell’UNESCO, è in gran parte asfaltata ed aperta al traffico e al parcheggio, e ai dipendenti comunali che vi lavorano è consentito parcheggiare anche nella parte pedonale. Per non parlare delle recenti statistiche che vedono una infima minoranza degli automobilisti rispettare le strisce pedonali, nonostante le pesantissime sanzioni previste dalla legge e mai applicate. Fra le grandi città la meno peggiore è Milano con uno sconcertante 22%, seguita da Firenze e Napoli con il 18%, Roma con il 15% e in coda Palermo con il 12%. Ogni commento è superfluo.
L’Italia è il paese dove le uniche innovazioni sono utilizzare gli attributi “green”, “sostenibile” o “ecologico” per far credere di far cose nuove senza che nulla cambi. Questa è l’inaccettabile ipocrisia che nasconde l’incapacità tecnica e politica di amministratori con mentalità vecchie e senza coraggio.

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