TrenitaGlia

Premetto che ciò che sto per descrivere è insignificante rispetto all’enorme tragedia di un poveretto che l’11 febbraio, fra le 11 e le 12, ha perso la vita sui binari che collegano Aversa con Napoli.

L’oggetto di questa storia è l’incapacità totale di Trenitalia di gestire una qualsiasi emergenza, qualunque ne sia la causa. Alle ore 12 ero alla stazione di Aversa ad aspettare il treno per far ritorno a Roma. Viene annunciato il ritardo di 55′ del treno previsto esattamente un’ora prima di quello che  avrei dovuto prendere e decido di servirmene ipotizzando che anche il mio avrebbe potuto avere un ritardo. Ogni 5’ l’annuncio viene aggiornato aggiungendo di pari passo un ritardo di ulteriori 5′. Via via che il tempo passa si aggiungono nuovi annunci per tutti i treni che avrebbero dovuto transitare. Dopo un’ora la stazione è inondata da una raffica di annunci automatici che aggiornano i ritardi di sempre più treni attraverso messaggi lanciati ad alto volume e senza soluzione di continuità. Finalmente interviene una  voce meno metallica e più umana che annuncia la tragedia che ha causato la totale interruzione dl traffico ferroviario fra Roma e Napoli.

Faccio presente al personale della sala operativa della stazione, che vista la situazione e l’inutilità dei messaggi automatici sarebbe opportuno interrompere quella raffica di numeri senza senso e dare informazioni utili ai viaggiatori. Mi rispondono che ciò non è tecnicamente possibile. Nel 2014, la società che ha la pretesa di lanciare treni a 300km/h non è in grado di dotare le sue stazioni di un interruttore o commutatore per l’impianto audio! Ma questo è solo un dettaglio; il fatto grave è che nessuno ha informazioni utili da comunicare ai viaggiatori.

pendolariLa realtà è che Roma e Napoli sono rimaste collegate fra le 12 e le 17 solo dai treni ad alta velocità che seguono tracciati propri e senza fermate intermedie, semplicemente perché nessuno è interessato al resto della rete i cui utenti sono considerati un peso, un obbligo, gente di serie B, nonostante che la stragrande maggioranza degli spostamenti avvenga proprio sulle cosiddette reti secondarie. Ma Trenitalia va, non dove viaggia la gente ma dove viaggiano i soldi.

Infatti non è necessario essere dei geni per capire che lungo la tratta ormai deserta fra Roma ed Aversa poteva essere istituito un servizio di treni d’emergenza, e da Aversa a Napoli, distanza circa 20 km, percorribili in mezz’ora, poteva essere immediatamente attivato un servizio di pullman. Evidentemente “ordini superiori” o chissà quali accordi o protocolli burocratici arcaici, impediscono alle ferrovie del nostro paese di avere un livello minimo di flessibilità e di affidabilità.

Oggi è stata una tragedia umana. Nella quotidianità del pendolare situazioni simili si ripetono, per una frana, un fulmine, un passaggio a livello bloccato, o un qualsiasi altro banale accidente che in qualsiasi altro paese troverebbe risposte e procedure pronte ad essere messe in campo in una manciata di minuti. Questa volta anziché una decrescita invoco una crescita: la crescita di responsabilità di chi sceglie super-manager che di super hanno solo lo stipendio e del buon senso di chi si trova a gestire da posizioni operative un servizio essenziale per il paese come sono le ferrovie.

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