Attenzione quando si parla di disastri

Una ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata dalla Dia di Napoli, su ordine della Procura partenopea, a Francesco Bidognetti, in regime di 41 bis. Indagato anche Cipriano Chianese, “inventore dell’ecomafia in Campania”. L’accusa è di disastro doloso, avvelenamento delle falde acquifere aggravati dal metodo mafioso. Lo scenario è inquietante: acque avvelenate utilizzate per irrigare i campi e residenti che potrebbero aver assunto sostanze cancerogene da ormai venti anni.

I fatti contestati risalgono alla fine degli anni ottanta, quando con la “Ecologia 89″, Bidognetti diede avvio al ciclo illegale di smaltimento dei rifiuti tossici proveniente dalle aziende del Nord Italia attraverso una rete di intermediari e imprenditori. Nella discarica Resit, sita a Giugliano erano indirizzati i camion dei veleni. La Resit, tra l’altro, da anni aspetta l’avvio della bonifica e messa in sicurezza.

Una perizia consegnata alla Procura di Napoli, nel 2010, ha ipotizzato che nel 2064 ci sarà il picco della degenerazione delle sostanze inquinanti e in particolare del percolato, derivante dalle 341mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi (a cominciare dai fanghi dell’Acna di Cengio) che, oltre a 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e 305 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani, raggiungeranno le falde più profonde avvelenando centinaia di ettari di terreno. Fu Chianese, insieme a Bidognetti e Cerci, il grande ideatore del traffico, che avrebbe portato a interrare negli invasi che non erano impermeabilizzati 806.590 tonnellate di rifiuti, di cui oltre 30mila provenienti proprio dall’Acna; le oltre 57mila tonnellate di percolato formatosi negli anni, secondo l’accusa, sarebbero finite nel sottosuolo e poi nelle falde acquifere.

Un’altra inchiesta svela il traffico di rifiuti dei clan di Gomorra. I reati contestati ai due indagati, Elio Roma e Nicola Mariniello, sono attività di gestione di rifiuti non autorizzata, attività organizzata per il traffico illecito e disastro ambientale, aggravati dal fine di agevolare il gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi.

I rifiuti tossici, che dovevano essere trattati nell’impianto di compostaggio gestito dalla società RFG, intestata al figlio di Roma, finivano, invece, direttamente nei terreni agricoli del Casertano, individuati anche grazie alla collaborazione con il clan dei Casalesi. I contadini, alcuni compiacenti, ricevevano in cambio del denaro. Ad altri, invece, ignari di quanto stava realmente accadendo, veniva riferito che si trattava di concimi e fertilizzanti.

Sia sul terreno sequestrato che in quelli circostanti, gli accertamenti disposti dalla Procura Antimafia di Napoli nel corso delle indagini hanno evidenziato preoccupanti livelli di contaminazione da arsenico, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno ed altre sostanze altamente nocive.

Perchè tutto questo passa inosservato?

Nel linguaggio comune la parola disastro viene utilizzata per indicare un evento grave che produce eventi irreparabili; ma quando viene accostato alla parola ambientale cambia la sua percezione. Questo è un ovvio riflesso della mancanza di sensibilità verso le problematiche ambientali; ma è anche frutto della mancanza di informazioni in materia.

La portata degli eventi che ho citato (ma non sono gli unici), sotterrati come i rifiuti, è gravissima e pericolosissima, ma purtroppo i vari Tg dedicano più spazio alle giovani fidanzate dei candidati premier.

Ma il disinteresse verso i reati ambientali parte dal legislatore e come spesso accade, le lacune vengono colmate dalla giurisprudenza.

In più occasioni la Cassazione ha avuto modo di sottolineare che per configurare il reato di “disastro” è sufficiente che il nocumento metta in pericolo, anche solo potenzialmente, un numero indeterminato di persone: infatti, il requisito che connota la nozione di “disastro” ambientale, delitto previsto dall’art. 434 c.p., è la “potenza espansiva del nocumento” anche se non irreversibile, e l'”attitudine a mettere in pericolo la pubblica incolumità”.

Il termine “disastro” implica che esso sia cagione di un evento di danno o di pericolo per la pubblica incolumità “straordinariamente grave e complesso”, ma non “eccezionalmente immane” (Cassazione Sez. V, n. 40330/2006): pertanto,”è necessario e sufficiente che il nocumento abbia un carattere di prorompente diffusione che esponga a pericolo, collettivamente, un numero indeterminato di persone“. “quando l’attivita` di contaminazione di siti destinati ad insediamenti abitativi o agricoli con sostanze pericolose per la salute umana assuma connotazioni di durata, ampiezza e intensita` tale da risultare in concreto straordinariamente grave e complessa, mentre non e` necessaria la prova di immediati effetti lesivi sull’uomo“.

Per quanto riguarda la problematica relativa alle conseguenze risarcitorie/patrimoniali dello stesso,  la Cassazione (11059/09, relativa al disastro ambientale di Seveso) ha affermato che anche il “semplice patema d’animo” sofferto dai cittadini, preoccupati per le ripercussioni sulla salute, causate dal disastro ambientale, deve essere risarcito come danno morale.

Quando il disastro ambientale è frutto di attività di stampo mafioso la situazione diventa più complicata. Pensate ad un territorio socialmente ed economicamente povero e soggiogato; è facile approfittarne e giocare con la salute delle persone nella disinformazione e nella indifferenza generale. Il territorio casertano, ma non solo, ha subito un danno irreversibile che avrà conseguenze (si suppone in eterno) dannose sulla salute delle persone ma anche sulla piccola economia, quella che cerca di sopravvivere al controllo della camorra. Intanto si salva la famiglia Riva, ma nessuno prende in considerazione la discarica d’Italia.

Cito una frase di Gomorra: “le campagne del napoletano e del casertano sono mappamondi della monnezza, cartine di tornasole della produzione industriale italiana“;  E quando l’inquinamento da rifiuti riguarda l’acqua, le conseguenze arrivano molto più lontano nel tempo e nello spazio. Aspettiamo con ansia la prossima emergenza e il prossimo commissario, acclamato come salvatore, che risolverà il problema dei rifiuti campani.

Ma il problema dei rifiuti non è solo campano e il Lazio insegna.

Non esiste nessun interesse a gestire razionalmente e legalmente il problema dei rifiuti, magari agevolando le imprese virtuose, che invece hanno ricevuto in dono il Sistri (se un giorno verrà attivato).

Come ogni affare d’oro, anche quello dei rifiuti cade sempre più spesso nelle mani sbagliate.

Si parla sempre più spesso di green economy per uscire dalle crisi. Non mi sembra di aver visto o sentito nessuna dichiarazione che almeno individui delle soluzioni per combattere le c.d. ecomafie.

Gomorra, scena rifiuti

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*