Europa anno zero

eu puzzleConcordo con chi ha definito vergognosa questa campagna elettorale. I partiti politici considerano il voto per il parlamento europeo poco più di un test, un sondaggio, in vista di future votazioni nazionali, e questo dà chiaramente il senso della loro scarsa cultura politica e lungimiranza. Anche chi critica a ragion veduta le politiche finanziarie della UE e propone politiche economiche orientate al welfare e all’occupazione sembra tuttavia non accorgersi che non esistono in Europa organismi democratici in grado di portarle avanti. C’è poi chi crede che l’Italia possa fare a meno dell’Europa mostrando profonda ingenuità ed ignoranza storica, o più semplicemente cinico opportunismo demagogico. Il nostro destino è da sempre stato storicamente legato a quello dell’Europa, con eventi di straordinaria fioritura culturale e progresso sociale ed anche pagine nere di drammatici conflitti. Esso continuerà per sempre in futuro ad essere legato all’Europa e sta a noi decidere di costruire insieme a tutti popoli europei un futuro di progresso e di benessere e non un ritorno a conflitti fratricidi. Questo è ancor più vero oggi che altre grandi potenze economiche, in Asia e in America Latina, e ci auguriamo in futuro anche in Africa, si affacciano sullo scenario internazionale, indebolendo la millenaria centralità europea; negli scenari globali da soli non si va da nessuna parte, ma si tornerà ad essere “calpesti e derisi” come canta il nostro inno.
Oggi abbiamo una Unione Europea fatta dalla sommatoria di interessi nazionali in conflitto. L’unica vera istituzione centrale con effettivo potere sul destino di tutti è la Banca Centrale, istituzione non democratica, che impone politiche omogenee su economie nazionali estremamente disomogenee, con le conseguenze che ben conosciamo. Solo una ridistribuzione della ricchezza fra gli stati, il conseguimento di uguali diritti, servizi comuni e l’attuazione di politiche retributive omogenee, possono rendere efficaci e democratiche le politiche di controllo del debito e in generale portare a politiche finanziarie sane ed eque.
Per far questo ci vuole una radicale riforma dei trattati per giungere ad istituzioni centrali sovranazionali, veramente democratiche ed operanti nell’interesse di tutti, nel rispetto delle diversità economiche e culturali, in grado di valorizzare le straordinarie “diversità” del nostro continente. Ci vuole una assemblea costituente europea in cui i gruppi storici e i nuovi entranti si mettano con umiltà e dedizione al servizio di questo storico ed inevitabile cimento. Solo allora potremmo riprendere con forza a parlare di politiche comuni sulla sostenibilità, sull’energia, sul clima e sull’inquinamento e fronteggiare anche le nuove minacce ai beni comuni, alla salute e alle democrazie contenute nei nuovi trattati non democratici che covano nell’ombra da parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

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