ENERGIA DAL COCOMERO?

Il cocomero rappresenta una importante risorsa economica per molti paesi, si stima una produzione annuale di 93.700 milioni di tonnellate. Solo in Spagna sono coltivati 16.900 ha per una produzione di circa un milione di tonnellate. Il cocomero poi è ricco di “phitonutrienti” come licopene, un precursore di β-carotene ed altri carotenoidi di grande interesse per le capacità antiossidanti. Ormai è dimostrato che il licopene ha un forte effetto sulla riduzione del tumore alla prostata,  ecco quindi l’importanza di inserire nella dieta cocomeri e pomodori. Ci sarebbe poi un amminoacido, la citrullina, anch’esso con proprietà antiossidanti, ma, visto che ci troviamo a wasteland, parliamo di scarti e come valorizzarli.

Il bioetanolo prodotto dalla fermentazione di  biomasse viene considerato, a torto o a ragione, una alternativa environmentally friendly ai combustibili fossili. Ebbene, tornando ai cocomeri, il 20 %, ovvero circa 19.000 milioni di tonnellate, della produzione rimane abbandonata sul campo a causa delle caratteristiche non adeguate al mercato: questo determina una perdita consistente di reddito per i produttori.

Il succo di cocomero contiene circa il 10 % di zuccheri facilmente fermentabili (fruttosio, saccarosio e glucosio) e quindi in grado di produrre bioetanolo.  La presenza di azoto (dagli amminoacidi) favorisce la fermentazione senza aggiungere altri integratori. Il valore del pH determina una forte discriminante sulla produzione ed il massimo della conversione si ottiene a pH=5: a questo valore è possibile ottenere una conversione di etanolo pari a 0,36-0,41 g per g di zucchero. In pratica dopo 15 ore di fermentazione si ottiene la conversione a etanolo.

Facendo un conto approssimativo, ogni anno si potrebbero produrre, utilizzando i cocomeri abbandonati nei campi,  780.000 tonnellate di bioetanolo. La letteratura scientifica ci dice che la combustione di miscele benzina/bioetanolo, rispetto all’alimentazione con benzina,  generalmente produce meno emissioni delle specie regolamentate (NOx, CO, etc) a fronte però di un aumento dell’emissione di acetaldeide.

Ora si tratta di stabilire se è meglio respirare ossido di carbonio o acetaldeide. La terza ipotesi è chiara: servizio pubblico e camminate!

 

Per approfondimenti: http://www.biotechnologyforbiofuels.com/content/2/1/18

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